30/03/2026
In questi giorni, mentre scrivevo di maternità e mancata maternità, mi sono imbattuta in uno scambio prezioso con una paziente.
Lei sente profondamente il bisogno di prendersi cura dell’Altro. Un modo d’essere nobile, ricco. A volte può diventare una difesa, un modo per rimandare l’ascolto di sé, ma resta comunque una risorsa che per lei è rigenerante.
L’Altro, però, vive queste attenzioni come soffocanti. Perché — racconta lei — anche lui desidera prendersi cura, fare per donare, donarsi a sua volta. Un bisogno, quello di lui, che ancora è in potenza.
E così, ciò che nasce come amore si inceppa: un circolo interrotto, un amore in corto circuito.
Eppure, non riesco a non vederne la bellezza.
Quanta ricchezza c’è nelle persone, anche quando faticano a incontrarsi.
Non posso raccontare un lieto fine — per rispetto della loro storia, ma anche perché è ancora in divenire. Il domani è nelle loro mani. Io mi sento soltanto una testimone privilegiata di questo amore che, ne sono fiduciosa, troverà una forma per esprimersi.
Forse tutto comincia da qui: riconoscere che, al di là dell’essere o meno genitori, esiste in ciascuno di noi un bisogno profondo di donare amore. E che lo stesso bisogno abita anche chi abbiamo accanto.
Perché dare amore è, in fondo, un modo di esprimersi.
È creatività.
È voce.
È l’adulto che siamo, che si manifesta con responsabilità e libertà.
Sei solita/o imbatterti in nel tuo bisogno di prenderti cura? Riconosci quello altrui?