Assistenza Anziani Servizi Parma

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🛡️ TALLONI AL SICURO: L’11% DELLE PIAGHE NASCE QUIIl tallone è una delle aree più traditrici. È una prominenza ossea dov...
10/01/2026

🛡️ TALLONI AL SICURO: L’11% DELLE PIAGHE NASCE QUI

Il tallone è una delle aree più traditrici. È una prominenza ossea dove la pressione si concentra ferocemente e rappresenta circa l'11% delle lesioni totali. Secondo le ultime linee guida, l'incidenza delle ulcere al tallone è in costante aumento.

Se assisti un caro allettato, ecco i pilastri clinici per salvare i suoi piedi, direttamente dal Manuale di Geriatria:
1. La tecnica della "Sospensione" ☁️ Il tallone non deve toccare il materasso. Utilizza cuscini o supporti che creino un piano d’appoggio lungo tutta la gamba. Lo scopo è tenere i piedi sollevati dal letto, facendo sì che il tallone resti "sospeso" nel vuoto.
2. Ispeziona il "Segnale d’Allarme" 🔍 Il primo segno di una lesione è un’alterazione di colore, consistenza o sensazione tattile della pelle. Controlla i talloni ogni giorno durante l'igiene personale. Un arrossamento fisso che non scompare alla pressione è già una piaga di Grado 1.
3. Attenzione allo "Scivolamento" 📐 Se il paziente scivola nel letto, si creano forze di attrito e stiramento che lacerano la pelle. Mantieni la testata del letto sollevata per non più di 30°: oltre questa inclinazione, i punti di appoggio si riducono e la pressione sui talloni e sull'osso sacro diventa pericolosa.
4. Vietate le "Ciambelle" 🚫 È un errore comune ma gravissimo: non usare mai ausili circolari a ciambella. Questi dispositivi bloccano la circolazione locale e possono accelerare la morte dei tessuti.
5. Pelle asciutta, mai umida 🧼 L'umidità da sudore o incontinenza rende la pelle fragile e la fa aderire alle lenzuola, facilitando le piaghe. Asciuga sempre bene senza sfregare e cambia lenzuola o cuscini non appena diventano umidi.

Il consiglio dell’esperto: Non lasciare i talloni sospesi per troppe ore consecutive senza muovere la caviglia, per evitare il rischio di "piede equino". La prevenzione è un atto di precisione.

Hai notato una macchia rossa o la pelle più dura sui talloni del tuo caro? Non aspettare che "si apra"



Alzheimer's Association Alzheimer's Association Dementia: The Journey Ahead Fox News BBC News

🔴ALZHEIMER e APRASSIA🔴 Nel malato di Alzheimer l’aprassia è un disturbo neuropsicologico che compromette la capacità di ...
09/01/2026

🔴ALZHEIMER e APRASSIA🔴

Nel malato di Alzheimer l’aprassia è un disturbo neuropsicologico che compromette la capacità di eseguire movimenti volontari e gesti finalizzati, pur in assenza di paralisi o problemi muscolari. La persona non ha perso la forza né la volontà, ma il cervello non riesce più a organizzare correttamente la sequenza dei movimenti necessari per compiere un’azione.

All’inizio l’aprassia si manifesta in modo lieve: gesti quotidiani come vestirsi, apparecchiare, usare le posate o il telecomando richiedono più tempo e spesso vengono eseguiti in modo impreciso. Con il progredire della malattia diventa difficile anche imitare un gesto o seguire un’istruzione semplice, perché il collegamento tra l’idea dell’azione e la sua realizzazione si interrompe.

Nelle fasi più avanzate l’aprassia incide profondamente sull’autonomia. Il malato può non riuscire più a lavarsi, pettinarsi, mangiare in modo coordinato o compiere gesti automatici appresi da una vita intera. Questo genera forte frustrazione, agitazione e senso di fallimento, perché spesso la persona è consapevole della difficoltà ma non riesce a superarla.

L’aprassia non è “disattenzione” né “pigrizia”: è una perdita reale e dolorosa di competenze motorie cognitive. Per questo il supporto deve essere paziente e rispettoso, aiutando il gesto senza sostituire completamente la persona, utilizzando movimenti guidati, dimostrazioni visive e tempi più lenti.

Dr.Schioppa Emanuele
🔵 Studio Vetica - Grosseto 🔵

"SOLO UN PO' DI ROSSO": PROTEGGIAMO LA PELLE DEI NOSTRI CARI ❤️Chi assiste un anziano in casa lo sa: la pelle diventa fr...
08/01/2026

"SOLO UN PO' DI ROSSO": PROTEGGIAMO LA PELLE DEI NOSTRI CARI ❤️

Chi assiste un anziano in casa lo sa: la pelle diventa fragile come carta velina. Spesso ci accorgiamo che qualcosa non va solo quando è troppo tardi. Ma le piaghe da decubito si possono evitare, e la prevenzione è il regalo più grande che possiamo fare a chi amiamo. 👵👴

Ecco 5 consigli pratici, spiegati semplicemente, per tenere il tuo caro al sicuro:

📍 1. Il "trucco" del dito

Vedi una macchia rossa sul tallone o sulla schiena? Prova a premerla con un dito. Se resta rossa e non diventa bianca per un momento, attenzione: la pelle sta soffrendo! È il primo segnale d'allarme. 🚩

🔄 2. Muoversi è vita

Anche se papà o mamma non possono camminare, non lasciarli mai nella stessa posizione per più di 2 ore. Un piccolo spostamento sul fianco, un cuscino messo bene sotto le gambe... basta poco per far "respirare" la pelle.

🧼 3. Asciutto è meglio

L'umidità è il peggior nemico. Se c'è incontinenza, cambia il pannolone spesso. Lavali con acqua tiepida e poco sapone, ma soprattutto non strofinare mai con l'asciugamano! Tampona piano, come se stessi asciugando un fiore. 🌸

🥘 4. Non dimenticare l'acqua (e le proteine)

Una pelle ben idratata e nutrita non si rompe facilmente. Se non mangiano molto, prova con piccoli spuntini proteici. Se la pelle è secca da fuori, è perché manca acqua da dentro!

🚫 5. L'errore che facciamo tutti: il massaggio

Molti pensano: "È rosso, massaggio un po' per far girare il sangue". NON FARLO! Se la zona è infiammata, il massaggio può rompere i piccoli vasi sotto la pelle e peggiorare tutto.

💕 Prendersi cura di chi non è più autonomo è un lavoro immenso. Non sei solo.

Se hai dubbi su come muovere il tuo caro senza farti male alla schiena o se vuoi sapere quali creme sono meglio, scrivilo nei commenti. Aiutiamoci tra noi caregiver! 👇

C’è un carico invisibile che pesa più dei regali o dei preparativi: è il carico del 6 gennaio.Oggi le case tornano silen...
06/01/2026

C’è un carico invisibile che pesa più dei regali o dei preparativi: è il carico del 6 gennaio.

Oggi le case tornano silenziose, i parenti sono ripartiti e le luci sembrano meno brillanti. Per chi assiste una persona con demenza, questo è il momento della "discesa": quando l'adrenalina delle feste finisce e resti solo tu, con la tua pazienza, i soliti gesti e quella routine che a volte toglie il fiato.

Se oggi ti senti svuotato, non colpevolizzarti. È il corpo che ti chiede il conto di quanto hai tenuto duro. Respira. Non devi scalare l'intero 2026 oggi. Ti basta superare queste ventiquattr'ore.

Un abbraccio a chi oggi si sente un po' più solo. 💙



BBC News Dementia: The Journey Ahead

05/01/2026
Spesso, come caregiver, pensiamo che per aiutare il nostro caro dobbiamo fare tutto noi. Ci sostituiamo a loro nel vesti...
03/01/2026

Spesso, come caregiver, pensiamo che per aiutare il nostro caro dobbiamo fare tutto noi. Ci sostituiamo a loro nel vestirsi, nel mangiare, nel decidere. Lo facciamo per amore, certo. Ma la scienza ci dice una cosa diversa.

Nelle Terapie Non Farmacologiche che promuoviamo come A Piccoli Passi Siena, applichiamo un principio fondamentale: preservare l'autonomia residua.

✨ Il consiglio dell'esperto per stasera: Domani mattina, prova a fare un piccolo passo indietro. Invece di porgere direttamente un oggetto, prova a lasciarlo a portata di mano. Invece di scegliere i vestiti, offri solo due opzioni chiare.

Perché funziona? ✅ Riduce la frustrazione del malato. ✅ Alimenta il senso di autostima ("Ce l'ho fatta da solo"). ✅ Diminuisce l'aggressività che nasce dal sentirsi "inutili".

È il cuore del Metodo Montessori adattato alle demenze: creare un ambiente dove la persona possa ancora sentirsi capace. Perché la dignità abita nei piccoli gesti di autonomia.



Dementia UK Alzheimer's Association Alzheimer's Society Fox News BBC News

Noi caregiver primari...Quanto è difficile definire quello che siamo. Siamo tutto e a volte ci sentiamo il nulla. Però, ...
03/01/2026

Noi caregiver primari...
Quanto è difficile definire quello che siamo. Siamo tutto e a volte ci sentiamo il nulla. Però, se molliamo noi anche solo per qualche ora, crolla tutto.

Passi la tua vita a programmare pasti, terapie, incastrare il tuo lavoro con i mille impegni che richiede il tuo ruolo, ti senti in colpa se prendi due ore per te, andare in bagno da solo e farti una doccia a volte sembra un lusso come coccolarsi una settimana in una spa di Sirmione.
Eppure a Sirmione non ci sei, perché la disabilità non è una passeggiata sul lungolago, non è shopping fra le vetrine, non è la pubblicità progresso con gli attori che sorridono di fronte alla telecamera e tutti si abbracciano in solidarietà. La disabilità è lacrime silenziose davanti al planner della settimana all'una di notte, quando tutti dormono, mentre tu sei ancora in piedi a programmare le giornate successive e chiederti se avrai una mezz'ora anche per respirare.
Spoiler: no, non l'avrai.
Caregiver è vivere nella speranza che domani non sarà un giorno in cui dovrai cambiare 30 pannolini.
Caregiver è la tua cronologia che improvvisamente diventa una ricerca continua di dispositivi alla massima assorbenza.
Caregiver è lavare i piatti, passare il mocio, mangiare e lavorare quando la persona di cui ti prendi cura riposa perché hai avuto così tante cose da fare che puoi solo in quegli istanti.
Il caregiver non dorme mai, è un essere alieno le cui vene sono composte al 90% di caffeina, ma anche con le occhiaie di tre metri si sforza di mantenere il sorriso, perché il sorriso è l'unica cosa che ti fa uscire dalla privazione del sonno.
Il caregiver ha una conoscenza enciclopedica di Inps, burocrazia italiana, avvocati, diritti, patronati, ore di permessi, ferie, professionisti sanitari, terapie riconosciute e sperimentali, insomma, l'intelligenza artificiale gli fa un baffo.
Il caregiver è quello che ha la forza di fare il lavoro per tutti, ma non perché gli viene proposto, ma perché non può fare altrimenti.

Nonostante ciò, lo fai perché ami immensamente la persona di cui ti prendi cura, perché senza non vivresti.

Rispetto per i caregiver.
Quando ne incontrate uno, non chiedetegli cosa fa di lavoro.
Credetemi. Quello è il suo lavoro.
Per il 2026 spero che questo sia riconosciuto. Non chiedo altro.

Federica Prati

Gli infermieri denunciano la Madre Azienda Ospedaliera per la carenza degli strumenti necessari per esercitare la profes...
02/01/2026

Gli infermieri denunciano la Madre Azienda Ospedaliera per la carenza degli strumenti necessari per esercitare la professione intellettuale.

Un gruppo di infermieri del pronto soccorso del San Raffaele ha inviato una segnalazione formale alla direzione per richiedere tutele e segnalare problemi strutturali e organizzativi.

Nel documento, fanno riferimento al Documento di Valutazione dei Rischi (Dvr) e al Codice deontologico della FNOPI, evidenziando questioni relative alla sicurezza assistenziale e al rischio infettivo. Segnalano difficoltà nell’applicazione del piano epidemico influenzale, con una separazione inadeguata dei pazienti che presentano sintomi simil-influenzali.

Inoltre, lamentano una carenza di circa dieci infermieri, il che porta a carichi di lavoro eccessivi e a tempi di attesa prolungati. Gli operatori riportano anche aggressioni verbali e fisiche, insieme all'assenza di una vigilanza adeguata.

Il personale denuncia a gran voce la mancanza di pannoloni, costringendoli a reperirli da altri reparti. Richiedono quindi una rivalutazione del rischio clinico e occupazionale, l’aggiornamento del Dvr e l’adozione di misure correttive per migliorare la situazione per pazienti e operatori.Simone Gussoni.

Ho visto donne incinte entrare in reparto maternità con lo sguardo basso, chiedere scusa per non essere riuscite a lavar...
01/01/2026

Ho visto donne incinte entrare in reparto maternità con lo sguardo basso, chiedere scusa per non essere riuscite a lavarsi. Consumate dalla vergogna prima ancora che dal dolore.

E ho visto infermiere inginocchiarsi davanti a loro. Non per pietà, ma per rispetto. Le ho viste lavare quei corpi con la delicatezza di una preghiera, pettinare capelli, tagliare unghie, come a ricucire a mano la dignità che la vita aveva strappato via. E in cambio, ricevere parole semplici ma che non si dimenticano:
«Mio figlio nascerà pulito, grazie a te.»

Ho visto un’infermiera farsi madre per una paziente con Alzheimer. Nei giorni peggiori, quella donna sussurrava frasi alla madre che non c’era più, chiedendole perdono. E l’infermiera, senza esitare, le rispondeva:
«Ti perdono. Ti amo.»
Un abbraccio immaginario, ma reale nel cuore. Perché certe ferite non le curano i farmaci, ma la compassione.

Ho visto tecnici sanitari coperti di vomito restare in ginocchio accanto a bambini in crisi, solo per non lasciarli soli.
Ho visto infermiere sollevare pazienti due volte più pesanti del loro corpo, non per dovere, ma per restituire loro un briciolo di umanità. Per ricordare che, anche in un letto, si può essere qualcuno.

Ho visto un’infermiera prendere in braccio un neonato nato morto. Lo ha immerso in acqua calda, lo ha lavato, pettinato, vestito con cura. Così che la madre potesse vederlo, non come una ferita, ma come un saluto. Tenero. Umano.

Ho visto infermieri rincorrere preti, pastori, guaritori. Chiunque potesse portare pace a un’anima in partenza.
Ho visto mani lanciarsi a sostenere corpi svenuti, infetti, senza pensarci. Perché quando sei fatto di qualcosa di diverso – coraggio, vocazione – ti muovi prima ancora di pensare.

Ho visto turni raddoppiati.
Figli lasciati a casa.
Occhiaie come medaglie silenziose.
Tutto, perché la cura non aspetta.

Perché chi indossa quel camice spesso mette la vita degli altri prima della propria.

E se esiste un mestiere più sacro, più umano, più indispensabile di quello dell’infermiere... perdonatemi, ma io non lo conosco.

Onoriamo chi, ogni giorno, combatte il dolore con la sola forza delle proprie mani.

Gli infermieri.
I custodi silenziosi della nostra dignità.
I primi a esserci, gli ultimi ad andarsene.
Sempre, anche quando non ce ne accorgiamo.cit.

Nel 2026 lasciamo che sia il cuore a guidarci, là dove la memoria non arriva.  Che ogni gesto d’amore continui a illumin...
01/01/2026

Nel 2026 lasciamo che sia il cuore a guidarci, là dove la memoria non arriva.
Che ogni gesto d’amore continui a illuminare il nostro cammino. 💜

𝗕𝗨𝗢𝗡 𝟮𝟬𝟮𝟲!!! 🌟

Il 2025 si chiude con tante storie di cura, ascolto e impegno quotidiano.Ogni giorno abbiamo messo al centro le persone,...
01/01/2026

Il 2025 si chiude con tante storie di cura, ascolto e impegno quotidiano.
Ogni giorno abbiamo messo al centro le persone, con competenza e attenzione.

Il 2026 si apre con una responsabilità che sentiamo forte:
continuare a prenderci cura, migliorare, innovare, restare umani.

A chi ci ha scelto, a chi lavora con noi, a chi ci affida ciò che ha di più prezioso:
grazie.

✨ Buon 2026, con salute, fiducia e speranza condivisa ❤️

Siamo arrivati al 31 dicembre. Le prossime ore sono le più delicate per chi vive con l’Alzheimer, tra i preparativi in c...
31/12/2025

Siamo arrivati al 31 dicembre. Le prossime ore sono le più delicate per chi vive con l’Alzheimer, tra i preparativi in cucina e il rumore che aumenta fuori casa. Il terzo consiglio che vogliamo darvi è giocate d’anticipo. Non aspettate che compaia l'agitazione, creatore un ambiente protetto già da ora.

Sappiamo bene che gli stadi della malattia sono diversi e che ogni percorso è unico, non tutti avranno bisogno di questi accorgimenti e alcune persone potrebbero vivere la serata con estrema lucidità e gioia. Tuttavia, prevenire lo stress ambientale è un gesto d'amore che tutela la serenità di tutti.

Ecco come gestire le prossime ore:

Pomeriggio di scarico: Evitate attività stimolanti dopo le 16:00. Una luce calda e soffusa in salotto aiuterà a contrastare il sundowning (l’agitazione serale) e a preparare il vostro caro a una serata tranquilla.

La stanza "rifugio": Se avete deciso di ospitare qualcuno, individuate una stanza della casa dove il vostro familiare possa ritirarsi se la confusione diventa troppa. Tenete lì i suoi oggetti preferiti o una musica che lo rasserena.

Sorrisi, non spiegazioni: Se il vostro caro appare confuso dal clima di festa, non cercate di spiegargli razionalmente cosa stiamo festeggiando. Rispondete alla sua emozione con un sorriso e una carezza. Per lui conta sentirsi al sicuro, non sapere che ore sono.

Ricordate: la riuscita di questa sera non si misura dal brindisi di mezzanotte, ma dalla serenità con cui andrete a dormire.

Indirizzo

Via Pellegri 14 Langhirano
Langhirano
43013

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 20:10
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 10:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 20:00
Domenica 10:00 - 20:00

Telefono

+393703136258

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