Simone Gussoni

Simone Gussoni Il dott. Simone Gussoni è Amministratore Unico presso la società di servizi sanitari Studio Gussoni Salute Srl

Mi sono mai pentita di essere diventata un’infermiera?Permettimi di rispondere prima che tu possa chiedere. Dopo 40... 4...
28/03/2026

Mi sono mai pentita di essere diventata un’infermiera?

Permettimi di rispondere prima che tu possa chiedere.

Dopo 40... 45... 50+ anni in piedi.
Dopo l'artrite nelle mani e l’osteoporosi nelle ossa.
Dopo festività p***e, turni doppi e il camminare verso il lavoro mentre il resto del mondo dormiva.
Mi sono pentita?

Ci sono state notti in cui tornavo a casa in silenzio.
Mattine in cui il mio corpo faceva male prima che suonasse la sveglia.

Compleanni festeggiati in ritardo.
Telefonate restituite con ore di ritardo.
Perdite che mi seguivano nei sogni.
Alcuni turni mettevano alla prova tutto in me.
Ma poi...

C'erano le mani che stringevano le mie per paura.
Il primo pianto di un neonato che riempiva una stanza silenziosa.
Il respiro fragile che si stabilizzava sotto la mia osservazione.
Il sussurro di "grazie" che nessun stipendio potrà mai eguagliare.

Ho vissuto in stanze dove la vita iniziava e in stanze dove finiva dolcemente.
Ho visto famiglie spezzarsi e famiglie guarire.
Ho osservato la speranza apparire quando la medicina da sola non era sufficiente.

Essere infermiere non ha solo plasmato la mia carriera.
Ha plasmato il mio carattere.
Sì, probabilmente ha accelerato la mia artrite.

Sì, ha influito sulla mia schiena e sul mio sonno.
Ma mi ha dato uno scopo.
Mi ha dato storie.
Mi ha dato persone che non dimenticherò mai.

Per 45 anni.
Per 52 anni.
Per 55 anni.

Per quanto tempo siamo stati benedetti a servire.
Alcuni lo chiamano lavoro.
Noi sappiamo diversamente.
Era una vocazione.
E se dovessi vivere di nuovo questa vita, con tutte le lunghe notti, il dolore, l'esaurimento,

Indosserei comunque quella divisa.

Nessun pentimento.
Solo gratitudine.

Ricordate quando le infermiere indossavano calze bianche negli anni '50?  In un’epoca di bianco e di grazia,  dove il ca...
27/03/2026

Ricordate quando le infermiere indossavano calze bianche negli anni '50?

In un’epoca di bianco e di grazia,
dove il camice era un simbolo di fiducia e di pazienza,
le infermiere, con il loro stile,
portavano calze bianche, un segno di abilità.

Con un sorriso e un fonendoscopio al collo, erano le custodi della salute, sempre pronte,
addestrate a curare, a consolare,
in corsie dove il dolore cercava di dominare.

Ricordate quei tempi? La dedizione pura,
l’arte di guarire, una vera avventura.
Ogni gesto, ogni tocco, una danza delicata, in un mondo in bianco,
la professione elevata.

Oggi le uniformi sono cambiate,
ma il cuore dell’infermiere rimane intatto,
sotto calze e camici di nuove tonalità,
c’è sempre la passione per la dignità.

La storia continua, il tempo non si ferma,
ma il rispetto per chi cura, mai si disperde.
Rendiamo omaggio a chi si è dedicato,
alle infermiere di ieri, oggi e sempre, il nostro affetto.

Ricordiamo il passato, con amore e rispetto,
per chi, con un sorriso, ha cambiato il percorso.
In ogni corsia, una storia da raccontare,
con calze bianche o no, sempre pronte a lottare.

Infermieri impiegati per porzionare e distribuire i pasti ai pazienti. È la denuncia del coordinamento territoriale Uil ...
27/03/2026

Infermieri impiegati per porzionare e distribuire i pasti ai pazienti. È la denuncia del coordinamento territoriale Uil Fp di Chieti, che contesta una direttiva emessa dalla Asl Lanciano Vasto Chieti e firmata dal responsabile delle professioni sanitarie.

Secondo il sindacato, questa decisione assegna al personale infermieristico compiti come la distribuzione e il servizio dei pasti, considerati «gravemente lesivi della dignità professionale» e non in linea con il loro ruolo.

La Uil Fp definisce questa misura come un intervento che «modifica il perimetro delle competenze e influisce direttamente sulla qualità dell'assistenza ai pazienti», evidenziando come tali mansioni sottrarrebbero tempo all'attività assistenziale principale.

Nel dettaglio, il sindacato sottolinea diverse problematiche: «Riduzione del tempo dedicato all'assistenza diretta, assegnazione di compiti legati alla manipolazione degli alimenti, esposizione a responsabilità igienico-sanitarie inadeguate e uso improprio delle competenze professionali».

Per questo motivo, la Uil Fp ha già inviato una diffida formale all'azienda sanitaria richiedendo l'immediata revoca del provvedimento, ritenuto in contraddizione con la normativa vigente, con il profilo professionale degli infermieri e con il codice etico.

«È ancora più grave – aggiunge il sindacato – che una disposizione di questo tipo provenga da chi dovrebbe essere il primo sostenitore della professione infermieristica».

La questione è stata anche segnalata all’Ordine provinciale delle professioni infermieristiche e alla Federazione nazionale, affinché valutino la legittimità di tale disposizione.

In assenza di un intervento tempestivo, la Uil Fp annuncia la propria disponibilità a intraprendere ulteriori azioni, «anche in sede legale», per tutelare gli infermieri e i propri iscritti.

Vaccinazioni: la chiave per una vita sana! Ecco il calendario vaccinale illustrato, un modo semplice e colorato per rico...
27/03/2026

Vaccinazioni: la chiave per una vita sana! Ecco il calendario vaccinale illustrato, un modo semplice e colorato per ricordare le vaccinazioni raccomandate per i bambini e gli adolescenti!

La siringa centrale che simboleggia l'importanza delle vaccinazioni, insieme a virus e batteri rappresentati in modo simpatico per rendere il tema più accessibile.

Scopri quali vaccini sono consigliati a 12 mesi, 5 anni, e tra 11-18 anni.

Ricorda, ogni vaccino è una protezione per il tuo bambino e per la comunità, quindi assicurati di seguire il calendario vaccinale e di consultare il pediatra per qualsiasi dubbio.

Insieme, possiamo costruire un futuro più sano!



Fonte immagine: Peer4Med

Non smetti mai di essere un’infermiera.Puoi finire il turno.Puoi toglierti il cartellino.Rimuovere gli zoccoli.Uscire da...
27/03/2026

Non smetti mai di essere un’infermiera.

Puoi finire il turno.

Puoi toglierti il cartellino.
Rimuovere gli zoccoli.
Uscire da quelle porte dell'ospedale.

Ma non smetti mai
di essere un'infermiera.

Perché al supermercato,
noti comunque
chi non sta bene.

In una stanza affollata,
i tuoi occhi trovano ancora
quella persona che fatica a respirare.

Nel silenzio,
senti ancora
ciò che gli altri non notano.

Non ti lascia mai davvero.

Non l'istinto.
Non la consapevolezza.
Non il bisogno di aiutare.

Essere un'infermiera
non è mai stata solo un lavoro.

È diventato
il modo in cui vedi il mondo.

E una volta che lo vedi in questo modo…

non puoi più smettere di farlo.

La carenza di personale nel settore sanitario è diventata un problema persistente e nonostante i bandi, l'interesse per ...
27/03/2026

La carenza di personale nel settore sanitario è diventata un problema persistente e nonostante i bandi, l'interesse per i posti di lavoro è scarso, anche a Como. Recentemente, su 170 contratti a tempo indeterminato, solo 64 candidati si sono presentati, e per altri 45 posti solo 19. Gli infermieri, professionisti sempre più rari, sono essenziali per evitare una crisi nella sanità locale.

Questa settimana, si sono svolti i concorsi indetti dall’Asst Lariana per coprire 210 posizioni, compresi gli infermieri di famiglia. Nonostante oltre un centinaio di domande, solo 83 candidati si sono presentati all'esame, tenutosi al palazzetto di Castellanza per motivi logistici. La maggior parte dovrebbe essere ammessa alle graduatorie.

Nel 2024, l’Asst Lariana aveva assunto 97 infermieri in più rispetto alle cessazioni, ma nel 2025 ha perso circa 25 operatori, nonostante un incremento degli infermieri di famiglia. Attualmente, gli ospedali pubblici potrebbero contare su 1.550 infermieri, ma ne hanno solo 1.330. Un concorso precedente ha coperto solo metà del fabbisogno, evidenziando la necessità di ulteriori assunzioni.

La situazione è aggravata dal fatto che i giovani laureati sono pochi e i pensionamenti sono in aumento. Secondo sindacati e professionisti, la carenza di personale non si risolverà a breve, e ci si aspetta un vuoto per almeno tre anni. La Lombardia sta cercando di reclutare personale anche dall'estero, mentre la mancanza di infermieri si riflette anche nelle residenze per anziani.

Condivido la lettera molto speciale, scritta dalla professoressa ChiaraMocchi, poche ore dopo essere stata accoltellata ...
27/03/2026

Condivido la lettera molto speciale, scritta dalla professoressa Chiara
Mocchi, poche ore dopo essere stata accoltellata alla gola e al torace da uno studente di 13 anni in provincia di Bergamo.

Le sue parole toccanti e cariche di emozione ci ricordano
l'importanza della comunità, della solidarietà e della forza interiore nei momenti più difficili.

“A tutti voi, adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell’ordine, familiari, giornalisti, e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà.
Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore colmo di gratitudine.

Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda.

Eppure eccomi qui, ancora viva.
E questo lo devo a molti di voi.
In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo.

Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare.

Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità. Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte.

Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti.

Al personale dell’elisoccorso, che ha bloccato un’emorragia devastante, che ha lottato contro il tempo, che mi ha restituito un battito stabile con una lunga trasfusione, mentre la linfa della vita usciva dalle mie ferite: non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma.

Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che mi hanno accolto, curato e operato con una delicatezza che va oltre il dovere: siete stati famiglia. Alle forze dell’ordine e alle autorità, presenti subito, attente, rispettose, che hanno messo ordine nel caos e garantito sicurezza a tutti.

A mio fratello Giampaolo, che ha tremato, pregato, vegliato accanto a me senza mai perdere la speranza. All’avvocato Angelo Lino Murtas, che mi sta accompagnando con sensibilità e competenza in un percorso che non avrei mai immaginato di dover affrontare.

Ai genitori, che mi scrivono, che mi abbracciano anche se solo da lontano, che hanno raccontato ai propri figli il valore dell’empatia e della vita.

A chiunque mi sta mandando messaggi, preghiere, pensieri, anche senza conoscermi: li ho sentiti arrivare tutti, uno per uno, come fili che mi hanno ricucito l’anima.

Oggi sono ancora debole, la voce è un soffio, il corpo ha ferite profonde ancora fresche.
Ma il mio spirito è vivo.
E questa vita è un dono che non sprecherò.

So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio.

Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori.

Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande.

A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie.
Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita. Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora.

Con commossa gratitudine.”

Prof. Chiara Mocchi

L’arte dimenticata dell’“angolo mitrale” Non ci limitavamo a fare letti… superavamo le ispezioni.All’epoca, fare un lett...
26/03/2026

L’arte dimenticata dell’“angolo mitrale”

Non ci limitavamo a fare letti… superavamo le ispezioni.

All’epoca, fare un letto in ospedale non era un compito, ma una prova.

Prima che i medici facessero i giri, ogni singolo letto doveva essere perfetto:

Se una moneta non rimbalzava, dovevi ricominciare da capo,
non una singola piega, perché le pieghe significavano piaghe da decubito.

Dovevamo lasciare giusto abbastanza spazio affinché i pazienti potessero muovere i piedi
E quanto era importante l’angolo mitrale con il lenzuolo, affilato a sufficienza per tagliare il vetro

E le monitrici?

Molte sembravano veri militari, altre erano state formate da suore. Non scherzavano affatto.

Un lenzuolo allentato… e smontavano l’intero letto proprio davanti a te.

Tu stavi lì, nella tua uniforme bianco stirata, con la cuffietta appuntata perfettamente, trattenendo il respiro mentre controllavano ogni centimetro, inclusi quelli nascosti sotto il materasso.

Sembrava un campo di addestramento.

Ma non si trattava solo delle lenzuola…

Si trattava di disciplina.
Si trattava di orgoglio.
Si trattava di fare le cose per bene,
anche quando nessuno guardava.

Le lenzuola elastiche di oggi e la “cultura della fretta” potrebbero essere più veloci…

…ma alcuni di noi non riescono ancora a passare davanti a un letto disordinato senza volerlo sistemare.

Guai in vista per due professionisti intellettuali infermieri, scoperti a fare shopping nei negozi in divisa durante il ...
26/03/2026

Guai in vista per due professionisti intellettuali infermieri, scoperti a fare shopping nei negozi in divisa durante il turno di lavoro in ospedale.

La bizzarra vicenda si è svolta nelle strade di Nocera Inferiore, nella provincia di Salerno.

I sanitari sono stati fotografati con indosso uniformi e calzari da lavoro e diversi sacchetti della spesa.

Le immagini sono state condivise tramite la pagina dell'associazione «Nessuno tocchi Ippocrate».

Nella didascalia si legge: «In divisa tra le vetrine. Alcune fotografie giunte privatamente alla nostra associazione mostrerebbero due dipendenti dell’Asl di Nocera Inferiore mentre percorrono via Federico Ricco intenti a fare acquisti, indossando ancora la divisa da lavoro e, fatto ancor più rilevante, i calzari ai piedi».

Sulla questione verranno avviati controlli e possibili azioni disciplinari: lo ha dichiarato Rosalba Santarpia, direttrice sanitaria degli ospedali dell'agro nocerino - sarnese a seguito della diffusione delle immagini.

L'associazione evidenzia come queste foto sollevino dubbi riguardo al rispetto delle norme igienico-sanitarie che dovrebbero essere seguite scrupolosamente anche al di fuori dei contesti operativi. «Al momento - si legge - non è possibile stabilire se i soggetti ritratti si trovassero o meno in orario di servizio. Resta tuttavia evidente come comportamenti di questo tipo, se confermati, possano risultare in contrasto con le basilari regole di sicurezza e igiene. Per questo motivo, si auspica che l’Asl competente voglia approfondire la vicenda e fare chiarezza su quanto accaduto». Contattata dal Corriere, la direttrice Santarpia ha confermato che gli operatori sanitari non possono uscire in strada in divisa: «Naturalmente attiverò controlli. Certo, se erano fuori dall'ospedale così, devo ritenere che siano usciti da reparti dove ci sono direttori e coordinatori che dovrebbero controllare».

Una mattina di marzo qualsiasi avrebbe potuto trasformarsi in tragedia se non fosse intervenuta tempestivamente ed effic...
26/03/2026

Una mattina di marzo qualsiasi avrebbe potuto trasformarsi in tragedia se non fosse intervenuta tempestivamente ed efficacemente una infermiera.

Una telefonata al Suem 118 di Rovigo ha scongiurat una tragedia. Un datore di lavoro, preoccupato perché una sua dipendente non rispondeva, ha chiamato i soccorsi. A rispondere è stato il figlio di quattro anni della donna, che si trovava da solo con lei, incosciente.

Sharon Cominato, infermiera di 35 anni, ha affrontato la situazione con prontezza: si è presentata e ha chiesto il nome del bambino, coinvolgendolo in un gioco di conteggio per calmarlo. Il piccolo, sorprendentemente tranquillo, ha collaborato e ha raccontato del suo pupazzo. Nel frattempo, Sharon coordinava i soccorritori per capire la situazione. All'arrivo dei vigili del fuoco e dell'ambulanza, è stata trovata una fuga di monossido di carbonio. Entrambi sono stati portati in salvo all'ospedale di Adria.

L'infermiera ha evidenziato che non ci sono regole fisse per comunicare con i bambini in emergenze; l'esperienza e la sensibilità sono fondamentali. Grazie alla sua esperienza con pazienti pediatrici, è riuscita a mantenere la calma e a guidare il bambino fino all'arrivo dei soccorsi.

Questo episodio sottolinea l'importanza della comunicazione efficace degli infermieri, un elemento cruciale nella cura dei pazienti.

I lunghi corridoi.Camminare per quei lunghi corridoi dell’ospedale…Turno dopo turno.  Giorno dopo giorno.  Notte dopo no...
26/03/2026

I lunghi corridoi.

Camminare per quei lunghi corridoi dell’ospedale…

Turno dopo turno.
Giorno dopo giorno.
Notte dopo notte.

Hai imparato ogni svolta.
Ogni scorciatoia.
Ogni stanza senza bisogno di guardare.

Quei pavimenti hanno portato tutto: veloci passi in situazioni di emergenza,
passeggiate lente nei giorni pesanti,
e momenti di silenzio nel mezzo.

Alcune notti sembravano senza fine.
Alcune passeggiate sembravano più lunghe di altre.

E in qualche modo,
quei corridoi sono diventati parte della tua storia.

Non li hai solo percorsi…
li hai vissuti.

Chissà se nel servizio domiciliare da € 5,00 è compreso anche il rilascio della fattura e chissà se la signora paga Enpa...
25/03/2026

Chissà se nel servizio domiciliare da € 5,00 è compreso anche il rilascio della fattura e chissà se la signora paga Enpapi, INPS e quota di iscrizione all’Ordine…

Indirizzo

Corso Europa 386/4
Genova
16132

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