13/12/2025
Mi capita a volte di ascoltare storie di persone o di famiglie dove, ad un certo punto, è chiara la presenza di un NON DETTO, un esperienza o un evento difficile che viene “nascosto” ad alcune persone della famiglia con la fasulla convinzione che dire, parlare, verbalizzare porterebbe più dolore, perciò si avanza felici credendo di star proteggendo qualcuno.
Ma siamo sicuri che non dire qualcosa la faccia tacere?
O quel non detto parla sotto altre forme, come i gesti, il tono della voce, i vissuti di paura, vergogna e senso di colpa?
E queste stesse emozioni che inevitabilmente trapelano siamo sicuri che non influenzino lo stato emotivo di chi viene tenuto all’oscuro della verità?
E perché si crea il non detto?
Per paura che l’altro non regga la chiarezza, la conoscenza o è la persona che trattiene, che camuffa, che nasconde a non essere in grado di reggere lo svelarsi della realtà?
Le persone alle quali la verità viene omessa sentono di respirare un’aria che non è pura, non è autentica, sentono che c’è qualcosa che ha bisogno di essere scoperchiato ma non sanno cosa e non riescono a dargli una forma.
Così inizieranno a dubitare della sincerità di chi sta intorno a loro, della realtà della cose e anche di se stessi, sentendosi in un perenne stato di confusione.
Portare il non detto alla luce aiuta l’integrazione ed il cambiamento, può essere visto come un atto di VERITA’ e di RISCHIO ma è l’unica strada verso la GUARIGIONE e l’AUTENTICITA’, e la psicoterapia ha sempre aiutato questo processo.