12/04/2021
https://www.internazionale.it/reportage/valentina-pigmei/2021/04/02/lockdown-didattica-distanza-conseguenze-adolescenti
🗣“ Quest’anno ho avuto sedici anni solo per una settimana”
“ Il malessere riscontrato nel primo lockdown ora sembra essersi trasformato in patologia. Questi dati confermano la situazione di emergenza denunciata da molti reparti di psichiatria”
“ G. mi racconta che durante il primo lockdown ha sviluppato un’ossessione per l’allenamento fisico e, quando ha saputo di non poter partire per i sei mesi all’estero durante la quarta superiore, si è ammalata di anoressia, malattia di cui ancora non conosce le cause, anche se è certa di sapere che “non si è mai piaciuta”. “Quando ho saputo che non potevo partire mi sono sentita come un uc***lo a cui hanno impedito di volare”.
“ L’idea di tornare a scuola mi dà il panico. Vorrei assolutamente finire l’anno a casa. Non mi è mai piaciuto andare a scuola, fin da piccola, anche se sono brava. Non mi piace che tutti abbiano delle aspettative su di me”.
“ La pandemia ha peggiorato una situazione problematica. Le carenze affettive, genitori assenti o troppo presenti, le ossessioni per il corpo. Il corpo è l’unica cosa che rimane adesso: non c’è altro...”
“ La mia paura principale è che questa situazione che stiamo vivendo sia un’onda che non riuscirò a cavalcare”
“Fiori appassiti: quando i fiori non sono curati appassiscono, ma possono rifiorire con sole e acqua. Noi studenti non siamo morti, andiamo curati”.
📌Le voci che emergono sono quelle di un’età in cui solitamente si viaggia agli estremi, si fanno tentativi e slanci alla ricerca di un proprio modo di stare al mondo, tentativi di individuare un’idea differente di sé, ecco oggi quei tentativi si mantengono agli estremi, attraverso l’espressione di una sofferenza variegata e multiforme, un disagio dovuto all’impossibilità di mettere in atto quei passi.
Ciò che emerge è anche un quadro in cui le difficoltà già manifeste diventano ancora più complesse.
✍️ La condizione che accomuna i giovani a tutta la popolazione è quella di essere di fronte ad un vissuto che rischia di lasciare profonde tracce, come quelle di un trauma inascoltato, al quale si reagisce, attaccando o ribellandosi alla minaccia, fuggendo o nascondendosi da essa o mettendosi in stand-by; la richiesta psicologica che oggi ci troviamo a gestire, richiede che le persone siano sostenute nell’affrontare l’emergenza, accogliendo i vissuti che questa determina per ciascuno, dando valore ai tentativi di nuovo adattamento alla realtà, sostenendo la capacità di mobilitarsi a discapito di un’impotenza che immobilizza.
Chiusure continue e confinamenti hanno messo a dura prova ragazze e ragazzi, oggi alle prese con un aumento del disagio psicologico e un diffuso senso di demotivazione. Leggi