02/10/2025
🌙 4 ottobre : Il Culto degli Antenati 🌙
Nelle pieghe del tempo, tra le radici invisibili che ci sostengono, vivono i nostri Antenati. Alcuni hanno lasciato tracce chiare nei ricordi familiari, altri restano avvolti dal mistero, ma tutti – di Sangue o di Spirito – intrecciano la trama della nostra esistenza. Onorarli significa riconoscere che non siamo soli: camminiamo con loro, portiamo nelle vene la loro forza, nei pensieri la loro saggezza, nei sogni la loro memoria.
Ricordarli è il primo passo. Una candela accesa, un pensiero rivolto a chi è venuto prima di noi, un nome sussurrato nel silenzio: gesti semplici, eppure profondi, che aprono la via della connessione.
Alcuni scelgono di riservare uno spazio sacro sul proprio Altare, altri erigono un Tabernacolo dedicato, un luogo che diventa ponte tra mondi. Lì trovano posto fotografie, oggetti cari, erbe e cristalli, libagioni e piccoli doni. Ogni elemento diventa un frammento di memoria che ci avvicina a loro.
Gli Antenati amano le offerte sincere: un bicchiere di vino versato con rispetto, il fumo d’incenso che sale leggero, un canto dedicato, un momento del nostro tempo donato in silenzio. Non importa quanto grande o complesso sia il rito: ciò che conta è l’intenzione del cuore.
Possiamo onorarli nei giorni che furono loro cari – nascita e dipartita – accendendo una candela bianca o nera, o del colore del loro segno zodiacale, e ricordando i legami che ci uniscono. Possiamo visitarne le case, i luoghi di vita, o la terra che accoglie i loro corpi: ogni passo compiuto in questi luoghi è un atto di memoria vivente.
Disegnare l’albero genealogico, recitare il lignaggio, ricostruire la catena che ci lega a loro: sono tutti gesti che ridanno forma e voce a chi ci ha preceduto. E per gli Antenati di Spirito, che non condividono il nostro sangue ma hanno nutrito il nostro cammino interiore, possiamo leggere le loro parole, studiarne le opere, o recitare i loro nomi come un mantra di appartenenza.
Onorarli significa anche esplorarne le vite: ascoltare storie raccontate dai familiari, sfogliare vecchie lettere, o semplicemente lasciarsi guidare dai ricordi che riaffiorano. In questo modo la loro eredità non resta un’ombra, ma diventa forza che vive nel presente.
E poi, la Cena Silenziosa: un rituale antico e potente. Due piatti sulla tavola, uno per noi e uno per loro. Cibo condiviso, parole non dette, ma un’energia che riempie l’aria. Al mattino, il piatto lasciato all’aperto diventa un’offerta di gratitudine e riconoscenza.
Non aspettiamo solo Samhain per ricordarli. La loro presenza scorre in noi ogni giorno, come sangue e respiro. Dedicare loro un momento, anche semplice, in qualunque tempo dell’anno, è un modo per mantenere vivo il filo invisibile che ci unisce a loro.
Perché onorare gli Antenati non significa guardare solo al passato: significa riconoscere che senza di loro noi non saremmo qui, e che grazie a loro possiamo camminare con più consapevolezza verso il futuro.