Ilaria Grandi specialista in medicina naturale integrata

Ilaria Grandi specialista in medicina naturale integrata Riprogrammazione metabolica ed emotiva, metabolomica, nutrigenetica, immunonutrizione, fitoterapia rigenerativa, somatica emotiva.

🧂 Il sale non è il problemaIn studio vedo spesso una cosa interessante. Molte persone temono il sale, lo riducono al min...
25/04/2026

🧂 Il sale non è il problema

In studio vedo spesso una cosa interessante. Molte persone temono il sale, lo riducono al minimo…
Poi dal test epigenetico emerge il contrario:
carenza di sodio.

E questo cambia completamente prospettiva. Il problema non è il sale.
È il sale sbagliato o gli squilibri nel sistema.

Il sale da tavola industriale è quasi solo cloruro di sodio.
Raffinato, impoverito, isolato.

Un sale di qualità — marino integrale o di miniera — contiene invece anche altri minerali: magnesio, potassio, calcio. Non fanno miracoli, ma rendono il sale più compatibile con la fisiologia.

Quando il sodio è troppo basso o mal bilanciato:
• ti senti scarica, senza energia
• puoi avere cali di pressione o giramenti
• aumenta la stanchezza muscolare
• il sistema nervoso lavora peggio
• il corpo trattiene liquidi in modo paradossale.

Sì, perché la ritenzione non è sempre “troppo sale”.
Spesso è un equilibrio alterato tra sodio, potassio e ormoni.

Il sodio serve.
È fondamentale per:
– conduzione nervosa
– contrazione muscolare
– equilibrio dei liquidi
– produzione di energia cellulare.

Se mangi pulito, bevi, ti muovi, sudi…
un pizzico di sale di qualità diventa funzionale.

ispirazione: colazione in giardino con pane di segale, b***o senza lattosio e sale. 🧈

21/04/2026
🥗 Nel barattolino di oggi c’è molto più di un pranzoDentro non c’è “un’insalatina”.C’è un pasto pensato.Peperone rosso, ...
20/04/2026

🥗 Nel barattolino di oggi c’è molto più di un pranzo

Dentro non c’è “un’insalatina”.
C’è un pasto pensato.

Peperone rosso, cavolo cappuccio viola, mela, cetriolo, semi di girasole, caprino, ceci e fagioli.

Colori diversi → micronutrienti diversi
Fibre → microbiota nutrito
Proteine → glicemia più stabile
Grassi buoni → sazietà vera

E soprattutto: equilibrio.

Non è solo mangiare sano.
È evitare quel classico effetto che conosciamo tutte:

mangi → ti viene sonno
passa un’ora → hai di nuovo fame
testa annebbiata → voglia di zuccheri

Con un pasto così succede l’opposto.

Energia stabile.
Pancia leggera.
Testa lucida.

Non è questione di dieta.
È capire cosa il tuo corpo fa dopo che mangi.

E iniziare a scegliere di conseguenza. 🌿

🌿 Sto preparando qualcosa di grande (e questo è l’ultimo tratto prima)Ci sono momenti in cui capisci che non puoi più fa...
13/04/2026

🌿 Sto preparando qualcosa di grande (e questo è l’ultimo tratto prima)

Ci sono momenti in cui capisci che non puoi più fare le cose “come prima”.
Non perché non funzionino.
Ma perché sei cambiata tu.

Negli ultimi mesi è successo esattamente questo.
Ho studiato, osservato, tolto, aggiunto, riorganizzato.
E da tutto questo sta prendendo forma un progetto molto più grande.

Non lo racconto ancora.
Ma è una naturale evoluzione di tutto quello che sto facendo.

E per costruirlo bene ho bisogno di una cosa precisa:
spazio.

Per questo da metà maggio mi fermo per un po’ con le sessioni in studio.

E questo rende le prossime settimane… particolari.

Non sono settimane “normali”.
Sono l’ultimo tratto prima di uno stop.

Se ci stai pensando da tempo, lo sai.
Se il tuo corpo ti sta mandando segnali — sonno, stanchezza, intestino, peso, nervosismo — lo senti.

Il punto è sempre lo stesso:
aspetti ancora o ci lavori adesso?

In studio non si viene per “provare qualcosa”.
Si viene per capire cosa sta succedendo davvero e rimettere ordine.

👉 Ultimi spazi disponibili fino ai primi 10 giorni di maggio

Poi mi fermo.

Se senti che è il momento, scrivimi per un appuntamento presso lo Studio Medico Castiglioncello . ✨

LA DOSE ...Non appena cresce il disagio, torna il bisogno di una dose: chiamare l'amico, uscire, la ragazza, cibo, tener...
10/04/2026

LA DOSE ...

Non appena cresce il disagio, torna il bisogno di una dose: chiamare l'amico, uscire, la ragazza, cibo, tenersi occupati, andare a correre, bere, fumare, ecc.
Non si cerca di star bene, ma si cerca di non star male.
Non si tratta necessariamente di evitare certe esperienze, ma di scoprire il grosso fraintendimento alla base. Nella soddisfazione momentanea, il livello del disagio diminuisce, anche se per brevi momenti.

Confondere, quindi, l'essere felici e lo star bene, con il non essere infelici e il non star male, è un primo elemento di fraintendimento comune. Facilmente diciamo di star bene con qualcuno, quando invece grazie a quel qualcuno non stiamo male, perché abbiamo una distrazione dal disagio esistenziale che ci accompagna tutta la vita. Ci si abitua a certe emozioni, e l'altra persona o situazione diventano il pretesto per continuare a sentirle, evitandone altre più spaventose. Nella solitudine, nell'assenza di direzioni, anziché vivere quella verità, cerchiamo nuovamente di innamorarci di qualcuno, o di fantasticare su qualche futuro. Insomma, vogliamo la nostra dose.

Preferiamo una falsa felicità piuttosto che una vera, solo per evitare di non attraversare la grotta ed uscire dall'altra parte. Conosciamo persone e situazioni apparentemente nuove, ma mai dopo aver superato la grotta, bensì sempre allo stesso punto. Infatti, pur cambiando corpi e scenografie, le emozioni, le colpe, le pretese, sono sempre le stesse.
Provare a rimanere senza soluzioni, senza correre verso la propria dose personale è l'azione più coraggiosa che si possa fare. La via verso la disintossicazione emozionale passa, necessariamente, per il sentire il proprio corpo e la mente tremare al bisogno della sua dose personale. Vedere la propria ombra per la prima volta, sentire quella paura di essere uccisi da questa, e scoprire che non uccide.

Gabriele Pintaudi

Me l’hanno regalata al lavoro. Una rosa, così, nel mezzo della giornata.Si va avanti. Con una rosa in mano, centinaia di...
19/03/2026

Me l’hanno regalata al lavoro. Una rosa, così, nel mezzo della giornata.

Si va avanti. Con una rosa in mano, centinaia di km sul groppone e il cuore felice.

Per anni abbiamo pensato al morbo di Alzheimer come a una malattia che nasce nel cervello. Placche, neuroni, memoria che...
10/03/2026

Per anni abbiamo pensato al morbo di Alzheimer come a una malattia che nasce nel cervello. Placche, neuroni, memoria che lentamente si deteriora.

Ma una ricerca genomica pubblicata nel 2024 suggerisce uno scenario molto diverso: il 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗲 𝗶𝗻 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶 𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗮𝗹 𝗰𝗲𝗿𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗼, 𝗽𝗲𝗹𝗹𝗲, 𝗽𝗼𝗹𝗺𝗼𝗻𝗶 𝗼 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗶𝗺𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼.

Il team guidato da Cesar Cunha del Novo Nordisk Foundation Center for Basic Metabolic Research in Danimarca ha analizzato i dati genetici di oltre 85.000 persone con Alzheimer confrontandoli con circa 485.000 soggetti sani provenienti dalla European Alzheimer and Dementia Biobank.

Non solo. I ricercatori hanno esaminato l’attività genetica di circa 5 milioni di singole cellule provenienti da 40 tessuti del corpo e da oltre 100 regioni cerebrali.

Il risultato è stato sorprendente.

Molti dei circa 1000 geni associati al rischio di Alzheimer risultano poco espressi nel cervello ma molto più attivi in organi periferici come intestino, pelle, polmoni, milza e cellule immunitarie del sangue.

𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘶𝘨𝘨𝘦𝘳𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘵𝘵𝘪𝘢 𝘱𝘰𝘵𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘯𝘯𝘦𝘴𝘤𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘴𝘴𝘪 𝘪𝘯𝘧𝘪𝘢𝘮𝘮𝘢𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘮𝘪𝘤𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘢𝘳𝘳𝘪𝘷𝘢𝘯𝘰 𝘢 𝘤𝘰𝘪𝘯𝘷𝘰𝘭𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘦𝘳𝘷𝘦𝘭𝘭𝘰.

Se questo modello verrà confermato, potrebbe spiegare perché molti farmaci sviluppati finora abbiano dato risultati limitati: intervengono 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗻𝗲𝘂𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 è 𝗴𝗶à 𝗲𝘃𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗲𝗻𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼.

Negli ultimi anni la ricerca sta mostrando sempre più chiaramente che il cervello è profondamente collegato al metabolismo, al sistema immunitario e all’infiammazione sistemica.

Il cervello dialoga continuamente con tutto il corpo.

Ed è proprio questa visione integrata che oggi sta cambiando il modo in cui studiamo molte malattie croniche.
Articolo divulgativo di ispirazione: Il Messaggero.

In studio da me trovi  sessioni brevi di neuromodulazione a un prezzo piccolissimo, pensate proprio per rendere accessib...
05/03/2026

In studio da me trovi sessioni brevi di neuromodulazione a un prezzo piccolissimo, pensate proprio per rendere accessibile uno strumento che oggi ha basi neurofisiologiche solide.

Negli ultimi anni la stimolazione vagale transcutanea sta attirando sempre più attenzione in ambito medico e psichiatrico. Un articolo di approfondimento pubblicato su Medicitalia spiega in modo chiaro come questa tecnica agisca sul nervo vago — il grande regolatore del sistema nervoso autonomo — con effetti che coinvolgono corpo e mente.

Perché è così importante?

Il nervo vago è la via principale del sistema parasimpatico. È quello che permette al corpo di uscire dalla modalità “lotta o fuga” e rientrare in modalità recupero. Quando è attivo in modo equilibrato:

– la frequenza cardiaca si stabilizza
– il respiro si approfondisce
– la digestione migliora
– l’infiammazione si modula
– il sonno diventa più strutturato
– l’ansia si riduce

La stimolazione vagale transcutanea utilizza un impulso lieve, non invasivo, applicato a livello auricolare, dove sono presenti terminazioni del nervo vago. Questo stimolo, se ben calibrato, favorisce un riequilibrio del sistema nervoso autonomo e migliora la comunicazione tra cervello e organi periferici.

Non parliamo di “rilassamento generico”.
Parliamo di regolazione neurovegetativa.

Quando il sistema simpatico resta cronicamente attivo (attivazione adrenergica), il corpo non riesce a spegnersi: digestione rallentata, sonno leggero, tensioni muscolari, fame nervosa, stanchezza persistente. Intervenire sul nervo vago significa intervenire sulla regia.

Nel mio metodo la neuromodulazione non è un trattamento isolato, ma parte di un lavoro più ampio su metabolismo, ritmi circadiani e regolazione ormonale. È uno strumento concreto, applicativo, con razionale scientifico.

Se senti di vivere sempre in allerta, forse non è questione di carattere. È sistema nervoso.

Fonte di approfondimento:
“Stimolazione vagale transcutanea: armonizza corpo e mente” – Medicitalia
[https://www.medicitalia.it/blog/psichiatria/9387-stimolazione-vagale-transcutanea-armonizza-corpo-e-mente.html](https://www.medicitalia.it/blog/psichiat

🍰 La voglia di dolci si gestisce con la biochimica, meglio che con l'imposizione di volontàQuando mi dici:“Io senza dolc...
03/03/2026

🍰 La voglia di dolci si gestisce con la biochimica, meglio che con l'imposizione di volontà

Quando mi dici:
“Io senza dolce non ce la faccio.”

Io non penso debolezza. Penso che 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗺𝗲𝘁𝗮𝗯𝗼𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝘁𝗮 𝗼𝘀𝗰𝗶𝗹𝗹𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗮.

Succede così.

Mangiamo un pasto ricco di carboidrati veloci, magari povero di proteine e grassi. La glicemia sale rapidamente. Il pancreas produce insulina per abbassarla. La glicemia scende troppo in fretta. Ed ecco il famoso buco delle 16–17: 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲𝘇𝘇𝗮, 𝗻𝗲𝗿𝘃𝗼𝘀𝗶𝘀𝗺𝗼, 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝘂𝗿𝗴𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝘇𝘂𝗰𝗰𝗵𝗲𝗿𝗼.

Non è voglia. È 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦.

Poi c’è l’𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗼. Se è in disbiosi o fermenta troppo, alcuni ceppi batterici prosperano proprio con gli zuccheri semplici. Più ne mangi, più li alimenti. E loro comunicano con il cervello attraverso segnali neurochimici. Il dialogo intestino-cervello è reale, non metaforico.

A questo aggiungiamo lo 𝘀𝘁𝗿𝗲𝘀𝘀. Se vivi in attivazione adrenergica costante, il cortisolo resta alto. Il cortisolo aumenta la richiesta di glucosio. Il cervello sotto pressione vuole carburante rapido. E il carburante più rapido è lo zucchero.

Se 𝗱𝗼𝗿𝗺𝗶 𝗽𝗼𝗰𝗼 𝗼 𝗺𝗮𝗹𝗲, la leptina (sazietà) scende e la grelina (fame) sale. Il giorno dopo non hai solo più fame. Hai più fame di dolci.

E sul 𝗽𝗲𝘀𝗼? Ogni picco insulinico blocca temporaneamente la lipolisi. Se la glicemia sale e scende continuamente, il corpo resta in modalità “conservazione”. L’energia oscilla. L’addome si infiamma. La fame diventa irregolare.

Nel mio metodo non parto dal “devi smettere”.
Parto da: perché il tuo corpo sta chiedendo zucchero?

Stabilizziamo la glicemia con pasti strutturati e coerenti.
Lavoriamo sull’intestino e sull’assorbimento.
Abbassiamo l’attivazione adrenergica.
Riallineiamo il sonno.
Osserviamo con il check-up metabolico dove sta l’oscillazione.

Quando il sistema si regola, la voglia compulsiva si abbassa da sola. 𝗡𝗼𝗻 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗮. 𝗣𝗲𝗿 𝗲𝗾𝘂𝗶𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶𝗼.

La forza di volontà è fragile.
La fisiologia, se la aiuti, diventa stabile.

🔎 Un anno dopo il tuo test epigenetico: sai davvero come sta lavorando il tuo corpo?Una delle cose più interessanti del ...
01/03/2026

🔎 Un anno dopo il tuo test epigenetico: sai davvero come sta lavorando il tuo corpo?

Una delle cose più interessanti del mio lavoro è rivedere una persona a distanza di un anno dal primo test.

Se nel frattempo è andato tutto bene e non abbiamo fatto altri controlli, quel nuovo test è come una fotografia comparativa 📊
Non racconta solo “come stai”.
Racconta come stai funzionando.

E qui emergono spesso pattern ricorrenti.

Per esempio:

🧬 Tendenza allo stress ossidativo
Il corpo produce radicali liberi più facilmente o fatica a neutralizzarli.
Questo nel tempo è terreno per infiammazione, affaticamento cellulare, invecchiamento precoce.

🩸 Scarso assorbimento della vitamina K
Può tradursi in problemi microcircolatori:
formicolii, gambe pesanti, fragilità capillare.
Non è solo “circolazione lenta”. È biochimica.

🔥 Stato infiammatorio persistente
A volte silente, ma presente.
E spesso associato a un cattivo assorbimento degli acidi grassi essenziali, fondamentali per membrane cellulari, sistema nervoso e modulazione dell’infiammazione.

Questi aspetti non si vedono allo specchio.
Non sempre compaiono negli esami standard.
Ma nel tempo costruiscono terreno.

Ed è qui che entra il concetto che per me è centrale:

Non ha senso fare un solo test epigenetico nella vita.
Ha senso costruire un programma di mantenimento annuale, anche quando stai bene.

Perché lavorare solo quando il sintomo esplode significa lavorare in emergenza.
E l’emergenza è sempre più costosa, più lunga, più complessa.

La prevenzione è stile di vita. 🌿
È monitoraggio intelligente.
È aggiustamento fine.

Un controllo annuale ti permette di capire:
– se hai migliorato davvero
– se c’è una tendenza che sta riemergendo
– se il tuo corpo sta compensando troppo

Il benessere non è assenza di sintomi.
È equilibrio dinamico.

E quell’equilibrio va osservato, accompagnato, aggiornato. ✨

C’è una cosa che trovo sempre affascinante.Il capello non è solo estetica.È memoria biologica.Negli ultimi anni la ricer...
28/02/2026

C’è una cosa che trovo sempre affascinante.

Il capello non è solo estetica.
È memoria biologica.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica sta guardando ai capelli come a un vero strumento diagnostico. In una review pubblicata su Biochemical and Biophysical Research Communications nel 2025 (“Human hair as a diagnostic tool in medicine”), si evidenzia come il capello possa funzionare da biomarcatore non invasivo, stabile e cronologico.

Tradotto in modo semplice?

Il capello registra nel tempo ciò che accade nel corpo.
Non è una fotografia istantanea come il sangue.
È una linea temporale.

Attraverso l’analisi dei capelli si possono osservare:

• esposizioni a metalli pesanti
• accumulo di tossine ambientali
• variazioni metaboliche prolungate
• pattern di stress ossidativo
• alterazioni croniche che nel tempo si correlano anche a patologie importanti

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla letteratura è proprio la capacità del capello di raccontare modelli di accumulo di metalli correlati a diversi stati patologici.

Questo è il motivo per cui nel mio lavoro utilizzo il test epigenetico del capello.

Non perché sia “alternativo”.
Ma perché è coerente con una visione integrata e preventiva.

Il capello è facile da raccogliere.
Non è invasivo.
Permette di leggere un periodo prolungato, non solo un momento.

Quando lavoro su un report epigenetico, non sto cercando il sintomo.
Sto cercando il terreno.

• Stress ossidativo
• Carenze micronutrizionali
• Difficoltà di detossificazione
• Pattern infiammatori
• Squilibri metabolici silenti

Non si tratta di sostituire la medicina convenzionale.
Si tratta di aggiungere uno strumento di lettura in più.

Prevenzione significa osservare prima che il sintomo diventi diagnosi.

E i capelli, oggi, non sono più solo capelli.
Sono dati biologici.

Fonte di ispirazione: Florou V. et al., “Human hair as a diagnostic tool in medicine”, Biochem Biophys Res Commun, 2025.
PMC12272604 – https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12272604/

Indirizzo

Castiglioncello

Sito Web

https://forms.gle/5whvKFF5By88wiCi7

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