Dott.ssa Dal Zotto Barbara Maria Gaia - Psicologa

Dott.ssa Dal Zotto Barbara Maria Gaia - Psicologa Psicologa Psicoterapeuta | Cadoneghe (PD)
Accolgo la tua storia con empatia e ascolto. Percorsi psicologici personalizzati.

09/10/2025

Benvenutə nello spazio professionale della Dott.ssa Dal Zotto Barbara Maria Gaia
Psicologa Psicoterapeuta – Cadoneghe (PD) 🌿

Nel mio studio accolgo adolescenti, giovani adulti e adulti che stanno attraversando momenti di difficoltà, disagio o cambiamento.
Offro uno spazio sicuro e riservato, dove poter esplorare pensieri, emozioni e relazioni, con rispetto e ascolto.

La mia pratica integra diversi approcci ( specializzazione psicoanalitica, formazione EMDR II livello) per costruire percorsi terapeutici personalizzati, che tengano conto della storia, del corpo e del contesto di ogni persona.

Credo profondamente nella relazione terapeutica come luogo d’incontro e possibilità di trasformazione: un viaggio condiviso verso una maggiore consapevolezza di sé e un benessere più autentico.

📍 Studio di Psicologia e Psicoterapia – Cadoneghe (PD)
📬 Per informazioni o appuntamenti: barbara.dalzotto.psi@gmail.com

Differenza tra Psicologo e Psicoterapeuta spiegata in maniera chiara e precisa!
02/08/2024

Differenza tra Psicologo e Psicoterapeuta spiegata in maniera chiara e precisa!

02/06/2022

"Lloyd, cosa c'è in quel grande stanzone?"
"Tutte le porte che ha preso in faccia, sir"
"Che?! Ma perché mai dovremmo conservarle?"
"Perché è con esse che si costruiscono i ponti per raggiungere i propri obiettivi, sir"
"È difficile trasformare vecchi no in nuovi sì..."
"Mai quanto è utile trasformare i vecchi no in nuovi sé, sir"
"Molto costruttivo, Lloyd"
"Grazie di cuore, sir"

[Di Lloyd, di sir, di porte e di aperture nei colori di Martina Viggiani]

1. Lo stress è generato da situazioni stressanti per definizione, come un eccessivo carico di lavoro, conflitti interper...
18/03/2022

1. Lo stress è generato da situazioni stressanti per definizione, come un eccessivo carico di lavoro, conflitti interpersonali, malattie, etc… L’ansia è uno stato più diffuso che permane anche qualora lo stress sia scomparso. Lo stress ha una causa più facilmente identificabile mentre l’ansia ha delle cause difficili da identificare.
2. Tra lo stress e l’ansia vi è la differenza dei sentimenti e sensazioni che generano questi stati emotivi. L’ansia è come una palla di neve che scende a valle e tende a trasformarsi in una paura generalizzata, la cui espressione più alta sono gli attacchi di panico. Nello stress sono le preoccupazioni ad avere la precedenza, le quali in genere ruotano attorno alla situazione scatenante così come una sensazione di nervosismo e frustrazione. Nell’ansia queste preoccupazioni sono più vaghe e generiche.
3. Una differenza tra le due è inoltre una proiezione temporale. L’ansia è spesso una risposta all’anticipazione delle situazioni, l’idea che qualcosa di brutto potrebbe accadere: uno sguardo terrorizzato a ciò che, ancora non avvenuto o che potrebbe non avvenire, possa accadere. La paura dell’ansia stessa è uno dei fattori che scatena l’ansia. Lo stress è un eccesso di presente, al contrario. Porta la sensazione di non essere in grado di gestire le situazioni che si stanno vivendo e si attiva quando si ha la certezza di non avere gli strumenti per fronteggiare le stesse situazioni.
4. Lo stress è spesso il risultato di eventi che si trova difficile gestire, quindi esterni. L’ansia si alimenta di eventi interni, dato che comporta un’anticipazione agonizzante di eventi che non sono ancora accaduti (espressione di pensieri catastrofici anticipatori).
5. È facile che qualora decadesse la situazione preoccupante, questa venisse risolta o venisse meno, lo stress scompare. Con l’ansia ciò non avviene, non essendo causata da un singolo evento ed a volte è necessario ricorrere alla terapia psicologica per imparare a gestire questo stato.

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Come da definizione l’assertività è quella modalità comunicativa che favorisce il riconoscimento e il soddisfacimento de...
02/03/2022

Come da definizione l’assertività è quella modalità comunicativa che favorisce il riconoscimento e il soddisfacimento delle proprie esigenze nel proprio ambiente mantenendo una funzionale e positiva relazione con gli altri. Comporta inoltre la capacità di esprimere il proprio mondo interno, fatto di pensieri, sentimenti, emozioni, senza però sovrastare gli altri, anzi rispettando l’altrui punto di vista e senza recare offese.
L’assertività si pone su un continuum ove si trova in mezzo tra un estremo (o inattivo) e l’altro aggressivo (o iperattivo), entrambi disfunzionali.
Il comportamento passivo vede il subire gli altri, pensando che siano migliori, si è dipendenti dal loro giudizio, le richieste non si riesce a rifiutarle e si fatica ad accettare i complimenti. Quando avviene che dopo diverse situazioni subite una persona con comportamento prevalentemente passivo “scoppi”, subendone poi gli elevati sensi di colpa che fanno tornare alla modalità passiva, in questo caso si ha una modalità passivo-aggressiva.
Il comportamento aggressivo non tiene conto del pensiero, giudizio, emozioni e sentimenti altrui. Tende a prevaricare l’altro con le proprie posizioni, con un atteggiamento egocentrico ed arrogante. In sostanza si antepongono i propri bisogni agli altri. Una persona che utilizza un comportamento fondamentalmente aggressivo tende a sentirsi migliore dell’altro, tende a giudicarlo, criticarlo, sminuirlo e a farlo sentire in colpa; fatica inoltre a chiedere scusa quando ha sbagliato e pretende che l’altro si comporti come vuole lei.
Per sviluppare una capacità comunicativa assertiva occorre:
• stare in contatto con le proprie emozioni e i propri obiettivi comunicativi
• saper comunicare efficacemente con ogni tipo di interlocutore, anche con estranei
• esprimere esigenze, bisogni, desideri e preferenze personali
• dire di no
• fare/ricevere complimenti e/o critiche senza sentirsi a disagio.
È comunque importante sempre riconoscere ed accettare i propri diritti personali. Dissentire dalle opinioni altrui, anche da persone care, non comporta la compromissione o la perdita del rapporto.

Chiedere aiuto è molto difficile. A volte ci scontriamo col nostro orgoglio, con le nostre paure, con la sfiducia verso ...
19/02/2022

Chiedere aiuto è molto difficile. A volte ci scontriamo col nostro orgoglio, con le nostre paure, con la sfiducia verso il prossimo.
Eppure chiedere aiuto è la più alta forma di amor proprio che ci possa essere, perché non tutto siamo in grado di fare da soli, dalle piccole azioni quotidiane, sino al prendere le decisioni più importanti per la nostra vita soprattutto quando la vita ci mette di fronte ardue sfide.
Ogni tanto è utile fermarsi e chiedere aiuto a qualcuno di competente per prendersi un momento di pausa e riuscire a trovare le risorse che magari erano assopite in noi dati i momenti di stress della vita quotidiana, ansia o cattivo umore.
Chiedere aiuto è anche riscoprirsi, mettersi in gioco, amarsi.


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È importante saper riconoscere e identificare quello che stiamo provando, sentendo, vivendo. Se non so che emozione sto ...
02/02/2022

È importante saper riconoscere e identificare quello che stiamo provando, sentendo, vivendo. Se non so che emozione sto provando non posso neppure scegliere le strategie più efficaci per regolarmi. Se non riesco inoltre a capire la causa di un’emozione non potrò neppure mettere in atto una buona analisi e risoluzione del problema che l’ha generata.
L’alessitimia è alla base di diversi disturbi e può divenirne il primo sintomo, con un iniziale appiattimento emotivo.

In Lutto e Melanconia, (scritto nel 1915, ma pubblicato nel 1917), Freud afferma che il lutto è la reazione alla perdita...
26/01/2022

In Lutto e Melanconia, (scritto nel 1915, ma pubblicato nel 1917), Freud afferma che il lutto è la reazione alla perdita di una persona amata o di un’astrazione che ne ha preso il posto; ad esempio la patria o un ideale. Comporta uno stato d’animo doloroso, la perdita d’interesse per il mondo esterno e della capacità di scegliere un nuovo oggetto d’amore, e anche l’avversione per ogni attività che non sia in relazione con l’oggetto d’amore perduto. Freud (1915) aggiunge che nel lutto è presente anche un distacco dai consueti interessi ma sottolinea che, dopo un ragionevole periodo di tempo, il lutto può essere superato.
Esistono poi i lutti non socialmente riconosciuti, intesi come perdita di affetti “non riconosciuti come tali”. Infatti è come se ci fosse una “gerarchia della perdita” e vede all’ultimo posto perdite che riesco a ritenere rilevanti, come ad esempio la morte perinatale (del neonato o del feto) o la perdita dell’animale domestico, compagno spesso di buona parte della nostra vita.

Tristezza e gioia (euforia) sono due emozioni di base e fanno parte della vita di ogni giorno. La tristezza è una rispos...
24/01/2022

Tristezza e gioia (euforia) sono due emozioni di base e fanno parte della vita di ogni giorno. La tristezza è una risposta universale dell’uomo alle sconfitte, alle delusioni, alle avversità. La gioia è una risposta universale al successo e ad altre situazioni incoraggianti. Il lutto, una forma di tristezza, è considerato una normale risposta emotiva a una perdita. Il termine lutto si riferisce specificamente alla risposta emotiva alla morte di una persona cara, ma può riferirsi in maniera più estesa alla perdita d’oggetto, inteso come persona, relazione, attività lavorativa, obiettivo, etc…

Un disturbo dell’umore è diagnosticato quando la tristezza o l’euforia sono troppo intense e persistenti, sono accompagnate da un numero predeterminato di altre alterazioni relative alla sfera dell’umore, e ostacola seriamente le capacità funzionali della persona, sul piano sociale, lavorativo, affettivo, etc... In tali casi, una tristezza profonda è definita depressione, mentre l’euforia intensa è definita mania. I disturbi depressivi sono caratterizzati dalla depressione; quelli bipolari sono caratterizzati da varie combinazioni di depressione e mania.

Le emozioni hanno un ruolo fondamentale a livello evolutivo, quindi servono per proteggerci, a riconoscere i pericoli e ...
22/01/2022

Le emozioni hanno un ruolo fondamentale a livello evolutivo, quindi servono per proteggerci, a riconoscere i pericoli e a difenderci da essi. Inoltre ci preparano fisicamente ad agire con risposte rapide e involontarie spingendoci a mettere in atto un determinato comportamento fondamentale per la nostra sopravvivenza; comunicano agli altri come ci sentiamo tenendo presente che l’uomo è un animale sociale e si nutre della socialità è fondamentale trasmettere agli altri il proprio stato emotivo di modo che venga alla luce come ci sentiamo; in ultimo, ma non per importanza, comunicano a noi stessi come ci sentiamo, segnalandoci come stiamo e se stiamo o meno raggiungendo i nostri personali obiettivi, verso cui siamo sempre improntati.
Non ci sono emozioni positive o emozioni negative, sono tutte utili ed indispensabili. Per esempio la tristezza, legata a una perdita, ci dà il tempo di ritirarci, di riflettere e di elaborare quanto perduto; il disgusto ci segnala qualcosa di moralmente o fisicamente negativo per noi e ce ne tiene lontani; la rabbia ci segnala un torto subito e ci dà una mano a metterci nella posizione di difendere e rivendicare i nostri diritti.
Può succedere che a volte le emozioni che proviamo risultano troppo intense e le motivazioni possono essere per fattori appresi nell’esperienza personale della storia di vita o per eventi traumatici che funzionano da amplificatori di vulnerabilità per il nostro presente. Anche in questo caso le emozioni sono utili e ci proteggono, ma possono essere vissute con fatica e difficoltà.


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