Dott. Alessio Leotta Psicologo

Dott. Alessio Leotta Psicologo lo Psicologo è colui che si occupa della psiche umana, sia sul piano conoscitivo, che clinico

Buon compleanno  : la città, secondo la versione dello storico latino Varrone, compie 2.778 anni. Romolo l’avrebbe infat...
21/04/2026

Buon compleanno : la città, secondo la versione dello storico latino Varrone, compie 2.778 anni. Romolo l’avrebbe infatti fondata il 21 aprile 753 a.C. ma recenti ricerche archeologiche le hanno dato almeno due secoli di più.
La datazione al 21 aprile, secondo Varrone, si deve ai calcoli astrologici di Lucio Taruzio.

Auguri 🎂 alla eterna Roma città dei miei studi ❤️

Il bar non muore per colpa delle bollette, ma per colpa della fretta.Negli ultimi dieci anni in Italia hanno abbassato l...
20/04/2026

Il bar non muore per colpa delle bollette,
ma per colpa della fretta.

Negli ultimi dieci anni in Italia hanno abbassato la serranda più di 21mila bar.
Ventunomila insegne spente, tazzine riposte in un magazzino, storie interrotte.
Eppure, ogni giorno ne aprono di nuovi. E allora la domanda sorge spontanea: com’è possibile che in un Paese che vive di caffè, i bar muoiano così?

La verità è che oggi chiunque può aprire un bar.
Basta un comodato d’uso, un fornitore di macchine, un corso lampo su “come mo***re la schiuma perfetta”.
Il resto sembra secondario: la cultura, la competenza, la sensibilità del gesto.
Il bar è diventato un pacchetto chiavi in mano, un sogno standardizzato.

Ma il caffè non è routine.
Il caffè è conoscenza, esperienza, artigianalità.
Dietro quei due tasti della macchina ci sono anni di pratica, di errori, di curiosità, di naso allenato a sentire le sfumature, di mani che sanno quanto dura un’estrazione perfetta.

Chi lavora dietro il bancone non serve solo bevande: serve momenti.
Un buongiorno detto bene, un bicchiere d’acqua portato con rispetto, un caffè che profuma davvero di caffè e non di bruciato.
Questa è la differenza tra un bar che resiste e uno che chiude.

Il problema non è economico, è culturale.
Abbiamo confuso la quantità con la qualità.
Abbiamo scambiato la velocità per efficienza, il profitto immediato per professionalità.
E così il bar, quel luogo che per decenni è stato il cuore pulsante dei paesi e dei quartieri, oggi rischia di diventare un punto vendita come un altro.

Ma il bar vero non è un franchising.
È una bottega, un rito, una forma di identità italiana.
È la mano che ti riconosce al volo e ti prepara “il solito” senza chiedere nulla.
È un sapere che si trasmette, non un bottone che si preme.

Finché non torneremo a capire questo,
continueremo a confondere l’espresso con il caffè.
E a svuotare, un sorso alla volta, la nostra stessa cultura.

G. Rana

Buongiorno 😃
20/04/2026

Buongiorno 😃

L’essere umano è letteralmente programmato per il contatto.Il tocco fisico non è solo conforto emotivo:attiva il sistema...
18/04/2026

L’essere umano è letteralmente programmato per il contatto.

Il tocco fisico non è solo conforto emotivo:
attiva il sistema nervoso parasimpatico, abbassa il cortisolo (l’ormone dello stress) e aumenta l’ossitocina, l’ormone che crea legame, fiducia e senso di sicurezza.

Quando riceviamo affetto fisico, il corpo legge un messaggio molto chiaro:
“Non sei solo. Puoi rilassarti.”

Le ricerche di Tiffany Field, direttrice del Touch Research Institute dell’Università di Miami, mostrano che abbracci e contatto frequente sono associati a:

minore ansia

riduzione dei sintomi depressivi

miglior funzionamento del sistema immunitario

Altri studi confermano che anche brevi momenti quotidiani di contatto migliorano l’umore e aiutano il sistema nervoso a regolarsi meglio sotto stress.

Non è debolezza.
È biologia.

Il tuo sistema nervoso ha bisogno di connessione per sentirsi al sicuro.

Buongiorno 😃 e buon fine settimana
18/04/2026

Buongiorno 😃 e buon fine settimana

Questa immagine mostra una figura umana costruita con i lego, che si apre il petto con le proprie mani. Dentro, però, no...
17/04/2026

Questa immagine mostra una figura umana costruita con i lego, che si apre il petto con le proprie mani. Dentro, però, non troviamo ingranaggi, né vuoto: troviamo un cuore rosso, vivo, in netto contrasto con il resto del corpo.

È una rappresentazione potente di ciò che spesso accade dentro di noi.

Costruiamo identità fatte di “blocchi”: aspettative degli altri, ruoli sociali, difese, abitudini. Strato dopo strato, diventiamo solidi all’esterno, ma anche rigidi. Apparentemente stabili, ma in realtà composti da pezzi che possono crollare. E infatti, nella parte inferiore della figura, quei blocchi stanno già cadendo: segno che nessuna struttura mentale è davvero permanente.

Il gesto di aprirsi il petto è centrale. Non è violento, è intenzionale. È come se la persona scegliesse di guardarsi dentro, di esporsi. E lì, nel punto più vulnerabile, emerge il cuore: semplice, autentico, non frammentato.

Psicologicamente, questo parla di vulnerabilità come atto di coraggio. Per entrare davvero in contatto con sé stessi, spesso bisogna “smontarsi”, lasciare cadere pezzi dell’immagine che abbiamo costruito. È un processo che può far paura, perché implica perdita di controllo e di identità apparente. Ma è anche l’unico modo per ritrovare qualcosa di più vero.

Il contrasto tra il corpo rigido e il cuore organico suggerisce un’altra verità: possiamo diventare molto bravi a funzionare, ma questo non significa che stiamo vivendo in modo autentico.
Il cuore rappresenta emozioni, bisogni, desideri—tutto ciò che non può essere ridotto a struttura o performance.

In fondo, l’immagine ci invita a una domanda scomoda ma necessaria:
quante parti di noi sono costruite… e quante sono vive?

E soprattutto: siamo disposti a lasciar cadere qualche pezzo, pur di ritrovare il nostro cuore?♥️

Dott. Alessio Leotta
Psicologo/Psicoterapeuta

Buongiorno 😃 e famose na risata!
17/04/2026

Buongiorno 😃 e famose na risata!

Nel 1974 la nota artista serba Marina Abramović organizzò una esibizione molto estrema all'interno di una galleria della...
16/04/2026

Nel 1974 la nota artista serba Marina Abramović organizzò una esibizione molto estrema all'interno di una galleria della città di Napoli. La donna posizionò 72 oggetti sopra un grande tavolo e rimase immobile concedendo totale libertà agli spettatori.

I visitatori ricevettero l'istruzione formale di usare gli strumenti a disposizione sul suo corpo per 6 ore continue senza scatenare reazioni. Tra gli elementi figuravano piume e rose floreali accanto a bisturi affilati, lamette e una pi***la carica.

Dopo una fase iniziale prudente la folla iniziò a lacerare i suoi indumenti e ferire la sua pelle. Un individuo arrivò a metterle la pi***la tra le mani.

Allo scadere del tempo la donna interruppe l'immobilità e camminò verso il pubblico. I presenti abbandonarono subito la sala in stato di agitazione.

Buongiorno 😃 famose na risata 😜
16/04/2026

Buongiorno 😃 famose na risata 😜

Ci lamentiamo spesso dei bambini: “stanno sempre davanti alla TV”, “non sanno più giocare”, “sono distratti”.  Ma rarame...
15/04/2026

Ci lamentiamo spesso dei bambini: “stanno sempre davanti alla TV”, “non sanno più giocare”, “sono distratti”.
Ma raramente ci fermiamo a chiederci: quanto tempo dedichiamo davvero a loro?

Viviamo giornate piene, corriamo da un impegno all’altro, stanchi, assorbiti dai nostri pensieri e dai nostri schermi. E così, senza accorgercene, offriamo ai bambini una soluzione facile: la TV, il tablet, qualcosa che li tenga occupati mentre noi “respiriamo un attimo”.

Ma quel tempo che “risparmiamo” ha un costo invisibile.
Perché i bambini non hanno bisogno solo di essere intrattenuti: hanno bisogno di essere visti, ascoltati, coinvolti. Hanno bisogno di noi.

La TV non sbaglia, non interrompe, non si stanca. Noi sì.
E proprio in queste imperfezioni c’è il valore della relazione: nello sguardo, nella noia condivisa, nelle domande ripetute, nei giochi inventati senza senso.

Forse il punto non è togliere la TV, ma restituire presenza.
Anche pochi minuti veri, senza distrazioni, valgono più di ore di compagnia passiva.

Perché un bambino non ricorderà cosa guardava…
ma ricorderà se c’eri.

Dott. Alessio Leotta
Psicologo/Psicoterapeuta

‘Le nevrosi sono, per così dire, il negativo delle perversioni.” S.FreudCon questa frase Freud voleva dire che molte oss...
14/04/2026

‘Le nevrosi sono, per così dire, il negativo delle perversioni.” S.Freud

Con questa frase Freud voleva dire che molte ossessioni, ansie e sofferenze mentali nascono da desideri sessuali repressi o proibiti, che non vengono vissuti apertamente ma ritornano in forma nascosta, distorta o sintomatica. Per l’epoca fu un’affermazione esplosiva 💥: significava sostenere che la “normalità” e la “malattia” mentale non erano così lontane come tutti credevano.

Indirizzo

Biancavilla

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
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