07/01/2026
“Va bene se abbasso le luci?”, “va bene se mi posiziono in questo punto della stanza?”, “la musica vi piace o preferite il silenzio?”.
🙏 Perché un insegnante di yoga dovrebbe porre una domanda del genere agli allievi?
Per compiere un atto di cura verso chi pratica, un gesto che, se in altri contesti può sembrare opzionale, nello yoga trauma-informed assume un significato profondo.
In questo approccio, infatti, lo spazio è parte della pratica.
🚪🎶🕯️ La disposizione della stanza, la posizione dell’insegnante, la luce, i suoni, la musica: ogni dettaglio contribuisce a costruire, o a compromettere, un senso di sicurezza.
🏠 Non tutte le persone si sentono a proprio agio in una stanza buia, con le porte chiuse o quando percepiscono l’insegnante muoversi alle loro spalle.
Per qualcuno, queste condizioni possono riattivare sensazioni di vulnerabilità o perdita di controllo.
🧘♀️ Essere trauma-informed significa riconoscere che la sicurezza non è “oggettiva” ma percepita, secondo fattori neurofisiologici precisi: nasce dal sapere di poter scegliere, di poter vedere ed essere visti, senza sentirsi esposti o intrappolati.
🌱 Creare un ambiente sicuro non richiede soluzioni complesse, ma attenzione e ascolto.
✨A volte basta una domanda o un piccolo gesto, un segnale di rispetto per far sentire chi pratica davvero parte dello spazio.