11/05/2026
Da qualche giorno sono molto pensierosa, come tanti altri colleghi, e vorrei condividere con voi questi miei pensieri.
Parto da un’assoluta convinzione: io, alla Pediatria di Famiglia, ci credo davvero.
Credo nel nostro Sistema Sanitario Nazionale, imperfetto ma profondamente equo, capace di garantire a tutti i bambini il diritto alle migliori cure possibili, indipendentemente dal luogo in cui nascono o dalle possibilità economiche delle loro famiglie.
Certo, il nostro SSN non è perfetto.
È migliorabile, va sostenuto, valorizzato e reso più efficiente.
Ma ne faccio parte con orgoglio e, proprio per questo, non vorrei mai lasciare il pubblico per una scelta totalmente privata.
Ma…
C’è un grande MA che sta mettendo a dura prova la motivazione di tanti di noi.
Oggi sono profondamente preoccupata leggendo la nuova proposta di legge che dovrebbe rivoluzionare le cure primarie.
Cari Genitori, l’avete letta?
Il timore concreto è che venga snaturato il cuore stesso della Pediatria di Famiglia, da sempre fiore all’occhiello del nostro Paese: il rapporto umano, continuativo e fiduciario tra Pediatra, Bambino e Famiglia.
Noi Pediatri non siamo macchine che scorrono una lista infinita di accessi.
E i nostri bambini non sono numeri.
Ogni bambino ha una storia, una fragilità, un contesto familiare da conoscere e seguire nel tempo.
E noi quel contesto lo conosciamo davvero.
La qualità delle cure nasce proprio da questa relazione costruita giorno dopo giorno, con fiducia, ascolto e presenza, come una vera squadra accanto alle famiglie.
E invece il timore, condiviso da molti colleghi e dalla FIMP, è che si vada verso un modello sempre più burocratico e impersonale, con carichi assistenziali crescenti e un numero di pazienti sempre maggiore e sempre più difficile da seguire in modo adeguato.
Un Pediatra può davvero garantire ascolto, attenzione e appropriatezza quando il numero di assistiti continua ad aumentare, fino ad arrivare ai 1500 bambini proposti, garantendo contemporaneamente la presenza nelle Case della Salute?
Può mantenere quel rapporto diretto e di fiducia che spesso permette di cogliere precocemente un disagio, una difficoltà familiare, un problema evolutivo?
Ecco il nostro lavoro quotidiano:
• Telefonate
• SMS
• Mail
• Certificati
• Ricette
• Relazioni
• Visite acute
• Bilanci di salute
• Supporto alle famiglie
• Emergenze improvvise
Dietro ogni voce c’è tempo, responsabilità, attenzione.
E soprattutto ci sono bambini veri.
Abbiamo bisogno di più tempo, non di più bambini da assistere.
C’è bisogno di più Pediatri pronti a mettersi in gioco, non di ambulatori sovraccarichi o di giornate lavorative sempre più infinite.
Perché tutto questo rischia di far scappare anche i professionisti più motivati, di allungare le liste d’attesa e di aumentare inevitabilmente il rischio di errore.
Difendere la Pediatria di Famiglia oggi non significa difendere una categoria.
Significa difendere un modello di cura umano, vicino alle famiglie, costruito sulla continuità, sulla fiducia e sulla conoscenza reale dei bambini.
E forse, oggi più che mai, é giusto che anche i Genitori comprendano cosa rischiamo di perdere, e per questo condivido oggi con voi le mie preoccupazioni, da Pediatra e da Mamma, speranzosa di lasciare un mondo migliore a mia figlia.
Dottoressa Pani Claudia
Medico Pediatra
Progetto Crescere