06/05/2026
Il percorso formativo di alcuni centri accreditati a formare operatori socio sanitari e assistenti infermieri viene messo in discussione, in seguito ad alcuni particolari emersi.
La formazione dell'operatore socio-sanitario è essenziale, non un'opzione. Essa rappresenta il pilastro della sicurezza nell'assistenza. L’OSS non agisce da solo, ma è un elemento vitale della catena di cura, una catena che è guidata e gestita dall'infermiere. Ogni azione compiuta dall’operatore sui pazienti ricade, in ultima analisi, sul professionista che coordina il lavoro.
Purtroppo, oggi questo meccanismo si è inceppato. L'inchiesta che lo mette in evidenza è chiara. Il sistema di formazione è fuori controllo, con test falsificati, risposte fornite a voce alta e candidati promossi senza una reale comprensione della pressione arteriosa. Persone che ignorano le basi dell'assistenza ottengono un titolo e si ritrovano nei reparti, a stretto contatto con pazienti reali.
Questa situazione non è solo ingiusta per chi si impegna seriamente nello studio, ma rappresenta un rischio concreto. L'infermiere non può fare affidamento su un OSS formato in questo modo, non può delegare con tranquillità. È costretto a monitorare ogni singola azione, a correggere errori evitabili e a convivere con l'ansia che anche un compito semplice possa trasformarsi in un danno per il paziente. Questo stress logora i team e compromette la qualità delle cure.
L'unica soluzione è restituire all'infermiere il ruolo che gli spetta. Deve essere lui a formare l’OSS sul campo, a convalidare le competenze pratiche e a stabilire un rapporto di fiducia professionale che attualmente manca. Solo in questo modo l’operatore diventa un alleato affidabile e non un soggetto da sorvegliare.
È fondamentale introdurre controlli rigorosi e tempestivi, coinvolgendo commissari esterni e realizzando esami autentici. Perché in gioco c'è la vita delle persone. La cura non può essere lasciata al caso e non deve trasformarsi in una farsa.