Dott.ssa Alessia Giacomelli - Nutrizionista

Dott.ssa Alessia Giacomelli - Nutrizionista � Cremona e Online

Ti aiuto a trovare la tua alimentazione di benessere � anche in chiave vegetale �

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Per molte persone il problema nel fare attività fisica non è “la mancanza di motivazione”.È il contesto.Allenarsi mentre...
26/05/2026

Per molte persone il problema nel fare attività fisica non è “la mancanza di motivazione”.
È il contesto.

Allenarsi mentre si ricevono commenti, sguardi o giudizi continui può essere estremamente faticoso.
E quando gli spazi non sono progettati per accogliere corpi diversi, il messaggio implicito diventa:
“questo posto non è pensato per te”.

Inoltre, non tutte le persone hanno lo stesso accesso al movimento: palestre, corsi e attrezzature spesso hanno costi elevati e non sempre sono economicamente accessibili per tuttə.

Ma tutto questo non è soltanto una questione individuale.
Anche l’ambiente in cui viviamo influenza profondamente la possibilità di muoversi con serenità.

La presenza di aree verdi, spazi pubblici sicuri e accessibili, quartieri ben collegati e ambienti inclusivi può facilitare il movimento, la socialità e il benessere psicofisico della popolazione.
Al contrario, disuguaglianze sociali ed economiche possono limitare fortemente queste possibilità.

Per questo motivo, fare movimento (o non farlo) e, più in generale, la salute non dovrebbero essere affrontati solo come responsabilità personali, ma anche come questioni collettive e politiche.

Anche la formazione dei* professionisti* della salute è importante: promuovere il movimento non dovrebbe significare colpevolizzare le persone o focalizzarsi esclusivamente sul peso.

L’attività fisica non dovrebbe essere una punizione né uno strumento per rendere i corpi più accettabili.
Può essere cura, benessere, scarico dello stress, energia, socialità, piacere, connessione con il proprio corpo.

E questi benefici esistono indipendentemente dalla perdita di peso.











Molte persone arrivano alle visite con paura.Paura di essere giudicate, sgridate, “deludere” il professionista o non ave...
21/05/2026

Molte persone arrivano alle visite con paura.
Paura di essere giudicate, sgridate, “deludere” il professionista o non aver fatto “abbastanza”.

E così capita di rimandare, disdire, sparire per un po’.
Non perché non ci tengano al proprio benessere, ma perché abbiamo imparato a vivere i percorsi nutrizionali come verifiche da superare, invece che come spazi di cura.

Ma un percorso nutrizionale non dovrebbe funzionare così.

Non esiste il/la paziente “brav*” o “cattiv*”.
Non esistono percorsi perfetti.

Esistono persone, bisogni, momenti della vita, difficoltà, cambiamenti e possibilità diverse.

Per me, lavorare insieme significa costruire uno spazio il più possibile sicuro, flessibile e privo di giudizio, in cui il percorso si adatti alla persona, e non il contrario.











Nutrire il proprio corpo non significa per forza fare tutto da zero.Viviamo in una cultura che ci spinge verso il “tutto...
04/05/2026

Nutrire il proprio corpo non significa per forza fare tutto da zero.

Viviamo in una cultura che ci spinge verso il “tutto o niente”:
o cucini tutto in casa, o stai sbagliando.
o mangi “pulito”, o non ti stai prendendo cura di te.

Ma la realtà è un’altra: mangiare deve essere sostenibile, prima ancora che “perfetto”.

I cibi pronti o surgelati non sono un fallimento.
Sono strumenti.
E, in tanti momenti della vita, possono fare la differenza tra mangiare e saltare un pasto.

Il momento del pasto non dovrebbe diventare un ulteriore appesantimento, soprattutto quando la quotidianità è già pesante.

Qualche esempio pratico?
• Verdure surgelate + legumi (in barattolo o surgelati)
• Un panino + eventualmente insalata in busta
• Pasta (anche a cottura rapida) + sugo pronto + un vasetto di legumi (facoltativo)

Non serve fare tutto perfettamente per prendersi cura di sé.
A volte, prendersi cura di sé significa anche semplificare.

💬 Che rapporto hai con i cibi pronti? Ti capita di evitarli?

🤍 Condividilo con qualcun* che ha bisogno di sentirselo dire









Quando si parla di salute, spesso l’attenzione si concentra solo sul peso.Ma sempre più ricerche ci mostrano che c’è un ...
16/04/2026

Quando si parla di salute, spesso l’attenzione si concentra solo sul peso.

Ma sempre più ricerche ci mostrano che c’è un altro fattore che può incidere in modo significativo: lo stigma del peso.

Lo stigma nasce dal modo in cui la società decide cosa è considerato “normale” e cosa no e riduce la persona a una sola caratteristica, facendoci dimenticare tutto il resto di ciò che è: qualità, capacità, emozioni, storia.

Nel mio lavoro, più volte ho sentito dire:
“Sei la prima professionista che mi crede quando racconto cosa mangio.”

Essere messə in dubbio, non essere credutə, sentirsi giudicatə:
tutto questo ha delle conseguenze concrete.
Può aumentare lo stress, allontanare dalle cure e rendere più difficile prendersi cura di sé.

La letteratura scientifica ci dice chiaramente che
lo stigma del peso è associato a esiti peggiori di salute, sia fisica che mentale, indipendentemente dal peso corporeo.

Non è la vergogna che favorisce il benessere delle persone.

La salute ha bisogno di ascolto, rispetto e contesti in cui le persone possano sentirsi al sicuro.

In ogni corpo.



Riferimenti (per chi vuole approfondire):

• Bacon, L., & Aphramor, L. (2011). Weight Science: Evaluating the Evidence for a Paradigm Shift

• Clifford, D., et al. (2015)

• Manici, E. (2021). Grass*. Strategie e pensieri per corpi liberi dalla grassofobia. Torino: Eris Edizioni.

• Tomiyama, A. J., et al. (2018)





E se non fossi tu il problema?Molte persone iniziano una dieta con impegno e determinazione.E spesso, almeno all’inizio,...
30/03/2026

E se non fossi tu il problema?

Molte persone iniziano una dieta con impegno e determinazione.
E spesso, almeno all’inizio, qualcosa cambia.

Poi però, col tempo, quel cambiamento diventa difficile da mantenere.
Il peso può tornare come prima, o anche aumentare.
E insieme arrivano frustrazione, senso di colpa, il dubbio di “non aver fatto abbastanza”.

Ma se non fosse una questione di forza di volontà?

Le restrizioni attivano risposte fisiologiche profonde: il corpo prova a proteggersi, aumenta la fame, riduce il dispendio energetico, e il cibo può diventare più presente nei pensieri.

Non è un errore.
È il corpo che cerca di sopravvivere a quella che percepisce come una carestia.

Per questo, uscire dal ciclo delle diete non significa “lasciarsi andare”, ma provare a cambiare prospettiva.

Un approccio non prescrittivo parte dall’ascolto, dal rispetto della fisiologia e dalla possibilità di costruire, nel tempo, un rapporto più stabile e sereno con il cibo e con il proprio corpo.

Se ti va, puoi condividere come ti sei sentitə leggendo questo post
o salvarlo per tornarci quando ne hai bisogno 💛









Questa riflessione nasce durante il corso di Mindfulness trauma-sensitive di .Mi ha fatto pensare a quanto spesso ci ven...
16/03/2026

Questa riflessione nasce durante il corso di Mindfulness trauma-sensitive di .

Mi ha fatto pensare a quanto spesso ci venga detto, sulla carta, che la salute sia integrata (fisica, mentale e sociale) ma poi nella pratica alcune dimensioni sembrano contare più di altre.

Viviamo immersi in una cultura che tende a dare più valore alla salute fisica, mentre quella emotiva e quella sociale restano spesso sullo sfondo.

Questo si riflette anche nel modo in cui viviamo il cibo.

Mangiare perché abbiamo fame o perché “fa bene” è generalmente considerato legittimo.
Mangiare perché ci dà piacere, perché ci consola o perché vogliamo condividere un momento con altre persone, molto meno.

Così alcune esperienze con il cibo rischiano di essere vissute come meno giuste, meno valide, o addirittura sbagliate.

Non perché lo siano davvero, ma perché questo è il filtro culturale attraverso cui spesso impariamo a guardarle.

Accorgersi di questi filtri non serve per giudicarsi,
ma iniziare a notarli può aiutarci ad avere un po’ più di consapevolezza su di noi.

Se leggendo questo post ti sei riconosciutə in qualcosa, sappi che non sei solə.

Se ti va puoi:
💛 salvare il post per tornarci
💛 condividerlo con qualcuno a cui potrebbe essere utile
💛 oppure scrivermi in DM o nei commenti






Il modo in cui parliamo dei corpi cambia il modo in cui li guardiamo.Le parole che usiamo per parlare dei corpi non sono...
04/03/2026

Il modo in cui parliamo dei corpi cambia il modo in cui li guardiamo.

Le parole che usiamo per parlare dei corpi non sono mai neutre.
Possono portare con sé storia, giudizi, stigma…
oppure possono aprire spazi di riconoscimento e rispetto.

Avere un corpo grasso non significa automaticamente avere un corpo malato.
Così come avere un corpo magro non significa automaticamente avere un corpo sano.

Quando scelgo di usare la parola grass*, lo faccio con cura e consapevolezza.
Per me è un modo per allontanarmi da una narrazione esclusivamente patologizzante e avvicinarmi a una visione che mette al centro la persona, non il peso.

Credo che ognuno dovrebbe poter scegliere le parole con cui definirsi.
Credo, inoltre, che il linguaggio possa evolvere insieme a noi.

Se questo tema ti suscita qualcosa, una riflessione, una domanda, anche un dubbio, qui c’è spazio per parlarne 💛









Psyduck di Misty è un Pokémon d’acqua, anche se non sempre si fida di essa.Anche tu non sei nat* dubitando del tuo corpo...
27/02/2026

Psyduck di Misty è un Pokémon d’acqua, anche se non sempre si fida di essa.
Anche tu non sei nat* dubitando del tuo corpo.

La maggior parte di noi nasce con una connessione chiara ai propri segnali corporei: fame, sazietà, desiderio.
Poi, crescendo, interiorizziamo le regole della cultura della dieta.

Impariamo così che il mangiare va controllato.
Che alcuni cibi sono “giusti” e altri “sbagliati”.
Che la fame va messa in discussione.
Che la sazietà deve arrivare “quando è previsto” e non quando ci sentiamo realmente sazi.

E piano piano il rumore delle regole copre la voce del corpo.

Se a volte ti capita di pensare di non avere autocontrollo, forse hai solo imparato a non fidarti più del tuo corpo.

Anche Psyduck, all’inizio, può aver bisogno di un salvagente per stare in acqua.
Come tu potresti aver bisogno di una mano per abbassare il volume della cultura della dieta.

Con il tempo Psyduck imparerà a fidarsi dell’acqua e anche tu imparerai a riconoscere e fidarti dei segnali del tuo corpo.

Ti ritrovi in queste parole?
Se ti va, puoi raccontarmelo nei commenti o in DM.





Una carenza di ferro non dice nulla sul tuo valore né su quanto “stai facendo bene”.Spesso capita che ci insegnino a tra...
03/02/2026

Una carenza di ferro non dice nulla sul tuo valore né su quanto “stai facendo bene”.

Spesso capita che ci insegnino a tradurre ogni valore “fuori range” in un giudizio su di noi o su come mangiamo.

Ma una carenza non è prova di impegno, “forza di volontà” o scelte “giuste”.

È un bisogno del corpo, qui e ora.

Con questo post vorrei ricordarti che la salute non è un test da superare. 💚

🔖 Salva il post se vuoi rileggerlo con calma.









Mangiare più vegetale fa nascere spesso una paura:👉 “E se poi mi manca il ferro?”È una preoccupazione comune, anche a ca...
01/02/2026

Mangiare più vegetale fa nascere spesso una paura:
👉 “E se poi mi manca il ferro?”

È una preoccupazione comune, anche a causa della tanta disinformazione che circola e di messaggi spesso allarmistici su questo tema.

Questo post nasce per fare un po’ di chiarezza, senza allarmismi e senza giudizio.

Il ferro, a differenza di quanto si sente spesso dire, non è presente “solo nella carne”: anche il mondo vegetale ne è una fonte importante.

Il corpo sa regolarsi, adattarsi, comunicare.
E con informazioni corrette e qualche accortezza, si può scegliere con più serenità. 🌿

👉 Nel prossimo post parleremo di cosa fare in caso di carenza.

🔖 Salva il post se può esserti utile
🔁 Condividilo con chi pensi ne abbia bisogno











🌿 Esistono davvero cibi “buoni” e cibi “cattivi”?Molte persone, spinte dalla cultura della dieta e dal desiderio di pren...
28/01/2026

🌿 Esistono davvero cibi “buoni” e cibi “cattivi”?

Molte persone, spinte dalla cultura della dieta e dal desiderio di prendersi cura di sé, hanno imparato a mangiare seguendo regole, liste, attenzioni continue.

Eppure, insieme a tutto questo, possono comparire senso di colpa, confusione, fatica.
Se ti riconosci, sappi che non è un tuo limite e non significa che stai sbagliando.

Dividere il cibo in giusto e sbagliato raramente porta serenità.
Più spesso crea distanza dai segnali del corpo e rende il rapporto con il cibo un terreno di lotta.

Questo carosello non vuole dirti cosa “dovresti” fare.
Vuole solo aprire uno spazio di riflessione gentile.

Forse non serve più controllo.
Forse serve più ascolto. 🌻





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