16/04/2026
Un’esistenza che si gioca solo su ciò che è misurabile e misurato, che vive di riflesso più che di riflessione, che ambisce a piacere più che a realizzarsi, è inconsistente.
Bramare e patire, ardere di desiderio profondo e angosciarsi nella freddezza della superficie, sentire una chiamata al cambiamento e contorcersi nell’essere ancora fuori posto. Un salire e scendere tra note gravi e acute. Una sete di infinito e uno sguardo irriverente verso il futuro. È lì che iniziamo a respirare, a prendere consistenza.
Perché se fin da piccoli abbiamo imparato a camminare, a capire come tenere ben saldi i piedi per terra, è da giovani, mentre ci apriamo all’adultità, che impariamo ad alzare lo sguardo oltre, ad ambire al volo.
Senza quella sete di desiderio e di bellezza, l’esistenza si svuota. Senza un tra-guardare, non ci sentiamo mai completi.
Se il talento è il punto di partenza e la conoscenza il mezzo attraverso cui può diventare materia viva, tangibile, persino misurabile, la vera differenza la fa la nostra capacità di ascoltare e ascoltarci, di tenere e resistere, di non mollare e insistere. In una parola: il carattere.
In tutto questo, gli adulti sono specchio e anima di quel divenire.
È dal nostro pensare e dal nostro agire, dal nostro essere esempio e presenza, che il cambiamento prende forma. I giovani sembrano dirci, guardandoci (e talvolta provocandoci): fammi vedere. Rendilo vero.
Grazie a Parma. Ai tanti giovani e genitori presenti. Qui, tra i salesiani, queste parole trovano coraggio e consistenza. Ancora oggi quello di Giovanni Bosco è un messaggio potente e sconvolgente: giocare per apprendere, l’autorevolezza al fianco e non davanti, il venirti incontro e non l’aspettarti. Ha saputo fare cose enormi e concrete (9.000 opere in 134 paesi con 14.114 salesiani impegnati), talvolta incomprese e stigmatizzate, perché non misurava i suoi passi dalle impronte dei suoi piedi, ma lasciava i suoi segni nell’ampiezza del suo sguardo. C’è sete di infinito in un modo ferito e fragile. Forza! 💚