29/10/2021
“Senza nulla a pretendere” è la nuova personale di Antonello Bonanno Conti, artista siciliano nato a Capizzi sui monti Nebrodi, nella provincia di Messina. Una mostra fatta di materia, di colore, di gocce trasparenti capaci di coagulare la luce, di corpi dall’asciutta compostezza classica, uomini e donne protesi nella loro quasi totale nudità verso l’osservatore, di muscoli e fierezza nella forma plastica di un cavallo che prende forma da una miriade di frammenti metallici. Bonanno Conti, artista poliedrico che ha ragionato sull’architettura, quindi sullo spazio, per dare poi sfogo alla sua parte più impulsiva, quasi gestuale, tra pittura multimaterica, scultura intesa come volume, libera progettualità nel design.
La mostra è un tripudio di arte, si avverte la volontà di trasformare e rendere l’esperienza del reale in qualcosa di diverso, assolutamente non fotografico ma evocato, di costruire fisicamente le opere eccedendo la riproduzione del vero, esasperando il ricordo, forzando il tratto perché il risultato sia un mondo che ha radice nel vissuto ma fiorisca in un linguaggio volutamente caricato, teatrale, capace di portare significati così nuovi e intuitivi che lo stesso artista non cerca di padroneggiare completamente ma in continuazione li ricrea.
Antonello Bonanno Conti dice di avere disegnato tantissimo per appropriarsi della vita pulsante, delle anatomie, dei gesti e nelle sue opere se ne assapora la sicurezza. Cosa altro ci attrae in quest’arte così sgargiante, irruente e al contempo profondamente malinconica? Bonanno Conti è un osservatore avido delle tecniche, delle maniere, delle intuizioni di molta arte contemporanea; ne ha assorbito la pratica artigianale, la leggerezza dello spray, la ritmicità dei moduli, il sincretismo dei materiali, il disinteresse verso il realismo e l’impressione alla ricerca di un segno capace di sollecitare strati più profondi della psiche. La sua arte passa attraverso gli occhi per collegarsi ad una organizzazione visiva della memoria, un incasellamento delle esperienze che lasciano vivide solo alcune parti, determinanti per costruire il mondo dei ricordi.
L’Artista ha una notevole capacità di organizzare lo spazio, che viene usato non come finestra o rappresentazione ma diventa contenitore di corpi o di gesti significanti: le mani oranti che si aprono a corona nel Capezzale non hanno bisogno di persone complete perché è l’azione ad essere protagonista. La tensione drammatica di Non andare è data dal contrapporsi di colori candidi e turchini, di forme angolose del distacco e morbide, avvolgenti, del trattenere: espande semplicemente il nucleo fatto di mani che cingono e di volti sfiorati, tra desiderio e realismo della scomparsa. Venere sul giornale ha la dolcezza e il calore della carne seppure in un corpo affilato e smagrito, la voluttà di un bacino fecondo, la pudicizia di una bellezza che si nega ma contemporaneamente sa offrirsi, in contrasto con le figure esangui, contraffatte, sociali e imborghesite. Anche in Ecco e Non morire la presenza è assoluta: il mostrarsi a chiamata, senza veli, senza dialogo, quasi un’imposizione che trascina a noi con violenza questa femminilità di esili membra; oppure il centauro protettivo e affranto, incapace di ridare all’altro il soffio vitale, nonostante la propria forza. Scintille e Annunciazione con angelo rosso ripetono lo schema di una presenza, il gruppo che è ritmo di teste, battito di corpi: non diventa branco ma comunità: sarà l’ordine geometrico, la stabilità della costruzione visiva, in ogni caso l’osservatore non è respinto ma attratto e rassicurato.
Antonello Bonanno Conti abbina con assoluta libertà una pittura bella e solenne a tessiture di opuscoli pubblicitari, di ritagli di giornale, a bottoni e perline, rendendo ogni cosa, pennellata o oggetto, un grumo prezioso di luce. Ha la capacità di appropriarsi del colore attraverso la materia, di rendere la forma usando qualsiasi oggetto che nelle sue mani diventa come creta, semplice realtà grezza con cui costruire. Non racconta, evoca e presenta: la sua arte ha la forza classica dell’uomo come misura del mondo, della società come somma di uomini sempre più indistinti. Non vi è rancore nelle sue opere, figure e colori sono funzionali alla presenza: se il soggetto è l’individuo ne possiamo cogliere i tratti di dolcezza, di malinconia, di generosità, il segno del dolore, la necessità della vita. Se il soggetto è la molteplicità ci evidenzia quanto possano essere stretti i limiti ma necessario l’insieme del gruppo. E’ un’arte magica, di quella magia bianca che porta l’individuo ad armonizzarsi con il cosmo, che non padroneggia né sottomette ma cerca di entrare in empatia con lo scorrere misterioso dell’universo, da cui l’artista sembra sentirsi irresistibilmente attratto.
Con la personale di Antonello Bonanno Conti si apre a Messina un nuovo punto di arte: la Galleria Spazioquattro, fondata da Massimo Di Prima, Antonio Giocondo, Valentina Giocondo e Rocco Luvarà. La sua prima mostra è sicuramente ragguardevole.
Massimiliano Reggiani
con la collaborazione di Monica Cerrito
“Senza nulla a pretendere” di Antonello Bonanno Conti
Galleria SPAZIOQUATTRO Incontri d’Arte
Messina, Via Ghibellina 120
dal 23 ottobre al 5 novembre 2021
dal lunedì al sabato dalle 16,30 alle 20,00
domenica dalle 10,30 alle 12,30