Dott Antonio Coppola

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A Roma, in occasione di AGORÀ PENITENZIARIA 2026 – XXVI Convegno Nazionale SIMSPe, ho avuto l’opportunità di intervenire...
22/04/2026

A Roma, in occasione di AGORÀ PENITENZIARIA 2026 – XXVI Convegno Nazionale SIMSPe, ho avuto l’opportunità di intervenire su un tema che ritengo sempre più strategico per il futuro della sanità: la diagnostica per immagini e lo screening in telemedicina.

Nel contesto penitenziario, la sfida non è solo clinica, ma anche organizzativa ed etica: garantire equità di accesso alle cure, continuità assistenziale e tempestività diagnostica a una popolazione fragile e spesso difficile da raggiungere.

In questo scenario, la telemedicina rappresenta una leva concreta di innovazione. Non è solo tecnologia, ma un modello organizzativo che consente di portare le competenze dove servono, superando barriere fisiche e logistiche. Come definito anche a livello nazionale, la telemedicina è oggi una modalità strutturata di erogazione dei servizi sanitari, capace di migliorare accesso, appropriatezza e continuità delle cure .

Durante il mio intervento ho presentato il modello Salerno, basato su una rete sociosanitaria digitale integrata che mette in connessione territorio, strutture e professionisti:

🔹 diagnostica per immagini a distanza (teleradiologia)
🔹 programmi di screening territoriale (come retinografia e prevenzione)
🔹 integrazione tra Ambulatori Virtuali di Comunità, Botteghe della Comunità e strutture sanitarie
🔹 utilizzo di piattaforme interoperabili e modelli organizzativi coerenti con le linee guida nazionali

Un modello già applicato su più ambiti clinici, che dimostra come sia possibile anticipare la diagnosi, ridurre gli spostamenti inutili e migliorare la presa in carico dei pazienti, anche nei contesti più complessi.

Portare questo approccio nel sistema penitenziario significa non solo innovare, ma contribuire concretamente a una sanità più equa, inclusiva e sostenibile.

La direzione è chiara: costruire reti, non silos. Integrare competenze, non duplicarle. Mettere il paziente al centro, ovunque si trovi.

Oggi è stata un’altra bella giornata dedicata alla formazione.Sono intervenuto al corso sulla presa in carico riabilitat...
18/04/2026

Oggi è stata un’altra bella giornata dedicata alla formazione.

Sono intervenuto al corso sulla presa in carico riabilitativa del paziente con disfunzione del pavimento pelvico, un ambito che richiede un approccio multidisciplinare e integrato. 

La formazione rappresenta oggi uno strumento fondamentale non solo per aggiornare le competenze cliniche, ma anche per diffondere e consolidare nuovi modelli organizzativi e assistenziali.

In questo senso, ho evidenziato il valore della telemedicina e dell’intelligenza artificiale, ma soprattutto l’importanza di far conoscere modelli innovativi come gli Ambulatori Virtuali di Comunità (AVC): strumenti concreti per avvicinare i servizi ai pazienti, migliorare la continuità assistenziale e favorire il lavoro multidisciplinare, elementi centrali anche nei percorsi riabilitativi complessi.

Un ringraziamento agli organizzatori:
Dott.ssa Monica Gambacorta, Responsabile Scientifico;
Dott. Arturo D’Antonio, Responsabile Organizzazione;
Sig.ra Rosa Zito, Segreteria Organizzativa.

La formazione resta il vero motore del cambiamento e dell’innovazione in sanità.

18/04/2026

Un nuovo farmaco per smettere di fumare... Citisina

Si è svolto a Salerno un importante momento di formazione dedicato ai Medici di Medicina Generale al quale ho portato un...
17/04/2026

Si è svolto a Salerno un importante momento di formazione dedicato ai Medici di Medicina Generale al quale ho portato un mio contributo sul tema “Telemedicina e Intelligenza Artificiale nella presa in carico riabilitativa”.
In questo contesto ho presentato la rete sociosanitaria digitale della UOC Governance dei Processi di Telemedicina e IA dell’ASL Salerno, sottolineando il ruolo strategico nella teleriabilitazione.

La telemedicina consente infatti continuità assistenziale e presa in carico multidisciplinare, attraverso strumenti come televisita, teleconsulto e telemonitoraggio

Sono già attivi protocolli concreti, tra cui il protocollo di tele-riabilitazione oncologica, che permette follow-up e gestione dei piani terapeutici a distanza, garantendo percorsi personalizzati.

Un ruolo centrale è svolto dagli Ambulatori Virtuali di Comunità (AVC), che facilitano l’accesso ai servizi, riducono il digital divide e collegano cittadini, professionisti e territorio.
La sfida oggi è integrare sempre più questi strumenti nella pratica clinica quotidiana, rafforzando la collaborazione con i MMG per una presa in carico realmente centrata sul paziente.

Ho avuto il piacere di partecipare come relatore al convegno “Telemedicina – Dalle onde radio al WI-FI. Connessi per cur...
16/04/2026

Ho avuto il piacere di partecipare come relatore al convegno “Telemedicina – Dalle onde radio al WI-FI. Connessi per curare”, tenutosi a Maiori, nella splendida cornice della Costiera Amalfitana.

Nel mio intervento ho ripercorso l’evoluzione della telemedicina: dalle prime forme di comunicazione sanitaria a distanza fino ai modelli più avanzati di sanità digitale, soffermandomi sul percorso intrapreso dall’ASL Salerno per la costruzione di una vera rete sociosanitaria digitale integrata.

Un sistema che mette al centro il cittadino, rafforza la prossimità delle cure e valorizza strumenti come telemonitoraggio, televisita e teleassistenza, in linea con le indicazioni nazionali e le esigenze dei territori.

La sfida oggi non è più solo tecnologica, ma organizzativa e culturale: costruire un ecosistema capace di connettere professionisti, strutture e comunità, rendendo la sanità più accessibile, efficiente e sostenibile.

Un grazie agli organizzatori e a tutti i relatori per il confronto di alto livello su un tema strategico per il futuro del nostro Servizio Sanitario.

Un passo concreto verso una sanità sempre più vicina ai cittadini.Con la consegna del primo motorhome odontoiatrico mobi...
13/04/2026

Un passo concreto verso una sanità sempre più vicina ai cittadini.

Con la consegna del primo motorhome odontoiatrico mobile dell’ASL Salerno, nell’ambito del PNES, si rafforza l’impegno nel garantire accesso alle cure anche alle fasce più fragili e nei territori più difficili da raggiungere.

Un progetto innovativo, che unisce equità, prossimità e organizzazione, e che avremo il compito di coordinare con responsabilità e visione, in sinergia con tutte le professionalità coinvolte.

Continuiamo a lavorare per ridurre le disuguaglianze e costruire una rete di servizi sempre più inclusiva.

11/04/2026

Cosa fa bene al nostro cuore...il vino 😊

04/04/2026

Beviamo acqua a sufficienza?

Il dono digitale: nuovo paradigma per il volontariato 3.0 Negli ultimi anni ho avuto modo di osservare da vicino come il...
03/04/2026

Il dono digitale: nuovo paradigma per il volontariato 3.0

Negli ultimi anni ho avuto modo di osservare da vicino come il concetto di volontariato stia evolvendo insieme alle tecnologie digitali.

Accanto alle forme tradizionali, sta emergendo con sempre maggiore forza quello che definisco “dono digitale”: una nuova modalità di partecipazione che permette di contribuire al bene comune superando limiti geografici e temporali.

Non si tratta di sostituire il volontariato in presenza, ma di integrarlo e rafforzarlo. Oggi possiamo offrire supporto a distanza a persone fragili, partecipare a percorsi educativi online, contribuire a progetti collettivi e promuovere cultura e prevenzione attraverso le reti digitali.

Nel contesto sociosanitario, questo assume un valore ancora più concreto. Il televolontariato può affiancare i servizi di telemedicina, migliorare l’accessibilità e contribuire alla continuità assistenziale. È un pezzo di quel cambiamento che ci sta portando verso una sanità sempre più territoriale, inclusiva e centrata sulla persona.

Ma il vero valore del dono digitale non è tecnologico: è culturale.
Ridefinisce il concetto di comunità, rendendola più aperta, interconnessa e accessibile. Riduce le distanze, non solo fisiche ma anche sociali.

In questo scenario, credo sia fondamentale il ruolo dei facilitatori digitali di comunità. Sono figure chiave per accompagnare le persone nell’uso consapevole delle tecnologie, soprattutto nei contesti più fragili, dove il rischio è che l’innovazione amplifichi le disuguaglianze invece di ridurle.

Se vogliamo che questo modello cresca davvero, dobbiamo investire in formazione, infrastrutture e modelli organizzativi inclusivi. E dobbiamo riconoscere il valore del volontariato digitale anche nelle politiche pubbliche.

Il futuro del volontariato sarà sempre più ibrido: fisico e digitale insieme.
E il dono continuerà ad essere il cuore di tutto, anche quando cambia forma.

Oggi, nella Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, non posso fare a meno di fermarmi a riflettere su quan...
02/04/2026

Oggi, nella Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, non posso fare a meno di fermarmi a riflettere su quanto questa realtà sia parte della mia vita, nel modo più profondo e autentico.

Mio nipote Ascanio è una persona speciale. Non uso questa parola per retorica, ma perché ogni giorno mi insegna qualcosa: sulla pazienza, sull’amore vero, su uno sguardo diverso sul mondo. Ascanio è un tesoro nella mia vita, una presenza che arricchisce, che emoziona, che fa crescere.

L’autismo non è un limite da definire, ma un universo da comprendere. E il nostro compito, come società, è quello di costruire ponti, abbattere barriere, creare inclusione reale, fatta di rispetto, ascolto e opportunità.

Oggi il mio pensiero è per tutte le famiglie, per chi vive questa esperienza ogni giorno con forza e dedizione. Non siete soli.

E grazie ad Ascanio, che ogni giorno mi ricorda cosa conta davvero.

28/03/2026

Alimentazione e sonno... 😊

Educare al futuro, oggi, significa andare oltre la tecnologia.La vera sfida, infatti, non è rendere il mondo più digital...
21/03/2026

Educare al futuro, oggi, significa andare oltre la tecnologia.
La vera sfida, infatti, non è rendere il mondo più digitale, ma più umano attraverso il digitale.

Viviamo in un’epoca in cui l’innovazione viene spesso identificata con intelligenza artificiale, digitalizzazione e nuovi strumenti. Ma l’innovazione più profonda riguarda le persone, non le tecnologie.

Nel mio lavoro vedo ogni giorno quanto sia limitante pensare che il futuro appartenga solo a chi padroneggia strumenti avanzati. Le competenze davvero decisive sono altre: comprendere gli altri, collaborare, adattarsi, affrontare la complessità. Empatia, ascolto, pensiero critico e responsabilità sociale sono le vere infrastrutture del futuro.

In sanità questo è ancora più evidente. La tecnologia può migliorare l’efficienza, supportare diagnosi e connettere servizi, ma non può sostituire la relazione. Non può costruire fiducia. Non può prendersi cura.

Per questo credo che educare al futuro significhi integrare competenze tecniche e competenze sociali, evitando che l’innovazione crei nuove disuguaglianze.

Il divario che dobbiamo affrontare non è solo digitale, ma sociale. Non riguarda soltanto l’accesso agli strumenti, ma la capacità di usarli in modo consapevole. Senza questa consapevolezza, il rischio è l’esclusione: dai servizi, ma anche dalla partecipazione alla vita collettiva.

Lo vediamo chiaramente in sanità, dove sempre più servizi passano attraverso piattaforme digitali e strumenti di telemedicina. Senza accompagnamento, l’innovazione può diventare una nuova fragilità.

È qui che la comunità diventa centrale. L’educazione non può restare confinata nelle istituzioni, ma deve diventare un processo diffuso nei territori. Esperienze come gli Ambulatori Virtuali di Comunità e le Case di Telemedicina dimostrano che è possibile unire assistenza e formazione, aiutando le persone a orientarsi nel digitale e a diventare più autonome.

In questo scenario, vedo sempre più importante il ruolo del facilitatore digitale di comunità: non un semplice supporto tecnico, ma un ponte tra tecnologia e cittadini, capace di accompagnare le persone nel cambiamento e ridurre le disuguaglianze.

Il futuro non accade per caso. Si costruisce.

Investire nella tecnologia è necessario, ma non basta. Dobbiamo investire nelle persone, nelle relazioni, nelle comunità. Educare al futuro significa questo: rendere l’innovazione accessibile, inclusiva e realmente sostenibile.

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