14/07/2021
Per Marcela che scappava dal Congo e in è stata incarcerata con le sue due piccole. Le ha viste morire di stenti, tra le sue braccia, in una cella in cui erano state rinchiuse e in cui tutti giorni veniva abusata dai suoi carcerieri davanti agli occhi atterriti delle . E lei si costringeva a non strillare e non piangere per non spaventarle.
Per Paul, studente di economia in Camerun, che arrivato in Libia dopo una fuga disperata, viene incarcerato e costretto a scavare buche per i cadaveri dei suoi compagni che non sono riusciti a sopravvivere alle violenze quotidiane. Le guardie per divertirsi lo forzavano a infierire sui loro corpi. I cadaveri tornano nei sogni a parlargli, gli riempiono i pensieri e lui combatte la sua battaglia quotidiana per non credere ai fantasmi.
Per Mary che della Libia non parla perché non "bastano le parole che conosco per il male che ho dentro". Arrivata in Italia ha subito diversi interventi chirurgici che le hanno salvato la vita. Non potrà più avere figli. Dovrà convivere con una malattia cronica e invalidante frutto delle ripetute violenze in un carcere libico.
Per Samia che aspettava suo fratello in Italia. Dopo di lei, sopravvissuta per miracolo al mare, è partito Ali.
Ali che scappava dalla guerra se lo è preso il mare, insieme ai suoi 33 compagni saliti su un gommoncino in Libia costato tutti i soldi che la sorella era riuscita a mandargli.
I nomi sono di fantasia, le storie sono testimonianze vere e dirette di cosa significhi il carcere libico.
Ogni giorno al Centro Astalli ascoltiamo racconti, curiamo ferite, certifichiamo torture, lavoriamo per garantire protezione e accoglienza a chi scappa dall'orrore della Libia.
Per ogni uomo per ogni donna ascoltati, accolti, accompagnati ribadiamo la nostra ferma condanna agli accordi del Governo italiano con la .
Sono accordi di morte, di violenza e di privazione di diritti e dignità.