23/03/2026
C’è un modo completamente diverso di guardare al sintomo.
Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, aveva una visione rivoluzionaria: il sintomo non è un errore da correggere, ma un messaggio da ascoltare.
Jung osservava che molti disagi nascono da una perdita di significato, di senso, di direzione. Dunque, non è solo stress... è spesso una disconnessione da sè stessi. Ed è allora che compaiono tensioni croniche, fame emotiva, stanchezza profonda.
Come se il corpo dicesse:
“Non stai vivendo ciò che sei davvero”.
Secondo Jung, una parte profonda di noi, tende naturalmente verso un equilibrio, una completezza.
Quando ci allontaniamo da ciò che siamo, dalla nostra autenticità, questa parte più profonda non smette di comunicare, non tace... semplicemente cambia linguaggio.
E allora può farlo attraverso:
– il corpo
– le emozioni
– le difficoltà relazionali
– il rapporto con il cibo
– la stanchezza, i blocchi, il vuoto
Il sintomo, in questa prospettiva, non è il problema. È un tentativo di soluzione.
Per Jung, il sintomo è spesso il modo in cui il “divino interiore” cerca di essere ascoltato.
È come se dicesse:
“Così non puoi più andare avanti. Fermati. Guarda. Ascolta.”
Mi viene in mente Sara, i nostri incontri in studio, la sua storia, il suo dolore alle gambe, le sue visite mediche a confermare che "sembra non ci sia nulla" ...è proprio da qui che partiamo. Assieme, non cerchiamo di zittire il sintomo, non lo combattiamo, non lo consideriamo un nemico.
Ho imparato, nella mia professione, a trattare il sintomo come una porta, una soglia.
Una porta che, se attraversata con attenzione, può portare a:
– una maggiore consapevolezza di sé
– una relazione più autentica con il proprio corpo
– un modo diverso di stare nelle relazioni
Quando una persona cambia il modo in cui ascolta il proprio sintomo, succede qualcosa di molto importante:
non si sente più “sbagliata”.
Per questo, più che chiederti “come risolvere”cara Sara,
può essere utile iniziare a chiederti:
“Cosa sta cercando di emergere, attraverso questo momento della mia vita?”
A volte, proprio lì dove sentiamo il disagio,
c’è una parte di noi che sta cercando di tornare a casa, al centro, in equilibrio.
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