Dott.ssa Amadio Elisa - Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

Dott.ssa Amadio Elisa - Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale - Ordine delle Marche (Sezione A-N°2935)

A chi di noi non è mai capitato di ritrovarsi a vivere una situazione dolorosa, in cui mai avrebbe desiderato venirsi a ...
27/11/2025

A chi di noi non è mai capitato di ritrovarsi a vivere una situazione dolorosa, in cui mai avrebbe desiderato venirsi a trovare?
Può trattarsi di una relazione sentimentale conflittuale, un lavoro estenuante e soffocante, un incidente, una grave malattia, un percorso di studi che non si rivela essere quello giusto per noi.
Qualunque sia la condizione di vita problematica nella quale ci troviamo, abbiamo quattro strade da poter percorrere:

💚 USCIRE DALLA SITUAZIONE: a volte, se ci sono le condizioni per poterlo fare, uscire dalla situazione dolorosa è una valida strategia per ricominciare a stare meglio. Certamente non puoi sapere con certezza se una volta lasciata la situazione la tua vita sicuramente sarà migliore, ma puoi comunque farti un'idea ragionevole di come ti sentirai in futuro senza quella situazione sulla base di ciò che ti è capitato e di come ti sei sentito fino a quel momento standoci dentro.

🧡 RIMANERE E CAMBIARE CIO' CHE PUO' ESSERE CAMBIATO: Quando non è possibile allontanarsi dalla situazione problematica, oppure quando decidi a prescindere di non andartene, puoi scegliere di fare tutto ciò che è realisticamente in tuo potere per migliorare quella condizione.

💙 RIMANERE, RASSEGNARSI E FARE COSE CHE PEGGIORANO LA SITUAZIONE: altra strada consiste nel rimanere nella situazione senza fare nulla per migliorarla, nel rassegnarsi passivamente e nel fare cose che peggiorano il nostro stato, come ruminare, preoccuparci, darci costantemente delle colpe, piangere a dirotto, urlare, litigare con chi abbiamo accanto, affidarci all'alcol, al cibo o alla droga, estraniarci da tutti, rimanere a letto, o in casi più gravi possiamo perfino ricorrere all'autolesionismo o al suicidio. Questa non è sicuramente la strada migliore da percorrere, e te la sconsiglio vivamente, se non vuoi sentirti ancora peggio.

💗RIMANERE, ACCETTARE QUELLO CHE NON PUO' ESSERE CAMBIATO E VIVERE SECONDO I PROPRI VALORI: se scegli di rimanere (o non puoi andartene), e hai fatto il possibile per migliorare lo scarto di realtà, ma alcune cose continuano a rimanere invariate e ad essere fonte di sofferenza, esiste un'altra opzione, ovvero accetta ciò che non puoi cambiare, con tutte le emozioni e i pensieri spiacevoli che ciò comporta, e vivi secondo i tuoi valori, immergendoti pienamente nella vita e in tutto ciò che di bello essa ha da offrirti, a prescindere dalle difficoltà che stai affrontando.

Dott.ssa Amadio Elisa

"Non puoi attraversare il mare rimanendo soltanto a guardare l'acqua".

-Rabindranath Tagore-

"Dal rapporto con alcune persone ho imparato alcune importanti lezioni, che oggi applico al mio lavoro. Anche se certe p...
21/11/2025

"Dal rapporto con alcune persone ho imparato alcune importanti lezioni, che oggi applico al mio lavoro. Anche se certe persone mi hanno dato pienamente e liberamente ciò di cui avevo bisogno, cioè amore incondizionato e sostegno, non sono stata in grado di dire "Grazie". Avrei potuto farlo più tardi, ma non mentre stavo lottando con tanta disperazione e solitudine. Quindi, se anche voi state aiutando qualcuno che si trova all'inferno, sostenendolo fisicamente ed emotivamente, non dovete, anche se viene spontaneo, interpretare la sua assenza di ringraziamento come un segno che non gli state dando ciò di cui ha disperatamente bisogno. Questa è la prima lezione.
La seconda riguarda come ci si sente a dover congedarsi da qualcuno quando si è ancora all'inferno. Quando si è in uno stato di afflizione e un incontro o una telefonata giungono al termine, si vive uno dei momenti peggiori della vita. L'altra persona ha riagganciato il telefono, non è possibile richiamare e ci si ritrova di nuovo soli, soli con l'inferno che è la propria vita. Lo stesso avviene per un incontro di persona. Uno dei momenti peggiori è allontanarsi lungo il corridoio dopo un incontro o una seduta e sapere che non sarà possibile vedere la persona che ci sta aiutando per un'intera settimana e questo fa sentire incredibilmente soli.
L'ultima lezione riguarda l'amore. Se state con qualcuno che si trova all'inferno, continuare ad amarlo, perché questo alla fine sarà trasformativo. Queste persone sono come qualcuno che cammina nella nebbia. Loro, però, non lo vedono e anche voi potreste non vederla. Non si accorgono di come la nebbia li avvolga. Ma se avessero un secchio per l'acqua , voi potreste riempirlo. Ogni momento d'amore si aggiunge alla nebbia, si aggiunge all'acqua nel secchio. Da solo, ogni momento d'amore può non essere sufficiente. Ma alla fine il secchio si riempie e la persona che è stata all'inferno sarà in grado di bere quell'acqua d'amore e ne sarà trasformata. Lo so. Io ci sono stata. Ho bevuto da quel secchio."

-Marsha Linehan, "Una vita degna di essere vissuta"-


Per crescere un figlio non serve perfezione.Più importante dell' essere perfetti è lo stare in relazione con lui.Esserci...
20/11/2025

Per crescere un figlio non serve perfezione.
Più importante dell' essere perfetti è lo stare in relazione con lui.
Esserci.
Restare.
Stare.
Non serve essere genitori perfetti.
Serve essere buoni genitori: genitori che, nonostante le inevitabili scivolate, sanno tornare, riparare, spiegare, accogliere.
Genitori che, nel loro stesso limite, insegnano la cosa più preziosa: la possibilità di essere amati e rispettati anche quando non siamo impeccabili.
I figli non hanno bisogno del nostro perfezionismo.
Hanno bisogno della nostra umanità.
Di adulti che si emozionano, che a volte perdono la pazienza, che poi chiedono scusa, che ricominciano, che di nuovo scivolano e si rialzano, e che dimostrano di saper accogliere i propri limiti e quelli dell'altro.
Ed e qui, in questa danza imperfetta, che cresce la fiducia.
È qui che si costruiscono rapporti veri, vivi.
E allora forse possiamo provare ad alleggerirci un po’...già da oggi...
Smettere di pretendere troppo da noi.
E di conseguenza, smettere di pretendere troppo dai nostri figli.

Dott.ssa.Amadio Elisa

Certi dolori non trovano parole.Sono emozioni troppo forti, troppo confuse, troppo grandi per essere dette.E allora è il...
13/11/2025

Certi dolori non trovano parole.
Sono emozioni troppo forti, troppo confuse, troppo grandi per essere dette.
E allora è il corpo a dar loro voce.
A dare parola al "troppo".
Attraverso un taglio, un livido, una bruciatura...Un gesto che ha dell'assurdo, ma che, in realtà, è una richiesta dolorosa di sollievo, di tregua, di silenzio.
L’autolesionismo non è un “capriccio”, una "moda" o una “ricerca di attenzione”.
È un modo disperato per gestire un dolore che non sa dove andare, che fa male.
Un tentativo, fragile, ma reale, di sopravvivere a qualcosa che sembra insopportabile.
E allora cosa facciamo in terapia?
Impariamo pian piano che il dolore ha una forma, un nome...
Che il dolore può essere ascoltato, accolto, compreso....non punito o messo a tacere.
Impariamo che ci sono altri modi, più gentili e sicuri, per placarlo.
E che c'è sempre una strada diversa dal dolore, anche se all'inizio non si riesce a vedere.

Parlarne è il primo passo.
Sempre.
..

"Arriva come un' onda. Uno tsunami. Dalla forza incontrollabile. La senti, spinge la pelle da dentro. Vuole uscire, esplodere, ma non trova sfogo. Fa male. Troppo. È troppo questo dolore tutto assieme. Non può il corpo contenerlo tutto. Non è possibile.
Come faccio? Come faccio a farlo uscire? Come faccio a liberarmene? Ti prego, esci. Vai via. Lasciami in pace. Così morirò di dolore.
Lo sento che sto per morire.
O forse un modo c'è. Bisogna creare un buco. Una fessura. Nella carne. Forse così uscirà tutto questo male che ho dentro. Si, sono sicuro. Uscirà tutto.
E allora incido. Lo faccio quasi ovattato. Con la stessa sensazione di pace e sospensione che si ha un attimo prima di svenire. Sono in lacrime, ma incido con precisione, cura. Ed eccolo che esce quel dolore. Con il sangue. Scorre via. E io lo guardo. Lo guardo fiero. Silenzioso. Orgoglioso. Calmo. Scorre lento. Si ferma. Si cristallizza. Rimane lì. E io anche. Lo guardo. Respiro. È passato tutto. Non sento più niente.
Sento il vuoto.
La calma.
I battiti rallentano.
Io rallento.
Ci sono.
Sono vivo.
Sono sopravvissuto.
Sono un sopravvissuto.
Al dolore.
Al male.
Alla morte.
Il mio cuore è salvo.
Per ora.
Mi faccio schifo...
Eppure mi sento grandioso.
Importante.
Diverso.
Diverso da tutto questo schifo che mi circonda.
Che mi dilania.
Che mi distrugge.
Che non mi vede...
Che mi calpesta.
Non ho più bisogno di gridare.
Ora c'è silenzio.
E calma.
E vuoto.
Fuori e dentro me.
Posso andare a dormire."
..

Dedicato a chi sa...❤️

Dott.ssa Amadio Elisa

A volte accadono fatti inaspettati che stravolgono all'improvviso la nostra esistenza, costringendoci a un dolore inimma...
07/11/2025

A volte accadono fatti inaspettati che stravolgono all'improvviso la nostra esistenza, costringendoci a un dolore inimmaginabile.
E di fronte a questo dolore, può succedere di farsi questa fatidica domanda.
Perché a me?
Soprattutto davanti a situazioni dolorose che ci cambiano la vita, la nostra mente non è in grado di tollerare la mancanza di spiegazioni, e per tale ragione incominciamo a ricercarne disperatamente una.
Risposte. Risposte. Risposte.
Una ricerca incessante di risposte.
Lo facciamo perché abbiamo bisogno di una spiegazione a quello che è accaduto che lenisca la nostra sofferenza.
E allora iniziamo a fare ipotesi sul perché.
Ci sono casi però in cui non riusciamo a trovare una ragione. La cerchiamo, trascorriamo ore a fare ragionamenti, ma la risposta non compare...E se la risposta in grado di dare pace al nostro cuore afflitto non arriva, ecco che ce la inventiamo noi di sana pianta. Ci costruiamo noi stessi una spiegazione che è però spesso parziale, distorta e volta a colpevolizzarci o ad accusare qualcun altro. Ci creiamo una risposta che cerchi di spiegare l'inspiegabile, ma che in realtà finisce solo col perpetrare il dolore in eterno.
Per evitare che ciò accada, dobbiamo ricordarci che spesso la vita non è come pensiamo che sia...la vita è come è.
Ci sono fatti che non si possono spiegare.
Ci sono fatti di fronte ai quali la sola risposta che esiste alla domanda "Perché a me?" è "Perché sì!".
Ci sono fatti che accadono e basta. Accadono perché è la vita...e noi non possiamo farci nulla, se non accettarli e fare qualcosa per lenire al meglio il nostro dolore.
Accettarli e andare avanti
Accettarli e continuare a vivere.
Perché l'essenziale un questa vita è vivere.
Solamente vivere.

Dott.ssa Amadio Elisa

“Hai provato. Hai fallito. Non importa. Riprova. Fallisci di nuovo. Fallisci meglio." (Samuel Beckett)Dedicato a chi ha ...
01/11/2025

“Hai provato. Hai fallito. Non importa. Riprova. Fallisci di nuovo. Fallisci meglio." (Samuel Beckett)

Dedicato a chi ha paura di fallire...in particolare ad alcuni miei cari pazienti...
Consapevoli che non dobbiamo ignorare il dolore che comporta l'errore, imparare a cadere e rialzarsi fa parte della crescita.
Sbagliare è vivere! Non sbagliare è fallire!
Quindi....Siate liberi di sbagliare!

"C’è una forma di follia silenziosa che si annida nelle anime che hanno amato troppo. È quella smania incontrollata di v...
26/10/2025

"C’è una forma di follia silenziosa che si annida nelle anime che hanno amato troppo. È quella smania incontrollata di voler per forza salvare chi ti ha ferito, di guarire chi ti ha distrutto, di restare accanto anche quando tutto dentro di te chiede solo di andarsene.
È la fame affettiva che diventa preghiera: una bocca spalancata sul vuoto, che chiama amore ciò che in realtà è bisogno.
Chi ama così non è ingenuo — è sopravvissuto. Ha conosciuto la mancanza, ha imparato che l’amore si conquista a costo del dolore. E così, ogni volta, ritorna sul campo della propria infanzia, tentando di salvare nel presente quel volto antico che non riuscì a salvare allora.
Ma non si salva chi non vuole essere salvato. E nessuno può guarire dentro l’abisso di un altro, senza smarrirsi.
L’unica vera salvezza è tornare a sé.
Riconoscere che quella smania non è amore, ma fame di riconoscimento.
Che quella bocca spalancata non chiede l’altro, ma chiede presenza.
Si guarisce nel giorno in cui, invece di tendere le mani verso chi ti spegne, impari a nutrirti di te, e a lasciare che il dolore smetta di avere fame."

Ciò che vediamo nel mondo è in buona parte il riflesso di ciò che siamo e che ci portiamo dentro. Se in noi c'è tristezz...
20/10/2025

Ciò che vediamo nel mondo è in buona parte il riflesso di ciò che siamo e che ci portiamo dentro. Se in noi c'è tristezza, non troveremo che tristezza; se c'è paura, troveremo solo pericoli e spavento; se c'è felicità, ne saremo circondati.
Ma ciò che siamo è per lo più il riflesso di ciò che pensiamo; ciò che siamo è per lo più il risultato di quelle convinzioni che abbiamo maturato nel tempo in relazione alle esperienze vissute sin da quando siamo piccoli, specialmente quelle fatte nel rapporto con i nostri genitori.
Ogni esperienza fatta, soprattutto quelle vissute durante l'infanzia, ci porta a sviluppare idee su chi siamo, su come va il mondo, su come sono gli altri e su cosa aspettarci da loro, che finiscono con l'influenzare drasticamente, in maniera coerente e prevenuta la nostra visione delle cose, e di conseguenza anche il nostro modo di sentirci e comportarci.
Se cresciamo con una profonda rabbia e impariamo ad aspettarci solo ingiustizie dagli altri, non faremo altro che vedere rabbia e ingiustizie attorno a noi; se cresciamo fiduciosi in noi stessi e con la convinzione che dagli altri possiamo aspettarci vicinanza e sostegno, non faremo che vedere attorno a noi speranza, possibilità di successo e appigli ai quali poterci aggrappare.
Il lavoro su ciò che portiamo dentro di noi, quindi, si dimostra un passaggio importante per cominciare a modificare la realtà che c'è attorno.
Lavorando sulle nostre convinzioni possiamo arrivare piano piano a plasmare in positivo ciò che siamo, e di riflesso anche ciò che ci circonda.

Dott.ssa Amadio Elisa

"La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo."
(Jim Morrison)

Quanto tempo passato a sperare che un giorno le cose saranno diverse...E non ci accorgiamo che tutto può essere già dive...
13/10/2025

Quanto tempo passato a sperare che un giorno le cose saranno diverse...
E non ci accorgiamo che tutto può essere già diverso, che quello che desideriamo lo abbiamo già...solo che non lo vediamo.
Basterebbe fare pace col proprio passato e trovare il coraggio di ribellarsi a quello che ci è stato insegnato con la minaccia implicita del .
Tutto è già diverso nel momento in cui troviamo la forza di esporci all'imperfezione e all'idea di non essere più amati.
Tutto è già diverso nell'istante in cui cominciamo lentamente a rischiare. Nonostante tutto.
Perché il cambiamento non arriva quando la paura finisce, ma quando cominciamo ad esporci a ciò che abbiamo sempre temuto, nonostante la paura stessa.
Il cambiamento arriva quando accettiamo il rischio di non essere più amati e cominciamo a fare quello che non abbiamo mai fatto...
Amare noi stessi.

Dott.ssa Amadio Elisa

In qualsiasi relazione ciò che conta davvero non è la comunicazione, ma la volontà di comprendere l'altro. Perché si può...
06/10/2025

In qualsiasi relazione ciò che conta davvero non è la comunicazione, ma la volontà di comprendere l'altro.
Perché si può parlare per ore e ore, ma se dall'altra parte manca la volontà di capire, le parole dette saranno inutili.
La qualità di una relazione non è data dal numero di parole dette, ma dal tipo di ascolto e dalla voglia di entrare nel mondo dell'altro.
La comunicazione è un ponte, ma senza la volontà di capire quel ponte è destinato a crollare.
Per cui valuta bene chi hai davanti e chiediti se oltre ad ascoltarti sta scegliendo di capirti.
Perché tu meriti qualcuno che voglia davvero capire il tuo mondo, e non solo sentire ciò che hai da dire.

Dott.ssa Amadio Elisa

Nell'attimo in cui il cibo si avvicina ai tuoi occhi è come se stessi camminando su un filo sospeso nel vuoto. Tu cerchi...
29/09/2025

Nell'attimo in cui il cibo si avvicina ai tuoi occhi è come se stessi camminando su un filo sospeso nel vuoto. Tu cerchi di non perdere l'equilibrio e di non lasciarti divorare da quell'insaziabile voglia che hai di mangiarlo, perché farlo sarebbe come precipitare in un baratro senza ritorno. Da un lato la fame lancinante che vorresti placare, dall'altro il perdere completamente quell'unica cosa che ti fa sentire indistruttibile contro gli schiaffi che la vita continua a tirarti. E più il cibo si avvicina alla tua bocca, più continui a sudare freddo; pensieri si affollano nella tua mente...."E se provassi?"..."E se ingrassassi?..."E se perdessi il controllo?...."E' solo un pezzetto dai!"...."E se non riuscissi a smettere?"..."E se nessuno mi amasse più?"...."E se...e se....e se...."; cominci a tremare, e vorresti scappare, vorresti urlare, e vorresti sparire...e vorresti che il cibo scomparisse dalla faccia della terra per non sentirti più costretta a dover scegliere tra la vita e la morte...tra la luce e il buio...Perché sai che sceglieresti il buio, nonostante tu sappia bene che la luce sia meglio...eppure la paura della luce è più grande..
Ma il problema, cara Te, è che il vero baratro non è l'afferrare quel boccone e lasciarsi cadere nel vuoto...il vero baratro è quel continuo controllo a cui ti tieni fortemente aggrappata davanti a una vita che ti sfugge costantemente di mano e che hai paura di non riuscire ad affrontare con le tue sole gambe.
Smettila di aspettare che la vita diventi facile, perché non accadrà mai. E smettila di sperare sempre di essere salvata. Non hai bisogno che qualcuno ti salvi. L'unica persona in grado di salvarti sei proprio tu.
Comincia afferrando quel pezzetto di cibo e mandandolo giù...vedrai che il mondo non imploderà...
Parola mia..

Dott.ssa Amadio Elisa

La morte di una persona cara non si supera. Si attraversa.Bisogna camminarci nel dolore, se si vuole stare meglio.Bisogn...
23/09/2025

La morte di una persona cara non si supera. Si attraversa.
Bisogna camminarci nel dolore, se si vuole stare meglio.
Bisogna passarci attraverso, come un bosco buio, senza mappe.
Perché quando si perde una persona che amiamo, non si perde solo lei, è un po' come perdere anche sé stessi.
Si vaga nell'oscurità, cercando a tentoni punti fermi a cui appoggiarsi per riconoscere il sentiero da percorrere che ormai ha perso senso...ha perso forma.
Si vaga nel buio della tristezza, della paura, dello smarrimento.
In un certo senso è come morire un po’ anche noi.
Abbiamo perso chi amiamo...e abbiamo perso noi stessi...
Ma c'è qualcosa che resta. Qualcosa che non si perde.
L'amore.
Quello che abbiamo dato, quello che abbiamo ricevuto.
Ed è proprio quell’amore che, col tempo, può diventare forza, radice, presenza sottile. Una presenza diversa, sì, ma vera, sincera, profonda...a cui aggrapparsi.
Perché non si tratta di dimenticare, ma di imparare a tenere con noi quella persona in modo diverso.
Non più accanto, ma dentro di noi.
Nel punto più profondo del nostro cuore.
Da cui mai niente e nessuno potrà portarla via.

Dott.ssa Elisa Amadio

Indirizzo

Colli Del Tronto

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Chi sono...

Sono una Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi delle Marche, (Sezione A - N°2935).

Ho conseguito la laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli studi di Urbino “Carlo Bò” e la laurea magistrale in Psicologia Clinica presso l’Università degli studi di Bologna “Alma Mater Studiorum”.

Ho effettuato attività di volontariato presso il Centro Diurno per disabili psichici “Il Sentiero” di Ascoli Piceno (Dipartimento di Salute Mentale Ausl 13), partecipando a colloqui di sostegno psicologico di gruppo condotti dallo Psichiatra responsabile, e affiancando gli operatori durante attività:

- espressivo creative