Il Centro del Caos - Osho Sidhai

Il Centro del Caos - Osho Sidhai Centro di meditazione attiva a Firenze
Ispirato a Osho
Movimento • Respiro • Silenzio
Spazio di consapevolezza aperto a tutti

Tre giorni sono il tempo minimo necessario per iniziare a spezzare davvero l'inerzia dei tuoi schemi abituali e per cons...
25/11/2025

Tre giorni sono il tempo minimo necessario per iniziare a spezzare davvero l'inerzia dei tuoi schemi abituali e per consentire al sistema nervoso di accedere a uno stato di quiete che è altrimenti irraggiungibile nella frenesia quotidiana. Tre giorni per staccare il pilota automatico, interrompere il flusso costante di stimoli e accompagnare il tuo sistema a un reset profondo.
Il primo beneficio sarà una vera e propria disintossicazione fisica, mentale e sensoriale. Ci isoleremo per 72 ore, in un luogo con una natura così forte, così intensa che oltre alle meditazioni aiuterà moltissimo ad interrompere il flusso costante di stimoli esterni (AVVISO: telefoni rigorosamente spenti) in modo che ciascuno possa tornare a distinguere nuovamente la “propria” voce interiore.
In questo isolamento, il sabato, in silenzio per tutta la giornata, sperimenteremo molte tecniche attive. Tecniche create in modo da poter processare in profondità il materiale represso (ansie, frustrazioni, giudizi) che la vita quotidiana ci spinge a ignorare. Non si tratta di nascondere il caos, ma di vederlo interamente per la prima volta. Si passa dal sentire la pressione al vederne la fonte.
La domenica passeremo a tecniche di condivisione e apertura del cuore, alcune delle quali prese dal “Libro dei Segreti” Di Osho, al fine di armonizzare e approfondire interiormente il lavoro fatto il giorno prima.
Di conseguenza questi tre giorni genereranno i primi veri momenti di insight (intuizione) cioè quella lucidità radicale nella quale cominci a vederti per quello che sei veramente e a prendere decisioni consapevoli per te stesso.
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Ogni meditazione è l'unica meditazione.Arriva sempre, per ogni meditatore, quel momento in cui si tocca il silenzio, si ...
19/11/2025

Ogni meditazione è l'unica meditazione.
Arriva sempre, per ogni meditatore, quel momento in cui si tocca il silenzio, si assapora una gioia inaspettata o un bagliore di assoluto, e la volta dopo qualcosa subito sussurra: torna lì, ritrova "quella" pace. Ma cercare di replicare un’esperienza passata è non solo il modo più sicuro per rovinare quella presente, ma anche la costruzione di una nuova gabbia credendo di uscire quella vecchia. La meditazione non è una ricetta da eseguire due volte per ottenere lo stesso sapore.
Non è la tecnica che cambia; è chi la utilizza che cambia, mutevole come le nuvole nel cielo. Ogni respiro, ogni salto, ogni momento di immobilità è un riflesso preciso di ciò che è in quell'esatto istante. La tecnica è semplicemente uno specchio neutro, un dispositivo per mostrare la forma attuale. La tecnica, qualsiasi essa sia, è solo il "mio specchio" e ogni giorno, anzi spesso ogni ora, sono un volto diverso che si riflette in esso. Quando finalmente ti arrendi a questa verità, quando dici addio all'aspettativa e accetti l'esperienza che si manifesta, esattamente così come si manifesta, per quanto scomoda o banale possa essere, solo allora il mistero della meditazione si dischiude nella sua feroce bellezza e così, ogni volta, è un viaggio diverso e bellissimo lanciato verso l'ignoto. In questo coraggio di non sapere cosa accadrà, ti perdi e ti trovi finalmente libero dalle immagini di te stesso.
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Eterni viandanti di noi stessi, non esiste altro paesaggio se non quello che siamo.Eternamente altri,e sempre soli; noi ...
13/11/2025

Eterni viandanti di noi stessi,
non esiste altro paesaggio
se non quello che siamo.
Eternamente altri,
e sempre soli;
noi stessi viaggio,
viandante e strada.
L'universo non è mio,
sono io.
Fernando Pessoa

Non sei una persona che è consapevole. Sei la consapevolezza in cui sorge l'idea di essere una persona
12/11/2025

Non sei una persona che è consapevole. Sei la consapevolezza in cui sorge l'idea di essere una persona

La famigerata Meditazione Dinamica di OshoL'immagine che emerge spesso è quella di una prova fisica estenuante, un uraga...
11/11/2025

La famigerata Meditazione Dinamica di Osho
L'immagine che emerge spesso è quella di una prova fisica estenuante, un uragano di sforzo e catarsi aggressiva.
È essenziale capovolgere la prospettiva: la Dinamica non è "tosta" o "pesante" da affrontare; è semplicemente il meccanismo che libera la pesantezza che tu porti già dentro. E la chiave per trasformare questa tecnica apparentemente faticosa in un flusso liberatorio non è la forza di volontà, ma il rilassamento totale e l'abbandono.

Si crede che per "far uscire" un'emozione bloccata si debba forzare il corpo nel respiro o gridare con sforzo durante la catarsi, ma è proprio il tuo sforzo mentale che crea rigidità fisica, e la rigidità è ciò che tiene imprigionate le energie.

Il segreto della Dinamica è l'azione rilassata. Non devi fare la rabbia, il pianto o la gioia; devi permetterle di accadere. Devi essere il contenitore rilassato che lascia passare l'emozione, piuttosto che il muro rigido che la blocca. Quando il corpo è rilassato, l'energia bloccata può fluire liberamente senza incontrare la tua resistenza fisica e mentale.

Se sei rigido, blocchi l'uscita, e la tua catarsi diventa una performance mentale, un esercizio estenuante. Se ti abbandoni, il processo diventa un'espressione spontanea e catartica che, pur essendo intensa, lascia dietro di sé una sensazione di profonda leggerezza.
La dinamica non è una lotta; è la dissoluzione del combattente. Quando il corpo si rilassa, l'energia fluisce, e la "pesantezza" non può più esistere.

La Meditazione Dinamica è una tecnica "non-struttura" di un'ora divisa in cinque fasi, ognuna delle quali richiede l'abbandono come prerequisito per l'efficacia: Se vuoi sapere davvero di cosa si tratta, la devi sperimentare. E se la vuoi sperimentare, qui al Centro del Caos, la facciamo tutte le domeniche mattina alle 10.
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Mentre leggi, la Terra sta ruotando a oltre 1.600 km/h, orbitando attorno al Sole a 107.000 km/h, mentre l'intero sistem...
07/11/2025

Mentre leggi, la Terra sta ruotando a oltre 1.600 km/h, orbitando attorno al Sole a 107.000 km/h, mentre l'intero sistema solare sfreccia a 800.000 km/h nella galassia. Non esiste un "qui" e "ora" che sia uguale a quello di un istante fa.

Eppure, cosa facciamo per tutta la nostra vita? Cerchiamo disperatamente "punti fissi". Il famoso "centro di gravità permanente".

Prima cerchiamo la stabilità in una carriera, in una casa, in una relazione, in un'identità. Cerchiamo di costruire monumenti di pietra sulla superficie di un fiume in piena, e poi ci disperiamo quando l'acqua, inevitabilmente, li sposta e li sommerge. Questa ricerca non è solo difficile; è fondamentalmente inutile, perché si basa su un'illusione. È un atto di resistenza contro la natura stessa dell'universo.

Poi, questa stessa illusione diventa l'ostacolo più grande e doloroso nella meditazione.

Ci sediamo sul cuscino con un obiettivo segreto: trovare un "punto fisso" interiore. Vogliamo fermare il caos, trovare uno stato di "pace" o di "vuoto" e aggrapparci ad esso. Vogliamo che la nostra mente, finalmente, stia ferma.

Eppure la mente è movimento. I pensieri, le emozioni, le sensazioni non sono errori nel sistema; sono il sistema. Cercare di fermarli è inutile quanto cercare di fermare la Terra nella sua orbita.

Il sentiero della meditazione non è trovare la stabilità, non è imparare a fermare le onde, ma imparare a surfare su di esse. È la capacità di fluire con tutto, senza opporre resistenza. È la vasta, silenziosa consapevolezza che osserva la mutazione infinita, riconoscendo di esserne essa stessa parte.
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“Il nostro riunirci non si addice a coloro che sono interessati a studiare la religione.Questo incontrarsi è rivolto uni...
06/11/2025

“Il nostro riunirci non si addice a coloro che sono interessati a studiare la religione.
Questo incontrarsi è rivolto unicamente a chi è interessato a sperimentare il senso vero della religiosità. È qualcosa di esistenziale, un laboratorio dove sperimentare: scientifico come qualsiasi altra scienza.
Non si tratta di credere – non è pretesa alcuna professione di fede.”
Osho
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La tua mente non è il problema. Pensa a te stesso come a un computer. Il tuo corpo è l'hardware. La tua mente? È il moni...
31/10/2025

La tua mente non è il problema.

Pensa a te stesso come a un computer. Il tuo corpo è l'hardware. La tua mente? È il monitor.

È l'interfaccia fondamentale. Ci serve per analizzare, pianificare, creare, ricordare. Senza questo "schermo", saremmo solo una scatola inerte, incapaci di navigare la vita.

L'errore spirituale più comune? Credere che il problema sia la mente.

Iniziamo a meditare per "spegnere i pensieri", per "svuotare la mente". Ma questo è come tentare di usare un computer tenendo lo schermo spento.

Il vero, unico problema non è il monitor. È la nostra totale identificazione con esso.

Abbiamo dimenticato di essere l'Utente – la pura consapevolezza, il testimone silenzioso che osserva. E ci siamo convinti di essere lo schermo.

Il risultato? Se sullo schermo appare un virus (un pensiero d'ansia), noi diventiamo quel virus. Se compare un pop-up ("Non valgo nulla"), noi diventiamo quel pop-up.

Ci siamo persi dentro il programma, dimenticando di essere noi a usarlo.

La meditazione, allora, non serve a spegnere lo schermo. Non è una lotta. È la pratica per fare un passo indietro.

È l'atto dell'Utente che torna a sedersi sulla sedia della consapevolezza e si ricorda:

"Ah, io sono colui che osserva. Il monitor è solo uno strumento. E io non sono ciò che vi appare."

Quando l'identificazione cessa, la mente smette di essere un tiranno e torna a essere un servitore meraviglioso. Un pensiero d'ansia può apparire, ma ora sei tu a decidere se cliccarci sopra o no.

Non sei più perso nello schermo.

29/10/2025
Darkness Meditation (è difficile veder un gatto nero in una stanza buia, soprattutto se il gatto non c'è)Venerdì sera al...
28/10/2025

Darkness Meditation
(è difficile veder un gatto nero in una stanza buia, soprattutto se il gatto non c'è)
Venerdì sera alle 21 che è pure halloween.
Per questo evento special chiedo cortesemente la conferma della partecipazione.

"per sempre"Ecco cosa desideriamo quando parliamo d'amore, quasi fosse l'unica misura della nostra soddisfazione. E mi s...
23/10/2025

"per sempre"
Ecco cosa desideriamo quando parliamo d'amore, quasi fosse l'unica misura della nostra soddisfazione. E mi sono reso conto di quanto ci freghi, questa idea.
Ho ripensato alle mie storie passate, alle gioie e alle ferite, agli incontri e agli abbandoni. Viste da qui, sembrano tanti tentativi di felicità falliti.
E allora mi sono chiesto: da dove nasce quella sensazione così potente che un amore possa essere "per sempre"?
Credo nasca dalla qualità del presente. Quando sei veramente innamorato, l'unico tempo che esiste è un "qui ed ora" così totale, così pieno, che il tempo stesso smette di scorrere in linea retta. Si dilata. Diventa un "sempre". In quell'istante, tu sei nell'eternità.
E proprio da lì, dall'aver assaggiato qualcosa di così assoluto, nasce la paura. La paura di perderlo. Perché la mente cerca subito di afferrare quell'esperienza, di trasformarla in un contratto, di legarlo ad una promessa, in una garanzia per il futuro, mentre invece stavi solo vivendo, ogni volta, un presente potentissimo.
Quando accade che il per sempre svanisce la tentazione è chiudersi. Mettere su muri, dire "basta, ho già dato, non ne vale la pena". Ma, se ci fai caso, avviene sempre nei confronti della persona, non dell’amore in sé.
Essendo un bisogno primario, l’unica cosa che conta davvero nella vita, l’Amore ti costringe prima o poi a riaprire il cuore e, se lo fai per davvero, non nonostante le ferite, ma grazie alla profondità che quelle ferite ti hanno donato, ecco che allora vedi chiaramente che la tua storia d’amore “per sempre” non è con una persona, ma è con l’Amore stesso. Dove ogni singolo incontro avuto, dal più fugace al più profondo, non è stato altro che la sua materializzazione in forme diverse.
Allora "amare per sempre" non è la promessa statica a un'altra persona, ma un patto dinamico con se stessi e con la vita: la promessa di lasciare libera la propria capacità di amare.
La vera fedeltà non è a una singola persona, ma all'Amore stesso. A quel flusso che chiede solo di continuare a scorrere attraverso di me.
Questo, credo, è un "per sempre" che nessuno può togliermi e che non può mai fallire.

Nella nostra ricerca della felicità, una frase risuona comune come una verità universale: "L'importante nella vita è ama...
22/10/2025

Nella nostra ricerca della felicità, una frase risuona comune come una verità universale: "L'importante nella vita è amare ed essere amati". Sembra un equilibrio perfetto, un 50% di azione (il nostro dare) e un 50% di ricezione passiva (l'amore che ci accade). Ma forse questa formula, così poetica, nasconde un'insidia che ci rende vittime: ci insegna ad aspettare.

Le neuroscienze ci offrono una mappa per capire perché. Ci dicono che il bisogno di essere amati è radicato nel profondo del nostro cervello, nel sistema limbico. È un bisogno primario, fondamentale per la nostra sopravvivenza, potente e automatico come la fame o la sete.

Al contrario, l'atto di dare amore (la compassione, l'empatia, la cura) è una funzione superiore. Coinvolge la nostra corteccia prefrontale, è un atto di volontà, una scelta consapevole.

Abbiamo quindi un'equazione sbilanciata: da un lato un atto di volontà (amare), dall'altro un bisogno primario (essere amati). E qui sta l'errore: abbiamo confuso il nostro bisogno passivo con l'atto di ricevere.

Forse allora il gioco non è "amare ed essere amati", ma "amare e farsi amare".

C'è un abisso tra "essere" e "farsi". "Essere amati" è uno stato passivo, qualcosa che speriamo accada, qualcosa che dipinge gli altri come unici responsabili della nostra felicità. Ci mette in attesa.

"Farsi amare" è la nostra parte attiva nell'equazione del ricevere.

Cosa significa "farsi amare"? Non significa sedurre o manipolare. Fare di tutto per ricevere. Significa smettere di sabotare le connessioni. Significa fare la scelta volontaria di abbassare i muri che abbiamo eretto per proteggerci. Significa avere il coraggio di mostrarci per quello che siamo – autentici, vulnerabili, imperfetti – e permettere all'amore dell'altro di raggiungerci.

Molti di noi sono bravissimi a dare amore (è un atto di volontà, ci fa sentire in controllo), ma sono terrorizzati dal farsi amare, perché richiede di essere disarmati, di fidarsi, di ricevere senza difese.

Indirizzo

Via Artemisia Gentileschi 54
Florence
50142

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