25/11/2025
Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco
Nel brano di oggi Gesù smonta una delle illusioni più radicate nel cuore umano: la ricerca di sicurezze che non crolleranno mai. I discepoli ammirano il tempio, la sua grandezza, la solidità delle pietre. È comprensibile: abbiamo bisogno di appoggiarci a ciò che sembra stabile. Ma Gesù dice di tutto ciò: «Non resterà pietra su pietra». Non è una minaccia, è un invito. È come se dicesse: “Smetti di mettere la tua fiducia in ciò che è destinato a passare”. Tutti noi abbiamo un “tempio” così: un progetto, una relazione, un’idea di noi stessi che crediamo indistruttibile. E quando Gesù ne annuncia la fragilità non vuole spaventarci, ma liberarci. Perché quando ci aggrappiamo a ciò che passa, prima o poi ne rimaniamo delusi. La vera stabilità non è nelle pietre, ma nel rapporto con Lui. I discepoli chiedono “Quando accadrà?”, come facciamo anche noi ogni volta che ci sentiamo minacciati. Vorremmo sapere, controllare, prevenire. Ma Gesù non dà date. Offre invece un atteggiamento: «Non fatevi ingannare», «non vi terrorizzate». È la pedagogia di Dio: non ci evita le crisi, ma ci insegna ad attraversarle senza perderci. Guerre, rivoluzioni, terremoti, segni nel cielo… Gesù non descrive solo scenari apocalittici, ma anche quei terremoti interiori che scuotono la nostra vita quando tutto sembra tremare: una malattia, una perdita, una delusione, un cambiamento improvviso. Ciò che ci sconvolge non è tanto l’evento in sé, ma la sensazione di non avere più un punto fermo. Il Vangelo però ci ricorda che la fede non è la garanzia che nulla crollerà, ma la certezza che non crolleremo noi se resteremo uniti a Cristo. Quando ciò che ci sembrava solido si sgretola, non è la fine. È spesso l’inizio di qualcosa di più vero. Perché il Signore costruisce sulle rovine, ma lo fa con pietre che non si consumano: fiducia, libertà, abbandono. Vuole dirci che non dobbiamo cercare salvezza nei muri, ma nel Suo amore. Tutto il resto può cadere. Lui no.