Assistenza Anziani Servizi Parma

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LA TUA SERENITA' E' IL NOSTRO OBIETTIVO

Oggi gli infermieri non sapranno mai com'era quando quasi nulla in un ospedale era usa e getta.Non le siringhe.Non gli a...
26/05/2026

Oggi gli infermieri non sapranno mai com'era quando quasi nulla in un ospedale era usa e getta.

Non le siringhe.
Non gli aghi.
Non i lenzuoli.
Nemmeno molti dei materiali chirurgici.

Tutto veniva pulito.
Avvolto.
Bollito.
Sterilizzato.
Riutilizzato.

E onestamente, non ci pensavamo due volte, perché era semplicemente così che funzionavano gli ospedali.

Alla fine di un turno, i vassoi degli strumenti sparivano giù nel magazzino centrale e tornavano dopo qualche ora caldi dalla sterilizzazione, ben avvolti e pronti per il prossimo paziente.

Le bottiglie di medicina in vetro riempivano gli scaffali.
I cateteri di metallo risuonavano ovunque.
Anche i termometri venivano puliti e riutilizzati più volte fino a che i numeri diventavano sbiaditi.

Si imparava molto in fretta a prendersi cura delle attrezzature, perché non c’era un’illimitata fornitura in attesa in un armadietto.

E gli infermieri diventavano ingegnosi in modi che il personale più giovane probabilmente troverebbe incredibili oggi.

Se qualcosa si rompeva, la riparavi.
Se le forniture scarseggiavano, ti adattavi.
Se un altro infermiere aveva bisogno di aiuto, intervenivi perché tutti dipendevano l'uno dall'altro.

Oggi gli ospedali sono più veloci, più puliti, più sicuri in molti modi.

Ma allora la professione infermieristica sembrava incredibilmente pratica.
Toccavi tutto.
Preparavi tutto.
Pulivi tutto.

Non ti prendevi cura solo dei pazienti.
Aiutavi a mantenere tutto il piano operativo.

E in qualche modo, quegli ospedali di un tempo, con tutto il loro rumore e le attrezzature usurate, insegnavano agli infermieri a essere forti senza perdere la loro l’empatia..

Le infermiere del turno di notte di una volta ricordano qualcosa che le infermiere più giovani non hanno mai realmente v...
25/05/2026

Le infermiere del turno di notte di una volta ricordano qualcosa che le infermiere più giovani non hanno mai realmente vissuto.

Come suonavano gli ospedali dopo mezzanotte, prima che i computer prendessero il controllo della postazione infermieristica.

Le luci rimanevano soffuse.
Le voci erano pacate.
E l'intero piano sembrava respirare più lentamente.

Si sentivano le piastrelle del corridoio scricchiolare sotto gli zoccoli delle infermiere.

L'occasionale rumore della macchina per il ghiaccio.
Il carrello delle medicine che rotolava.
Un monitor lontano che suonava da qualche parte in lontananza.

E in infermeria invece…

C'era conversazione.

Vera conversazione.

Le infermiere si sedevano vicine, scrivendo a mano sotto lampade da scrivania calde, sorseggiando caffè terribile da tazze di polistirolo.

Qualcuna portava sempre biscotti fatti in casa.
Qualcuna aveva sempre forcine sparse sul bancone.
Qualcuna conosceva a memoria ogni paziente del piano.

Il turno di notte aveva la sua famiglia.

Il lavoro di squadra sembrava più silenzioso.
In qualche modo più personale.

Si imparava chi aveva problemi di matrimonio.
Chi stava mandando i figli al college.
Chi piangeva nella sala forniture dopo aver perso un paziente.

E durante le notti più difficili…

Nessuno doveva chiedere aiuto due volte.

Le infermiere più anziane ricordano ancora il conforto di alzare lo sguardo dalla cartella clinica e vedere volti familiari seduti accanto a loro alle 2 del mattino.

Nessuno schermo di computer che brillava tra tutti.

Solo infermiere che affrontano insieme un'altra lunga notte.

👩‍⚕️ Infermiere del turno di notte — quale suono ti riporta immediatamente ai ricordi della tua vecchia stazione infermieristica?

🧠 "𝐌𝐢 𝐡𝐚𝐢 𝐫𝐮𝐛𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐝𝐢!" 𝐨 "𝐒𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐬𝐜𝐢!": 𝐈𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞Non c’è forse pugnalata pi...
25/05/2026

🧠 "𝐌𝐢 𝐡𝐚𝐢 𝐫𝐮𝐛𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐝𝐢!" 𝐨 "𝐒𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐬𝐜𝐢!": 𝐈𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞

Non c’è forse pugnalata più grande per un caregiver. Passi le tue giornate a lavarlo, a cucinare, a rinunciare alla tua vita per lui o per lei. E poi, all'improvviso, ti guarda con occhi pieni di rabbia e sospetto e ti urla: "Hai preso tu i miei gioielli!" oppure, rivolto al coniuge di una vita, "So dove sei stata, mi tradisci".

In quel momento il mondo ti crolla addosso. Senti una rabbia sorda, un senso di ingiustizia immenso e una domanda che urla nella testa: "Ma come puoi pensare questo di me, dopo tutto quello che faccio?"

💡 𝗟𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗹𝗶𝗻𝗶𝗰𝗮: Il delirio come scudo contro la confusione

In neuropsicologia sappiamo che queste accuse non sono cattiveria e non sono rivolte a te come persona. Sono deliri paranoidei, sintomi frequenti nella demenza e nell'Alzheimer.

𝘐𝘭 𝘥𝘦𝘭𝘪𝘳𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘭𝘢𝘵𝘳𝘰𝘤𝘪𝘯𝘪𝘰: Il malato dimentica dove ha messo un oggetto (un portafoglio, un vecchio anello). Poiché il suo cervello non può accettare il fatto di aver dimenticato, crea una realtà alternativa e più "logica" per lui: "Se non lo trovo, significa che qualcuno lo ha rubato". E chi è il primo sospettato? Chi gli sta più vicino

𝘐𝘭 𝘥𝘦𝘭𝘪𝘳𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘨𝘦𝘭𝘰𝘴𝘪𝘢: Quando il mondo diventa indecifrabile e i ricordi svaniscono, subentra un senso di insicurezza totale. Il malato si sente fragile, non più attraente o utile, e proietta questa paura di abbandono nel terrore di essere tradito dal partner

🌱 𝟯 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲 (e disinnescare la crisi)

Essere accusati fa male, ma puoi difenderti cambiando il modo di reagire:

1️⃣ Non difenderti e non argomentare: Dire "Ma sono tua figlia, non ti ruberei mai nulla!" o mostrare le prove non serve. Nella sua mente, la minaccia è reale. Difenderti passerà come una conferma della tua "colpevolezza".

2️⃣ Cerca l'oggetto insieme a lui, alleandoti: Sposta l'attenzione dall'accusa al problema. Rispondi con calma: "Davvero non trovi più i soldi? Che fastidio quando si perdono le cose. Vieniti a sedere che facciamo mente locale, intanto controllo se sono scivolati dietro il cassetto". Diventa sua alleata, non sua nemica.

3️⃣ Fai dei "duplicati" strategici: Se il delirio si concentra sempre sullo stesso oggetto (le chiavi di casa, un mazzo di vecchi documenti, un borsellino), creane delle copie o comprate degli oggetti simili. Tenerne uno di riserva da fargli "ritrovare" miracolosamente può spegnere l'ansia in pochi minuti.

❤️ Il tuo amore ha bisogno di uno scudo

Come psicologa e neuropsicologa vedo troppi caregiver logorarsi a causa di queste accuse. Il mio compito è aiutarti a costruire una corazza emotiva: devi imparare a guardare quel sospetto non come un attacco a te, ma come un bizzarro e doloroso sintomo della malattia

Proteggere la tua salute mentale significa anche capire quando questi deliri diventano troppo pesanti, per trovare insieme strategie ambientali o capire come muoversi con l'aiuto della rete medica.

Non devi subire questo dolore da sola

📩 Vi è mai capitato di ricevere accuse ingiuste che vi hanno ferito?
Qual è l'oggetto che sparisce più spesso o l'accusa che vi ha fatto più male?

Sfogliate questo peso nei commenti. Parlarne insieme, tra persone che sanno esattamente cosa significa ricevere quello sguardo pieno di sospetto, aiuta a ricordare a noi stesse chi siamo davvero: persone meravigliose che stanno dando il massimo 👇



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L’infermiera Natascia Maraniello ha compiuto un gesto eroico che ha permesso di salvare la vita a un uomo colpito da arr...
22/05/2026

L’infermiera Natascia Maraniello ha compiuto un gesto eroico che ha permesso di salvare la vita a un uomo colpito da arresto cardiaco durante una partita di padel.

In un tranquillo pomeriggio di maggio, il campo di padel di Villanuova è diventato teatro di un evento drammatico. Mentre i giocatori si sfidavano, un uomo di 48 anni è improvvisamente crollato a terra, colpito da un arresto cardiaco. In quel momento critico, è emersa la figura di Natascia Maraniello, un'infermiera che si trovava lì per assistere alla partita.

La Maraniello ha mostrato un'incredibile prontezza e professionalità. Riconoscendo immediatamente la gravità della situazione, ha attivato i soccorsi e ha iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare.

Grazie alla sua competenza, è riuscita a stabilizzare l'uomo fino all'arrivo dei soccorritori. L'uso tempestivo del defibrillatore presente nel circolo sportivo ha fatto la differenza, contribuendo a riportare il cuore dell'uomo a un ritmo normale.

Il salvataggio è stato una combinazione di formazione, esperienza e sangue freddo. Maraniello ha dimostrato che, in situazioni di emergenza, la preparazione e la rapidità d'azione possono essere determinanti.

L’uomo, dopo aver ricevuto assistenza medica, ha potuto esprimere gratitudine verso la sua salvatrice, consapevole di essere vivo grazie al coraggio e alla professionalità di Natascia.

Questo episodio mette in luce non solo l'importanza della formazione in pronto soccorso per tutti, ma anche il valore inestimabile degli operatori sanitari che, anche al di fuori del loro ambiente di lavoro, sono pronti a intervenire per salvare vite..(Simone Gussoni)

Non è successo all’improvviso.È iniziato piano...quasi senza farsi notare.Un giorno una dimenticanza.Poi uno sguardo per...
22/05/2026

Non è successo all’improvviso.
È iniziato piano...quasi senza farsi notare.
Un giorno una dimenticanza.
Poi uno sguardo perso.
Poi il vuoto.
È passato qualche anno e di lei non è rimasto niente....
Non è più madre.
Non è più nonna.
Non è più presenza.
Respira, sì...
Mangia, dorme quasi sempre.
Sa e non sa dove si trova.
E allora la domanda arriva, puntuale, ogni giorno:
perché così?
Perché questa lentezza crudele.
Perché questo restare a metà, sospesi, come una fiamma che non si spegne e non scalda più.
Ti porti addosso tutto.
La stanchezza, la rabbia che non vuoi dire....il senso di ingiustizia...
Perché la vita ti lascia arrivare fin qui,
quando pensavi di poterti finalmente fermare un attimo, respirare,
e invece no.
Arriva e si prende tutto.
Non solo lei.
Si prende anche i tuoi giorni, i tuoi pensieri, la tua leggerezza.
E resti lì a guardare un corpo che c’è
ma la persona no.
E aspetti...senza sapere quanto durerà.
Mesi.
Anni.
E intanto impari la cosa più difficile:
dire addio a qualcuno
che non se n’è ancora andato.

©🌷G🌷

In Trentino, la mancanza di personale sanitario rappresenta una questione persistente, esacerbata negli ultimi anni da u...
21/05/2026

In Trentino, la mancanza di personale sanitario rappresenta una questione persistente, esacerbata negli ultimi anni da un costante declino demografico. Inoltre, le professioni legate alla salute e all’assistenza sono generalmente più apprezzate all’estero, sia in termini di riconoscimento che di compenso economico.

La regione non sembra essere favorevole per gli infermieri. «Oltre alla scarsità di lavoratori, cresce anche la mancanza di interesse verso le professioni di cura, che non vengono scelte in mancanza di alternative», avverte Italo Monfredini, presidente del Gruppo Spes, che gestisce anche le Rsa trentine. Sebbene il richiamo verso queste professioni sembri assente in Italia, all’estero continua a essere forte. Per affrontare l’emergenza, con l’obiettivo di evitare la chiusura di una delle sette Rsa nella regione, Monfredini ha iniziato a cercare infermieri oltre i confini nazionali. «Da anni collaboriamo con l’Albania, sfruttando un canale diretto con l’Università di Tor Vergata a Tirana, supportati dall’Università Nostra Signora del Buon Consiglio», spiega. Qui, i titoli di studio sono riconosciuti in entrambi i paesi, il che ha reso possibile l’inserimento annuale di 10-15 professionisti nel sistema sanitario locale.

Dopo i primi arrivi dall’Albania nel 2022, Monfredini ha ampliato la sua ricerca verso il Kerala, un stato meridionale dell’India. La scelta non è casuale: «A Cochin, c’è una sede dei Padri Concezionisti, che ha avviato la fondazione “Nostra Signora del Buon Consiglio”. Grazie a questa connessione, stiamo collaborando con università locali», afferma il presidente. I primi venti infermieri dal Kerala arriveranno in Trentino all’inizio di luglio e inizieranno con un contratto di tre mesi, che, secondo Monfredini, «probabilmente si trasformerà in un contratto a tempo indeterminato». Sebbene la situazione burocratica sia più complessa rispetto all’Albania, Monfredini è ottimista: «Tutti gli infermieri hanno una certificazione linguistica B1 in italiano e hanno studiato in università di stampo anglosassone. Il loro titolo di studio sarà valido anche in Italia dopo un passaggio attraverso l’ambasciata».

Negli anni, il principale ostacolo è stato di natura logistica. Tuttavia, il personale sanitario ha la possibilità di entrare in Italia con deroghe alle leggi sull’immigrazione. Monfredini sottolinea che «affrontiamo un notevole dispendio di energie e risorse finanziarie, e non è sempre facile garantire un alloggio agli infermieri o aiutarli nelle prime fasi di integrazione culturale». Nonostante le sfide, le prospettive sono incoraggianti: «La Provincia è consapevole della situazione e ha sempre mostrato interesse per il tema». Tuttavia, Monfredini esprime preoccupazione per il futuro: «Temo che il problema si allargherà e colpirà l’intero sistema sanitario trentino».

Che cos'è la demenza?... Proviamo a fare chiarezza insieme... 🧠👇La demenza è un insieme di sintomi... segnali che compai...
21/05/2026

Che cos'è la demenza?... Proviamo a fare chiarezza insieme... 🧠👇
La demenza è un insieme di sintomi... segnali che compaiono quando il cervello non riesce più a funzionare come un tempo...

Spesso i primi campanelli d'allarme sono lievi... sfumati...
Piccoli gesti quotidiani che improvvisamente diventano difficili... come non trovare l'oggetto giusto... dimenticare dove si sono lasciate le proprie cose... o faticare a trovare le parole adatte durante una normale conversazione... 💬

A molti di noi capita di notare piccoli cambiamenti nella memoria con l'avanzare dell'età... è normale...
Tuttavia, quando si tratta di demenza, questi ostacoli diventano più pesanti... un giorno dopo l'altro... con il passare del tempo... ⏳

Ed è proprio quando queste difficoltà iniziano a intralciare la vita di tutti i giorni... e l'autonomia in casa... che si parla di demenza...

C'è una cosa importantissima da ricordare... fondamentale...
La demenza è causata da malattie vere e proprie che colpiscono il cervello... Invecchiare non significa ammalarsi... non è una parte normale del diventare anziani... 🛑

Se siete preoccupati per voi stessi... o per una persona cara che avete a casa... non affrontate questo dubbio da soli...
Parlate con il vostro medico di medicina generale o contattate la nostra associazione... noi siamo qui per darvi orientamento... aiuto... e supporto... 🤝💛

Portare luce su questi temi aiuta a non far sentire sole le tantissime famiglie che... ogni giorno... affrontano questa sfida invisibile... ✨



Alzheimer Nederland Alzheimer's Association CGTNEurope Dementia: The Journey Ahead CBS News BBC ANSA.it AliExpress

🧠 𝐋'𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐦𝐛𝐫𝐞: 𝐜𝐨𝐬'𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐫𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐫𝐚𝐦𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐜𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐚 𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚C’è un momento della giornata che og...
19/05/2026

🧠 𝐋'𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐦𝐛𝐫𝐞: 𝐜𝐨𝐬'𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐫𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐫𝐚𝐦𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐜𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐚 𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚

C’è un momento della giornata che ogni caregiver impara a temere. È l’ora in cui il sole inizia a calare. Fino a un attimo prima regnava una relativa calma, ma improvvisamente tutto cambia: tuo padre inizia a camminare avanti e indietro, tua madre diventa ansiosa, sospettosa, o magari insiste per "andare a casa" anche se è già lì.

Non sei tu che stai sbagliando qualcosa e non è un capriccio del tuo caro. Quello che stai vivendo ha un nome clinico ben preciso: Sindrome del Tramonto (o Sundowning).

💡 𝗖𝗼𝘀𝗮 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗲𝗿𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗮𝗹𝗮 𝗶𝗹 𝘀𝗼𝗹𝗲?

In neuropsicologia sappiamo che questo picco di agitazione tardo-pomeridiana non è casuale. È legato a un mix di fattori neurologici e ambientali:

👉 L'orologio biologico si sballa: La demenza attacca le aree cerebrali che regolano i ritmi sonno-veglia. Quando la luce naturale diminuisce, il cervello del malato va in confusione e non capisce più che ora sia.

👉 La stanchezza cognitiva: Dopo un'intera giornata passata a cercare di dare un senso a un mondo che non riconosce più, le scarse riserve di energia mentale del tuo caro si esauriscono del tutto.

👉 Le ombre spaventano: La riduzione della luce altera la percezione visiva. Una giacca appesa o l'ombra di una pianta possono trasformarsi, ai suoi occhi, in presenze minacciose.

🌱 𝟯 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗲 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 "𝗮𝗰𝗰𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲" 𝗻𝗲𝗶 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗶

Non possiamo fermare il tramonto, ma possiamo cambiare il modo in cui lo affrontiamo in casa:

1️⃣ Anticipa il buio: non aspettare che sia notte fonda per accendere le luci. Chiudi le tende e illumina bene le stanze principali nel primo pomeriggio, prima che il sole inizi a calare. Questo aiuta a ridurre le ombre ingannevoli e mantiene l'ambiente stabile.

2️⃣ Crea una "routine del relax": programma le attività più faticose (come il bagno o le visite mediche) al mattino. Nel tardo pomeriggio, riduci i rumori, spegni la TV (che può confondere) e metti della musica dolce o proponi un'attività semplice e rassicurante.

3️⃣ Non entrare in conflitto: se l'ansia aumenta, non serve usare la logica ("Ma è sera, dove vuoi andare?"). Abbraccia la sua emozione: "Vedo che sei agitato, vieni qui, beviamo una tisana calda insieme e ci rilassiamo". Spesso il tono calmo della tua voce è il miglior sedativo.

❤️ Proteggi la tua energia

Come psicologa e neuropsicologa so bene che la Sindrome del Tramonto è il momento in cui il caregiver rischia il crollo emotivo, perché arriva alla fine di una giornata già estenuante

Il mio ruolo è aiutarti a leggere questi comportamenti con una lente clinica per togliere spazio alla frustrazione e mettere al suo posto la strategia. Capire perché succede ti permette di non subire la serata, ma di guidarla, proteggendo la tua salute mentale e la serenità di chi ami

📩 Anche in casa vostra il tardo pomeriggio è il momento più difficile?
Come si manifesta l'agitazione del vostro caro e cosa fate di solito per calmarlo?

Raccontate la vostra esperienza nei commenti. Leggere le storie degli altri ci ricorda che dietro quella porta, all'ora del tramonto, non siamo mai davvero soli 👇



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Accanto a chi cura, ogni giorno.Diciamoci la verità: a volte leggere "abbassa la pressione" ti viene voglia di strappare...
18/05/2026

Accanto a chi cura, ogni giorno.
Diciamoci la verità: a volte leggere "abbassa la pressione" ti viene voglia di strappare la pagina.

Perché abbassare la pressione, quando hai la responsabilità di un'altra vita sulle spalle?
Il Burnout non ti colpisce perché "non sei forte".

Ti colpisce perché sei stanco/a di dover essere sempre "quello/a che ce la fa".
Nessuno ti fa i complimenti quando torni a casa distrutto/a.
Nessuno si sostituisce a te quando la situazione si fa dura.

E intanto, tu sei lì. Sempre.
Il consiglio vero, quello che non si dice in giro, è un altro:
Il riposo non è una ricompensa per i bravi. È sopravvivenza.
Se non ti fermi un attimo, crolli tu. E se crolli tu, cade tutto.

Fermarsi per 5 minuti non significa abbandonare chi curi.
Significa non lasciare che la rabbia e la stanchezza vincano sulla tua testa.
👇 Diciamocelo senza giri di parole:
Qual è quella piccola cosa, quel gesto quasi "egoista", che ti salva la giornata?
Non serve che sia grande. Basta che ti tolga quella morsa dal petto per un momento.
Scrivilo qui sotto.
Le tue parole sono più utili di mille manuali. Chi legge, magari, ruba la tua idea per ti**re il fiato pure lui.

Perché tanto i "soliti" non ci sono. Dobbiamo farcela noi.

L’attrezzatura ospedaliera aveva la sua colonna sonoraLe infermiere esperte non ricordano solo l’ospedale…Ricordano il r...
17/05/2026

L’attrezzatura ospedaliera aveva la sua colonna sonora

Le infermiere esperte non ricordano solo l’ospedale…

Ricordano il rumore.

Ogni pezzo di equipaggiamento aveva il suo suono in quei tempi. Dopo anni passati in corsia, le infermiere e gli infermieri sapevano riconoscere a occhi chiusi metà dei dispositivi del reparto.

Il tintinnio di un carrello di medicinali che scivolava nel corridoio prima dell’alba.

Il cigolio delle ruote della barella, sempre trascurate.

Il clink netto dei termometri di vetro immersi nei vassoi.

Il ronzio delle luci fluorescenti durante il turno di notte.

Anche le vecchie pompe per la pressione sanguigna avevano il loro ritmo:
P***a.
P***a.
Strappo del velcro.
Sgonfiaggio.

E in qualche modo, le infermiere esperte impararono a sentire tutto insieme.

Un campanello che suonava tre stanze più in là.
La macchina del ghiaccio che scaricava cubetti freschi.
Il forte sb****re di un cassetto che conteneva le cartelle cliniche.
Il tonfo di una spondina che colpiva il metallo.

Puoi essere a metà di un’annotazione e sapere immediatamente:
“Quella p***a IV sta suonando nella Stanza 12.”
“Quella bombola d’ossigeno è quasi vuota.”
“Qualcuno ha appena fatto cadere una bacinella reniforme.”

Gli ospedali di oggi sono più silenziosi per alcuni aspetti.
Più elettronici.
Più computerizzati.

Ma all’epoca?
Il pavimento sembrava vivo.

Non proprio pacifico…
ma familiare.

E ironia della sorte, alcuni di quei suoni vivono ancora nella mente delle infermiere e degli infermieri, decenni dopo.

Una ruota cigolante.
Un vecchio suono del campanello.
Un carrello di metallo che rimbomba nel corridoio…

E all’improvviso, ti ritrovi di nuovo lì.

Piedi stanchi.
Caffè freddo.
Infermeria frenetica.
Un altro turno con persone che, in qualche modo, sono diventate famiglia.

Quale suono ospedaliero ti riporta immediatamente ai tuoi giorni da infermiera? E quale attrezzatura ha prodotto il rumore più indimenticabile nel tuo reparto? (Simone Gussoni)

Immagina Florence Nightingale, con la sua luce di speranza e dedizione, mentre osserva il panorama attuale della profess...
15/05/2026

Immagina Florence Nightingale, con la sua luce di speranza e dedizione, mentre osserva il panorama attuale della professione infermieristica nel 2026. Con i suoi occhi penetranti, vedrebbe un contesto complesso, dove gli infermieri, gli operatori socio-sanitari e gli assistenti si muovono in un balletto frenetico, cercando di prendersi cura dei pazienti, ma spesso confusi nei rispettivi ruoli.

Ma cosa penserebbe Florence degli infermieri di oggi?

“Nel mio tempo, la cura dei malati era un atto sacro, un invito a rispondere con compassione e professionalità. Oggi, vedo una gioventù dedicata, ma anche intrappolata in un sistema che, a volte, sembra rimuovere la bellezza della cura. I volti dietro le mascherine, i gesti rapidi e le mani che cambiano pannoloni, tutto parla di un amore profondo per la vita, ma anche di un caos che può confondere.

Spero che possiate trovare la vostra voce in questo coro, che ciascuno di voi possa riconoscere il valore unico del proprio contributo. La vera essenza dell'assistenza non sta solo nel compimento dei compiti, ma nel saper ascoltare, nel creare legami umani, nel dare dignità a ogni singolo paziente.

Ricordate, la cura è un'arte, e ogni giorno è un'opportunità per riflettere su come possiamo lavorare insieme, con armonia e chiarezza, per elevare la professione e dare il meglio di noi stessi. Non dimenticate mai che ogni gesto, per piccolo che sia, può trasformarsi in un atto di amore e umanità.”

In questo viaggio, la nostalgia di un passato dove il legame umano era al centro si fonde con la speranza di un futuro in cui ogni professionista possa brillare nella propria luce, contribuendo a un sistema di cura che sia davvero coeso e significativo..(Simone Gussoni)

Indirizzo

Via Pellegri 14 Langhirano
Langhirano
43013

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 20:10
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 10:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 20:00
Domenica 10:00 - 20:00

Telefono

+393703136258

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