17/07/2024
PSICOTERAPIA. QUALCHE INDICAZIONE DI PERCORSO.
Ta Bità 🌿
Se vi hanno suggerito di rivolgervi a uno specialista che possa aiutarvi a comprendere la natura di un disagio relazionale, di un blocco psicologico, della comparsa di pensieri irrazionali, ricorrenti, che ostacolano il quotidiano, etc., per prima cosa, informatevi su qual è la differenza tra uno psicologo, uno psicoterapeuta e uno psichiatra. Sono tutti professionisti che si prendono cura della psiche; le differenze riguardano principalmente i percorsi formativi e, di conseguenza, le modalità con cui queste figure specialistiche inquadrano e curano la sofferenza psichica.
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Uno psicoterapeuta è un professionista qualificato che accetta di accompagnare una persona, che sceglie liberamente di prendersi cura di sè, nella ricerca di motivi inconsci sottostanti a dinamiche personali. Uno dei prerequisiti fondamentali per iniziare una psicoterapia è che questa persona accetti di essere l’unica vera responsabile della propria vita: è il passo necessario perché possa iniziare il percorso per uscire dal labirinto del perenne conflitto che risucchia le sue energie vitali, la depaupera delle sue potenzialità e riduce il suo benessere.
Esistono vari orientamenti terapeutici che, pur avvalendosi di un modello teorico e di metodi differenti, perseguono però il medesimo obiettivo: far sì che il paziente elabori il proprio disagio e riesca a dare voce a tutte le sue parti, affinché trovino una sufficiente integrazione tra loro. Acquisire conoscenze, modificare comportamenti disfunzionali, imparare ad abitare il presente, comprendere le cause profonde dei propri drammi interiori anche attraverso l'analisi dei sogni, rappresentanti per eccellenza dell'inconscio, sono alcuni tra gli obiettivi più conosciuti della psicologia analitica junghiana, mio ambito di riferimento, dove l'inconscio è una presenza dominante.
Per entrare in relazione con l'altro, tanto il paziente quanto lo psicoterapeuta, devono essere consapevoli del fatto che in se stessi permangono e transitano, a diversa frequenza e variabilità, delle zone d'ombra. Se questo fattore concomitante non è riconosciuto, forze inconsce possono influenzare il legame che si va costruendo tra terapeuta e paziente. È importante che uno psicoterapeuta renda consapevole il paziente di queste interferenze e lavori per identificarle. In caso contrario, espone la relazione terapeutica al rischio di deragliare in un legame di attaccamento disfunzionale, di dipendenza, di potere.
In altre parole, uno psicoterapeuta che non tiene in debita considerazione l'influenza che le sue stesse proiezioni inconsce possono avere nel corso della terapia, può invischiare il paziente in un legame in cui questi può sentirsi costretto, costantemente in difetto, colpevolizzato e reso dipendente dalla "terapia" senza che questa produca gli effetti sperati. Se come pazienti, già nei primissimi contatti vi sentite intimoriti, avete provato soggezione, confusione, vi è capitato di avere il respiro corto, tachicardia, se nel pensare al prossimo incontro con il terapeuta avete sentito aumentare l'ansia; se durante la seduta non avete potuto parlare quanto ne sentivate il bisogno perchè il terapeuta parlando si è preso tutto lo spazio, sappiate che forse quello in cui vi trovate non è il posto giusto per voi.
Fidatevi del vostro istinto anche quando vi accingete a iniziare un percorso di psicoterapia. Sgombrate il campo dalle illusioni di avere davanti un esemplare umano 'accresciuto' nella mente o nello spirito. Tenete presente che la persona che avete davanti non è un essere superiore, un iniziato, un mago capace di stupirvi, ma è una persona come voi che per diventare un esploratore della psiche ha scelto di intraprendere un lungo, impegnativo, spesso doloroso percorso conoscitivo individuale, l'ha corredato con titoli certificati in sedi accademiche riconosciute e ha una significativa esperienza sul campo e, vi auguro, anche di vita.
Uno psicoterapeuta può aiutarvi se accettate che possa camminarvi accanto, se collaborate attivamente a dipanare i nodi ovvero se siete disposti a inoltrarvi, cercando il coraggio anche dove non c'è, nel terreno accidentato, impervio e rischioso della vostra storia, presente e passata. Non ultimo, affondando senza esitazione le mani nella vostra realtà, accettando di tirarne fuori anche le schegge più acute. Un buon terapeuta è un professionista vincolato dal codice deontologico al segreto professionale, che conosce le proprietà curative dell'accoglienza, dell'ascolto, della sospensione del giudizio e sa rispettare i vostri silenzi e i vostri tempi.
Quando si decide di iniziare un percorso di psicoterapia, la prima regola è diffidare dei guru, degli pseudo-illuminati, di chi si autoproclama "maestro di vita", sciamano, etc, etc. Soprattutto tenetevi alla larga dalle scorciatoie: un percorso di psicoterapia, a seconda delle necessità specifiche del paziente, può durare da alcuni mesi a qualche anno. Siete liberi di iniziarlo come di concluderlo. La decisione è unicamente vostra.
Nell'esaminare le caratteristiche dei differenti orientamenti, fate riferimento ai più importanti e accreditati modelli teorici oggi esistenti. Va comunque sottolineato che la professionalità del terapeuta, la fiducia in quest’ultimo e soprattutto la motivazione del paziente al cambiamento, sono elementi indispensabili per ottenere un buon risultato terapeutico. Siate prudenti: non fidatevi unicamente del parere di chi può avervelo suggerito. Informatevi personalmente, con chiarezza e senza esitazione, sui titoli di studio dello specialista, sul suo percorso. Se volete, fate anche una ricerca sul web prima di consultarlo. Se scegliete uno psicoterapeuta, verificate se è un professionista iscritto all'Ordine degli Psicologi della vostra regione, a una associazione riconosciuta, etc. Soprattutto, fate tesoro delle vostre intuizioni e mettete al lavoro il pensiero critico.
Durante il primo colloquio non abbiate timore di fare domande dirette. La fase conoscitiva serve, sia a voi che allo specialista, per costruire una mappa del funzionamento della persona. Datevi un tempo di qualche mese per verificare la ricorrenza delle vostre reazioni e parlatene con il terapeuta; condividete in seduta non soltanto le emozioni negative, ma anche i progressi e i risultati raggiunti. Nel tracciare un primo bilancio, tenete presente che un paziente davanti ad uno psicoterapeuta può a volte sentirsi "disarmato" ed avere difficoltà nel discernere l'origine e la causa delle emozioni discordanti che prova, anche verso il terapeuta. Non importa se sono scomode o imbarazzanti, comunque non ignoratele. La capacità di essere se stessi è il primo segno che la psicoterapia sta funzionando. Il disagio, la sofferenza e il male provocato da ogni "no" che facciamo fatica a pronunciare, è spesso direttamente proporzionale al tempo che impieghiamo a dirlo.
Ascoltate le vostre "voci di dentro", se compare un disagio nella relazione con il terapeuta, parlatene chiaramente e senza incertezze nel corso della seduta: ci sono delle resistenze che sono una conseguenza naturale del percorso di guarigione, parlarne apertamente costituisce un indizio prezioso anche per lo stesso terapeuta. Se il vostro disagio invece persiste, se non vi sentite compresi, vi sentite forzati o equivocati, prendetene atto. Chiudete il percorso con decisione, fate tesoro della vostra esperienza e, se ne sentite ancora la necessità, continuate a cercare il terapeuta "giusto" per voi. Come in ogni relazione, fatta salva la comprovata preparazione specialistica dello psicoterapeuta, si tratta di trovare la giusta alchimia. Nessuno psicoterapeuta è perfetto, ma esiste senz'altro quello adatto ad affrontare con voi il vostro problema.
Ognuno di noi ha delle "stranezze" e non mi riferisco soltanto ai difetti, ai limiti umani del paziente come del terapeuta, ma a qualcosa di molto più sottile e pervasivo. Anche a noi terapeuti capita di sentirci a disagio di fronte a determinate personalità nevrotiche. Come specialisti abbiamo però acquisito gli strumenti per procedere in una direzione o nell'altra: accettare il paziente o indirizzarlo verso un altro collega. Ogni buon terapeuta è sottoposto a un lavoro costante di monitoraggio interiore, di supervisione, di aggiornamento professionale lungo tutto il corso della sua professione. La sua appartenenza a una comunità scientifica costituisce inoltre una garanzia anche per il paziente.
Un bravo terapeuta è una persona che ha consuetudine con la sua stessa sofferenza, che ha elaborato il dolore fino al punto di non esserne più invalidato; è uno specialista del funzionamento della psiche e quindi una persona in grado di empatizzare con il dolore altrui. Ha imparato, con lo studio costante e l'esperienza, come guidare il paziente a riconoscere le cause della sua sofferenza, ad accettarne le conseguenze, a prendersi la sua parte di responsabilità nelle scelte fatte e a tenere presenti le sue fragilità e i suoi limiti nel decidere i passi futuri. Sa che ogni vera comprensione mentale richiede la conoscenza di coppie di opposti: chi non ha mai visto la luce, non sa cosa sia il buio e viceversa.
Un bravo terapeuta è "un guaritore ferito" che conosce come indicare ad altri il modo di prendersi cura delle proprie ferite; sa stimolare nel paziente le sue potenzialità innate, spesso non riconosciute nè utilizzate, ma indispensabili perché questi possa riconoscere /contenere / dialogare /convivere con le ombre, che abitano ogni interiorità, anche quando il suo percorso terapeutico si sarà concluso. Una buona psicoterapia vi insegnerà che il pensiero può mantenersi più sano rispettando quello che Freud ha chiamato "principio di realtà". Infatti, dove il problema viene reso visibile e inserito nella realtà, diminuisce l'ansia. La più naturale ed economica delle cure resta proprio il confronto con la realtà.
Non esiste una psicoterapia migliore di un'altra in assoluto. I fattori che ne garantiscono maggiore efficacia sono: la presenza fisica, il setting, la regolarità degli incontri. È importante tenere presente che ogni psicoterapeuta può integrare modelli teorici differenti con l'obiettivo costruire un approccio sartoriale, in grado di abbracciare le esigenze del paziente. Infine, non dimenticate che la buona riuscita di una psicoterapia non dipende tanto dal metodo applicato, ma dall'autenticità della relazione che si instaura tra terapeuta e paziente.
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Apre a una maggiore consapevolezza del potere della dimensione inconscia, l'osservazione di Luigi Zoja, psicoanalista e saggista.
"Spesso crediamo a lungo, anche tutta la vita, di volere qualcosa. Poi i fatti ci dimostrano che, senza saperlo, volevamo qualcos'altro: persino il contrario. Il vero desiderio era immerso nella parte della mente ignota a noi stessi, detta inconscio. I principali oggetti delle attenzioni umane - il lavoro e gli affetti privati - sono spesso ostaggio di passioni che ignoriamo: non perché manchiamo di sincerità, ma perché non ne siamo (ancora) consapevoli".
Luigi Zoja, "Sotto l'iceberg. Presenze inconsce nella società e nella storia", Bollati Boringhieri, 2023, p.7.