09/07/2025
Come è stato per te fare terapia?
"All’inizio era una pianta secca.
Non morta, ma immobile, silenziosa, quasi dimenticata anche da sé stessa.
Le foglie erano avvizzite, i rami spezzati dal peso del tempo e dell’indifferenza.
Viveva così da tanto, quel silenzio le sembrava normale.
Non sapeva più cosa fosse la sete, né il calore.
Poi, un giorno, accadde qualcosa.
Qualcuno si accorse di lei.
Non fu un gesto grandioso, né un atto rumoroso.
Fu la semplicità di una presenza che non aveva fretta, che non spingeva, che osservava con occhi gentili.
Una mano si avvicinò, versò qualche goccia d’acqua.
Nulla di più.
Eppure, da quel gesto, qualcosa iniziò a muoversi.
All’inizio fu solo la terra che si ammorbidì.
Poi un piccolo battito sotterraneo, una radice che tentava, timidamente, di allungarsi.
Ci volle tempo.
La luce non bastava, serviva costanza.
L’acqua non era sufficiente, serviva fiducia.
Ma la cura continuava, silenziosa e presente, e la pianta cominciò a ricordarsi.
Ricordarsi di essere viva.
Ricordarsi di avere bisogno, e soprattutto, di avere il diritto di ricevere.
Con il passare delle stagioni, la pianta cambiò.
Le foglie si ridestarono, nuove gemme apparvero.
La linfa tornò a scorrere lenta e forte.
E con ogni giorno che passava, si scopriva capace di accogliere la vita, ma anche di sostenerla.
Le radici, ormai profonde, sapevano cercare nutrimento.
Il sole non faceva più paura.
Né la pioggia.
Finché arrivò un momento — impercettibile ma netto — in cui si accorse che stava fiorendo.
Non perché qualcuno la stesse ancora innaffiando, ma perché aveva imparato a farlo da sé.
A riconoscere i propri bisogni.
A offrire a sé stessa la cura che un tempo aspettava dagli altri.
E da quel fiore, un giorno, spuntò un’altra cosa: il desiderio di essere, per qualcun altro, quella prima goccia d’acqua"
Immagini che rimangono 🌷