12/02/2025
La nostra mente e il nostro corpo hanno un'incredibile capacità di proteggerci.
Quando sperimentiamo un trauma o uno stress prolungato, sviluppiamo dei meccanismi di coping ( di adattamento) per sopravvivere.
Questi meccanismi diventano la nostra identità.
Comportamenti che, per quanto disfunzionali e dolorosi, rappresentano strategie di sopravvivenza.
Ma man mano che evolviamo ci limitano.
Ci tengono intrappolati in schemi che non ci servono più, gli stessi che un tempo ci aiutavano a sentirci al sicuro.
La verità è che la guarigione non consiste nel cancellare queste parti di noi stessi.
Si tratta di osservarle, includerle, ascoltarle e lasciar andare tutti quegli schemi che non ci servono più.
Per lasciare spazio al nostro modo di essere autentico, puro e naturale, quello non condizionato né definito dal nostro dolore.
Per poter guarire davvero e andare oltre, è fondamentale iniziare a riconoscere questi schemi per quello che sono sono: modi in cui il tuo corpo e la tua mente hanno cercato di proteggerti.
Riconoscili senza più vergogna, giudizio o paura.
E vai oltre con ferma intenzione.
Ecco alcuni passi per iniziare:
1) Fermati e calma la mente. Osserva senza giudicare. Quando ti accorgi di isolarti o di allontanare le persone vicine, fermati e osserva.
Che cosa ha scatenato questa reazione? Si tratta di una vecchia ferita che chiede attenzione? Cosa rappresenta? Dove origina?
2) Ascolta e accogli tutto ciò che provi. Non solo la paura. La paura è spesso la voce più forte, ma a sostenerla, ci sono emozioni ed impressioni ben più profonde: senso di vuoto, di inutilità, disperazione, shock, spaesamento. Ma anche rabbia, tristezza, dolore, delusione e vergogna.
Permetti a te stessa/o che si manifestino in te ed esprimano la loro voce e lascino il loro messaggio.
Ascolta senza forzare. Non attaccarti ad esse e non respingerle.
Siediti con loro, hanno molto da confidarti.
3) Crea sicurezza nel tuo presente. E ancora di più nella tua presenza.
La guarigione non avviene nel passato o nel futuro. Avviene ora.
Radica te stesso nel momento presente attraverso la respirazione, la meditazione, connettiti con la natura o semplicemente fermati e stai seduto con te stessa/o.
4) Sfida la tua storia, la narrazione che hai fatto di te, mettila e mettiti in discussione alle fondamenta.
Chi sei? Chi sei davvero? Se il dolore è stato inconsapevolmente un nucleo fondante della tua identità per così tanto tempo, è facile credere che ti definisca.
Ma tu non sei il tuo dolore. Vai a fondo. Metti in discussione ogni storia che ti sei raccontata. Ogni ruolo, schema, abitudine da cui ti sei fatta/o definire. Osserva, accogli, trascendi, e libera. Libera tutto.
5) Da questo spazio bianco, vuoto di pieno ed equanime muovi un passo. E poi un altro. Senti i tuoi reali obiettivi, quelli che appartengono al reale scopo della tua vita. Non creare pressione o tensione in te.
Sii ferma nell’intento ma cammina nella compassione. Non c’è nulla da "sistemare", permettiti semplicemente di manifestarti in libertà. È di singoli passi che è fatto anche il più lungo dei cammini.
Guarire non significa cancellare il passato.
Significa scegliere di liberarlo in modo che non sia il tuo futuro.
Non hai più necessità di aggrapparti all’identità costruita intorno al dolore.
Sei al sicuro nella tua presenza.
Qui, In questo sei sempre al sicuro.
Nella libertà di divenire chi sei realmente.