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APCA - associazione professionisti costiera amalfitana Associazione che riunisce gli ingegneri, architetti e geometri operanti in Costiera Amalfitana

FATE PRESTO: la costiera amalfitana crolla ancora!“FATE PRESTO: per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha pi...
18/12/2020

FATE PRESTO: la costiera amalfitana crolla ancora!

“FATE PRESTO: per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla”. Questo il titolo del Mattino a tre giorni dal terremoto che il 23 novembre 1980 sconvolse l’intera Campania portando morte e distruzione e che cambiò per sempre la vita di intere popolazioni modificandone il volto in maniera permanente e spesso in maniera “anonima” affidandosi completamente a scatole di cemento armato senza alcuna identità.
Poco meno di un mese fa abbiamo ricordato i quarant’anni di questo terribile avvenimento che per pura casualità avviene a circa un mese di distanza da un altro triste anniversario qui in costiera: l’alluvione che tra il 20 ed il 22 dicembre dello scorso anno provocò in costiera il crollo di numerosi terrazzamenti e la paralisi della viabilità che portò all’isolamento i comuni costieri per mesi.
Scene di distruzioni simili a quelle viste per il terremoto dell’ottanta si videro in costiera: interi versanti sfigurati, costruzioni millenarie distrutte e perdute irrimediabilmente
Perché, vi starete chiedendo, siamo qui ad accostare anniversari che molti potrebbero vedere così diversi fra loro?
Perché a riportare questi anniversari al tempo presente è uno degli ultimi articoli del Mattino del 14 dicembre che titola “Paura in Costiera Amalfitana: crolla una vecchia cartiera a Minori”.
Ed allora, conoscendo entrambi questi anniversari e dandogli valore io avrei intitolato l’articolo del Mattino in questo modo: FATE PRESTO: la costiera amalfitana crolla ancora! Vittima di una politica miope e disomogenea.
Perché purtroppo la causa di questo terremoto che da decenni sta interessando la costiera e la sta distruggendo non e’ una causa naturale ma ha un nome unico: BUROCRAZIA.
Tra i principali imputati vi è :
• L’ormai obsoleto Piano Urbanistico Territoriale nato nel 1987 (ma concepito quasi 10 anni prima!) e che da allora ancora vige in costiera inalterato nato dall’idea antiquata che la tutela del paesaggio si ottiene vietando qualunque tipo di intervento antropico!
• L’Autorità di Bacino, nell’illuminata esigenza di salvaguardare la vita umana, di fatto vieta ogni forma di recupero in aree ad elevato rischio, eppur esiste già una norma “ad hoc” per l’industria balneare. Ben venga il Progetto Pilota a Minori in Costiera Amalfitana per mitigare il rischio idrogeologico, ma deve essere l’occasione per evolvere in una normativa non di divieti ma volta alla convivenza con il rischio idrogeologico.
• La Soprintendenza di Salerno, chiusa negli ultimi anni in una sempre più accesa caccia alle streghe nella sempre più ferrea negazione di qualunque tipo di intervento edilizio bloccando di fatto la tutela del paesaggio ed agevolando (esasperando) esclusivamente la politica dell’abuso.
Vi è stata e vi è una ultradecennale non curanza da parte della classe politica, delle nostre origini e della nostra storia, che va dall’agricoltura all’industria, con la non concreta valorizzazione dei terrazzamenti e degli edifici protoindustrali che risalgono al medievo.
Ecco dunque elencate le concause che generano l'abbandono e il naturale crollo delle antiche cartiere tipo quella di alcuni giorni fa a Minori: un gioiello di architettura industriale andato in parte perduto per sempre!
La vocazione originaria delle “Cartiere”, tranne qualche caso sporadico e di nicchia, ormai non più economicamente sostenibile. L’attuale piano normativo di fatto rende impossibile, tra l’altro, qualunque tipo di cambio di destinazione d’uso degli immobili vincolandoli per sempre alla loro destinazione originaria. Ed allora gli edifici protoindustriali, in quest’epoca obsoleti ed antieconomici, ma con architetture eleganti e armoniose, fissati nel paesaggio come punto di riferimento dei viaggiatori del GRAN TOUR, sono inesorabilmente destinati a crollare condannati da un sistema che finge di tutelarli!
Perché non si può recuperare, come si fa in tutto il mondo, trasformando un gioiello del passato in un contenitore per le esigenze presenti? La tutela è nell’abbandono o nel recupero dei beni architettonici? Non si potrebbero mettere a “sistema” gli insediamenti in disuso in un progetto di insieme e farlo “vivere” rendendolo economicamente sostenibile?
Queste le domande che come associazione poniamo ad ogni livello istituzionale da anni rimanendo inascoltati.
Ed allora ancora una volta gridiamo “FATE PRESTO”.
Lo gridiamo ai politici locali, che persi nei loro campanilismi non sono capaci di unirsi per chiedere una norma speciale sul governo del territorio e far si che la Costiera Amalfitana sia ancor più un’isola felice.
Il treno è in corsa, l’occasione potrebbe essere risolvere le criticità emerse con il primo studio del piano di gestione del Sito UNESCO, ed elevare L’Ente gestore, di respiro Europeo, unico referente per l’area, eliminando così mille vincoli e rendo attuative le proposte emerse.
La nostra Storia ce lo impone. La Costiera Amalfitana quale centro culturale del Mediterraneo, esige rispetto ed evoluzione di ampio respiro. Si cerchi con le prossime risorse Europee di Ottenere il meglio per risolvere ataviche problematiche.
Si facciano concorsi internazionali di idee e progettazione e non Bandi riduttivi calati dall’alto senza una logica unitaria, da chi di fatto non vive e non conosce appieno il territorio.
Lo gridiamo alle associazioni di tutela del paesaggio come Italia Nostra, il FAI ed altre che non vogliamo ritenere complici di questa politica della “tutela da cartolina” ma che vogliamo coinvolgere in prima linea nella tutela della costiera così come definita dall’Unesco “ è frutto di un paesaggio che nasce dal perfetto equilibrio tra paesaggio antropizzato e paesaggio naturale”.
Ed allora FATE PRESTO, tutti nessuno escluso.
Perché non vorremo fra dieci anni ricordare quest’anniversario piangendo il crollo di un intero sistema costiero e non solo di una cartiera…

I consiglieri dell’A.P.C.A.

Tutti siamo tenuti a fare la nostra parte nel cercare di contenere il contagio da Covid -19-Visto il Decreto del Preside...
11/03/2020

Tutti siamo tenuti a fare la nostra parte nel cercare di contenere il contagio da Covid -19

-Visto il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020
-Vista l’ ordinanza del Presidente della Regione Campania n. 10 del 10 marzo 2020
-Visto il D.lgs 81/08 “testo unico sulla sicurezza sul lavoro”
l’A.P.C.A. propone a tutti gli associati la chiusura di tutti i cantieri edili fino al 17 marzo con eventuale proroga al 24 marzo.
La misura ci sembra doverosa per fare la nostra parte attiva nel contrasto di questo contagio.
Ogni giorno in cantiere ci relazioniamo con decine di maestranze, con i committenti, con tutti gli operatori del settore edile. Non possiamo far finta di rispettare norme comportamentali che per natura sul cantiere non possono essere rispettate in sicurezza sempre. Per questo preferiamo sospendere la nostra attività per essere parte attiva nella prevenzione.
Non c’è stato imposto dallo Stato, ma dalla nostra coscienza di cittadini prima che di professionisti.
Qui di seguito le norme che seguiremo:
1) Nel caso di canteri temporanei o mobili dove sia possibile la sospensione: sospendere le attività fino al 17 marzo con eventuale proroga al 24 marzo
2) Nel caso di cantieri dove non sia possibile la sospensione per motivi di urgenza o emergenza (sicurezza stradale, impianti igienico sanitari, pericolo per incolumità pubblica o privata) rispettare le seguenti regole:
- Evitare lavorazioni a stretto contatto tra operatori
- Effettuare trasferta da cantiere a domicilio con mezzi propri
- Viaggiare da soli
- Alla pausa pranzo evitare assembramenti e rispettare distanze di sicurezza
- Evitare soste durante le trasferte in luoghi ad uso pubblico
L’A.P.C.A. chiede alla conferenza dei sindaci di far propria questa proposta al fine di renderla immediatamente eseguibile, tramite Ordinanza sindacale, sull’intero territorio costiero aumentandone l’efficacia.
Ritorneremo a costruire il nostro meraviglioso paese, più forti e più consapevoli delle sue bellezze, ma ora è tempo di fermarsi.

Sicuri nella collaborazione di tutti ci auguriamo un rapido ritorno alla normalità

27/02/2020

Oggi l'associazione parteciperà in regione ad un incontro per cercare di snellire i processi di recupero delle macere.
Ecco le nostre proposte:
Per tutti gli interventi di recupero delle macere è necessaria una Cel (comunicazione edilizia libera) ad esclusione :
1) di macere superiori ai tre metri prospettanti su fondi pubblici o comuni per le quali é necessaria la presentazione di una scia e del deposito al genio civile.
2)la ricostruzione avverrà secondo le tipogie già presenti. È consentita la cordolatura superiore con pietrame e Malta. Si consiglia, laddove possibile,anche la pilastratura con pietrame e Malta

3)rientrano nelle casistiche precedenti anche i rifacimenti dei percorsi verticali (scale di collegamento) e orizzontali (camminamenti)

4)la realizzazione di nuove macere può avvenire in tutte le zone urbanistiche in quanto la loro realizzazione é presidio di sicurezza millenario della gestione e salvaguardia del territorio dall'erosione.

4 punti molto semplici da eseguire é senza troppe interpretazioni. A servizio di chi la costiera la protegge e la valorizza attraverso il lavoro della terra:i contadini.
Buon lavoro a tutti

Anche la nostra associazione é stata invitata ed interverremo come relatori. Cercheremo di chiedere risposte concrete, n...
21/02/2020

Anche la nostra associazione é stata invitata ed interverremo come relatori.
Cercheremo di chiedere risposte concrete, non interventi a pioggia che reputiamo inutili.
Chiederemo pratiche urbanistiche più snelle per facilitare gli interventi dei contadini che vengono molte volte rallentati da un apparato burocratico dispendioso e interminabile...che non tutela il paesaggio ma contribuisce al suo abbandono.

In una nota il sindaco di Minori Andrea Reale invita i proprietari dei terrazzamenti della Costa d'Amalfi danneggiati dalle recenti calamità naturali, all'incontro in programma venerdì 21 febbraio alle 18:30 nell'Aula Consiliare del Comune di Maiori a Palazzo Mezzacapo. «All'incontro parteciperan...

07/01/2020

Ciao Nello, ci mancherai

07/01/2020

Nello Palumbo, l’architetto/artista,
amico di tutti, persona perbene, di indubbie qualità umane e tecniche ci ha lasciati nel silenzio che lo contraddistingueva. Riceviamo in eredità il suo sorriso e la sua capacità di collaborazione. Giungano alla famiglia le nostre più sentite condoglianze da tutti noi tecnici e amici.
Arrivederci Nello

03/01/2020

di Pierluigi Califano* "Cient nunn'è nient acceretter ‘u ciuccio" (che tradotto significa questo: a furia di minimizzare i sintomi della malattia l'asino ammalato morì). Così esordiva mio nonno quando voleva commentare una situazione in cui, davanti ad un problema, la superficialità la faceva ...

“Cient nunn’è nient acceretter ‘u ciuccio” (che tradotto significa questo: a furia di minimizzare i sintomi della malatt...
03/01/2020

“Cient nunn’è nient acceretter ‘u ciuccio” (che tradotto significa questo: a furia di minimizzare i sintomi della malattia l’asino ammalato morì).
Così esordiva mio nonno quando voleva commentare una situazione in cui, davanti ad un problema, la superficialità la faceva da padrona…ed è quello che direbbe ahimè oggi per descrivere l’attuale situazione in Costiera Amalfitana.
Sono decenni che il sistema costiera amalfitana è al collasso e oggi, come ieri, sento solo dire “nunn' è nient”!
Tutto è iniziato circa 30 anni fa. Nel 1987 viene emanata una legge Regionale (la legge 35/87 denominato “PUT”) che mirava alla salvaguardia paesaggistica di tutti i comuni costieri. Un piano innovativo al tempo che salvò la costiera da cementificazione certa negli anni del boom economico.
Nel frattempo la vocazione turistica della costiera diventava predominante nello scenario internazionale rendendo ad alta redditività gli immobili turistici della fascia costiera a scapito dei terreni collinari sempre più abbandonati perché improduttivi anche a causa di una sempre meno redditività del limone sul mercato globale.
E qui cominciano i primi “nunn' è nient”. Siamo ai primi anni del 2000 e porzioni sempre più vaste di territorio agricolo sono coltivate ormai soltanto dagli ultimi contadini settantenni che solo per amore della propria terra, ereditata dai padri, coltivano e gestiscono i terrazzamenti.
Già in questo periodo si levano i primi timidi appelli da parte di molti studiosi: il sistema terrazzato della costiera è al collasso, senza una politica di tutela e gestione tra poco si arriverà al punto di non ritorno.
Appelli che vengono soffocati dal più incisivo e marcato “nunn' è nient”….quello che con il silenzio di istituzioni e politici minimizzava il problema dicendo più di una volta: la costiera è un presepe e come tale va preservato….in fondo cosa ci manca?
Da allora la corsa verso il baratro è stata inarrestabile.
Anno dopo anno sulla costiera è stato un aumentare di “nunn' è nient”. Questa volta concretizzatisi in una marea di divieti, prescrizioni, vincoli, limiti.
Il traffico paralizza la costiera? Nunn' è niet…tanto”i pulman e le macchine portano soldi”. Di secondaria importanza che la gente muoia perché non riesce ad arrivare in ospedale o che la vivibilità dei residenti risulti ormai sempre più ridotta…
La costiera ha un piano urbanistico (PUT) obsoleto? Nunn' è niet…invece di aggiornarlo limitiamo quanto più possibile gli interventi sul costruito e non ci poniamo più il problema.
Questo, e lo dico senza timore di smentita, è la mentalità applicata dalla Soprintendenza di Salerno, dall'autorità di bacino e da tutti gli enti regionali che hanno dovere di "salvaguardare" il nostro territorio…da oltre 15 anni.
Inutili i nostri appelli. Noi tecnici siamo visti come i cementificatori, come i pirati che vogliono distruggere il territorio deturpandolo.
Noi invece siamo l’ultimo avamposto di una società che vuole vivere in questo territorio ma che per farlo deve averne la possibilità solo grazie ad un sistema di regole certe ed applicabili per tutti gli attori del sistema.
E allora siamo noi a lanciare un appello a De Masi, Scurati e Padre Enzo: usate le vostre capacità per gettare ponti tra chi vive e lavora in costiera e chi la gestisce e “dovrebbe” tutelarla.
L’appello fatelo alla Soprintendenza che blocca qualunque tipo di intervento anche di recupero o ripristino dei terrazzamenti nascondendosi dietro la finta volontà della “tutela e difesa del paesaggio”. Dimenticando che il paesaggio della costiera deve la sua bellezza all’armonia tra costruito e paesaggio naturale. Bloccare il costruito significa influenzarne negativamente anche il patrimonio paesaggistico naturale.
L’appello fatelo ai politici e tecnici regionali, provinciali, comunali che privi di una visione d’insieme condannano la costiera all’isolamento ed all’abbandono.
L’appello fatelo agli ambientalisti che fingono di voler tutelare il paesaggio ma nella realtà vogliono salvaguardare solo “la cartolina” senza salvaguardare il sistema che ha generato quella “cartolina”.
L’appello fatelo alla regione per modificare ed aggiornare il PUT con strumenti di gestione urbana già esistenti e per non far crollare la costiera tutta distrutta da vincoli assurdi, interpretazioni legislative sempre più limitative e una burocrazia egemonica e paralizzante.
Usiamo le nostre forze e capacità per unire tutti questi attori intorno ad un tavolo, davanti ad un progetto concreto da condividere. Questo è quello che vorrei leggere nel vostro prossimo articolo.
Non dite anche voi “nunn' è nient” …la costiera ormai è al collasso e non potete, non possiamo, più far finta di non vedere.

Tutti stiamo vivendo in questi giorni sulla nostra pelle i disagi provocati dall'assenza di una programmazione urbanisti...
30/12/2019

Tutti stiamo vivendo in questi giorni sulla nostra pelle i disagi provocati dall'assenza di una programmazione urbanistica che miri alla salvaguardia del sistema Costiera Amalfitana.

Il collasso del sistema viario, dovuto principalmente all'assenza di una politica di manutenzione e tutela attiva del paesaggio, ha amplificato un malessere che noi tutti denunciamo da anni: la tutela del paesaggio non può essere demandata ad una mera imposizione di vincoli e limitazioni e non può essere oggetto di interventi "una tantum" figli dell'emergenza di turno.
La situazione è critica e non per le strade franate che tra un fondo speciale, un semaforo, un taglio di nastro a favore del politico di turno verrano rappezzate...ma perchè stiamo mettendo in gioco l'intero paesaggio della Costiera Amalfitana ormai priva di un progetto sistemico unico e abbandonata dai suoi stessi abitanti.
Quando anche l'ultimo terrazzamento sarà franato mi dite cosa fotograferanno i turisti che sempre più numerosi visitano i nostri paesi?

Vi lascio con una lettera accorata di un nostro associato, la descrizione esatta di un sistema in crisi non per "emergenze incrontrollabili" ma per "voluto lassismo intellettuale e politico"

Buona lettura


Chiarissimo Professor De MASI,
a seguito del Vostro appello «Impegniamoci tutti per salvare la Costiera Amalfitana», le scrivo queste mie considerazioni in quanto non comprendo….
Non comprendo come un contadino, proprietario di un orto domestico possa oggi, come hanno fatto sempre per i secoli addietro i sui avi, riparare in autonomia una “macerina”, in quanto se sorpreso in tale intento rischia un procedimento amministrativo e penale.
Non comprendo come i fondi europei per l’agricoltura siano strutturati spesso per l’imprenditore agricolo di tipo economico, e non si riesca a trovare una formula, semplice e non farraginosa, per i piccoli contadini domestici che singolarmente portano avanti l’agricoltura cosiddetta “eroica”.
Non comprendo come si possa parlare di reddito di cittadinanza e non di reddito di “contadinanza” per tramandare la nostra cultura contadina/marinara.
Non comprendo come si possa parlare di recupero del territorio se è ostacolata qualsivoglia politica legata alla presenza stanziale sui terrazzamenti con conseguenziale naturale pulizia dei boschi, regimentazione delle acque nei terrazzamenti e negli alvei.
Non comprendo come lo sfortunato proprietario di una striscia di terreno, o peggio ancora costone roccioso, prospiciente una qualsiasi strada carrabile debba farsi carico della messa in sicurezza della strada, la quale, fortunatamente realizzata in epoca borbonica, è sorta sicuramente dopo la sua lingua di roccia.
Non comprendo come si possa urlare delle problematiche comuni, senza cozzare con le strilla dell’eccessivo campanilismo, eppur un tempo vi era un ducato unitario.
Non comprendo come una norma regionale nata nel lontano 1987, concepita quasi una decina d’anni prima, giusta per il suo tempo, possa ancor oggi ostacolare qualsiasi sviluppo del territorio, volendo classificare ed etichettare i residenti a “pastorelli in un inimitabile presepe”.
Non capisco come si possa parlare di mitigazione del rischio, in caso di alluvione, se non si elimina la sosta delle auto dalle aree a rischio, prevedendo altresì la realizzazione di spazi interrati, al fine di non mortificare l’esistenza dei soliti “pastorelli”.
Non comprendo come si possa restare indifferenti alla lenta ed inesorabile scomparsa degli opifici protoindustriali (cartiere) nelle valli con al conseguente cancellazione della testimonianza storica, e di possibile attrattore turistico, non potendo ad oggi ipotizzare nessun altro uso economicamente sostenibile dal privato.
Non comprendo come un qualsiasi intervento teso a migliorare la facciata e la funzionalità di un edificio, possa essere ostacolato, a prescindere della valenza estetica, da una definizione di intervento edilizio non conforme agli attuali strumenti urbanistici.
Non coprendo come si possa fra qualche anno pensare, con gli attuali strumenti urbanistici, alla doverosa riqualificazione dei primi edifici in cemento armato, dato il prossimo raggiungimento del limite della vita utile della struttura.
Non comprendo come, nell’ottica di far cassa, vi sia una sprogrammata concessione di occupazione spazi pubblici, a discapito degli già ristrettissimi spazi collettivi necessari per la sopravvivenza dei residenti e di chi ha scelto questi luoghi per soggiornarvi come viaggiatore e non passare come semplice turista.
Non comprendo come si possa finanziare un intervento per snellire il traffico nella parte larga dell’imbuto senza intervenire prima nella parte stretta.

Nel ringraziarLa per la cortese attenzione, sperando di non averLa tediata con i miei non comprendo…. ce ne sarebbero sicuramente ancora altri, Le porgo Distinti Saluti.
Ing. Bonaventura FRAULO, residente, tecnico locale e nipote di contadino

«Impegniamoci tutti per salvare la Costiera Amalfitana»: è l'appello unitario del sociologo Domenico De Masi, dello scrittore Antonio Scurati e di Padre Enzo Fortunato lanciato questa mattina dal Corriere della Sera. A pagina 27, nell'articolo di piede, i tre volti noti della cultura italiana, le...

Anche quest'anno é andato.Si poteva fare di più, si poteva fare di meglio, ma di sicuro di strada ne abbiamo fatta anche...
28/12/2019

Anche quest'anno é andato.
Si poteva fare di più, si poteva fare di meglio, ma di sicuro di strada ne abbiamo fatta anche quest'anno. Una strada che ci ha visti sempre più uniti, sempre più attivi e presenti sul territorio, sempre più pronti a difendere la professione e il nostro inestimabile patrimonio edilizio.
A tutti rinnoviamo il più caloroso augurio di un buon 2020. Un anno che veda realizzati i progetti in corso e che ne veda nascere di nuovi.
Buon lavoro a tutti

Auguri di un sereno natale da tutti noi🎅
25/12/2019

Auguri di un sereno natale da tutti noi🎅

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