20/12/2025
Dentro di me c’è stato, e ogni tanto affiora
ancora, un astio cieco, istintivo, sordo, indiscriminato.
Si sveglia in me un drago scatenato contro
il genere umano in generale, che spesso va
ad abbattersi contro chi si finge buono e mente
e si cela dietro maschere convenzionali. Sono le
persone che ci tolgono l’orientamento. Quando
abbiamo grandi difficoltà a incontrare gli altri,
si pensa che la ragione sia il troppo male che ci
ha inflitto il genere umano, ma non è cosí semplice.
Ci sono esperienze di violenza che strappano
dal genere umano, si diventa dei fuoriusciti
dell’umanità, e appena si ascolta chi giustifica la
sua inconsapevolezza esclamando di essere umano
o si compiace o non contatta la sua violenza,
si scatena il drago, lo scacciato dall’umanità.
Dopo anni e anni di psicoterapia e pratica meditativa,
tutto quello che riesco, non sempre, a
fare è sedermi come drago, fumare dalla corazza
e dagli occhi di drago, sentire il fuoco che
brucia nel petto e in gola e aspettare, aspettare,
ascoltando, assaporando il mio respiro infuocato.
Spesso, dopo che ho ascoltato le ragioni (che ci
sono sempre!) del drago, posso farle mie e portarle
all’altro senza dragonerie, da ferita accolta,
non da ferita urlante. Solo io posso portare quella
ferita, quell’odio primordiale, che in fondo mi
ha salvato la vita, se no mi sarei uccisa, o sarei
ammutolita fino al totale isolamento.
Chandra Candiani da 'I visitatori celesti.' Einaudi
nella foto scultura del drago di Cracovia