25/02/2026
“Se non mi amate per quello che sono, allora sarò ancora di più quello che non volete.”
Ci sono adolescenti che sembrano dire sempre “no”: no alle regole, no alle proposte, no anche alle cose che fino a poco prima andavano bene.
A prima vista può sembrare solo sfida, provocazione, opposizione.
Ma spesso, sotto, c’è qualcosa di molto diverso.
C’è il bisogno di essere VISTI DAVVERO.
C’è la paura di non essere accettati per quello che si è.
C’è il timore, a volte silenzioso ma potentissimo, che per essere amati si debba cambiare, essere “altro”, proprio in un momento delicato di costruzione della propria identità.
E allora succede qualcosa di paradossale: più l’adulto prova a correggere, a insistere, a “rimettere a posto”, più il ragazzo si irrigidisce. Alza il volume. Contraddice. Provoca.
Non sempre perché vuole scontrarsi, ma perché quello diventa il suo modo, imperfetto ma efficace, per dire:
“Così come sono… MI VEDI?”
È una dinamica che rischia di trasformarsi in un braccio di ferro continuo: più controllo da una parte, più opposizione dall’altra. E si entra in una spirale in cui nessuno si sente capito.
Cosa può fare davvero la differenza?
Provare a separare la persona dal comportamento: non tutto ciò che fa va bene, ma questo non significa che lui/lei non vada bene.
Riconoscere prima di correggere: sentirsi compresi abbassa le difese molto più di qualsiasi spiegazione.
Scegliere le battaglie: non tutto merita uno scontro, e a volte lasciare spazio è più efficace che insistere.
Offrire confini chiari ma non rigidi: la fermezza può essere stabile senza diventare dura.
Perché, molto spesso, dietro l’opposizione non c’è il desiderio di allontanarsi, ma un modo faticoso per restare in relazione senza sentirsi annullati.
E in fondo, il messaggio è questo: “Riesci a starmi vicino anche quando non sono facile da amare?”
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Se ti capita di vivere o lavorare queste situazioni:
qual è il momento in cui senti che la relazione si blocca di più?