Dott.ssa Annunziata Lettiero- Psicoterapeuta

Dott.ssa Annunziata Lettiero- Psicoterapeuta Psicologo clinico
Psicoterapeuta sistemico relazionale
Terapeuta EMDR
Psico oncologa di I livello - certificata SIPO
📌Terapie in studio e online

L’ansia è una delle emozioni più importanti per la nostra sopravvivenza.Non è un nemico da eliminare, ma un sofisticato ...
11/05/2026

L’ansia è una delle emozioni più importanti per la nostra sopravvivenza.

Non è un nemico da eliminare, ma un sofisticato sistema di allerta che ci aiuta a riconoscere i pericoli, a prepararci ad affrontare le sfide e ad adattarci ai cambiamenti. In condizioni normali, l’ansia ci orienta, ci protegge e ci permette di mobilitare le risorse necessarie per affrontare ciò che percepiamo come incerto o minaccioso.

Il problema nasce quando questo sistema di allarme rimane costantemente attivo, anche in assenza di un reale pericolo.

In questi casi l’ansia può diventare pervasiva e interferire con il sonno, la concentrazione, le relazioni, il lavoro e il benessere fisico. Il corpo resta in uno stato di allerta continua e la persona può sentirsi intrappolata in un circolo di preoccupazioni, tensione e senso di perdita di controllo.

Da una prospettiva sistemico-relazionale, l’ansia non riguarda solo l’individuo, ma rappresenta spesso un segnale che emerge all’interno della storia personale e delle relazioni significative. Talvolta esprime equilibri familiari complessi, aspettative implicite, conflitti non espressi o modalità di adattamento costruite nel tempo.

Per questo motivo è importante non sottovalutare i segnali del corpo e della mente.

Intervenire precocemente attraverso un percorso psicologico permette di comprendere il significato dell’ansia, individuare i fattori relazionali che la mantengono e costruire modalità più funzionali per affrontare le difficoltà.

Chiedere aiuto non significa essere fragili.

Significa ascoltare un messaggio importante e trasformarlo in un’opportunità di conoscenza, cambiamento e crescita.

✨ L’ansia non è il problema. Spesso è il modo in cui il nostro sistema ci comunica che qualcosa ha bisogno di essere compreso e riorganizzato.

Ti è stato spesso insegnato a dare attenzione a ciò che pensi, a “razionalizzare”, a controllare.Molto meno, invece, a r...
09/05/2026

Ti è stato spesso insegnato a dare attenzione a ciò che pensi, a “razionalizzare”, a controllare.

Molto meno, invece, a riconoscere e ascoltare ciò che accade nel corpo.

Eppure il corpo è costantemente coinvolto nei processi emotivi.

Le emozioni non sono solo contenuti mentali: sono esperienze neurofisiologiche che si manifestano attraverso sensazioni corporee, posture, tensioni, impulsi all’azione.

L’ansia può tradursi in attivazione e costrizione interna,
la rabbia in aumento del tono muscolare e preparazione all’azione,
la tristezza in rallentamento e chiusura,
la paura in immobilizzazione o fuga,
la gioia in espansione e apertura.

In ottica sistemico-relazionale, queste risposte non sono solo “individuali”, ma si sviluppano e si regolano anche all’interno delle relazioni significative.

E dal punto di vista neurofisiologico, il corpo spesso registra e segnala l’esperienza emotiva prima ancora che venga mentalmente riconosciuta e nominata.

Imparare a riconnettersi a queste sensazioni è un passaggio fondamentale di consapevolezza e regolazione emotiva, anche nei percorsi di elaborazione del trauma.

Quale emozione senti più frequentemente nel tuo corpo in questo periodo? 👇

“Occuparsi” e “preoccuparsi” non sono la stessa cosa.A volte la mente resta agganciata agli stessi pensieri: li ripercor...
08/05/2026

“Occuparsi” e “preoccuparsi” non sono la stessa cosa.

A volte la mente resta agganciata agli stessi pensieri: li ripercorre, li anticipa, prova a trovare soluzioni… ma finisce per restare dentro un movimento circolare.
In questi momenti può esserci molta attivazione interna, fatica, e la sensazione di essere fermi anche se si sta pensando continuamente.

Occuparsi è diverso.
È quando, dentro quello che c’è, si torna al presente e ci si orienta su una domanda semplice: qual è il prossimo passo possibile, adesso?
Non il passo perfetto. Non quello risolutivo. Uno solo, concreto.

La preoccupazione spesso nasce con una funzione protettiva: prova a prepararci, a farci prevedere.
Ma a volte, senza accorgercene, ci tiene legati a uno stato di allerta che consuma energia e riduce lo spazio di scelta.

Occuparsi non elimina la difficoltà.
Ma restituisce movimento.

Non tutto si risolve subito.
E non tutto si chiarisce pensando di più.

A volte la differenza non è nel problema.
È nella possibilità di tornare, anche solo per un momento, a ciò che è possibile fare adesso.

Ci sono frasi che in seduta sembrano dette con leggerezza, quasi per abitudine.A volte fanno sorridere, a volte passano ...
07/05/2026

Ci sono frasi che in seduta sembrano dette con leggerezza, quasi per abitudine.
A volte fanno sorridere, a volte passano veloci.
Ma raramente sono solo parole.

Spesso sono il modo in cui una persona ha imparato, nel tempo, a stare dentro ciò che sente senza esserne travolta.
Forme di adattamento costruite nelle relazioni, nei silenzi, nelle richieste ricevute, nelle parti di sé che è stato necessario contenere per continuare a funzionare.

Per questo può capitare di sminuire ciò che fa male,
di cambiare rapidamente prospettiva,
di prendere distanza con ironia, lucidità o apparente distacco.

Non sono resistenze da forzare.
Sono modalità che hanno avuto un senso in una storia precisa.

In terapia, allora, non interessa giudicarle o eliminarle in fretta,
ma comprendere da dove arrivano, quali equilibri hanno mantenuto e quali bisogni hanno protetto nel sistema di relazioni della persona.

Solo quando qualcosa viene riconosciuto nel suo significato profondo può smettere di essere l’unica strada possibile.

Ed è da lì che, gradualmente, si possono costruire modi nuovi di sentirsi in relazione con sé stessi e con gli altri.

Quanto dolore deve aver abitato una madre perché la mente collassi fino all’impensabile?In queste settimane i fatti di c...
06/05/2026

Quanto dolore deve aver abitato una madre perché la mente collassi fino all’impensabile?

In queste settimane i fatti di cronaca hanno riportato con forza l’attenzione su un tema che troppo spesso viene affrontato solo quando accade l’estremo: la salute mentale materna.

La sofferenza psicologica nel periodo perinatale e post partum non è rara e non coincide con una semplice fragilità individuale.
Può manifestarsi con depressione, ansia, insonnia, pensieri intrusivi, senso di inadeguatezza, ritiro, difficoltà di regolazione emotiva e profondo disorientamento.

La nascita di un figlio, infatti, non rappresenta solo un evento felice: è una transizione critica del ciclo di vita che ridefinisce equilibri, ruoli, appartenenze, aspettative e identità.

In questo passaggio complesso, una donna non incontra soltanto il proprio bambino, ma anche nuove richieste interne ed esterne a cui sente di dover corrispondere.

Quando la distanza tra esperienza reale e maternità idealizzata diventa troppo ampia, il disagio spesso si trasforma in silenzio.

Come terapeuta sistemico-relazionale sento importante ricordare che il malessere materno non nasce mai nel vuoto e non può essere letto esclusivamente come una questione individuale.

Interroga il contesto relazionale in cui quella maternità prende forma:

la qualità della relazione di coppia,
il sostegno familiare concretamente disponibile,
la distribuzione del carico di cura,
la possibilità di esprimere vulnerabilità senza colpa,
la presenza o l’assenza di reti di contenimento emotivo e clinico.

Per questo la salute mentale materna riguarda l’intero sistema familiare e sociale.

La Giornata Mondiale della Salute Mentale Materna ci richiama a una responsabilità precisa: riconoscere precocemente i segnali di sofferenza, legittimare il racconto della fatica e costruire attorno alle madri contesti sufficientemente supportivi.

Perché arrivare a vedere il dolore solo quando diventa cronaca significa, ancora una volta, non aver saputo vedere prima.

Ci sono momenti in cui non abbiamo bisogno di essere aggiustati, né spinti a “stare meglio”.Abbiamo bisogno di essere da...
06/05/2026

Ci sono momenti in cui non abbiamo bisogno di essere aggiustati, né spinti a “stare meglio”.

Abbiamo bisogno di essere davvero ascoltati.

In questa scena di Inside Out, Tristezza non prova a cambiare ciò che Bing B**g sta vivendo. Non lo distrae, non lo corregge, non lo porta altrove. Resta lì. Presente. E riconosce il suo dolore.

E proprio in questo gesto semplice e profondamente umano, accade qualcosa di trasformativo: Bing B**g non è più solo dentro a quello che sente.

Nella relazione terapeutica succede qualcosa di simile. Il terapeuta non è lì per “sistemare” la persona o cancellare ciò che prova. È lì per restare. Per ascoltare senza giudizio. Per dare spazio anche a ciò che fa paura, che pesa, che confonde.

È in questo tipo di incontro che le emozioni iniziano a cambiare forma: non perché vengono eliminate, ma perché finalmente possono essere accolte e comprese.

E quando non siamo più soli dentro ciò che sentiamo, anche il dolore diventa più attraversabile.
Meno minaccioso. Più umano.

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A volte in terapia non arrivano storie.Arrivano frasi spezzate.Frasi che hanno retto anni di adattamento,silenzi, ruoli,...
05/05/2026

A volte in terapia non arrivano storie.
Arrivano frasi spezzate.

Frasi che hanno retto anni di adattamento,
silenzi, ruoli, responsabilità invisibili.

Non è il dolore a mancare.
È lo spazio per poterlo sentire.

E quando quello spazio si apre, anche solo un istante,
qualcosa cambia forma.

E si affaccia una domanda che prima non poteva esistere:
“E se non dovessi più reggere tutto da solo?”

📌Sul lavoro non sempre la sofferenza si vede.🔹️A volte si nasconde dietro una presenza impeccabile, dietro la disponibil...
01/05/2026

📌Sul lavoro non sempre la sofferenza si vede.

🔹️A volte si nasconde dietro una presenza impeccabile, dietro la disponibilità costante, dietro quel “ce la faccio” ripetuto anche quando dentro qualcosa si sta consumando piano.

⏳️Nel mio lavoro incontro spesso questa forma di tenuta silenziosa: persone che hanno imparato a funzionare anche quando dentro sono in allarme, stanche, scollegate da sé.

🔸️La salute mentale sul luogo di lavoro non riguarda solo lo stress. Riguarda il modo in cui impariamo a stare nei nostri limiti… o a superarli continuamente per sentirci all’altezza.

😮‍💨Riguarda la fatica di non potersi fermare.
Il peso di non poter dire “è troppo”.
La sensazione di dover reggere, anche quando si è già oltre.

✋🏼Eppure il corpo e la mente trovano sempre un modo per farsi sentire, quando non vengono ascoltati abbastanza.

📌Oggi, Primo Maggio, non si celebra solo il lavoro.

🫂Si ricorda anche questo: che lavorare non dovrebbe mai significare perdere il contatto con sé stessi.

🌷Un percorso intenso, profondo e trasformativo. Così è stato il corso per diventare operatrice nei centri antiviolenza, ...
20/04/2026

🌷Un percorso intenso, profondo e trasformativo.

Così è stato il corso per diventare operatrice nei centri antiviolenza, con l’obiettivo di poter offrire supporto a chi attraversa momenti difficili.

📌Sono stati mesi di studio, ore teoriche, tirocinio, confronto e un esame finale che ha rappresentato non solo una prova, ma anche la consapevolezza di quanto sia importante essere preparate per accogliere, ascoltare e sostenere.

🍀La cosa più bella? Aver condiviso questa esperienza con donne straordinarie, provenienti da culture, età e origini diverse. Ognuna con la propria storia, la propria sensibilità e la propria forza.

🫂Abbiamo imparato insieme, ci siamo sostenute a vicenda e abbiamo costruito qualcosa di prezioso.

🌸Porterò con me tutto quello che questo percorso mi ha insegnato: competenze, emozioni, consapevolezza e soprattutto la certezza che fare rete tra donne può davvero fare la differenza. 🤍

Fare questo lavoro significa stare ogni giorno davanti all’umano: alle sue ferite, alle sue difese, ai suoi silenzi.Sign...
19/04/2026

Fare questo lavoro significa stare ogni giorno davanti all’umano: alle sue ferite, alle sue difese, ai suoi silenzi.

Significa accogliere mondi che non ti appartengono e, allo stesso tempo, ritrovare dentro quei mondi qualcosa di te.

Alcune storie restano, non perché smetti di essere terapeuta, ma perché resti umana.

😮‍💨 “Ma quindi sono tornatə al punto di partenza?”⁉️ È una delle domande che più spesso emergono durante un percorso ter...
15/04/2026

😮‍💨 “Ma quindi sono tornatə al punto di partenza?”

⁉️ È una delle domande che più spesso emergono durante un percorso terapeutico.

📌Ci sono giorni in cui senti di stare meglio, giorni in cui ti sembra di tornare indietro, giorni in cui ti senti fermə e ti chiedi se tutto questo abbia davvero senso.

✋🏼Ma anche i momenti di “fermo” fanno parte del percorso.

🔸️Perché fermarsi non significa fallire.

🔹️A volte significa osservare meglio ciò che sta succedendo dentro di noi, dare un nome alle emozioni, fare il punto della situazione, capire cosa ci serve davvero.

⏳️Ci sono progressi silenziosi che non si vedono subito: imparare a riconoscere un pensiero, mettere un confine, accogliere una fragilità, scegliere di non scappare.

🌱Anche quando sembra di essere nello stesso punto, in realtà stai costruendo qualcosa di importante.

Con i tuoi tempi.
🫂E va bene così

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