22/04/2026
A Roma, in occasione di AGORÀ PENITENZIARIA 2026 – XXVI Convegno Nazionale SIMSPe, ho avuto l’opportunità di intervenire su un tema che ritengo sempre più strategico per il futuro della sanità: la diagnostica per immagini e lo screening in telemedicina.
Nel contesto penitenziario, la sfida non è solo clinica, ma anche organizzativa ed etica: garantire equità di accesso alle cure, continuità assistenziale e tempestività diagnostica a una popolazione fragile e spesso difficile da raggiungere.
In questo scenario, la telemedicina rappresenta una leva concreta di innovazione. Non è solo tecnologia, ma un modello organizzativo che consente di portare le competenze dove servono, superando barriere fisiche e logistiche. Come definito anche a livello nazionale, la telemedicina è oggi una modalità strutturata di erogazione dei servizi sanitari, capace di migliorare accesso, appropriatezza e continuità delle cure .
Durante il mio intervento ho presentato il modello Salerno, basato su una rete sociosanitaria digitale integrata che mette in connessione territorio, strutture e professionisti:
🔹 diagnostica per immagini a distanza (teleradiologia)
🔹 programmi di screening territoriale (come retinografia e prevenzione)
🔹 integrazione tra Ambulatori Virtuali di Comunità, Botteghe della Comunità e strutture sanitarie
🔹 utilizzo di piattaforme interoperabili e modelli organizzativi coerenti con le linee guida nazionali
Un modello già applicato su più ambiti clinici, che dimostra come sia possibile anticipare la diagnosi, ridurre gli spostamenti inutili e migliorare la presa in carico dei pazienti, anche nei contesti più complessi.
Portare questo approccio nel sistema penitenziario significa non solo innovare, ma contribuire concretamente a una sanità più equa, inclusiva e sostenibile.
La direzione è chiara: costruire reti, non silos. Integrare competenze, non duplicarle. Mettere il paziente al centro, ovunque si trovi.