29/12/2025
𝗗𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗽𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗔𝗦𝗟 𝗖𝗡𝟭 𝗲 𝗖𝗡𝟮: 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝘃𝘃𝗲𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗼𝘀𝗽𝗲𝗱𝗮𝗹𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗶𝗲𝗺𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝗲. 𝗧𝗿𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝗴𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗻𝗼𝗱𝗶 𝗶𝗿𝗿𝗶𝘀𝗼𝗹𝘁𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.
Dopo un iter complesso e mesi di audizioni, il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato, nella seduta del 22 dicembre 2025, il nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale (PSSR) 2025-2030. Non si tratta di un semplice aggiornamento amministrativo, ma di un documento programmatico che, recependo le direttive del PNRR e del DM 77/2022, intende traghettare il nostro Sistema Sanitario Regionale verso un modello di "sanità diffusa". Per noi professionisti operanti nella provincia di Cuneo – territorio vasto, orograficamente complesso e storicamente policentrico – questo Piano rappresenta la sfida gestionale più rilevante degli ultimi trent'anni.
L’obiettivo dichiarato è noto: decongestionare gli ospedali per acuti spostando il baricentro delle cure sulla medicina territoriale. Tuttavia, analizzando il testo normativo, emergono dettagli tecnici che meritano un approfondimento clinico e organizzativo, al di là degli slogan politici.
𝐋𝐚 𝐑𝐢𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐓𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞: 𝐇𝐮𝐛, 𝐒𝐩𝐨𝐤𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐑𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐌𝐆
Il pilastro del PSSR è la strutturazione definitiva della rete territoriale. Il Piano recepisce integralmente il modello delle Case di Comunità (CdC), distinguendole in Hub (principali) e Spoke (periferiche, ivi comprese le sedi delle medicine di gruppo avanzate).
Per la provincia di Cuneo, la sfida è l'integrazione tra queste nuove strutture e la medicina generale. Il Piano non "supera" il medico di famiglia, ma ne rafforza e amplifica il ruolo attraverso percorsi gestionali, assistenziali e di governance che vedono nelle AFT (Aggregazione Funzionali Territoriali) il modello organizzativo di interazione tra le Case di Comunità e la Medicina generale. Verranno inoltre istituiti, sulla linea dell’attuale esperienza dei CAVS (posti letto extra ospedalieri di Continuità Assistenziale a Valenza Sanitaria), gli Ospedali di Comunità, strutture territoriali intermedie destinate a pazienti nel post acuzie o per pazienti anziani non autosufficienti nell’attesa di individuazione del setting assistenziale più appropriato. Nelle CdC Hub (come quelle previste a Borgo San Dalmazzo per l’ASL CN1 o ad Alba e Bra per l’ASL CN2), la presenza medica dovrà essere garantita h24 e affiancata dall’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC).
Il punto critico, su cui l'Ordine vigilerà, è il rischio di burocratizzazione clinica. Il PSSR introduce le Centrali Operative Territoriali (COT) come snodo logistico (previste a Mondovì, Saluzzo e Verduno). Sulla carta, la COT dovrebbe gestire le transizioni di cura (dimissioni protette, attivazione ADI); nella pratica, sarà fondamentale che questi "hub digitali" non diventino colli di bottiglia che scaricano sul MMG o sullo specialista ospedaliero ulteriori oneri amministrativi per l'attivazione dei percorsi.
𝐄𝐝𝐢𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚: 𝐈 𝐂𝐚𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐫𝐚𝐧𝐝𝐚
Se il territorio è la scommessa, l'ospedale resta la necessità. Il PSSR 2025-2030 sblocca formalmente la fase esecutiva per il rinnovo del parco immobiliare sanitario cuneese, finanziato attraverso un mix di fondi INAIL, ex art. 20 L. 67/88 e partenariato pubblico-privato.
Due sono i focus strategici confermati dal documento:
1. 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗛𝘂𝗯 𝗱𝗶 𝗖𝘂𝗻𝗲𝗼: Il progetto per il nuovo ospedale unico, destinato a sostituire il S. Croce e Carle, viene blindato come priorità regionale. Il Piano sottolinea la necessità di mantenere l'alta specialità (hub di riferimento per le reti tempo-dipendenti) in una struttura tecnologicamente adeguata, superando le inefficienze logistiche dell'attuale dislocazione su due sedi.
2. 𝗜𝗹 𝗤𝘂𝗮𝗱𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗡𝗼𝗿𝗱-𝗘𝘀𝘁 (𝗦𝗮𝘃𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼-𝗦𝗮𝗹𝘂𝘇𝘇𝗼-𝗙𝗼𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼): Viene confermata la visione dell'Ospedale Unico di Savigliano come baricentro per l'area nord della provincia, con una riconversione funzionale dei presidi di Saluzzo e Fossano verso vocazioni di bassa intensità, riabilitazione e servizi territoriali avanzati.
Per i colleghi ospedalieri, questo significa prospettare i prossimi 5-8 anni in una fase di "transizione ibrida": lavorare in strutture vetuste in attesa dei nuovi plessi, con il rischio di un depotenziamento tecnologico transitorio che la Regione dovrà scongiurare.
𝐋𝐚 𝐒𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐃𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐥'𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐀𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞
Una novità rilevante del testo approvato è l'enfasi sulla telemedicina e sull'AI. Il Piano non parla genericamente di digitalizzazione, ma cita specificamente l'uso di algoritmi predittivi per la stratificazione del rischio dei pazienti cronici.
Il nuovo CUP regionale, integrato con l'AI, avrà il mandato di passare da una logica pull (il paziente chiama quando sta male) a una logica push (il sistema prenota i controlli di follow-up per diabetici e cardiopatici).
Per il medico, questo implica un cambio di paradigma: la validazione clinica del percorso generato dall'algoritmo diventerà parte integrante dell'atto medico. Sarà cruciale definire i perimetri di responsabilità medico-legale in caso di mancata presa in carico automatizzata o di false negatività algoritmiche.
𝐋𝐚 𝐍𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐆𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐚𝐧𝐜𝐞: 𝐈𝐥 𝐃𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐨-𝐒𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨
Viene istituzionalizzata nelle ASL la figura del Direttore Socio-Sanitario, equiparato ai Direttori Sanitario e Amministrativo. Questa figura avrà il compito di dialogare con i Consorzi Socio-Assistenziali e i Sindaci. In una provincia come Cuneo, dove la frammentazione dei servizi sociali è storica, questa figura potrebbe rappresentare la chiave di volta per gestire le "dimissioni difficili" che oggi ingolfano i reparti di Medicina Interna e Geriatria, a patto che non si trasformi in una mera poltrona politica ma venga assegnata a profili con competenze tecniche reali.
𝐈𝐥 𝐍𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞: 𝐋'𝐄𝐥𝐞𝐟𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚
L'analisi non può esimersi dal citare la criticità maggiore. Il PSSR disegna contenitori perfetti (Case di Comunità, Nuovi Ospedali), ma dedica spazi ancora troppo generici ai contenuti, ovvero al Capitale Umano.
Sebbene il Piano citi la necessità di "valorizzare le professioni", le leve economiche e contrattuali (che dipendono dal livello nazionale e dalla Legge di Bilancio 2026) rimangono l'incognita. La carenza di specialisti nell'emergenza-urgenza e la disaffezione verso la medicina generale nelle valli cuneesi non si risolvono con l'edilizia.
Il rischio concreto, per la nostra provincia, è avere nel 2027 strutture nuove ma vuote, o gestite tramite l'esternalizzazione a cooperative, un modello che l'Ordine ha più volte criticato per la mancanza di continuità assistenziale e garanzie formative
𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢
Il Piano Socio-Sanitario 2025-2030 è un atto dovuto e necessario, che porta finalmente una visione di lungo periodo. Per la provincia di Cuneo, rappresenta l'opportunità di ammodernare una rete strutturale ormai obsoleta. Tuttavia, come medici, abbiamo il dovere di monitorare la fase attuativa. La differenza tra un "libro dei sogni" e una riforma efficace passerà dalla capacità di reclutamento del personale e dalla reale sburocratizzazione del lavoro clinico.
L'Ordine vigilerà affinché alle mura seguano i camici.
(tabelle sinottiche, cronoprogramma e riferimenti ai primi commenti)