26/04/2025
Linguaggio e asservimento (prosecuzione)
“Relazione terapeutica”
La nostra lingua cultura, così intrisa di medicalizzazione della cura di sé, di tecnicismi su cui spostare/proiettare abitualmente le nostre problematiche, se non addirittura le nostre responsabilità, e il bisogno di trovare “guru”, più o meno alla moda da cui, ottenere risposte on-demand immediate, tutte queste abitudini linguistiche – prima – e culturali – dopo – ci hanno fatto perdere di vista il senso di quella che si potrebbe chiamare “relazione terapeutica”.
Questa è innanzitutto un confronto aperto, tramite l’aiuto di un terzo, verso sé stessi e verso il proprio ambiente relazionale, confronto franco, approfondito, riflessivo, coraggioso, e soprattutto retto dall’idea che nella propria esistenza è meglio cercare, domandare, bussare – azioni di evangelica memoria – piuttosto che ottenere, previo pagamento, delle risposte preconfezionate sulla vita, tanto veloci e facili quanto inutili dato che tolgono al soggetto la possibilità di elaborare da sé le sue risposte, impigrendolo.
Su questo ringrazio il simpatico commento di Ligorio sul mio post.. no, Arcangelo non ho risposte da dare su cosa sia la vita, aiuto solo le persone a trovarsele da sé, con un lavoro attento, paziente e modesto, spesso faticoso per non dire drammatico..
Una relazione terapeutica non è di certo un distributore di merendine: metto i soldi – l’onorario – e ottengo la merenda/snack – le risposte illuminanti. Niente di tutto ciò, e per i motivi suddetti.
Meno che meno la possiamo pensare come una visita dal medico: mi visita, mi fa la diagnosi e mi propina delle medicine che devo “assolutamente” assumere altrimenti “non guarirò”. Non c’è nessuna malattia da guarire, e la persona che ho davanti non è un “paziente”, ma una persona che esprime il bisogno – domanda – di ripensare la sua vita, il suo presente, il suo passato e il suo futuro in maniere nuova e più piena, soddisfacente. E io sono chiamato ad accompagnarla in questo cammino facendomi compagno di viaggio, possibilmente utile, non medico, né prete, né guru..
Freud, parlando degli psicoanalisti auspicava una nuova razza/stirpe (Stamm), “né preti, né medici”..
Ripensiamo alla nostra lingua!