13/02/2026
Argo ha la congiuntivite, niente nido.
È stata una giornata lunga. Sono stanca.
Abbiamo giocato agli indiani, costruito una tenda con sedie e coperte, abbiamo fatto le acrobazie e le capriole, letto libri, ballato, fatto il cavallo, cantato "Whisky il ragnetto" e tutto il resto del repertorio.
E tutto ancora da capo, a rotazione continua. Non un minuto di sonno fino a 10 minuti fa.
Mi sono divertita, sono stata felice, ma anche triste e mi sono arrabbiata, sentita frustrata e in alcuni momenti inadeguata e poi in colpa. Ho perso il conto del numero di volte che ho sentito la parola "mamma".
Ho pianto.
Perché lo racconto? Perché la genitorialità non è poetica tutti i giorni e non di certo instagrammabile.
A volte è sfinimento, nervi scoperti, è amore che non basta a reggere la fatica.
E in quei momenti viene fuori tutto:
come sono stata amata, come avrei voluto -talvolta- esserlo stata. Come vorrei poter fare meglio e come invece riesco a farlo.
E oggi mi sono ricordata perché ho pensato al progetto TRA.
Per non fare finta, per essere genitori autentici.
Per capire da dove arriviamo, cosa portiamo con noi e cosa lasciamo.
Per non restare soli quando siamo al limite.
Per stare dentro la relazione senza scappare, senza indurirsi, ma con la propria verità, con quel che c'è.
Ecco, oggi è stato un giorno vero, con tutte le ambivalenze che la genitorialità regala.
E va bene così.