Poliambulatorio Geriatrico Bakri

Poliambulatorio Geriatrico Bakri Direttore Sanitario Dott.ssa Bakri Joumana

14/04/2026

Direttore Sanitario Dott.ssa Bakri Joumana

14/04/2026

STENOSI LOMBARE 1. Descrizione 2. Claudicatio neurogena 3. Ipertrofia del legamento giallo 4. Quando operare

1️⃣La stenosi lombare è una condizione degenerativa caratterizzata dal restringimento del canale vertebrale nella parte bassa della schiena, che comprime le radici nervose destinate agli arti inferiori. È una patologia tipica dell'età avanzata, causata da processi di invecchiamento come l'artrosi, che porta ad un dolore cronico (spesso invalidante) ed alla classica claudicatio neurogena.

Le cause principali della stenosi lombare sono pertanto degenerative:
>Ipertrofia delle faccette articolari - l'artrosi aumenta il volume delle articolazioni vertebrali.
>Protrusioni o ernie discali - i dischi intervertebrali si usurano e riducono lo spazio.
>Ipertrofia del legamento giallo.
>Spondilolistesi - scivolamento di una vertebra rispetto all'altra.

2️⃣La claudicatio neurogena è il sintomo caratteristico della stenosi lombare. Si tratta di dolore, pesantezza, formicolio (parestesie) o bruciore alle gambe che compare dopo aver camminato o dopo essere stati in piedi per un certo tempo. Il dolore non è costante ma intermittente, scomparendo o riducendosi sensibilmente quando ci si ferma e si flette il busto in avanti (in quanto si allarga temporaneamente il canale vertebrale).

3️⃣Il legamento giallo è una struttura fibrosa che collega le lamine ossee posteriormente al canale spinale.
La degenerazione, associata spesso all’età, provoca un'ipertrofia ed un irrigidimento di questo legamento. L’ispessimento invade il canale vertebrale contribuendo alla stenosi spinale ed alla compressione delle strutture nervose: molto spesso quindi è la causa principale, insieme all'artrosi ossea, del restringimento.

4️⃣L'intervento chirurgico è preso in considerazione quando le terapie conservative (fisioterapia, farmaci) non hanno successo o quando la qualità della vita è gravemente compromessa.

Queste le motivazioni principali:
>Claudicatio invalidante - la distanza percorribile a piedi diventa molto limitata, impedendo le normali attività quotidiane.
>Deficit neurologici - presenza di debolezza muscolare alle gambe o ai piedi.
>Dolore persistente - dolore lombare e alle gambe che non risponde più alle terapie mediche.
>Sindrome della cauda equina - comparsa di disturbi sfinterici (incontinenza urinaria/fecale) o anestesia a sella (perdita di sensibilità nella zona genitale/anale).

👉L'intervento mira a decomprimere i nervi (laminectomia o emilaminectomia) rimuovendo l'osso ed il legamento giallo ipertrofico che causano la stenosi.

Giornata Mondiale del Parkinson : Prevenzione e Cura sono fondamentali per una buona qualità della vita.
11/04/2026

Giornata Mondiale del Parkinson : Prevenzione e Cura sono fondamentali per una buona qualità della vita.

PARKINSON, SIN: “PREVENZIONE POSSIBILE E NUOVE PROSPETTIVE DI CURA”

Per la Giornata Mondiale del Parkinson, la Società Italiana di Neurologia fa il punto sui fattori di rischio modificabili e sullo stato di avanzamento delle terapie, comprese quelle potenzialmente in grado di modificare il decorso della malattia.

In occasione della Giornata Mondiale del Parkinson che ricorre domani 11 aprile, la Società Italiana di Neurologia (SIN) richiama l’attenzione su un messaggio chiave: oggi il Parkinson va affrontato con un approccio duplice e integrato, che unisca prevenzione basata sui fattori di rischio e ricerca su nuove terapie, incluse quelle potenzialmente in grado di modificare la progressione della malattia.

Il Parkinson è una delle principali malattie neurodegenerative ed è la seconda causa di disabilità motoria nell’adulto dopo l’ictus. La sua incidenza è in aumento e l’impatto sulla qualità della vita delle persone e sui sistemi sanitari è destinato a crescere nei prossimi anni. Le evidenze scientifiche mostrano che la malattia non è il risultato di una singola causa, ma nasce dall’interazione tra predisposizione genetica, esposizioni ambientali e stili di vita, che si accumulano nel tempo.

“Oggi sappiamo che il Parkinson non è una malattia inevitabile né esclusivamente genetica - afferma il Prof. Mario Zappia, Presidente della Società Italiana di Neurologia. È il risultato di una serie di fattori che agiscono lungo il corso della vita, molti dei quali sono potenzialmente modificabili. Questo apre spazi concreti per una prevenzione più efficace”.

Tra i principali fattori di rischio riconosciuti rientrano l’età, alcune varianti genetiche, le esposizioni ambientali – come pesticidi, solventi industriali e inquinamento atmosferico – i traumi cranici, ma anche condizioni metaboliche quali diabete, ipertensione e sindrome metabolica, associate a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia e a forme clinicamente più severe. Negli ultimi anni è cresciuta inoltre l’attenzione sul ruolo dell’infiammazione cronica e sul legame tra intestino e cervello.

Accanto a questi elementi, esistono ambiti su cui è possibile intervenire. L’attività fisica regolare si conferma uno dei fattori protettivi più solidi, mentre un’alimentazione ispirata alla dieta mediterranea è associata a un rischio più basso e a un decorso più favorevole della malattia. Anche la qualità del sonno rappresenta un aspetto centrale nella tutela della salute cerebrale.

“Agire sugli stili di vita significa intervenire prima che la malattia si manifesti pienamente - prosegue Zappia. È lo stesso modello che ha consentito risultati importanti nella prevenzione cardiovascolare e oncologica. Oggi dobbiamo applicarlo con la stessa determinazione anche alle malattie neurologiche”.

Parallelamente, la ricerca sul Parkinson sta attraversando una fase di grande fermento. A livello globale sono in corso circa 200 studi clinici interventistici, che affiancano lo sviluppo di nuove terapie sintomatiche più selettive e meglio tollerate a un crescente impegno verso trattamenti potenzialmente modificanti la malattia. In questo ambito rientrano gli studi sugli anticorpi monoclonali diretti contro l’alfa‑sinucleina, sui farmaci mirati a specifici target molecolari come LRRK2, e le terapie cellulari, che hanno recentemente fornito risultati preliminari incoraggianti in termini di sicurezza e fattibilità.

“Non siamo ancora di fronte a una cura definitiva - conclude il Presidente SIN - ma oggi disponiamo di una conoscenza molto più ampia dei meccanismi della malattia e di strategie concrete per rallentarne l’evoluzione. In attesa di terapie risolutive, la prevenzione resta lo strumento più solido per ridurre il numero di nuovi casi e guadagnare anni di salute neurologica”.

10/04/2026

LA CEFALEA SI CURA:
Gestire e curare il mal di testa è possibile, attraverso un inquadramento diagnostico corretto e un percorso di cura personalizzato che combini l’uso di farmaci (sintomatici per bloccare il dolore e preventivi per ridurre frequenza e intensità degli attacchi) ad un approccio non farmacologico (gestione dello stile di vita, terapie comportamentali e rimedi naturali). Consultare il neurologo è essenziale per la corretta diagnosi e per una terapia efficace. Attenzione: è importante evitare l’abuso di analgesici che può a sua volta alimentare la cefalea!
Dott. Refatti Nicola
Specialista in Neurologia
Ambiti di competenza: Patologie neurodegenerative (Demenze, Malattia di Parkinson e Parkinsonismi, Sclerosi Laterale Amiotrofica), Patologia cerebrovascolari. Neurologia diagnostica generale.

Direttore Sanitario Dott.ssa Bakri Joumana

07/04/2026

🔸IL COLLO: PICCOLO SEGMENTO, GRANDI PROBLEMI...

📊In Italia, circa 15 milioni di persone soffrono di dolori al collo. Con una prevalenza maggiore nelle donne e negli impiegati, spesso legata a posture errate e stress.

👉Il collo è un segmento del corpo relativamente piccolo ma la sua complessità anatomica e funzionale lo rende spesso origine di grandi problemi che influenzano l'intero benessere dell'organismo, in quanto sostiene il peso della testa e funge da via di transito per nervi, vasi sanguigni e strutture vitali. Pertanto, eventuali problematiche in quest'area possono portare a criticità funzionali, dolore cronico e limitazioni significative della qualità della vita.

💬Cervicalgia, ernia cervicale, osteofitosi, formicolio alle mani, mielopatia, rettilineizzazione sono termini che descrivono condizioni correlate al dolore ed alle patologie della colonna vertebrale a livello del collo. Spesso sono collegati tra loro, in quanto uno è causa o conseguenza dell'altro (ad esempio, l'artrosi causa osteofiti, che possono causare ernie ed infine mielopatia).

☑Spesso queste condizioni patologiche e strutturali che interessano il tratto cervicale della colonna vertebrale sono gestibili solo con sedute di fisioterapia ma nei casi in cui, tra i sintomi, sono presenti perdita di forza, formicolio persistente o disturbi nella marcia (cioè alterazioni della deambulazione caratterizzate da perdita di fluidità, simmetria, velocità e sicurezza nel camminare) è necessario rivolgersi ad un neurochirurgo.

🚨I sintomi sopra indicati infatti rappresentano dei campanelli d'allarme neurologici che suggeriscono una compressione nervosa significativa, non trattabile con la sola fisioterapia. Questi segnali indicano una sofferenza del midollo spinale o delle radici nervose (note come mielopatia cervicale o radicolopatia), che devono necessariamente essere valutati attentamente da un neurochirurgo che, attraverso una visita specialistica ed esami strumentali, potrà arrivare ad una diagnosi precisa in modo da individuare per il paziente il trattamento più appropriato per superare tali problematiche.

8 Aprile 2025 Dott. Millimaggi D.F. Specialista in Neurochirurgia riceve su appuntamento al Poliambulatorio Geriatrico B...
06/04/2026

8 Aprile 2025 Dott. Millimaggi D.F. Specialista in Neurochirurgia riceve su appuntamento al Poliambulatorio Geriatrico Bakri a Vago di Lavagno VR.

06/04/2026


🫀 APRILE È CARDIOGERIATRIA

La cardiogeriatria non è solo cura: è qualità di vita, autonomia e futuro.

💡 Nel mese di Aprile, SIGG si impegna a sensibilizzare sul tema della prevenzione cardiovascolare e a condividere le ultime novità dalla letteratura.

05/04/2026
29/03/2026
22/03/2026

L' oxitocina è un ormone peptidico misterioso prodotto dall'ipotalamo che diminuisce durante l' invecchiamento. Pare che aumenti se la vita e i conttti sociali aumentano.....

induce il travaglio

21/03/2026

L’immunofitness ha rilevanza nel prolungamento della healthspan, perché un sistema immunitario efficiente e ben regolato non serve solo a difendersi dalle infezioni: aiuta anche a mantenere bassa l’infiammazione cronica, a conservare una buona risposta ai vaccini, a limitare la fragilità e a ridurre il peso di molte malattie legate all’età. In pratica, più che “avere difese alte”, conta avere resilienza immunitaria: una risposta efficace, proporzionata e capace di tornare all’equilibrio.

Il motivo è che con l’età compaiono immunosenescenza e inflammaging. La prima riduce la capacità di rispondere bene ai patogeni; la seconda mantiene un’infiammazione di basso grado ma persistente, che accelera l’invecchiamento biologico e favorisce malattie croniche. Questa combinazione è collegata a maggiore suscettibilità a infezioni, minore efficacia vaccinale e più alta prevalenza di patologie età-correlate.

Per la healthspan questo è cruciale perché il sistema immunitario partecipa alla sorveglianza contro cellule senescenti e alterate, al controllo del danno tissutale e al mantenimento dell’omeostasi. Quando questa funzione si deteriora, si crea un circuito che alimenta ulteriore infiammazione, accumulo di cellule senescenti e rischio di malattie come tumori, malattie cardiovascolari e altre condizioni della vecchiaia.

Le evidenze più recenti sul concetto di immune resilience mostrano che chi mantiene una migliore resilienza immunitaria tende ad avere esiti di salute più favorevoli e maggiore longevità, anche sotto stress infiammatorio. Questo supporta l’idea che l’immunofitness sia uno dei pilastri della healthspan: non l’unico, ma uno dei più importanti perché collega infezioni, infiammazione, metabolismo e invecchiamento.

Dal punto di vista pratico, l’immunofitness contribuisce alla healthspan soprattutto quando viene sostenuta da attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, sonno adeguato, gestione dello stress, microbiota sano e vaccinazioni. Le review recenti indicano che questi fattori possono migliorare la resilienza immunitaria o rallentare il declino immunitario con l’età.

Quindi, in una frase: l’immunofitness è altamente rilevante per prolungare la healthspan perché aiuta a invecchiare con meno infiammazione, meno fragilità e migliore capacità di adattarsi agli stress biologici. Però va detto con precisione che non è una “garanzia” di longevità da sola: agisce insieme a fattori metabolici, genetici, ambientali e comportamentaLI.

17/03/2026

MITI DA SFATARE: LE ERNIE SI OPERANO TUTTE (?), LE PROTRUSIONI DISCALI SONO PERICOLOSE ED IL MAL DI SCHIENA SI CURA COL RIPOSO ASSOLUTO.

Non vi è alcun dubbio che anche riguardo le patologie discali ed il mal di schiena in genere vi siano alcuni luoghi comuni che sono diventati veri e propri miti che le attuali evidenze scientifiche però smentiscono in maniera assoluta.

1. La grande maggioranza delle ernie discali non richiede un intervento chirurgico, guarendo o regredendo con trattamenti conservativi (farmaci, fisioterapia, riabilitazione) entro alcune settimane o mesi.
L'ernia infatti tende a disidratarsi ed a ridursi di volume spontaneamente nel tempo (riassorbimento). Pertanto, la chirurgia diventa necessaria solo in una minoranza di casi ovvero quando ci sono deficit neurologici gravi e progressivi (come la perdita di forza muscolare) o sindromi dolorose che non si attenuano con le cure conservative.

2. Le protrusioni discali non sono intrinsicamente pericolose.
Innanzitutto, ricordiamo che le prostrusioni discali sono deformazioni del disco intervertebrale che si schiaccia e sporge oltre il suo spazio naturale, ma spesso rimanendo all’interno di un legamento che protegge i nervi. Sono molto comuni e nella maggior parte dei casi asintomatiche, riscontrabili anche in persone sane. Pertanto, non sono di per sé "pericolose" e raramente richiedono un intervento chirurgico. Spesso rappresentano solo una fase degenerativa o un adattamento della colonna vertebrale.
Una protrusione può guarire o migliorare significativamente con un approccio conservativo adeguato (fisioterapia, farmaci). Da ciò si evince che solo quando la sporgenza del disco intervertebrale non si limita al mal di schiena (lombalgia/cervicalgia) ma evolve in una compressione significativa delle radici nervose o del midollo spinale, causando deficit neurologici persistenti o sindromi d'urgenza, si può affermare che diventi pericolosa necessitando un intervento chirurgico.

3. Il riposo assoluto non cura affatto la schiena.
Il riposo a letto prolungato è sconsigliato e può addirittura peggiorare la situazione, irrigidendo le articolazioni ed indebolendo la muscolatura. Al contrario, il movimento armonico e controllato aiuta il recupero funzionale. Restare attivi entro i limiti del dolore (evitando sforzi pesanti o movimenti bruschi) è il modo migliore per gestire il mal di schiena. Ovviamente se il dolore dovesse persistere per oltre due settimane senza miglioramenti, o se si presentasse molto intenso, bisognerebbe senza indugi rivolgersi ad un medico specialista.

Indirizzo

Via Mantegna 1 Lavagno VR
Colognola Ai Colli
37030

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 13:00

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