17/11/2025
Ne siamo solitamente inconsapevoli, ma tutti noi viaggiamo per gran parte della nostra vita, sulle montagne russe... tra umore alto e umore basso, in variazioni continue e spesso debilitanti. Queste "onde o fluttuazioni" ci possono creare un instabilità interiore difficile da governare. Neppure il potere o il successo, a differenza di ciò che ci fanno credere in questa società della performance, riescono ad attenuare, se non per un breve periodo, quella certa ansiosa incertezza.
Il punto è che non siamo costruiti per una linearità emotiva.
Dentro ognuno di noi vive un piccolo universo imprevedibile... una sorta di clima interiore che cambia anche quando fuori sembra tutto sereno.
Il problema nasce quando crediamo che queste oscillazioni siano un errore, o peggio, un difetto personale.
Allora iniziamo a lottare contro il nostro stesso funzionamento naturale: ci sforziamo di essere sempre lucidi, sempre forti, sempre “in forma”. Così facendo, il caos non diminuisce… si nasconde, e quando riemerge lo fa con più forza.
Le antiche tradizioni – e anche la psicologia più recente – ci ricordano che l’equilibrio non è un punto fisso, ma un movimento continuo. È qui che entra la parte più difficile, ma anche più liberatoria: smettere di giudicare il nostro caos come un nemico.
Perché è proprio in quelle variazioni che si nasconde il messaggio che può dirci che stiamo ignorando un bisogno.
Il caos, in fondo, è un linguaggio.
E quando smettiamo di soffocarlo, diventa una bussola.
E se ora pensi al tuo caos come ad una bussola... da che parte ti vuole portare? perchè se smettiamo di pensare e cominciamo a sentire, molto probabilmente il "viaggio" si fa più interessante ;-)
M