Mila Bezzon - Counselor e Naturopata

Mila Bezzon - Counselor e Naturopata Counselor e Naturopata
Incontri individuali e di gruppo
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Mila

La trappola del "consiglio continuo" "Veramente… io chiedo consigli a tutti". Esordisce così Davide, 35 anni, venuto da ...
15/05/2026

La trappola del "consiglio continuo"


"Veramente… io chiedo consigli a tutti". Esordisce così Davide, 35 anni, venuto da me in un momento di transizione e tensione.

L'azienda per cui lavora gli ha proposto un importante avanzamento di carriera. Una svolta positiva, certo, ma che ha portato con sé un carico enorme di tensione e indecisione. Nel tentativo di fare la scelta giusta, Davide ha iniziato a cercare risposte ovunque: "Ho fame di consigli. Sento il bisogno di chiedere a genitori, familiari, colleghi, amici… voglio sapere cosa farebbero loro al posto mio".

Il risultato? Risposte discordanti, insoddisfazione e senso di oppressione. "Ho valutato i pro e i contro razionalmente, ma non riesco a decidermi", mi ha spiegato.

Quando l'indecisione prende il sopravvento, la mente logica rischia di trasformarsi in un labirinto senza uscite. Per aiutare Davide, siamo dovuti uscire dai pensieri puramente razionali per scendere sul piano interiore e intimo.

Oltre a osservare le proprie emozioni, Davide ha iniziato un nuovo dialogo con se stesso, supportato da due alleati naturali che ho trovato opportuni per lui:

Boswellia (Olio Essenziale): Estratto da una pregiata tipologia di incenso, è il rimedio ideale per "tornare con i piedi per terra", bloccare il logorio mentale e favorire la chiarezza e la pace interiore.

Cerato (Fiori di Bach): Il rimedio floreale specifico per chi, non fidandosi del proprio giudizio, cerca continuamente l'approvazione altrui, finendo per disperdere energie e sentirsi ancora più disorientato.

Nella vita, quando la pressione per prendere una decisione diventa insostenibile, la strategia migliore è fermarsi. Serve un tempo d'attesa per sentire, al di là del ragionamento, dove ci sta conducendo la nostra intuizione.

Platone la definiva "l’intuizione sacra": una sorta di lume, una scintilla non logica, ma talmente chiara da non poter essere ignorata.

Dopo pochi incontri, qualcosa è cambiato. Davide mi ha guardato e mi ha detto di aver sentito che era arrivato il momento di svoltare. Ha accettato il nuovo incarico, avanzando anche un paio di richieste logistiche che la direzione ha prontamente soddisfatto.

Oggi, ripensando a quel periodo, si mette a ridere: "Mila, la mia auto ormai profuma di monastero buddista! L’olio essenziale di Boswellia mi accompagna in ogni viaggio. E quando i colleghi salgono a bordo e commentano l'intensità del profumo, io rispondo di stare tranquilli: appena scenderanno, avranno sicuramente le idee più chiare!"

M

11/05/2026

Il criceto 🐹 nella testa… i nostri pensieri incessanti

Immagini da incontrare

È diverso dire “sono arrabbiato” o sentire che dentro di sé si è attivata una forza potente, antica quasi divina, con un...
27/04/2026

È diverso dire “sono arrabbiato” o sentire che dentro di sé si è attivata una forza potente, antica quasi divina, con una direzione.

lettura simbolica dei disagi

Davide si sente spesso confuso e irritato.Mi chiede, per iniziare, un aiuto naturale. E io, mentre parla, individuo per ...
13/04/2026

Davide si sente spesso confuso e irritato.

Mi chiede, per iniziare, un aiuto naturale. E io, mentre parla, individuo per lui alcuni oli essenziali… capisco che c’è bisogno di una “cura” sottile, poi ci sarà anche il dialogo.

Numerosi studi confermano quanto una fragranza piacevole, diffusa negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo, possa influenzarci positivamente. Il profumo, l’aroma è un vero e proprio linguaggio silenzioso che dialoga con le nostre emozioni, in modo immediato e profondo.....

il potere invisibile degli aromi naturali

"Mila ho capito tutto.Ma la rabbia non mi passa!"Elena - rabbia e tensioni con la madre.Dal pensare al sentire. Relazion...
07/04/2026

"Mila ho capito tutto.
Ma la rabbia non mi passa!"

Elena - rabbia e tensioni con la madre.

Dal pensare al sentire. Relazioni e rabbia.

leggi l'articolo

Dal pensare al sentire, la verità arriva dal corpo.

C’è un modo completamente diverso di guardare al sintomo.Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, aveva una v...
23/03/2026

C’è un modo completamente diverso di guardare al sintomo.

Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, aveva una visione rivoluzionaria: il sintomo non è un errore da correggere, ma un messaggio da ascoltare.

Jung osservava che molti disagi nascono da una perdita di significato, di senso, di direzione. Dunque, non è solo stress... è spesso una disconnessione da sè stessi. Ed è allora che compaiono tensioni croniche, fame emotiva, stanchezza profonda.

Come se il corpo dicesse:

“Non stai vivendo ciò che sei davvero”.

Secondo Jung, una parte profonda di noi, tende naturalmente verso un equilibrio, una completezza.
Quando ci allontaniamo da ciò che siamo, dalla nostra autenticità, questa parte più profonda non smette di comunicare, non tace... semplicemente cambia linguaggio.

E allora può farlo attraverso:
– il corpo
– le emozioni
– le difficoltà relazionali
– il rapporto con il cibo
– la stanchezza, i blocchi, il vuoto

Il sintomo, in questa prospettiva, non è il problema. È un tentativo di soluzione.

Per Jung, il sintomo è spesso il modo in cui il “divino interiore” cerca di essere ascoltato.

È come se dicesse:
“Così non puoi più andare avanti. Fermati. Guarda. Ascolta.”

Mi viene in mente Sara, i nostri incontri in studio, la sua storia, il suo dolore alle gambe, le sue visite mediche a confermare che "sembra non ci sia nulla" ...è proprio da qui che partiamo. Assieme, non cerchiamo di zittire il sintomo, non lo combattiamo, non lo consideriamo un nemico.

Ho imparato, nella mia professione, a trattare il sintomo come una porta, una soglia.

Una porta che, se attraversata con attenzione, può portare a:
– una maggiore consapevolezza di sé
– una relazione più autentica con il proprio corpo
– un modo diverso di stare nelle relazioni

Quando una persona cambia il modo in cui ascolta il proprio sintomo, succede qualcosa di molto importante:
non si sente più “sbagliata”.

Per questo, più che chiederti “come risolvere”cara Sara,
può essere utile iniziare a chiederti:

“Cosa sta cercando di emergere, attraverso questo momento della mia vita?”

A volte, proprio lì dove sentiamo il disagio,
c’è una parte di noi che sta cercando di tornare a casa, al centro, in equilibrio.

M

Arriva nel mio studio con passo goffo e lento.Mooolto lento 🙂Lo riconosco subito 🙂 Mi saluta delicatamente con la sua vo...
18/03/2026

Arriva nel mio studio con passo goffo e lento.
Mooolto lento 🙂

Lo riconosco subito 🙂 Mi saluta delicatamente con la sua vocina inconfondibile e la sua S zeppola: “Buona sera signora Mila”.

Con occhi un po’ smarriti, prima di sedersi osserva la stanza con attenzione (forse un richiamo primordiale di supervisionare il territorio), poi si lascia cadere in modo buffo sulla poltroncina ed emette un sospiro.

SID: Posso?

Io: Prego. (mi sta chiedendo se può cominciare a raccontare perchè è qui)

Inizia a raccontarmi di lui in modo disordinato, veloce e leggermente ansioso, si distrae per un moscerino che vola nella stanza e lo segue per un pò con gli occhi, poi, con inaspettata ed estrema lucidità…

«Credo di avere un problema» mi dice.
«Ogni volta che qualcuno ha bisogno di aiuto… io devo intervenire. Anche quando non mi riguarda. Non posso farne a meno. Mila, sembra che io mi vada a cercare amici bisognosi, situazioni dove devo essere indispensabile, ma sai, comincio ad essere stanco, mi sento appesantito e non so come uscirne.”



Ora osserviamo bene cosa mi dice Sid… in realtà molte persone funzionano un po’ così.

Si occupano dei problemi degli altri, diventano quelli che aiutano sempre, quelli che tengono insieme il gruppo, quelli che aggiustano tutto. Ma dentro portano una domanda silenziosa: “Se smetto di essere utile… resterà qualcuno accanto a me?” Dunque, dietro il suo comportamento non c’è solo generosità. C’è anche una profonda paura di essere lasciato solo e così ha trovato un modo per “garantirsi un posto” nelle relazioni.

Questo è il punto interessante…

Se mi prendo cura di tutti, qualcuno resterà con me.
Se salvo gli altri, forse qualcuno salverà anche me.

Quando una persona cresce con la sensazione di non avere un posto sicuro, spesso sviluppa due strategie:
muoversi continuamente… oppure occuparsi degli altri. Sid fa entrambe le cose.

Un altro tratto che emerge è la sua “distrazione cronica”… il moscerino … anche questa ha un significato interessante. Sid vive molto nell’immediatezza, reagisce agli stimoli, segue l’entusiasmo del momento. È come se non avesse mai davvero imparato a fermarsi e ascoltare cosa sente.



Nei nostri incontri, non cerco certo di cambiare la sua natura gentile. Quella è una qualità preziosa. Piuttosto provo a introdurre una domanda nuova: “E se, ogni tanto, qualcuno si prendesse cura di Sid?” Sid all’inizio cambia discorso, fa una battuta.

Poi resta in silenzio. Forse perché, sotto la comicità e il caos, Sid porta una ferita molto semplice e molto comune: il bisogno di sentirsi scelto, non solo tollerato.

Oltre alla nostra osservazione e alle nostre riflessioni, scelgo per lui 3 fiori di Bach. HEATHER per la loquacità strabordante e l’incapacità di stare da solo. AGRIMONY per il suo sorriso che maschera una ferita emotiva che genera ansia. RED CHESTNUT per essere così immedesimato negli altri al punto di dimenticare se stesso.

Il nostro incontro è giunto al termine. Prima di uscire mi dice: «Quindi non devo salvare tutti?» Gli rispondo che può continuare a essere generoso. Ma con una piccola differenza.

Non per guadagnarsi un posto.
Non per paura di essere lasciato indietro.

Ma perché lo desidera davvero.

Sid annuisce lentamente.

Poi si alza, mi saluta e se ne va con il suo passo lento.
Mooolto lento 🙂

Ma questa volta sembra un po’ più leggero.

M

Eh già, ci vuole coraggio a non aggiustarsi! Chi di noi non riconosce in sè alcune fragilità, alcune parti sensibili che...
25/02/2026

Eh già, ci vuole coraggio a non aggiustarsi! Chi di noi non riconosce in sè alcune fragilità, alcune parti sensibili che se sfiorate... generano sofferenza. A volte possono essere "toccate" e attivate dai comportamenti altrui, a volte siamo noi stessi a provocarle inconsapevolmente.

La sofferenza che, di tanto in tanto, costella la vita di tutti noi, non è necessariamente una patologia che richiede immediata medicalizzazione.
Può essere un sintomo, certo. Ma io preferisco chiamarla esperienza: qualcosa che appartiene alla condizione umana dalla notte dei tempi.

Come scrive Umberto Galimberti:
“E siccome per essere al mondo bisogna farsi contaminare dal mondo,

la vulnerabilità è la nostra condizione, e la ferita che ne consegue è la nostra apertura comunicativa.

Per questo non dobbiamo guardare al male e al dolore come a dei cedimenti dello stato di salute.

Questo ‘stato’ non esiste. Esiste invece la ‘dinamica’ della contaminazione, perché se il mondo non ci contagia, non siamo semplicemente al mondo.”

Per molti popoli antichi la sofferenza — e perfino la malattia — aveva un valore iniziatico. Non si poteva entrare pienamente nella comunità senza aver attraversato una prova. Il “male” non era visto solo come lesione, ma come trasformazione.
Il processo di guarigione era uno spazio aperto e condiviso: il gruppo sosteneva e partecipava. E questo valeva non solo per il corpo, ma anche per la psiche.

Esistono certamente disagi che richiedono una valutazione e un intervento medico specialistico, e quando necessario è importante riconoscerlo con responsabilità.

Tuttavia non ogni sofferenza è una malattia.
Non ogni fragilità è un disturbo.
Non ogni momento di crisi è qualcosa da sopprimere.

M

Pelle, pelle delle mie brame...cosa racconti del mio reame?Dermatiti, eczemi, pruriti, acne... sono anche "corazze emoti...
23/02/2026

Pelle, pelle delle mie brame...

cosa racconti del mio reame?

Dermatiti, eczemi, pruriti, acne... sono anche "corazze emotive e confini labili".

In psicosomatica, la pelle rappresenta il confine tra l’Io (cioè tra me) e il mondo (esterno, gli altri): è dove finiamo noi e inizia l’altro.

Come spesso racconto, il corpo non è mai un contenitore passivo, ma il palcoscenico su cui l'energia vitale recita i suoi drammi. Che ci piaccia o meno. Dunque un infiammazione cutanea, una pelle che si indurisce o si irrita, simbolicamente è manifestazione visibile di un disagio che parla di fragilità della nostra vera essenza.

Per C.G. Jung, padre della psicoanalisi, la pelle è l'organo della relazione. E quando affiora un sintomo che riguarda questo nostro organo (il più esteso del corpo) probabilmente si sta attraversando un cambiamento profondo, dove si sente la necessità di "cambiare pelle", togliere la maschera, in definitiva si sta attuando un tentativo di rinnovamento personale. Se il sintomo perdura nel tempo, tuttavia vi è una sorta di mutazione incompiuta. Come se una parte di noi stesse cercando di trasformarsi e un altra parte di noi facesse resistenza.

La rapida riproduzione cellulare, desquamazione o alterazione, indica una spinta al cambiamento che non riesce a esprimersi pienamente. È un tentativo accelerato, appunto di "cambiare pelle" senza però riuscire a completare la mutazione in modo armonioso.

Spesso la guarigione passa attraverso l'accettazione della propria vulnerabilità: smettere di aver bisogno di una corazza per iniziare a fidarsi dei propri confini.

Due fiori di Bach, possono aiutare questo processo "di confine":

VERVAIN - fiore di traboccamento, del troppo pieno e senza confini, tra me e altro da me. Difficoltà a trovare la giusta distanza, la misura, sia nelle relazioni che nei pensieri.
ASPEN - fiore dell'ipersensibilità confusiva, difficoltà a distinguere le sensazioni interne da quelle esterne.

Le argomentazioni e i consigli naturali, si riferiscono al mio settore professionale, e non intendono escludere o sostituire la consulenza medica, che ritengo sia il primo atto importante in caso di disturbo fisico e/o mentale. Ciò detto, la psicosomatica e la naturopatia sono coadiuvanti della salute; offrono un dialogo e una "visione allargata", meno organicistica, nella lettura del sintomo e più olistica.

M

Mila mi sento sfinita, fuori c'è il sole, vorrei muovermi,ma niente ho davvero una calo di energia, cosa posso fare?Prot...
16/02/2026

Mila mi sento sfinita, fuori c'è il sole, vorrei muovermi,

ma niente ho davvero una calo di energia, cosa posso fare?

Protocollo naturale -

ROSMARINO e LIMONE in olio essenziale - tonicità e luminosità, sono queste le parole chiave di questi oli in sinergia tra loro. Hanno effetto stimolante e riequilibrante e la loro unione apre un aroma unico. Respirare questi oli (diffusore d'aromi) significa dare un informazione chiara al nostro ipotalamo: Risveglio!

ELEUTEROCOCCO in capsule vegetali - aumenta le difese dell'organismo rispetto gli stress psicofisici. E' un ginseng siberiano, dunque va evitato in caso di ipertensione. Porta tono all'umore e sul piano organico sopratutto lavora come stimolante ma non in modo aggressivo.

HORNBEAM e ELM in fiori di Bach - per la stanchezza mentale “del lunedì” o per la sensazione di fatica prima di affrontare compiti quotidiani. Aiuta a ritrovare motivazione. Per quando ci si sente temporaneamente sopraffatti dai doveri e dalle responsabilità, aiuta a recuperare fiducia nelle proprie capacità. Qui siamo sul piano energetico raffinato. Non ci sono controindicazioni. Chiedi sempre in erboristeria la composizione in una boccetta unica di questi due fiori.

TI DICO ANCHE - ti dico anche che non sempre c'è da stimolare il nostro corpo e la nostra mente, e forse questo, anche se non vorrai sentirtelo dire, è il punto critico in cui ci si può trovare:, che obbliga qualche domanda scomoda: Posso rimanere senza stimoli? cosa accade se accolgo l'incertezza? che voce voglio mettere a tacere di me, continuando a impegnare il mio tempo?

A volte, possiamo avere delle resistenze rispetto al nostro "stare fermi".

Siamo figli di questa società prodiga alla performance. Ma siamo liberi, di provare a STARE e rallentare senza sentirci in colpa. Siamo liberi di "perdere tempo" a cui dovremmo cambiare nome in "restare nel tempo". Senza fuggire. Che alla fine, stiamo solo fuggendo da noi stessi.

M

Indirizzo

Via Dott. P. Ragazzoni, 36
Marostica
36063

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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