18/01/2026
Intense considerazioni✔️
NON PUOI CAMBIARE UN ANAFFETTIVO
Eh si, esistono, sono persone che sembrano affettuose, educate, presenti. Persone che danno un’immagine di sé rassicurante, quasi amorevole e spesso non lo fanno per ingannare, ma per essere viste, accettate, approvate. Il problema nasce quando quella immagine viene scambiata per una reale capacità di stare in una relazione emotiva profonda.
L’anaffettivo non è una persona cattiva, né necessariamente narcisista. È una persona che non sa stare nel sentire, nel proprio prima ancora che in quello dell’altro. Non li riconosci da quello che dicono. Li riconosci da quello che non riescono a fare. Ecco un anaffettivo:
- Minimizza le emozioni (esageri, non è così grave)
- Si chiude quando parli di paura, dolore, vulnerabilità
- Cambia argomento quando tocchi temi profondi
- Diventa freddo quando sei fragile
- È presente finché tutto è semplice
- Sparisce emotivamente quando la relazione chiede maturità
(Non è detto che le debba avere tutte, ne bastano anche 2 o 3)
All’inizio tutto funziona, perché finché la relazione resta leggera, razionale, controllabile, loro ci sono. Poi arrivano le emozioni vere, la paura, il bisogno, la fragilità, il dubbio, le divergenze... ed è lì che qualcosa si spegne.
Mica ti attaccano, noooo, non urlano nemmeno, non fanno scenate. Semplicemente non entrano, minimizzano, cambiano discorso, razionalizzano, si irrigidiscono. Tu parli e senti che le tue parole non arrivano da nessuna parte e più provi a spiegarti, più senti di essere fuori posto.
Il punto doloroso è questo, non comprenderanno i tuoi sforzi, le tue paure, le tue angosce, i tuoi dubbi interiori. Non perché non vogliano, ma perché non hanno accesso a quel livello emotivo e così, senza che nessuno lo dica apertamente, inizi a diventare... troppo. Troppo sensibile, intensa, bisognosa. Inizi a ridimensionarti, a trattenerti, a scegliere il silenzio per non disturbare.
E quando una relazione ti porta a dubitare della legittimità di ciò che senti, non è più una relazione, è un lento auto-abbandono. La trappola più grande è la speranza... la speranza che prima o poi capirà, che se ti spieghi meglio cambierà, che se ti ama davvero imparerà. Ma bisogma essere realisti... non puoi ricevere da qualcuno ciò che non ha sviluppato dentro di sé.
Non è una colpa, è un limite e continuare a bussare a una porta che non può aprirsi ti consuma, non ti rende più amorevole. Prendere le distanze non significa accusare, odiare o fare guerra. Significa smettere di chiedere pane a chi non ha un forno (cosi diceva mia nonna). È una distanza prima di tutto interiore, smettere di spiegarti, di aspettare reazioni che non arrivano, smettere di investire dove non c’è reciprocità emotiva. Questo non ti rende fredda, ti rende integra.
La vera lezione di salvataggio è questa... chi non sa stare con le proprie emozioni non potrà stare con le tue. Tu non sei troppo e nemmeno sei sbagliata o sbagliato (esistono anche donne anaffettive, anche famiglie intere). Sei semplicemente nel posto sbagliato e quando smetti di sperare ciò che non può arrivare, non perdi qualcuno. Recuperi te stessa e questo, credimi, senza retorica, è amore vero... e salute!
XO - Patrizia Coffaro