Emmaus - Casa di preghiera

Emmaus - Casa di preghiera Accoglie tutti! Giovani e adulti, laici e religiosi, da soli o in gruppi, credenti o non credenti.

Emmaus accoglie tutti: giovani e adulti, laici e religiosi, da soli o in gruppi, credenti o no in un luogo di pace per riscoprire la bellezza del silenzio, della riflessione e della condivisione fraterna. Emmaus permette una sosta di silenzio, nella preghiera, nella riflessione, nella condivisione fraterna per riscoprire o approfondire i valori fondamentali del Vangelo. Emmaus è aperta ad ogni persone che, nelle inevitabili difficoltà o nei momenti di stanchezza o di indecisione, si è allontanata dall'ideale di vita cristiana e vuole riscoprire l'Amore misericordioso di Dio e la dignità a cui è chiamata. La comunità propone incontri di formazione, preghiera, approfondimento, riflessione...
La comunità è sempre a disposizione di tutte quelle persone che desiderano essere aiutate nel proprio cammino di fede. Riceve gruppi o persone singole che lo richiedono per un'esperienza di preghiera, approfondimento spirituale, esercizi, ritiri...

26/11/2025

Ricordiamo oggi il cenacolo di preghiera alle ore 17.00
Vi aspettiamo!🙂

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco Gesù nel Vangelo di oggi parla ai discepoli con una sincerità disarmante:...
26/11/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

Gesù nel Vangelo di oggi parla ai discepoli con una sincerità disarmante: seguirlo non li metterà al riparo dai problemi, anzi, li esporrà. Verranno presi, perseguitati, accusati perfino dalle persone più vicine. È come se Gesù volesse dire: “Non illudetevi che il bene vi renderà popolari”. Ed è vero: il Vangelo non dà garanzie di successo, dà senso alla vita. Ma proprio dentro questa prospettiva dura spunta un seme di speranza: «Avrete allora occasione di dare testimonianza». Non è un destino di paura, è un’opportunità. Gesù ci ricorda che quando le circostanze ci mettono alle strette, proprio lì si rivela ciò in cui crediamo davvero. La fede non si misura quando tutto va bene, ma quando tutto va male. È allora che emerge la verità del nostro cuore. Poi Gesù aggiunge una frase che spiazza: «Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa». È il contrario della nostra logica, sempre pronta a calcolare, a prevedere, a mettere in ordine ogni dettaglio. Ma il Vangelo non è una strategia: è una relazione. Gesù ci invita a fidarci, a lasciare che sia Lui a mettere le parole sulla nostra bocca quando non sapremo cosa dire. È un invito a non controllare tutto, a non essere i protagonisti, ma strumenti. E come se non bastasse, promette: «Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». Non significa che non soffriremo, ma che nulla della nostra storia andrà sprecato. È una parola che consola: Dio non ci assicura una vita facile, ma una vita custodita. Il Vangelo si chiude con un appello che è quasi un manifesto spirituale: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». La perseveranza non è ostinazione, è fedeltà. È continuare a credere anche quando non si sente niente. È restare quando tutto invita a fuggire. È rimanere legati a Cristo come l’unica roccia stabile in mezzo alle tempeste.

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco Nel brano di oggi Gesù smonta una delle illusioni più radicate nel cuore ...
25/11/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

Nel brano di oggi Gesù smonta una delle illusioni più radicate nel cuore umano: la ricerca di sicurezze che non crolleranno mai. I discepoli ammirano il tempio, la sua grandezza, la solidità delle pietre. È comprensibile: abbiamo bisogno di appoggiarci a ciò che sembra stabile. Ma Gesù dice di tutto ciò: «Non resterà pietra su pietra». Non è una minaccia, è un invito. È come se dicesse: “Smetti di mettere la tua fiducia in ciò che è destinato a passare”. Tutti noi abbiamo un “tempio” così: un progetto, una relazione, un’idea di noi stessi che crediamo indistruttibile. E quando Gesù ne annuncia la fragilità non vuole spaventarci, ma liberarci. Perché quando ci aggrappiamo a ciò che passa, prima o poi ne rimaniamo delusi. La vera stabilità non è nelle pietre, ma nel rapporto con Lui. I discepoli chiedono “Quando accadrà?”, come facciamo anche noi ogni volta che ci sentiamo minacciati. Vorremmo sapere, controllare, prevenire. Ma Gesù non dà date. Offre invece un atteggiamento: «Non fatevi ingannare», «non vi terrorizzate». È la pedagogia di Dio: non ci evita le crisi, ma ci insegna ad attraversarle senza perderci. Guerre, rivoluzioni, terremoti, segni nel cielo… Gesù non descrive solo scenari apocalittici, ma anche quei terremoti interiori che scuotono la nostra vita quando tutto sembra tremare: una malattia, una perdita, una delusione, un cambiamento improvviso. Ciò che ci sconvolge non è tanto l’evento in sé, ma la sensazione di non avere più un punto fermo. Il Vangelo però ci ricorda che la fede non è la garanzia che nulla crollerà, ma la certezza che non crolleremo noi se resteremo uniti a Cristo. Quando ciò che ci sembrava solido si sgretola, non è la fine. È spesso l’inizio di qualcosa di più vero. Perché il Signore costruisce sulle rovine, ma lo fa con pietre che non si consumano: fiducia, libertà, abbandono. Vuole dirci che non dobbiamo cercare salvezza nei muri, ma nel Suo amore. Tutto il resto può cadere. Lui no.

24/11/2025
Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco I sadducei si avvicinano a Gesù non per cercare la verità, ma per avere r...
22/11/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

I sadducei si avvicinano a Gesù non per cercare la verità, ma per avere ragione. È sempre così quando il cuore è chiuso: la domanda non nasce dal desiderio di capire, ma dalla paura di essere messi in discussione. E così costruiscono un caso assurdo, una storia complicata che serve solo a dire che la risurrezione è impossibile. A volte anche noi facciamo lo stesso: usiamo la logica per difenderci dal mistero, l’ironia per non lasciarci cambiare, il cinismo per non rischiare la fede. Gesù non cade nella trappola. Non entra nella logica sterile del dibattito, ma sposta il centro: la risurrezione non è un prolungamento della vita, è una vita nuova. Non è la copia sbiadita di ciò che già conosciamo, ma qualcosa che supera le nostre categorie. “Dio non è dei morti, ma dei viventi”. È una rivoluzione esistenziale. Significa che ciò che sembra finire non è mai davvero perso, che ciò che ci appare come una chiusura per Dio è un inizio. Il problema dei sadducei è guardare il futuro con gli occhi del presente. Ma la risurrezione non è l’eternità dei nostri limiti: è la liberazione dei nostri limiti. Gesù ci dice che non saremo più incastrati nelle dinamiche di possesso, di paura, di affanno che segnano la vita terrena. L’amore non sarà più legato all’ansia di trattenere, ma sarà finalmente gratuito, pieno, totale. Non ameremo meno: ameremo meglio. Forse il Vangelo di oggi ci invita a interrogarci su quale immagine abbiamo della risurrezione: una favola per non avere paura o una promessa che cambia il presente? Perché se Dio è il Dio dei viventi, allora la vita di oggi è già luogo di risurrezione.

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di par...
21/11/2025

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco Gesù piange su Gerusalemme. È la rivelazione più disarmante del cuore di ...
20/11/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

Gesù piange su Gerusalemme. È la rivelazione più disarmante del cuore di Dio: un Dio che non rimane neutrale davanti al rifiuto dell’uomo, ma lo sente come una ferita, come qualcosa che lo riguarda. Gerusalemme è la città che avrebbe potuto riconoscere la visita di Dio, e invece rimane cieca. Questa cecità è il vero dramma del Vangelo: non l’assenza di Dio, ma l’incapacità dell’uomo di accorgersi della sua presenza. Gesù non piange perché la città è peccatrice, ma perché non sa di esserlo. Non piange per il male, ma per l’indifferenza. È un pianto che ci riguarda profondamente: quante volte anche noi siamo così presi dalle nostre paure, dalle nostre abitudini, dalle nostre pretese, da non riconoscere che Dio sta passando proprio in quel momento, proprio in quella situazione che non avremmo mai scelto. Il vero peccato non è cadere, ma non accorgersi che siamo visitati da qualcuno che ci ama. L’immagine dell’assedio che segue non è una minaccia, è la conseguenza naturale di un cuore che si chiude. Quando non lasciamo entrare Dio, inevitabilmente lasciamo entrare qualcos’altro: ansie che ci schiacciano, solitudini che ci consumano, pretese che ci imprigionano. È come se Gesù dicesse: “Ti sto mostrando dove porta una vita senza di me”. Le mura che crollano sono spesso le nostre difese, quelle che abbiamo costruito per non farci toccare da nessuno, nemmeno da Lui. Eppure il centro del brano non è la distruzione, ma il pianto. Il pianto di Cristo è la dichiarazione d’amore più pura del Vangelo: Dio si commuove per noi, perché vede ciò che potremmo essere e che spesso non scegliamo di diventare. Forse la conversione, alla fine, è semplicemente lasciarci commuovere da questo pianto. Accorgerci che la visita di Dio non è un lusso spirituale, ma l’unica possibilità per trovare pace. Perché ogni volta che riconosciamo la sua presenza, la vita smette di essere un assedio e torna a essere casa.

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:«Se avessi compres...
20/11/2025

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco La parabola delle mine ci mette davanti a una verità scomoda: Dio non è q...
19/11/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

La parabola delle mine ci mette davanti a una verità scomoda: Dio non è qualcuno da cui difendersi, ma qualcuno a cui consegnarsi. Il terzo servo fallisce non perché ha poco, ma perché ha paura. E la paura è sempre il contrario della fede. Quando nella nostra vita cominciamo a pensare che Dio sia esigente, duro, pronto a chiedere più di quanto possiamo dare, allora iniziamo a seppellire i doni, i talenti, le possibilità che Lui ci ha messo dentro. Diventiamo custodi del nulla, impresari della nostra stessa sterilità. Gli altri servi invece non fanno cose straordinarie: semplicemente rischiano. Si fidano. E infatti il Vangelo dice che “fecero fruttare” la mina. Il verbo è bellissimo: non parlano di un successo clamoroso, ma di un processo, di un cammino, di un’evoluzione quotidiana. Nella vita spirituale non ci è chiesto di essere eroici, ma di essere veri, di imparare la logica dei piccoli passi possibili. Di lasciar lavorare la grazia che ci abita, di metterla in circolo, di uscire da quella prudenza che molto spesso è solo paura mascherata. Il vero nodo della parabola è l’immagine che abbiamo di Dio. Se lo immaginiamo come un padrone esigente, allora vivremo sempre sulla difensiva. Se invece scopriamo che Dio è colui che scommette su di noi più di quanto noi stessi osiamo fare, allora anche il poco che siamo diventa fecondo. Il Vangelo ci ricorda che il Regno cresce solo nelle mani di chi non trattiene. La fecondità nasce dallo spendersi. E poi c’è quel dettaglio finale, severo: “A chiunque ha sarà dato”. Non è un premio ai migliori, è la logica della vita. Quando metti in gioco ciò che hai, si moltiplica; quando lo custodisci per paura, si atrofizza. La fede non è una cassaforte, è un campo da coltivare. E il Signore ci chiede solo una cosa: smettere di avere paura di Lui e cominciare a fidarci di ciò che ha messo in noi. Perché la vera tragedia non è sbagliare, ma non provare mai a vivere davvero il dono che siamo.

Indirizzo

Viale Alfonso E Giovanni Agosti, 12
Bagnoregio
01022

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