29/12/2025
Verso il nuovo Anno..
Con l’arrivo delle festività di fine anno ci predisponiamo ad una sorta di “rito di passaggio collettivo”, il cambio del calendario, unito al cambio della luce, soprattutto quella serale, ci trasmette inequivocabilmente un senso di trasformazione del tempo che stiamo attraversando, nel fluire delle nostre esistenze. Ogni cambiamento è sempre foriero di speranze, novità, progetti, ma anche di dubbi, incertezze, paure; come sempre l’esistenza si propone innanzi a noi come una sorta di “Giano bifronte”, diventa difficile coglierne solo un aspetto, per una faccia che guarda in una direzione ce n’è un’altra che guarda nella direzione opposta, le due non sono scindibili, anche se spesso cogliamo solo quella che via via ci fa più comodo.
È la “coesistenza degli opposti”, un principio filosofico che C. G. Jung adottò nella sua teoria della psiche, che diviene “luogo” dell’incontro-scontro di forze differenti che attraverso il "Se" trovano la propria unione e sintesi. L’umanità ha sempre vissuto queste complessità e da sempre ha cercato degli strumenti che le permettessero di “gestire” questi conflitti più o meno dichiarati all’interno e all’esterno di noi e delle nostre comunità. Nascono così gli aspetti rituali e le superstizioni che hanno proprio lo scopo di mitigare attraverso gesti più o meno codificati l’incertezza e le paure che attraversano i momenti di passaggio. Spesso sono ritualità, movenze, interpretazioni della realtà di elevata complessità, la realtà così diventa “magica”, come se in qualche modo misterioso un gesto, un animale, un oggetto, un fenomeno fisico potesse modificare o almeno attenuare la prospettiva karmica in cui ognuno di noi sembra inevitabilmente inserito, quasi che l’esistenza sia una pièce teatrale già scritta e non una realtà da costruire attivamente giorno dopo giorno.
Paradossalmente, più gli aspetti superstiziosi aumentano in numero e laboriosità, più diventa facile dimenticarne qualcuno, oppure parzializzarli nella loro esecuzione, a questo punto anche qualsiasi evento avverso prende un senso: l'insuccesso non dipende dall’impossibilità di prevedere a priori tutto, ma piuttosto da quel rito malfatto, dimenticato, o da quell’animale che casualmente abbiamo incrociato, sentito o visto. Ecco che il rito e la superstizione divengono non solo atti preventivi, ma anche curativi degli accidenti e dei gesti maldestri nei quali incappiamo e se notiamo che la frequenza degli incidenti e delle sfortune aumenta, anziché chiederci il motivo, insistiamo nelle pratiche scaramantiche. Spesso è così, per tutti.
La complessità del vivere è davvero tanta e tante sono le forze e le realtà che entrano in gioco, di natura conscia e spesso inconscia; potremmo scrivere su questo un libro infinito, ma avrebbe il solo risultato di farci prendere sonno un po’ prima, vorrei perciò concludere con una frase di G. C. Jung che penso racchiuda ed estenda queste riflessioni: “Rendi cosciente l'inconscio, altrimenti sarà l'inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”.
Auguri di un Buon 2026!!