Altea Psicologia

Altea Psicologia Il nostro team è composto Psicologi , Psicoterapeuti, Pedagogisti e Educatori.

Essere casa è fermarsi anche quando la testa dice “vai”, 🪷trattarti con la stessa cura che dai agli altri.A casa puoi co...
05/05/2026

Essere casa è fermarsi anche quando la testa dice “vai”,
🪷trattarti con la stessa cura che dai agli altri.
A casa puoi concederti il lusso di essere te stessa,
da qui non serve fuggire,
e nemmeno fingere,
e nemmeno difenderti.
🌷E’ da qui che cambia tutto: quando smetti di rincorrere e inizi ad abitarti.

25/04/2026

Quello che ripeti, diventa la tua normalità.
Ma non sei obbligata o obbligato a restare lì.
Se vuoi uscire da schemi che non ti fanno stare bene, un percorso psicologico può aiutarti a farlo in modo concreto.
📩Scrivici per maggiori informazioni, link in bio

21/04/2026

I condizionamenti sociali ci fanno sentire che abbiamo risorse limitate: tempo, successo, felicità. E che, per poterne godere, dobbiamo lottare o sottrarle ad altri.

L’abbondanza non si misura in denaro, si allena con

🌱 Consapevolezza: la capacità di vedere possibilità dove gli altri vedono muri.

🌱 Creatività: riconoscere le nostre reali risorse.

🌱 Presenza: la libertà di non essere definiti dal confronto costante con l’esterno.

Uscire da quelle che Igor Sibaldi chiama “strettoie” significa cambiare prospettiva. È un esercizio di libertà: smettere di rincorrere e iniziare a creare.

Qual è una “strettoia” sociale da cui senti di doverti liberare oggi?

Guardi la vita degli altri e dimentichi di guardare la tua. Il confronto ruba valore a ciò che sei già.𝔸𝕝𝕥𝕖𝕒𝔸 𝕀𝕞𝕠𝕝𝕒 𝕖 𝕆𝕟...
21/04/2026

Guardi la vita degli altri e dimentichi di guardare la tua. Il confronto ruba valore a ciò che sei già.

𝔸𝕝𝕥𝕖𝕒
𝔸 𝕀𝕞𝕠𝕝𝕒 𝕖 𝕆𝕟𝕝𝕚𝕟𝕖

Courage!
15/04/2026

Courage!

Luca — 34 anni, lavoratore instacabile e punto di riferimento della sua cerchia di amicizie - con la sua voce calma mi r...
14/04/2026

Luca — 34 anni, lavoratore instacabile e punto di riferimento della sua cerchia di amicizie - con la sua voce calma mi raccontava della sua giornata come se nulla fosse cambiato.
Il lavoro.
La palestra.
Gli amici.

Tutto apparentemente “normale”.

Poi, quasi alla fine della seduta, ha detto:
"Comunque io sto bene."

Non era una convinzione.
Era una difesa.

Perché sei mesi prima era morta la sua cagnolina.

E da allora, Luca aveva smesso di nominarla.

Quello che spesso non si dice è che
il lutto non fa solo male. Fa anche paura.

Paura di crollare.
Paura di non smettere più.
Paura di scoprire quanto era importante davvero.

E allora il sistema più veloce è questo:
andare avanti.

𝐈𝐥 𝐥𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐬𝐬𝐮𝐭𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐞.
𝐒𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚.

Si infila nelle giornate piene.
Nel bisogno di fare.
Nel “sto bene” detto in fretta perchè con meno fretta si potrebbe essere smascherati.

Ma il corpo lo sa e lo sa sempre.

Con Luca non abbiamo iniziato parlando della perdita.

Abbiamo iniziato da una domanda semplice:
"Dove lo senti?"

Silenzio.

Poi ha detto:
"La mattina. Quando entro in casa e non c’è nessuno che viene incontro."

𝐈𝐥 𝐥𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 (𝐨 𝐥’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐥𝐞) 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚.
𝐄̀ 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜’𝐞𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨.

Le abitudini.
I piccoli rituali.
Le presenze silenziose.

Quello è stato il punto.

Non quando ha capito di stare male.
Ma quando ha sentito il vuoto.

𝐌𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐢.

Perché sentire quel vuoto significa
accettare che non tornerà.

E questo fa male.

Allora si evita.
Si riempie.
Si va avanti.

Ma il lutto non chiede di essere evitato.
Chiede di essere attraversato.

Con Luca non abbiamo “risolto” il dolore.

Abbiamo fatto qualcosa di diverso.

Gli abbiamo dato spazio.

Qualche settimana dopo mi ha detto:
"Adesso quando torno a casa è diverso."

Gli ho chiesto:
"In che senso?"

Ha risposto:
"Mi manca. Ma almeno so cosa mi manca."

𝐈𝐥 𝐥𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐞.
𝐂𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚.

E quando smetti di scappare,
non diventa più leggero.

Diventa più vero.

14/04/2026

E va bene così 🪷

14/04/2026

𝐍𝐨𝐧 è 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐞𝐬𝐜𝐢 𝐚 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞.⤵️

Una recente sentenza ha condannato Meta e Google per aver progettato piattaforme capaci di creare dipendenza, soprattutto nei più giovani.

‼️E questo cambia tutto.

Per anni abbiamo pensato:
“è questione di autocontrollo”
“basta usarli meglio”

Ma la verità è più scomoda:
i social sono progettati per trattenerti.

Scroll infinito
Notifiche continue
Contenuti personalizzati

Non sono casuali, sono progettati per catturare la tua attenzione e inserirti in un loop di ricompensa che favorisce il ritorno sulla piattaforma.

Questa sentenza mi fa pensare a quando sono stati condannati i produttori di si*****te, dopo che sono emersi i danni del fumo.

Anche lì, per anni, il rischio è stato sottovalutato.
E anche qui, probabilmente, vediamo solo una parte degli effetti:
i danni della tecnologia si comprenderanno davvero solo nel tempo.

👉 E nei ragazzi questo può avere effetti concreti:

difficoltà di concentrazione
ansia
alterazione del sonno
isolamento

E c’è un altro aspetto che colpisce:
nel documentario The Social Dilemma, sono gli stessi creatori dei social a raccontare di esserne rimasti intrappolati.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia.
Ma di iniziare a trattarla con consapevolezza.

Perché la salute mentale non è solo una responsabilità individuale.
È anche una responsabilità dei contesti in cui viviamo.

E oggi, il digitale è uno di questi.

Tu cosa ne pensi? Ti è mai capitato di sentirti “incastrato” nello scroll? 👇

In questi giorni, mentre scrivevo di maternità e mancata maternità, mi sono imbattuta in uno scambio prezioso con una pa...
30/03/2026

In questi giorni, mentre scrivevo di maternità e mancata maternità, mi sono imbattuta in uno scambio prezioso con una paziente.
Lei sente profondamente il bisogno di prendersi cura dell’Altro. Un modo d’essere nobile, ricco. A volte può diventare una difesa, un modo per rimandare l’ascolto di sé, ma resta comunque una risorsa che per lei è rigenerante.
L’Altro, però, vive queste attenzioni come soffocanti. Perché — racconta lei — anche lui desidera prendersi cura, fare per donare, donarsi a sua volta. Un bisogno, quello di lui, che ancora è in potenza.
E così, ciò che nasce come amore si inceppa: un circolo interrotto, un amore in corto circuito.
Eppure, non riesco a non vederne la bellezza.
Quanta ricchezza c’è nelle persone, anche quando faticano a incontrarsi.
Non posso raccontare un lieto fine — per rispetto della loro storia, ma anche perché è ancora in divenire. Il domani è nelle loro mani. Io mi sento soltanto una testimone privilegiata di questo amore che, ne sono fiduciosa, troverà una forma per esprimersi.
Forse tutto comincia da qui: riconoscere che, al di là dell’essere o meno genitori, esiste in ciascuno di noi un bisogno profondo di donare amore. E che lo stesso bisogno abita anche chi abbiamo accanto.
Perché dare amore è, in fondo, un modo di esprimersi.
È creatività.
È voce.
È l’adulto che siamo, che si manifesta con responsabilità e libertà.

Sei solita/o imbatterti in nel tuo bisogno di prenderti cura? Riconosci quello altrui?

Indirizzo

Via Emilia
Imola

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 22:00
Martedì 16:00 - 22:00
Mercoledì 16:00 - 22:00
Giovedì 07:00 - 14:00
Venerdì 08:00 - 18:00

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