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IL MUSCOLO MULTIFIDO Il muscolo MULTIFIDO è un muscolo profondo della schiena, essenziale per la stabilità, l'estensione...
07/01/2026

IL MUSCOLO MULTIFIDO

Il muscolo MULTIFIDO è un muscolo profondo della schiena, essenziale per la stabilità, l'estensione e la rotazione della colonna vertebrale, estendendosi dal sacro fino alla cervicale ed essendo più prominente nel tratto lombare, dove è spesso coinvolto in casi di lombalgia a causa di atrofia o disfunzione da spasmo. IL MUSCOLO aiuta la tua COLONNA a non formare ERNIE o DOLORE.
È uno stabilizzatore profondo; attaccato direttamente alle vertebre, controlla i piccoli movimenti della colonna vertebrale che altri muscoli più grandi non riescono a gestire.
Agisce come una "fascia interna"
Funziona come una fascia naturale, mantenendo la colonna salda e stabile anche durante movimenti complessi o carico di peso.

Si attiva prima degli altri muscoli
Quando vai a muoverti, il multifido si attiva frazioni di secondo prima degli altri muscoli, preparando la colonna vertebrale per il movimento ed evitando lesioni.
Anche se non te ne accorgi, questo muscolo lavora costantemente sull'equilibrio
Vertebra per vertebra Le sue fibre si estendono tra una e più vertebre, consentendogli di controllare con precisione il movimento segmentario della colonna.

Il multifido può indebolirsi rapidamente, peggiorando il problema, perché perde la sua funzione stabilizzante. Può essere riattivato con esercizi specifici. È fondamentale per prevenire gli infortuni
Un forte multifido può prevenire lesioni comuni come lombalgie o ernie discali assorbendo e distribuendo meglio i carichi.

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LA PUBALGIALa pubalgia è una sindrome dolorosa  che colpisce la regione pubica e inguinale, caratterizzata da squilibrio...
05/01/2026

LA PUBALGIA

La pubalgia è una sindrome dolorosa che colpisce la regione pubica e inguinale, caratterizzata da squilibrio dei muscoli e infiammazione dei tendini che provengono dall' addome e dai muscoli adduttori (coscia interna), spesso causata da sforzi ripetitivi in sport come calcio e rugby, ma anche da movimenti quotidiani intensi e si esprime con dolore acuto, bruciore e rigidità in zona pubica, inguine e interno coscia e peggiora con attività fisica, tosse o piegamenti.
Come si sa, il bacino in anatomia pur essendo un unico osso, lo si divide in P**e, Ischio e Iliaco, di questi il P**e rappresenta una parte, con il suo ramo superiore e uno inferiore. Nel ramo superiore ,in corrispondenza di un articolazione importantissima detta ' sinfisi pubica" , il ramo superiore , attraverso i suoi tubercoli, diviene luogo di inserzione tendinea dall'alto per il retto addominale, dal basso da adduttori (il Lungo).
In quest' equilibrio si gioca la partita della pubalgia a livello disfunzionale . Quando poi il sistema si porta in compensazione tutto il quadro muscolare a livello pelvico può andare in sofferenza e portare dolori a livello sacrale, a livello dell'anca e nn solo.

La massoterapia sanitaria è una ottima terapia migliorativa e risolutiva del problema, offre diverse tecniche di riequilibrio, sblocco e riposturizzazione e migliora lo stato infiammatorio a livello tendineo.

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CEFALEA MUSCOLO-TENSIVALa cefalea muscolo-tensiva rappresenta la percentuale maggiore dei mal di testa riferiti dai pazi...
21/12/2025

CEFALEA MUSCOLO-TENSIVA

La cefalea muscolo-tensiva rappresenta la percentuale maggiore dei mal di testa riferiti dai pazienti e i trattamenti massoterapici possono migliorare molto questi stati a volte invalidanti.
Nello specifico si ha la possibilità di:
▪️ridurre le tensioni muscolari a livello cervicale, attraverso un allungamento dei tessuti molli o soft tissue(trattamento muscolare diretto);
▪️liberare le suture craniali, soprattutto quelle tra osso occipitale e osso temporale;
▪️effettuare un lavoro di riequilibrio tra i diaframmi del corpo: pelvico, toracico inferiore e superiore,, che rappresentano strutture essenziali e cardine nella distribuzione delle pressioni all'interno delle cavità corporee;
▪️migliorare la libertà di movimento delle articolazioni sacro-iliache, che rappresentano una delle principali cause di rallentamento della motilità craniale, soprattutto dell'osso occipitale, strettamente connesso al sacro tramite la meninge più esterna chiamata “dura madre” .

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DORMIRE CORRETTAMENTE PER NON SVEGLIARSI CON DOLORIDormire laterale con un cuscino tra le gambe è il "trucco" che ti sal...
21/12/2025

DORMIRE CORRETTAMENTE PER NON SVEGLIARSI CON DOLORI

Dormire laterale con un cuscino tra le gambe è il "trucco" che ti salva la schiena
Se ti alzi con mal di schiena, anca o ginocchia, il problema non è il tuo materasso; è la tua geometria.
La maggior parte della gente dorme laterale (posizione fetale). È comodo, ma ha un grave difetto meccanico: la gravità.
Senza cuscino, la gamba rimasta in alto cade sul materasso. Questo inizia una reazione a catena disastrosa per il tuo scheletro.

1.Anzitutto "La torsione lombare". Quando il ginocchio in alto cade e tocca il materasso, trascina con sé il fianco. Questo fa ruotare il bacino e inclinarsi in avanti. Il risultato? La spina dorsale si contorce per 8 ore di fila. Questo preme i dischi intervertebrali e allunga i legamenti sacroiliaci. Per questo ti alzi "duro" o con dolore alla vita. Il cuscino blocca la caduta e mantiene la colonna neutra.

2. Protezione delle ginocchia (Osso contro Osso). Se dormi di lato senza niente in mezzo, le ginocchia si scontrano. I condili femorali (ossa del ginocchio) si premono l'uno con l'altro, il che può essere molto doloroso se hai poco grasso sulle gambe o principi di artrosi. Il cuscino agisce come un ammortizzatore, evitando sfregamento e pressione diretta tutta la notte.

3. Sollievo del nervo sciatico. Per chi soffre di sciatica, questo è obbligatorio. Allineando la gamba superiore con l'anca, impedisci che il muscolo piramidale (nel gluteo) si allunghi in eccesso e comprimi il nervo sciatico. È il modo più economico ed efficace per ridurre il dolore irradiato alla gamba.

Qualsiasi cuscino s**o o un vecchio cuscino piegato funziona. L'obiettivo: far sì che il ginocchio in alto sia alla stessa altezza del tuo fianco. Né più in alto (eccessivo abduzione), né più in basso (rotazione interna). Parallela al pavimento.

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ASPETTANDO IL 🌲 NATALE 🌲 2025 🌲, PENSANDO AI PROPRI CARI,ALLA LORO SALUTE E AL LORO BENESSERE,PROPONGO DEI BUONI MASSAGG...
20/12/2025

ASPETTANDO IL 🌲 NATALE 🌲 2025 🌲,
PENSANDO AI PROPRI CARI,
ALLA LORO SALUTE E AL LORO BENESSERE,
PROPONGO DEI BUONI MASSAGGIO DA PERSONALIZZARE POI COL RICEVENTE, CHE OFFRONO LA POSSIBILITÀ DI INIZIARE UN PERCORSO DI MIGLIORAMENTO GLOBALE.
COSTO da €60,00 ad €42,00.
Puoi riceverli a studio confezionati o direttamente on line ...contattami al 328 288 4562 LUKA MASSOTERAPISTA

IL DIAFRAMMA Grande e straordinario ”MUSCOLO DELLA VITA”; sottile, forte, impari, centrale, asimmetrico nella sua forma ...
19/12/2025

IL DIAFRAMMA

Grande e straordinario ”MUSCOLO DELLA VITA”; sottile, forte, impari, centrale, asimmetrico nella sua forma ed anche nella sua funzione.
Formato da una cupola che nella realtà non ha mai una forma simmetrica come viene rappresentata nelle varie immagini.
È il muscolo principe della respirazione; divide ed al tempo stesso unisce due grandi cavità: la parte superiore, respiratoria e la parte inferiore, viscerale. Viene perforato ed attraversato da grandi tronchi vascolari e dall'esofago per portare il cibo fino al sottostante stomaco ed intestino.
Nel tempo, il suo movimento spesso ridotto... e la sua forma modificata..., risultano essere il prodotto finale di tutto ciò che ha dovuto subire nel corso della vita: dal tipo di emozioni e di stress, alla condizione dei visceri, alla forma del torace; al tipo di lavoro e sforzi che ha sostenuto la persona, alla forma ed ancoraggio del cuore a lui adeso attraverso il pericardio.
Se vogliamo ben comprendere la sua vita e le sue peripezie, basti pensare a quelle persone con una enorme pancia, in cui il volume dello stomaco, il volume del fegato, il volume dei visceri e del grasso viscerale fungono da seri ostacoli ad ogni atto inspiratorio. È così tanto lo sforzo a scendere per inspirare (introiettare aria), che alla fine dei suoi costanti sforzi, nel tempo, lui tenderà a rimanere contratto, "bloccato" verso l'inspirazione; ovvero verso il basso, riducendo così la sua corsa naturale verso la risalita, ovvero il "lasciare uscire l'aria" viziata. Tale alterazione e "riduzione di movimento" (quando i movimenti sono fisiologici fungono anche da "p***a per i fluidi" interni), ovviamente si rifletterà su una serie di organi e funzioni; per esempio il ritorno venoso e linfatico dagli arti inferiori non solo non sarà favorito, ma sarà addirittura ostacolato dalla iper-pressione endo-addominale per colpa del suo ridotto movimento de-compressore e della sua alterata posizione..., più bassa del dovuto.
Per questa stessa ragione, lui è anche il principale diretto responsabile del "reflusso gastro-esofadeo", del "cardias beante", dell'"ernia iatale".
La sua posizione bassa, a ridosso dei visceri, si scopre essere responsabile della pancia gonfia e debordante e molto spesso anche delle incontinenze, delle difficoltà di evacuazione, etc.
Data la sua posizione più bassa del dovuto per le ragioni espresse sopra, lui diviene anche uno dei principali elementi di disturbo della parte alta, agendo da trazionatore verso il basso a carico del cuore, della parte del mediastino..., ed attraverso questo stesso arriva ad agire sullo ioide e dunque su tutti i muscoli che dall'osso ioide arrivano alla bocca, alla lingua, al collo, alle cervicali.
Insomma, non si scherza con il diaframma.
Ma, se proprio dobbiamo essere giusti, dobbiamo riconoscergli anche la componente di vittima di un sistema molto complesso, in cui lui si trova a dover rispondere pedissequamente ad ogni stato emotivo di allerta, ad ogni disagio fisico. Nulla lo lascia indifferente!!!
Ma allora, in un trattamento posturale, come ci si deve comportare? Dove agire in primo luogo? Ignorarlo..., trattarlo da vittima... o da carnefice? È veramente sufficiente fare la classica "respirazione addominale diaframmatica" tanto decantata? Assolutamente no!!!
In un sistema tanto complesso si deve conoscere la sua dinamica alla perfezione. E proprio perché lui è il regista delle catene e particolarmente sensibile ad ogni stato emozionale o fattori traumatici, deve essere sempre considerato, valutato e coinvolto nel piano terapeutico in base alla storia clinico/temporale degli eventi della vita di quel singolo paziente.
Dobbiamo anche ricordarci che le sue tre porzioni (anteriore, media e posteriore), hanno movimenti diversi, fattezze e composizione proteica diverse e dunque velocità e resistenze diverse. Come tali subiranno impatti adattativi diversi.
Il suo trattamento a prescindere deve essere fatto tenendo conto di come si è posizionato e di come si è adattato. Se la sua corsa è ampia o breve, se la sua posizione prevalente è alta media o bassa. Se è lui che comprime i visceri o sono loro a perturbare il diaframma.
Inoltre, ogni trattamento che gli si riserva, avrà effetti completamente diversi in base alla posizione del corpo che adotteremo nel trattamento ed alla messa in tensione delle catene o non, di cui lui ne è corresponsabile.
Dopo anni di osservazione clinica in ambito posturale, non ho più dubbi sul fatto che la "postura decompensata" ed una azione di "allungamento globale" delle catene, sia il modo migliore per ottenere nuovamente "funzionalità del sistema" ed "azzeramento dei dolori".

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OCCHI E DOLORE CERVICALEI muscoli oculari e quelli del collo sono strettamente legati. Una tensione eccessiva nella zona...
15/12/2025

OCCHI E DOLORE CERVICALE

I muscoli oculari e quelli del collo sono strettamente legati. Una tensione eccessiva nella zona cervicale può influenzare il movimento e la coordinazione degli occhi, causando affaticamento visivo e difficoltà di messa a fuoco

La zona cervicale, specialmente le prime vertebre, è vicina al tronco encefalico, che controlla anche i movimenti oculari e l'equilibrio. Un'infiammazione o contrattura in questa zona può irritare il tronco encefalico e causare disturbi visivi
Esistono dei riflessi neurologici che collegano la posizione del collo e della testa al movimento degli occhi. Se questi riflessi vengono alterati a causa di problemi cervicali, si possono verificare disturbi visivi e difficoltà di coordinazione.
Una postura scorretta, spesso legata a problemi cervicali, può costringere gli occhi a compiere sforzi eccessivi per mantenere la messa a fuoco, causando affaticamento e tensione

Bisogna sapere che esiste una stretta relazione tra gli occhi, il senso dell’equilibrio, i muscoli del collo e la colonna vertebrale in generale. Lo stress agli occhi ripercuote, infatti, sui muscoli della nuca scatenando mal di testa anche molto fastidiosi ma anche molte forme di vertigini. Bisognerebbe anche dedicare il giusto tempo e la dovuta attenzione alla mobilità dei bulbi oculari per stimolare, rilassare e ridurre lo stress ai muscoli degli occhi. Alcuni esercizi pratici sono quelli di mantenere la testa ferma e fissare con lo sguardo i vari punti dello spazio oppure, al contrario, tenere lo sguardo fisso ad un punto e muovere la testa in tutte le direzioni senza perdere di vista l’oggetto che si sta guardando.

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DIASTASI ACROMION CLAVEARELa DIASTASI ACROMION CLAVEARE è la lesione tipica da trauma che soprattutto chi pratica sport ...
14/12/2025

DIASTASI ACROMION CLAVEARE

La DIASTASI ACROMION CLAVEARE è la lesione tipica da trauma che soprattutto chi pratica sport conosce bene: Spesso avviene a seguito di una caduta o di uno scontro diretto in sport da contatto, in cui la clavicola sale un po’ più su rispetto la sua sede.

La diastasi acromion-claveare quindi è una lesione dei legamenti che uniscono la clavicola alla scapola, precisamente tra acromion e clavicola. Quando questi legamenti cedono, le due ossa si separano più del normale e ne consegue una sporgenza sulla spalla, detta anche “tasto di pianoforte”, perché se la premi.. rimbalza!

Di solito nasce da una caduta diretta sulla spalla, spesso con braccio addotto.
In base alla gravità ( classificazione secondo Rockwood I→VI), possono lesionarsi: i legamenti acromion-clavicolari, i legamenti coraco-clavicolari e nei casi peggiori, l’intera unità sospensoria della clavicola.
In parole semplici: più forti sono la botta e la trazione, più “si allarga” il rapporto tra acromion e clavicola.

I sintomi classici includono: dolore nella parte superiore della spalla, fastidio nei movimenti sopra la testa, difficoltà a sollevare pesi, sensazione di “instabilità” o di spalla che “non è al suo posto” e la famosa protuberanza sulla clavicola.
Anche abbottonare una camicia o mettere la cintura dell’auto può diventare una missione difficile

Il trattamento dipende dal grado. Per i gradi I–II (i più comuni): gestione del dolore, recupero del movimento scapolo-toracico, rinforzo dei muscoli stabilizzatori (trapezio medio e basso, dentato anteriore), progressione del carico sulla spalla. Per gradi III (variabile) e superiori: valutazione ortopedica per eventuale stabilizzazione chirurgica

Nel 70% dei casi, anche con diastasi evidente, il paziente recupera piena funzionalità con il solo trattamento conservativo. Molti atleti professionisti continuano a giocare con una deformità residua.. senza alcun limite significativo. La sporgenza estetica dovuta al “tasto di pianoforte” può rimanere anche dopo la guarigione, ma non influisce sulla forza.

La diastasi acromion-claveare è un infortunio scenografico, ma spesso meno drammatico di quanto sembri. Con una buona riabilitazione, una spalla mobile e una scapola stabile, si torna alla vita quotidiana.. e agli sport più velocemente di quanto si pensi!

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GHIACCIO DOPO UN INFORTUNIO MUSCOLARE? Solo se la lesione è lieve!!!Ghiaccio sì o ghiaccio no? Un paio di anni fa Takami...
08/12/2025

GHIACCIO DOPO UN INFORTUNIO MUSCOLARE?

Solo se la lesione è lieve!!!
Ghiaccio sì o ghiaccio no? Un paio di anni fa Takamitsu Arakawa, professore di scienza della riabilitazione all’Università di Kobe, aveva coordinato uno studio che metteva in discussione l’opportunità di applicare immediatamente il ghiaccio dopo un infortunio. «Evitando questo approccio – dichiarava il ricercatore giapponese – si potrebbe ottenere un recupero più rapido». Ora Arakawa compare come autore senior di un nuovo studio pubblicato, su The American Journal of Physiology-Regulatory, Integrative and Comparative Physiology (2) che, a prima vista, sembra smentire il precedente.

Questa sua ultima ricerca, condotta su modello murino, ha infatti dimostrato che l’applicazione di ghiaccio al muscolo danneggiato promuove, in piccola percentuale, la rigenerazione delle fibre muscolari. Si ritiene anzi che questa sia la prima volta al mondo in cui uno studio ha dimostrato un effetto positivo del ghiaccio sulla rigenerazione muscolare. Gli autori hanno però dimostrato che l’entità della lesione influisce sull’efficacia dell’applicazione del ghiaccio, ancora più del metodo impiegato o della tempestività.
Le osservazioni dei muscoli che si stavano rigenerando, effettuate due settimane dopo la lesione, hanno rivelato differenze significative nella dimensione delle sezioni trasversali delle fibre muscolari tra le cavie a cui era stato applicato il ghiaccio rispetto alle altre, suggerendo la possibilità che la rigenerazione del muscolo scheletrico sia promossa proprio dal ghiaccio.

Tuttavia, per comprendere cosa succede, bisogna considerare i meccanismi biologici che si attivano. A orchestrare il processo riparativo del muscolo danneggiato sono i macrofagi, un particolare tipo di cellule immunitarie che si accumulano nel sito in cui si è verificata la lesione. I macrofagi promuovono però la formazione di ossido nitrico sintasi (iNOS), che ha l’effetto collaterale svantaggioso di espandere l’area della lesione.

IN CONCLUSIONE:
LA SPERIMENTAZIONE HA MOSTRATO che il ghiaccio, applicato su una lesione non eccessivamente estesa, riduce l’accumulo dei macrofagi pro-infiammatori e di conseguenza la produzione di iNOS, impedendo in questo modo l’aumento delle dimensioni della lesione muscolare. Quando invece la lesione è molto ampia, il mancato reclutamento di un numero sufficiente di macrofagi può rallentare la rigenerazione del muscolo: esattamente ciò che il team di Arakawa aveva osservato nello studio precedente.

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“Le memorie somatiche sono esperienze incarnate, sedimentate nei tessuti, nel sistema nervoso, nella fascia e negli orga...
08/12/2025

“Le memorie somatiche sono esperienze incarnate, sedimentate nei tessuti, nel sistema nervoso, nella fascia e negli organi.”
Il corpo non mente, non dimentica e non inventa. Conserva ciò che la mente non sa spiegare… o non vuole e non può vedere…
""Estratto da Psicoterapia delle Memorie Somatiche"

📸 LA RISONANZA MAGNETICA È SOLO UNA FOTO.Da anni le persone vivono con la convinzione che se la RM mostra un’ernia, allo...
08/12/2025

📸 LA RISONANZA MAGNETICA È SOLO UNA FOTO.

Da anni le persone vivono con la convinzione che se la RM mostra un’ernia, allora il problema è quello e la soluzione è lì.
È una narrativa comoda, soprattutto per chi basa tutto il lavoro sulle immagini.

Ma la realtà è molto meno comoda.

La RM è una fotografia del sintomo, non della causa.
Ti dice cosa si vede, non cosa ha creato quel sovraccarico.
E qui molti si infastidiscono, perché è più facile “dare colpa” all’ernia che capire perché quell’ernia si sia infiammata solo adesso e perché magari un altro con la stessa ernia non sente nulla.

I fatti sono semplici:
1. NON TUTTO CIÒ CHE APPARE IN RM FA MALE.
Milioni di persone hanno ernie e discopatie senza avvertire il minimo dolore.
Ma questo manda in crisi chi pensa che “immagine uguale diagnosi”.
2. LA CAUSA VERA È MECCANICA, non strutturale.
IPO, rigidità, schemi di movimento sbagliati.
Tutto ciò che una RM non può intercettare.
3. LA CHIRURGIA NON È UN RESET.
Puoi anche rimuovere un frammento erniato, ma se il sistema che l’ha generato resta lo stesso, il problema può tornare.
E questa frase non piace a molti reparti chirurgici.
4. L'IMMAGINE RASSICURA più del RAGIONAMENTO.
Non perché sia più utile, ma perché è più facile da vendere.

È arrivato il momento di dirlo chiaramente:
affidare la propria vita a una fotografia è un errore di logica. Serve una valutazione molto più complessa che miri alla causa e non all'effetto.
LA SALUTE NON SI VEDE IN BIANCO E NERO.
Si CAPISCE ATTRAVERSO il MOVIMENTO, il COMPORTAMENTO DEI TESSUTI, la MECCANICA DEL CORPO, LE RISPOSTE DEL SISTEMA NERVOSO.
Tutte cose che una RM non può misurare.

Ed è proprio questa la parte che molti preferiscono non spiegare

CONNESSIONE TRA CERVICALE E STOMACOIl nostro corpo è una macchina sorprendente: organi, muscoli, arti, sistema nervoso, ...
04/12/2025

CONNESSIONE TRA CERVICALE E STOMACO

Il nostro corpo è una macchina sorprendente: organi, muscoli, arti, sistema nervoso, circolatorio e via dicendo, sono tutti collegati fra loro e influiscono in modo più o meno importante al benessere dell’organismo.
Per esempio, CERVICALE e STOMACO sono collegati fra loro: le statistiche ci raccontano che la maggior parte delle persone che soffrono di cervicale hanno, infatti, in contemporanea problemi di digestione.

Il DOLORE CERVICALE è spesso la conseguenza di uno stato IRRITATIVO dei MUSCOLI INSPIRATORI ACCESSORI che sono situati maggiormente nel torace e nel collo
Questi muscoli sono dei grandi alleati del muscolo DIAFRAMMA, nel senso che in caso di necessità il diaframma, oltre ad aumentare la sua contrazione, coinvolge anche la loro azione.

Quando il diaframma è rigido e contratto, chiama costantemente in causa tali muscoli accessori, che a lungo andare si irrigidiscono cronicamente
In questo modo i muscoli accessori non riescono più ad assolvere correttamente la loro funzione primaria che è quella di sostenere e ruotare la testa ed il collo, alzare le braccia ecc.
Tutto questo comporterà cervicalgie e dolori diffusi a livello cervicale e affanno. Dolori toracici e scapolari nonché alterazione della postura.
Tutto accompagnato spessissimo da ernia iatale e reflusso gastrico per la spinta del diaframma contratto sullo stomaco sottostante.
Per poter liberare questo muscolo fondamentale per la respirazione dallo stato di accorciamento e chiusura, in massoterapia , si possono eseguire diverse azioni, dallo scollamento sotto costolare,, mobilizzazione costolare , chiedere atti respiratori corretti mentre si esegue il massaggio così da insegnare nuovamente a respirare, si può de-tensionare la muscolatura inspiratoria accessoria così da rilasciare mobilità alla cassa toracica, allentare le aderenze esofagee se vi sono, mettere il paziente in uno stato di relax ed accoglierlo con massima empatia così da fare con lui un percorso ottimale.

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