Studio Il Loto

Studio Il Loto Studio di Psicologia e Psicoterapia e attività laboratoriali, seminari multidisciplinari.

Secondo Cosimo Di Bari, autore di I nativi digitali non esistono, “Il problema (o la risorsa) non è mai rappresentato da...
13/04/2026

Secondo Cosimo Di Bari, autore di I nativi digitali non esistono, “Il problema (o la risorsa) non è mai rappresentato dai media in sé: a fare la differenza sono i modi in cui li utilizziamo”. E inoltre: “Se da un lato è un obiettivo comune di molti genitori, educatori e insegnanti garantire ai bambini del tempo per la lettura ad alta voce e condivisa di libri e albi illustrati, allo stesso modo sarebbe auspicabile una mediazione degli adulti nella fruizione degli schermi”.
Questo libro è davvero molto attuale e si distingue per la modalità rigorosa di analisi adottata dall'autore. L'opera esamina l'utilizzo degli schermi a partire dalla fascia d'età dell'infanzia, spesso trascurata nelle indagini sull'impatto dei media digitali. Tradizionalmente, l'attenzione nei confronti dell'uso del digitale emerge con l'adolescenza o con il primo accesso allo smartphone; il testo, invece, si concentra sulle dinamiche che precedono questa fase.
L'autore pone il focus sui bambini dalla prima infanzia fino ai dieci anni, offrendo una panoramica chiara su cosa siano i media digitali, partendo dalla definizione stessa di "media". Invita inoltre gli adulti a riflettere criticamente sulle proprie abitudini di consumo mediatico. Nel corso dell'opera vengono forniti numerosi suggerimenti sulla selezione di videogiochi, cartoni animati e applicazioni, accompagnati da indicazioni utili per la definizione di regole efficaci, bilanciate e non eccessivamente restrittive.
Particolare attenzione viene dedicata al ruolo dei genitori come mediatori nell'introduzione dei media digitali, sottolineando la necessità che l’adulto agisca con responsabilità e guidi consapevolmente i minori nel loro utilizzo.

Se l'argomento ti interessa, ti invitiamo a leggere l'articolo sul blog: https://www.studioilloto.it/blog/digitale-si-o-digitale-no-questo-e-il-falso-problema

Non stiamo discutendo dell'opportunità dell'ora legale, ma della maggiore quantità di ore di luce che la primavera porta...
10/04/2026

Non stiamo discutendo dell'opportunità dell'ora legale, ma della maggiore quantità di ore di luce che la primavera porta naturalmente con sé.

Dando per scontato (ma non per tutti è così) che più ore di luce corrispondono a una maggiore possibilità di fare, come vivi questa possibilità?

C'è chi la sfrutta a piene mani, impegnandosi in mille cose. Alcuni vanno anche oltre il proprio fisico e si impegnano allo sfinimento perché altrimenti hanno la sensazione di aver sprecato tempo.

C'è anche chi sente le tante ore di luce come una minaccia. Se l'imperativo che governa il tuo inconscio è "Non devi perdere tempo! Non sprecare l'opportunità! Sfrutta tutto ciò che puoi sfruttare!", allora una normale possibilità naturale si può facilmente trasformare in un blocco o in una forte tensione.

Tu senti di essere in accordo con i tuoi bisogni e le tue aspirazioni? O ti senti trascinato e governato da un imperativo interiore?

Se senti il bisogno di riordinare il tuo modo di vivere impegni e possibilità, contattaci.



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Io me ne accorgo adesso, perché crescere fa pauraMi guardo dentro e non ho più nessuna, nessunaE davvero, sì, davvero, t...
06/04/2026

Io me ne accorgo adesso, perché crescere fa paura
Mi guardo dentro e non ho più nessuna, nessuna
E davvero, sì, davvero, tutto passa
E lo so che poi passerò anch’io
Oggi che non mi vedo, non mi vedo
Forse è vero che è tardi per cercare Dio
Prometto sarà migliore, migliore
Fuori c’è solo rumore, rumore
Anche a vent’anni si muore

Blanco, classe 2003, ha recentemente pubblicato il suo nuovo singolo. Anche a vent'anni si muore (2026) affronta le cosiddette "piccole morti interiori" tipiche della giovinezza, quali la perdita dell'ingenuità, l'incertezza sul futuro e il venir meno delle certezze. Il brano non fa riferimento alla morte fisica, bensì al senso di smarrimento che accompagna la crescita, tra responsabilità, solitudine e consapevolezza dell'impossibilità di tornare indietro.
Il tema principale riguarda i processi di maturazione personale e le crisi evolutive che possono sorgere durante il passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Il testo descrive i dubbi, le paure e le contraddizioni proprie di questa fase della vita, nella quale scelte, sogni e timori assumono un valore significativo e il confine tra slancio e disorientamento è particolarmente sottile.
Anche a vent’anni si muore offre una narrazione di cadute e ripartenze, sottolineando l'importanza di accettare le proprie fragilità. La crescita comporta inevitabili difficoltà, ma rinunciare ad affrontarle può portare a una perdita di sé stessi. Il brano propone anche una riflessione sul trascorrere del tempo, sulle responsabilità individuali e sull'eredità emotiva trasmessa dalle generazioni precedenti.
Pur esprimendo un certo disincanto, la canzone si distingue come un elogio alla resilienza, evidenziando la capacità di riconoscere la paura e di trovare la forza per proseguire, con la promessa di un miglioramento futuro.

Puoi ascoltarlo su YouTube: https://youtu.be/uqTGWevMeIk

Lo scorso febbraio, Claudio è stato in Cina in occasione del Capodanno cinese (siamo entrati nell'anno del Cavallo).Ci h...
03/04/2026

Lo scorso febbraio, Claudio è stato in Cina in occasione del Capodanno cinese (siamo entrati nell'anno del Cavallo).

Ci ha raccontato che, dal punto di vista tecnologico, sono state tre le cose che lo hanno colpito:

il traffico silenzioso delle grandi città, perché il 90% di auto e moto sono elettriche; in realtà, non è poi così silenzioso perché lì si muovono a colpi di clacson: ogni motivo è buono per suonare, nell'indifferenza di chiunque
l'uso dei robot, che si notano in alcuni ristoranti o chioschi e nello spettacolo di capodanno che ha avuto eco anche in Italia
l'uso pervasivo dell'IA in numerosissimi campi della vita quotidiana; non è una presenza ingombrante e quasi non si nota, ma per chi è appena un po' esperto (e Claudio un po' di esperienza ce l'ha) è evidente che la società cinese conta molto sui vantaggi dell'IA.
Ma non è nessuna di queste la cosa che l'ha impressionato di più. È stato il constatare che il progresso tecnologico è generalmente vissuto come qualcosa di naturale. In Europa, spesso ne siamo spaventati, poiché ne intravvediamo le storture. In Cina no: è semplicemente qualcosa che l'uomo ha imparato a fare.

Non vogliamo aprire un dibattito sui pro e i contro del progresso tecnologico, ma invitarti a chiederti: tu come vivi le nuove tecnologie e l'IA? Prevale il timore o l'entusiasmo?

Se hai timori, quali sono? Se sei entusiasta, quali progressi intuisci?

Avrai capito che sono domande che parlano di te e del tuo modo di affrontare la vita.

Se senti che è il momento di andare più a fondo del tuo modo di stare al mondo, contattaci!



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Spesso abbiamo paura di iniziare un percorso, di iniziare un viaggio o iniziare un nuovo progetto. Ci spaventa non conos...
30/03/2026

Spesso abbiamo paura di iniziare un percorso, di iniziare un viaggio o iniziare un nuovo progetto. Ci spaventa non conoscere la strada o non avere la certezza del risultato. A volte manca la piena fiducia nelle nostre risorse. Puoi conoscerti durante il cammino, anche fermarti se serve per riposare e ritrovare l’energia necessaria. Nel cammino potresti attraversare il buio e sentirti scoraggiato, ma la tua meta è li e la puoi raggiungere.

Questa citazione mi piace. La primavera è la stagione in cui la natura rinasce, dopo una pausa e un periodo di riposo. La natura è una maestra e a volte possiamo osservarla per imparare qualcosa. A volte dobbiamo anche accettare che per ritrovare la nostra luce dobbiamo anche sperimentarci e conoscerci strada facendo.

Tu cosa ne pensi? Sei in viaggio? Sei fermo in attesa di partire? Hai paura?

Se senti di aver bisogno di essere accompagnato da un professionista, contattaci!



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A volte litighiamo sul cosa (la scelta, l’opinione), ma sotto stiamo litigando sul come decidiamo: quanta influenza ha c...
27/03/2026

A volte litighiamo sul cosa (la scelta, l’opinione), ma sotto stiamo litigando sul come decidiamo: quanta influenza ha ciascuno, quanto spazio occupa l’uno e quanto l’altro.

Succede più spesso di quanto pensiamo: una discussione su che cosa fare può diventare, senza che ce ne accorgiamo, una prova di forza. Non perché uno dei due sia cattivo o voglia comandare per definizione, ma perché nelle decisioni si toccano bisogni profondi: sicurezza, riconoscimento, autonomia, rispetto. Se il modo con cui decidiamo non è chiaro o non è percepito come equo, il contenuto del litigio diventa solo il pretesto… E la tensione resta alta.

Ecco cinque domande per verificare come funziona la vostra coppia quando deve scegliere:

Quando decidiamo, stiamo cercando un accordo o una vittoria? Ci interessa capirci oppure spuntarla?
Chi ha più peso, di solito? E perché? Per competenza, per disponibilità, per soldi, per carattere, per abitudine, per paura del conflitto?
Che cosa succede quando uno dei due dice “no”? Il no viene ascoltato, negoziato, punito, ignorato, trasformato in colpa?
Il modo in cui decidiamo lascia spazio a entrambi, oppure uno si adegua per evitare tensioni? E se uno si adegua, poi ne fa pagare il “conto” con irritazione, sarcasmo o silenzi?
Dopo una decisione, ci sentiamo entrambi rispettati e rappresentati? Oppure uno si sente scavalcato, costretto o sotto esame?
Se vi va, potete rispondere separatamente e poi confrontare le risposte: spesso non è la scelta in sé a creare attrito, ma la sensazione (o la paura) di non contare allo stesso modo.

Se volete farvi accompagnare in un percorso di coppia, contattateci!

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A volte capita: qualcuno fa (o dice) qualcosa che ci sembra inaccettabile… e noi ci accendiamo come un fiammifero. 🔥Prim...
23/03/2026

A volte capita: qualcuno fa (o dice) qualcosa che ci sembra inaccettabile… e noi ci accendiamo come un fiammifero. 🔥
Prima di archiviarlo come “persona impossibile”, può valere la pena di farsi una domanda scomoda (ma utile): e se mi desse fastidio perché lui/lei si prende una libertà che io non mi concedo?
In psicologia esistono varie cornici che descrivono un meccanismo simile:
Psicodinamica / psicoanalisi: quando un desiderio, un impulso o una parte di noi è “vietata” (anche solo interiormente), può succedere che la vediamo fuori e la combattiamo fuori. È vicino a concetti come proiezione, formazione reattiva e, ombra (Jung) o invidia (Klein).
Psicologia sociale: a volte non è la libertà in sé a dar fastidio, ma il confronto implicito: l’altro diventa uno specchio che ci mette davanti a una frase non detta come: “Se lui può, allora forse io mi sto trattenendo” oppure “Se lei fa così, io sembro quello che non ha osato”. In laboratorio si osserva anche una cosa molto umana: chi fa la scelta più coraggiosa o più etica può essere svalutato proprio da chi, in quel momento, non l’ha fatta.
Questa lettura funziona spesso, ma non sempre. Se un comportamento è percepito come inaccettabile perché invade confini, ferisce, manipola, è abusante o crea pericolo, non stiamo parlando di invidia della libertà, ma anche di protezione di sé e di limiti sani.

Ti proponiamo un microesercizio (senza menate 😄). La prossima volta che ti sale l’irritazione, prova a chiederti:

Che libertà mi sto negando io? Dire di no, rallentare, espormi, chiedere, riposare, cambiare idea o che altro?
C’è anche un tema di confini reali? Mi sta facendo danno o mi sta solo facendo specchio?
Di che cosa avrei bisogno, adesso, per sentirmi più libero/a senza attaccare?
Questo piccolo esercizio non serve per giustificare l’altro, ma per capire meglio te stesso o te stessa. E scegliere una risposta più adulta della semplice esplosione d’ira.
Se poi vuoi essere accompagnato da un professionista in un cammino per rinforzare la tua capacità di decidere ed agire in libertà, contattaci!

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Questo mese la newsletter parla di maschere psicologiche.Lo facciamo affrontando l’argomento da diversi punti di vista, ...
20/03/2026

Questo mese la newsletter parla di maschere psicologiche.

Lo facciamo affrontando l’argomento da diversi punti di vista, tutti legati da un filo rosso che si può riassumere con una frase semplice: le maschere psicologiche non sono sempre negative.

Ecco i temi che trovi trattati nella newsletter:

Le maschere negli affari
Le maschere nella pubblicità
Le maschere nei social network
Le maschere alla guida
Le maschere in cerca di partner
Le maschere nell’Analisi Transazionale
Le maschere nell’Analisi Bioenergetica
Le maschere secondo la Psicomotricità
Le maschere psicologiche: un approfondimento
Infine, i consigli di ascolto, di lettura e di visione.

Per leggere le newsletter e per iscriverti: https://www.studioilloto.it/newsletter

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Uno, nessuno e centomila (1926) è stato definito da Pirandello come il suo "romanzo testamentario", rappresentando l'ult...
16/03/2026

Uno, nessuno e centomila (1926) è stato definito da Pirandello come il suo "romanzo testamentario", rappresentando l'ultima opera narrativa dell'autore. Attraverso la vicenda di Vitangelo Moscarda, che realizza la propria estraneità rispetto a sé stesso e riconosce come la sua identità sia plasmata dalle percezioni altrui e dalle circostanze, Pirandello offre una delle analisi più incisive sull'assurdità della condizione umana nel mondo contemporaneo ed espone la sua filosofia.

Il romanzo affronta in modo approfondito il tema della frammentazione dell'identità, presentando l'io come un'entità fluida e non statica. L'individuo è descritto non come una realtà coerente e unitaria ("uno"), ma piuttosto come una molteplicità di percezioni esterne ("centomila"), e, nel tentativo di sottrarsi alle maschere imposte dalla società, arriva a perdere ogni definizione stabile di sé, approdando a una crisi esistenziale.

Ci sono tre aspetti psicologici principali:

Crisi dell'identità. L’opera mette in luce la disgregazione della personalità nell’epoca moderna, che non si presenta più come unità indissolubile, richiamando le teorie di Freud e Nietzsche sulla dissoluzione dell’io.
Relativismo. Viene evidenziata l’assenza di una realtà oggettiva o di una verità assoluta; la realtà risulta essere relativa e mutevole in base all’osservatore.
Follia e alienazione. La presa di coscienza del protagonista circa l’impossibilità di definirsi conduce verso uno stato di follia, interpretato come unico strumento per sottrarsi ai vincoli delle convenzioni sociali.
Il significato psicologico dell’opera risiede nella tensione tra la dinamicità della vita e la staticità delle forme identitarie imposte, ponendo in evidenza come la ricerca di un Io autentico porti inevitabilmente alla constatazione che tale identità, in senso statico, non esiste.

Lo hai letto? Che cosa ne pensi? Che momento stai vivendo? Senti di indossare maschere? Sei alla ricerca del tuo io più autentico?



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A  volte aspettiamo di essere pronti per cambiare.Tipo:“Quando mi sentirò più sicuro, parlerò.”“Quando sarò più calmo, r...
13/03/2026

A volte aspettiamo di essere pronti per cambiare.

Tipo:

“Quando mi sentirò più sicuro, parlerò.”
“Quando sarò più calmo, reagirò meglio.”
“Quando la mia sincerità sarà maggiore, smetterò di raccontare balle.”
Peccato che spesso funzioni al contrario. 😅

La personalità non è un interruttore ON/OFF, ma è più simile a un sentiero nel bosco: ogni volta che passi di lì, lo conosci meglio e diventa più facile da percorrere.

In questo senso,

se scegli (e ripeti) un’azione gentile, stai allenando un “te” più gentile
se scegli (e ripeti) un’azione rispettosa, stai costruendo un modo più rispettoso di stare in relazione
se scegli (e ripeti) un’azione offensiva, stai rinforzando una natura conflittuale e odiosa.
Un singolo gesto non ti definisce. Ma la direzione che prendi più volte… quella sì, ti plasma!

Per questo motivo aspettare di cambiare prima di agire è spesso una trappola elegante: ti chiede di essere già la persona che vuoi diventare… prima di iniziare a diventarlo.

Il punto non è “fare finta” o indossare una maschera. È fare il primo passo praticabile.

Un micropasso, oggi, può essere:

una frase detta con meno veleno del solito
un “mi dispiace” senza arringa difensiva
un confine messo con calma
un gesto di cura che non ti costa l’anima
un minuto di pausa prima di rispondere
Non serve aspettare il cambiamento. È il comportamento ripetuto che apre la porta al cambiamento.

Qual è un micropasso che potresti fare oggi nella direzione che vuoi? 🙂

Se vuoi che un professionista ti accompagni nel tuo cambiamento, contattaci!



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  mostra una famiglia oppressa da aspettative e traumi non risolti. Il suo percorso di vita la porta a passare dalla ric...
09/03/2026

mostra una famiglia oppressa da aspettative e traumi non risolti. Il suo percorso di vita la porta a passare dalla ricerca della perfezione all'accettazione dell'autenticità e della vulnerabilità.

Abuela Alma, per paura di perdere tutto, impone regole rigide e trasforma la magia in una prigione emotiva.
Mirabel, senza talento magico, rompe il ciclo della perfezione e aiuta la famiglia a riconoscere le proprie ferite.
I doni sono difese dalle pressioni familiari: Luisa si sente obbligata a essere sempre forte, Isabela vive il peso della perfezione, Bruno rappresenta il dolore isolato.
La rottura della Casita simboleggia il necessario crollo del sistema rigido; la famiglia si ricostruisce solo attraverso ascolto ed empatia, evolvendo verso relazioni sane basate sull'amore.

Encanto celebra il valore dell’imperfezione (kintsugi) e la necessità di accettare il proprio sé autentico.

Se ti senti soffocato dalle aspettative rigide degli altri o da quelle che ti imponi, questa pellicola leggera e a tratti divertente può offrirti spunti di riflessione senza risultare pesante, aiutandoti a lasciar andare la ricerca della perfezione.

Nel caso tu creda di non potercela fare da solo, puoi rivolgerti ai nostri professionisti per avere supporto.


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La parola italiana educare deriva dal verbo latino ēducāre, che a sua volta è composto da:ē (variante di ex): fuori, dad...
06/03/2026

La parola italiana educare deriva dal verbo latino ēducāre, che a sua volta è composto da:

ē (variante di ex): fuori, da
ducāre: condurre, guidare (da dux, ducis, cioè conduttore, guida)
Quindi il significato etimologico è condurre fuori, estrarre, nel senso di tirar fuori, sviluppare le capacità innate di una persona.

Questa etimologia è collegata anche al concetto filosofico platonico dell'educazione come maieutica (dalla parola greca per "ostetricia"): l'insegnante non inserisce conoscenza nell'alunno, ma la tira fuori, come un’ostetrica tira fuori il bambino.

Per i genitori è un compito difficile: bisogna costantemente bilanciarsi tra l’insegnamento e l’educazione. L’insegnamento fornisce nozioni e modelli di comportamento socialmente accettabili, mentre l’educazione favorisce lo sviluppo delle qualità proprie del bimbo.

Tu hai sentito da parte dei tuoi genitori un’attenzione per lo sviluppo delle tue qualità? O erano maggiori il condizionamento, la forzatura e l’oppressione?

Se è il caso di rivedere il tuo percorso di crescita, in modo da sviluppare le tue qualità e prendere il tuo posto nella società, contattaci.

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Indirizzo

Via Del Lavoro, 33
Cassano Magnago
21012

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Sabato 08:00 - 12:00

Telefono

+393407099445

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