18/04/2026
C'è una sofferenza che le parole faticano a spiegare.
È la sofferenza di chi vive quotidianamente con un Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).
Un'etichetta dietro la quale si nascondono persone... in carne ed ossa...Che soffrono, gridano, pregano, che cercano disperatamente un respiro da loro stesse.
Persone che pensano incessantemente, che cercano di proteggersi da pericoli irreali che il corpo sente come imminenti.
Persone i cui pensieri si rincorrono, si susseguono, si attaccano alla pelle, senza tregua, senza pietà, scavando solchi, creando dubbi, costringendo a gesti che sembrano incontrollabili.
Persone la cui mente smette di essere casa e diventa un tribunale che non concede mai l'assoluzione. Dove un solo pensiero, anche il più assurdo, ha il potere di far sentire un mostro, obbligando a espiare colpe che non sono mai state commesse.
Persone alla ricerca estenuante di una sicurezza che non arriverà mai, che barattano la propria libertà in cambio di un istante di calma che svanisce non appena si prova a respirare.
A loro, quindi, mi rivolgo...
Vorrei che sapeste che questa tempesta nella quale vivete non è la vostra identità.
Quei gesti, quei dubbi, quelle sbarre invisibili dietro le quali vi confinate... "NON SONO VOI".
Siete voi che, per troppo timore di fare del male ed essere rifiutati, avete finito per dimenticare come ci si sente a stare alla luce, senza dover prima chiedere il permesso alla paura.
Per uscire da questa tempesta non avete bisogno di trovare la risposta certa o la soluzione perfetta, ma di trovare il coraggio di essere imperfetti. La soluzione sta nell'imparare a guardare quell'ombra con dignità e compassione, nell'imparare a stare nel "non so", nella colpa, nell' errore, nell'imperfezione, accettando l'incertezza; la soluzione sta nel guardare quel pensiero che vi terrorizza e nel dirgli: "Ti vedo e ti lascio lì".
Perché meritate molto più di una vita passata a rincorrere la certezza e la perfezione. Meritate di tornare ad abitare voi stessi, in pace...
Dott.ssa Amadio Elisa