17/04/2026
Questa immagine mostra una figura umana costruita con i lego, che si apre il petto con le proprie mani. Dentro, però, non troviamo ingranaggi, né vuoto: troviamo un cuore rosso, vivo, in netto contrasto con il resto del corpo.
È una rappresentazione potente di ciò che spesso accade dentro di noi.
Costruiamo identità fatte di “blocchi”: aspettative degli altri, ruoli sociali, difese, abitudini. Strato dopo strato, diventiamo solidi all’esterno, ma anche rigidi. Apparentemente stabili, ma in realtà composti da pezzi che possono crollare. E infatti, nella parte inferiore della figura, quei blocchi stanno già cadendo: segno che nessuna struttura mentale è davvero permanente.
Il gesto di aprirsi il petto è centrale. Non è violento, è intenzionale. È come se la persona scegliesse di guardarsi dentro, di esporsi. E lì, nel punto più vulnerabile, emerge il cuore: semplice, autentico, non frammentato.
Psicologicamente, questo parla di vulnerabilità come atto di coraggio. Per entrare davvero in contatto con sé stessi, spesso bisogna “smontarsi”, lasciare cadere pezzi dell’immagine che abbiamo costruito. È un processo che può far paura, perché implica perdita di controllo e di identità apparente. Ma è anche l’unico modo per ritrovare qualcosa di più vero.
Il contrasto tra il corpo rigido e il cuore organico suggerisce un’altra verità: possiamo diventare molto bravi a funzionare, ma questo non significa che stiamo vivendo in modo autentico.
Il cuore rappresenta emozioni, bisogni, desideri—tutto ciò che non può essere ridotto a struttura o performance.
In fondo, l’immagine ci invita a una domanda scomoda ma necessaria:
quante parti di noi sono costruite… e quante sono vive?
E soprattutto: siamo disposti a lasciar cadere qualche pezzo, pur di ritrovare il nostro cuore?♥️
Dott. Alessio Leotta
Psicologo/Psicoterapeuta