Dott.ssa M. Rosanna Munno Psicologa

Dott.ssa M. Rosanna Munno Psicologa Colloqui psicologici adulti-bambini. Psicoterapia individuale, familiare, di coppia. Tecniche di rilassamento. Training autogeno, Reiki ecc.

Test psicodiagnostici di personalità, di intelligenza, cognitivi e disturbi dell'apprendimento ecc.

27/10/2025

DEPRESSIONE di Enrico Chelini™

🫧 LA REGOLA DELL’APNEA

C’è una regola che chi pratica apnea conosce bene:
fino a una certa profondità puoi sempre risalire.
Poi, improvvisamente, succede qualcosa di strano — l’acqua smette di respingerti e inizia ad attirarti verso il fondo.
È il “punto di non ritorno”.
Non senti più il bisogno d’aria. Ti sembra di stare bene. Ti rilassi. E affondi.

Badate bene, nn troverete questa regola in nessun libro. Questa regola è stata coniata da me! Perché?
Perché la trovo perfetta!
Questa regola spiega l’esatto funzionamento della depressione.

All’inizio credi di poter risalire quando vuoi.
“Basta un po’ di forza di volontà”, ti dicono.
Ma non sanno che, superata una certa soglia, la fisica cambia.
Non ti manca l’aria. Ti manca la spinta.
Non provi più dolore, provi assenza.
È il momento in cui la mente smette di reagire e inizia a cedere.
Ti abitui a stare giù. Ti sembra più semplice.
Ti convinci che risalire sia solo una questione di tempo, ma nel frattempo… affondi.

Tante persone non lo capiscono.
Aspettano.
Aspettano di “sentirsi meglio”, di “ritrovare motivazione”, di “svegliarsi un giorno e avere voglia di vivere”.
Ma non funziona così.
La depressione non è una malattia nel senso classico del termine: è una serie di sfortunati eventi sulla scia della rinuncia.
Un lento abbandono di sé.
Prima smetti di fare ciò che ti piace.
Poi smetti di rispondere ai messaggi.
Poi smetti di crederci.
E infine smetti di sperare che qualcosa cambi.

È un collasso graduale della spinta vitale.
Un cedimento che non esplode: si spegne.

E più aspetti, più la risalita diventa impossibile.
Perché come in apnea, il corpo — o in questo caso, la psiche — si adatta a stare giù.
Trova una forma di equilibrio tossico, una calma apparente che sembra pace ma è anestesia.
Ti racconti che “non è poi così male”.
Che “in fondo va bene così”.
Ma è l’ossigeno che manca, non la serenità.

Ecco perché chi si ferma a guardare non deve giudicare, ma intervenire.
Non serve dire “forza e coraggio”. Serve tendere una mano.
Aiutare quella persona a fare il primo movimento verso la superficie.
Perché da soli, dopo un certo punto, non si risale più.

La depressione non è un buco nero da riempire di parole.
È una profondità da cui bisogna farsi ti**re fuori, prima che diventi abitudine.

E ricordalo: se ti senti giù, non aspettare di toccare il fondo.
L’ossigeno, come la speranza, finisce molto prima di quanto pensi.

03/10/2024

Non dovresti curare gli occhi senza curare la testa o la testa senza curare il corpo. Così come non dovresti curare il corpo senza curare l'anima. Questo è il motivo per cui la cura di molte malattie è sconosciuta ai medici, perché sono ignoranti nei confronti del Tutto che anch'esso dovrebbe essere studiato, dal momento che una parte specifica del corpo non potrà star bene a meno che non stia bene il Tutto.

Platone

Priorità
03/10/2024

Priorità

❤️❤️❤️

Lo studio  di Psicologia e Psicoterapia  chiuderà  per pausa estiva. Buone vacanze a tutti😘
01/08/2024

Lo studio di Psicologia e Psicoterapia chiuderà per pausa estiva. Buone vacanze a tutti😘

17/07/2024

PSICOTERAPIA. QUALCHE INDICAZIONE DI PERCORSO.
Ta Bità 🌿

Se vi hanno suggerito di rivolgervi a uno specialista che possa aiutarvi a comprendere la natura di un disagio relazionale, di un blocco psicologico, della comparsa di pensieri irrazionali, ricorrenti, che ostacolano il quotidiano, etc., per prima cosa, informatevi su qual è la differenza tra uno psicologo, uno psicoterapeuta e uno psichiatra. Sono tutti professionisti che si prendono cura della psiche; le differenze riguardano principalmente i percorsi formativi e, di conseguenza, le modalità con cui queste figure specialistiche inquadrano e curano la sofferenza psichica.
🌿
Uno psicoterapeuta è un professionista qualificato che accetta di accompagnare una persona, che sceglie liberamente di prendersi cura di sè, nella ricerca di motivi inconsci sottostanti a dinamiche personali. Uno dei prerequisiti fondamentali per iniziare una psicoterapia è che questa persona accetti di essere l’unica vera responsabile della propria vita: è il passo necessario perché possa iniziare il percorso per uscire dal labirinto del perenne conflitto che risucchia le sue energie vitali, la depaupera delle sue potenzialità e riduce il suo benessere.

Esistono vari orientamenti terapeutici che, pur avvalendosi di un modello teorico e di metodi differenti, perseguono però il medesimo obiettivo: far sì che il paziente elabori il proprio disagio e riesca a dare voce a tutte le sue parti, affinché trovino una sufficiente integrazione tra loro. Acquisire conoscenze, modificare comportamenti disfunzionali, imparare ad abitare il presente, comprendere le cause profonde dei propri drammi interiori anche attraverso l'analisi dei sogni, rappresentanti per eccellenza dell'inconscio, sono alcuni tra gli obiettivi più conosciuti della psicologia analitica junghiana, mio ambito di riferimento, dove l'inconscio è una presenza dominante.

Per entrare in relazione con l'altro, tanto il paziente quanto lo psicoterapeuta, devono essere consapevoli del fatto che in se stessi permangono e transitano, a diversa frequenza e variabilità, delle zone d'ombra. Se questo fattore concomitante non è riconosciuto, forze inconsce possono influenzare il legame che si va costruendo tra terapeuta e paziente. È importante che uno psicoterapeuta renda consapevole il paziente di queste interferenze e lavori per identificarle. In caso contrario, espone la relazione terapeutica al rischio di deragliare in un legame di attaccamento disfunzionale, di dipendenza, di potere.

In altre parole, uno psicoterapeuta che non tiene in debita considerazione l'influenza che le sue stesse proiezioni inconsce possono avere nel corso della terapia, può invischiare il paziente in un legame in cui questi può sentirsi costretto, costantemente in difetto, colpevolizzato e reso dipendente dalla "terapia" senza che questa produca gli effetti sperati. Se come pazienti, già nei primissimi contatti vi sentite intimoriti, avete provato soggezione, confusione, vi è capitato di avere il respiro corto, tachicardia, se nel pensare al prossimo incontro con il terapeuta avete sentito aumentare l'ansia; se durante la seduta non avete potuto parlare quanto ne sentivate il bisogno perchè il terapeuta parlando si è preso tutto lo spazio, sappiate che forse quello in cui vi trovate non è il posto giusto per voi.

Fidatevi del vostro istinto anche quando vi accingete a iniziare un percorso di psicoterapia. Sgombrate il campo dalle illusioni di avere davanti un esemplare umano 'accresciuto' nella mente o nello spirito. Tenete presente che la persona che avete davanti non è un essere superiore, un iniziato, un mago capace di stupirvi, ma è una persona come voi che per diventare un esploratore della psiche ha scelto di intraprendere un lungo, impegnativo, spesso doloroso percorso conoscitivo individuale, l'ha corredato con titoli certificati in sedi accademiche riconosciute e ha una significativa esperienza sul campo e, vi auguro, anche di vita.

Uno psicoterapeuta può aiutarvi se accettate che possa camminarvi accanto, se collaborate attivamente a dipanare i nodi ovvero se siete disposti a inoltrarvi, cercando il coraggio anche dove non c'è, nel terreno accidentato, impervio e rischioso della vostra storia, presente e passata. Non ultimo, affondando senza esitazione le mani nella vostra realtà, accettando di tirarne fuori anche le schegge più acute. Un buon terapeuta è un professionista vincolato dal codice deontologico al segreto professionale, che conosce le proprietà curative dell'accoglienza, dell'ascolto, della sospensione del giudizio e sa rispettare i vostri silenzi e i vostri tempi.

Quando si decide di iniziare un percorso di psicoterapia, la prima regola è diffidare dei guru, degli pseudo-illuminati, di chi si autoproclama "maestro di vita", sciamano, etc, etc. Soprattutto tenetevi alla larga dalle scorciatoie: un percorso di psicoterapia, a seconda delle necessità specifiche del paziente, può durare da alcuni mesi a qualche anno. Siete liberi di iniziarlo come di concluderlo. La decisione è unicamente vostra.

Nell'esaminare le caratteristiche dei differenti orientamenti, fate riferimento ai più importanti e accreditati modelli teorici oggi esistenti. Va comunque sottolineato che la professionalità del terapeuta, la fiducia in quest’ultimo e soprattutto la motivazione del paziente al cambiamento, sono elementi indispensabili per ottenere un buon risultato terapeutico. Siate prudenti: non fidatevi unicamente del parere di chi può avervelo suggerito. Informatevi personalmente, con chiarezza e senza esitazione, sui titoli di studio dello specialista, sul suo percorso. Se volete, fate anche una ricerca sul web prima di consultarlo. Se scegliete uno psicoterapeuta, verificate se è un professionista iscritto all'Ordine degli Psicologi della vostra regione, a una associazione riconosciuta, etc. Soprattutto, fate tesoro delle vostre intuizioni e mettete al lavoro il pensiero critico.

Durante il primo colloquio non abbiate timore di fare domande dirette. La fase conoscitiva serve, sia a voi che allo specialista, per costruire una mappa del funzionamento della persona. Datevi un tempo di qualche mese per verificare la ricorrenza delle vostre reazioni e parlatene con il terapeuta; condividete in seduta non soltanto le emozioni negative, ma anche i progressi e i risultati raggiunti. Nel tracciare un primo bilancio, tenete presente che un paziente davanti ad uno psicoterapeuta può a volte sentirsi "disarmato" ed avere difficoltà nel discernere l'origine e la causa delle emozioni discordanti che prova, anche verso il terapeuta. Non importa se sono scomode o imbarazzanti, comunque non ignoratele. La capacità di essere se stessi è il primo segno che la psicoterapia sta funzionando. Il disagio, la sofferenza e il male provocato da ogni "no" che facciamo fatica a pronunciare, è spesso direttamente proporzionale al tempo che impieghiamo a dirlo.

Ascoltate le vostre "voci di dentro", se compare un disagio nella relazione con il terapeuta, parlatene chiaramente e senza incertezze nel corso della seduta: ci sono delle resistenze che sono una conseguenza naturale del percorso di guarigione, parlarne apertamente costituisce un indizio prezioso anche per lo stesso terapeuta. Se il vostro disagio invece persiste, se non vi sentite compresi, vi sentite forzati o equivocati, prendetene atto. Chiudete il percorso con decisione, fate tesoro della vostra esperienza e, se ne sentite ancora la necessità, continuate a cercare il terapeuta "giusto" per voi. Come in ogni relazione, fatta salva la comprovata preparazione specialistica dello psicoterapeuta, si tratta di trovare la giusta alchimia. Nessuno psicoterapeuta è perfetto, ma esiste senz'altro quello adatto ad affrontare con voi il vostro problema.

Ognuno di noi ha delle "stranezze" e non mi riferisco soltanto ai difetti, ai limiti umani del paziente come del terapeuta, ma a qualcosa di molto più sottile e pervasivo. Anche a noi terapeuti capita di sentirci a disagio di fronte a determinate personalità nevrotiche. Come specialisti abbiamo però acquisito gli strumenti per procedere in una direzione o nell'altra: accettare il paziente o indirizzarlo verso un altro collega. Ogni buon terapeuta è sottoposto a un lavoro costante di monitoraggio interiore, di supervisione, di aggiornamento professionale lungo tutto il corso della sua professione. La sua appartenenza a una comunità scientifica costituisce inoltre una garanzia anche per il paziente.

Un bravo terapeuta è una persona che ha consuetudine con la sua stessa sofferenza, che ha elaborato il dolore fino al punto di non esserne più invalidato; è uno specialista del funzionamento della psiche e quindi una persona in grado di empatizzare con il dolore altrui. Ha imparato, con lo studio costante e l'esperienza, come guidare il paziente a riconoscere le cause della sua sofferenza, ad accettarne le conseguenze, a prendersi la sua parte di responsabilità nelle scelte fatte e a tenere presenti le sue fragilità e i suoi limiti nel decidere i passi futuri. Sa che ogni vera comprensione mentale richiede la conoscenza di coppie di opposti: chi non ha mai visto la luce, non sa cosa sia il buio e viceversa.

Un bravo terapeuta è "un guaritore ferito" che conosce come indicare ad altri il modo di prendersi cura delle proprie ferite; sa stimolare nel paziente le sue potenzialità innate, spesso non riconosciute nè utilizzate, ma indispensabili perché questi possa riconoscere /contenere / dialogare /convivere con le ombre, che abitano ogni interiorità, anche quando il suo percorso terapeutico si sarà concluso. Una buona psicoterapia vi insegnerà che il pensiero può mantenersi più sano rispettando quello che Freud ha chiamato "principio di realtà". Infatti, dove il problema viene reso visibile e inserito nella realtà, diminuisce l'ansia. La più naturale ed economica delle cure resta proprio il confronto con la realtà.

Non esiste una psicoterapia migliore di un'altra in assoluto. I fattori che ne garantiscono maggiore efficacia sono: la presenza fisica, il setting, la regolarità degli incontri. È importante tenere presente che ogni psicoterapeuta può integrare modelli teorici differenti con l'obiettivo costruire un approccio sartoriale, in grado di abbracciare le esigenze del paziente. Infine, non dimenticate che la buona riuscita di una psicoterapia non dipende tanto dal metodo applicato, ma dall'autenticità della relazione che si instaura tra terapeuta e paziente.
🌿
Apre a una maggiore consapevolezza del potere della dimensione inconscia, l'osservazione di Luigi Zoja, psicoanalista e saggista.

"Spesso crediamo a lungo, anche tutta la vita, di volere qualcosa. Poi i fatti ci dimostrano che, senza saperlo, volevamo qualcos'altro: persino il contrario. Il vero desiderio era immerso nella parte della mente ignota a noi stessi, detta inconscio. I principali oggetti delle attenzioni umane - il lavoro e gli affetti privati - sono spesso ostaggio di passioni che ignoriamo: non perché manchiamo di sincerità, ma perché non ne siamo (ancora) consapevoli".
Luigi Zoja, "Sotto l'iceberg. Presenze inconsce nella società e nella storia", Bollati Boringhieri, 2023, p.7.

06/07/2024
30/05/2024

PAURA E CONTROLLO

Ogni tanto, smetti di volere sempre tutto sotto il tuo controllo, e permetti alle cose di crollare e di seguire il loro corso...

E rimani semplicemente presente a te stesso ad osservare senza giudicare.
Proviamo a considerare il fatto che tutto ciò che facciamo non è che un tentativo per fuggire la paura.
Arrabbiarsi è sinonimo di paura; attaccarsi e identificarsi con le cose esterne è sinonimo di paura; attaccarsi agli altri nasce dalla paura; attaccarsi al cibo, alla televisione, ai divertimenti, al alcol, al sesso, e a qualsiasi altra cosa...è segno che non stiamo vivendo nel momento presente con ciò che è, ma che stiamo tentando di fuggire la paura del presente.
Irritarsi è paura.
Aggredire è paura.
Mentire è paura.
Indifferenza è paura.
Giudicare gli altri è paura.
Giudicare se stessi è paura.
Gelosia ed invidia nascono dalla paura.
Egocentrismo ed arroganza nascono dalla paura.
Orgoglio e vanità nascono dalla paura.
Pretendere è segno di paura.
Vivere sempre nelle aspettative è paura.
Sentirsi superiori o inferiori è segno di paura.
Ogni forma di esagerazione nasce dalla paura.
Anche rifiutare le cose, le persone e le situazioni, magari combattendole, anche questo è paura.
La paura del momento presente: l’ignoto.
Paura dell’impermanenza, paura del vuoto, paura della verità, paura di non avere il controllo, paura di perdere il controllo, paura dei cambiamenti, paura della vita che scivola via attimo dopo attimo, paura della morte, paura di non essere.
Ciò che chiamiamo vivere, si risolve per la maggior parte del nostro tempo nel tentativo di parare i colpi dell’impermanenza a son di illusioni, di mascheramenti e di compensazioni per non confrontarci con la realtà, per non confrontarci con l‘insostanzialità delle nostre idee, credenze e fissazioni.
O meglio, per non confrontarci con l’insostanzialitá di noi stessi, la falsa idea che abbiamo di noi stessi che crolla inesorabilmente davanti all paura.
Abbiamo paura di avere paura perché la paura ha il potere di smascherare le nostre menzogne, e ci dimostra che non abbiamo tutto questo controllo sulle cose, sulle persone e sulla nostra vita che siamo convinti di avere.
La vita segue le sue leggi e non le nostre...
E questo fa paura...
E continuerà a spaventarci finché non accetteremo tutte le nostre paure con coraggio e compassione, accettando di far crollare la falsa immagine di noi stessi, quella che abbiamo creato e nutrito negli anni tanto per darci un tono: l’immagine del finto guerriero che spacca il mondo, ma che si nasconde sotto un armatura di cartone e combatte la vita con uno scudo di plastica e una spada di legno.
Cominciamo a famigliarizzarci con noi stessi...
Cominciamo a fare amicizia con noi stessi invece di preoccuparci di combattere il mondo...
Cominciamo a prendere le nostre bugie e ipocrisie con amore e compassione...
Siamo stati colti dalla vita con le mani nel vasetto della marmellata...
E va bene così.
Mi osservo e mi accetto, qui e ora, e smetto di creare continue costruzioni mentali per difendermi dal presente.
Mi apro a ciò che è...ed accolgo me stesso in relazione a tutto ciò che mi circonda, accetto cosa sono e dove sono, e poi comprendo.
E incomincio allora a provare amore e gratitudine per il mio piccolo essere impaurito che sta imparando a conoscere i misteri della vita.
Vivi coscientemente la vita dissolvendo te stesso nella paura.
Fa che la paura diventi tua amica e compagna di viaggio.
Accetta di avere paura, e ti farà meno paura l’aver paura.
Finché non troveremo il coraggio di confrontarci con la paura, allora, tutto ciò che faremo della nostra vita non sarà altro che un vano tentativo di evitare la paura.

Roberto Potocniak

14/05/2024

JUNG PARLA.
« Non è poi così importante che io faccia carriera o realizzi grandi cose per me stesso. Ciò che conta e dà senso alla mia vita è che io viva nel modo più pieno possibile per realizzare la volontà divina che è in me.
Questo compito mi occupa a tal punto che non mi resta tempo per nient’altro. Vorrei farvi notare che, se tutti vivessimo in questo modo, non avremmo più bisogno di eserciti, né di polizia, né di diplomazia, di politica, di banche. Avremmo una vita ricca di senso e non, come ora, pura follia.
Ciò che la natura chiede al melo è che produca mele, e al pero che produca pere. Da me la natura vuole che io sia semplicemente un uomo, ma un uomo cosciente di ciò che fa.»
Carl Gustav Jung -
Jung Parla (pag. 114)
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14/05/2024

La vita è un cambiamento continuo, accetta che a volte bisogna dare spazio alla tristezza, perché se è arrivata, vuol dire che l’anima l’ha cercata, quindi che ne aveva bisogno. Per quale motivo? La risposta è semplice: è arrivata per farti ritrovare il sorriso! È come se, nello scorrere della tua vita ti fossi dimenticato un po’ troppo di te stesso, della gioia per le tue piccole vittorie.❤️

Indirizzo

Viale Europa 78
Marcianise
81025

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:30
Martedì 14:00 - 20:00
Mercoledì 14:00 - 20:00
Giovedì 14:00 - 20:00
Venerdì 14:00 - 20:00

Telefono

+393405767110

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