Educazione ControCorrente -Anastasia De Masi

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Una delle mie mamme scorsa settimana mi ha detto che fa colazione sempre da sola. La fa con il figlio quando si alza ma ...
09/03/2026

Una delle mie mamme scorsa settimana mi ha detto che fa colazione sempre da sola.

La fa con il figlio quando si alza ma non con un adulto con cui scambiare due parole.
Appunto, da adulti.
Ne dentro casa, ne fuori casa.

Quindi questa mattina eccoci qui -signor giudice-

E sì, mi trucco - signor giudice- perché la mattina sto peggio di come arrivo la sera.
La mattina sto con le occhiaie evidenti, gonfia come un palloncino, grigia in faccia 🤣

Se pensiamo che sostenere una famiglia per aiutare un figlio sia solo dare esercizi, ci sbagliamo di grosso.
E soprattutto si perde completamente il significato dell'Esserci come esseri umani. ©

Anastasia De Masi

Una ragazza mi parla spesso di come a sbattuto fuori casa il suo ex compagno che l'ha tradita; lui continua a cercarla e...
23/02/2026

Una ragazza mi parla spesso di come a sbattuto fuori casa il suo ex compagno che l'ha tradita; lui continua a cercarla e contattarla.
Già farlo uscire di casa è stata un'impresa.

Lo scrivo anche qui.
Non Ve lo meritate.

Ma che ci fate con uno che vi ha tradite?
Siamo tutte adulte.
Emotivamente infantile, non in grado di condividere il quotidiano con una persona, ne di assumersi una responsabilità, quella che richiede il prendersi la responsabilità della condivisione con un altro essere umano.
Dall'altra parte qualcuno è carne da macello per scelta, ma anche voi potete scegliere.
Scegliere di salvarvi.
Scegliete di salvarvi.

Avere la certezza ti consente di guardare in faccia la questione, tutelarti, attraversarla ed andare avanti.

Dai, che il rapporto più lungo lo avete con voi stesse.

Dai, che curare se stesse è un atto di grande coraggio e amore.

Dite serenamente "no, grazie"

L'ho invitata a leggere "Donne che corrono coi lupi".

Un passo l'ho letto con lei e Ve lo riporto :" una lupa per quanto malate, in difficoltà, sola, spaventata, o indebolita, continua...se necessario si trascina fino a trovare un buon posto per guarire, fino a poter di nuovo rifiorire.- resistere, perché questa è la promessa della natura selvaggia: dopo l'inverno , viene sempre la primavera.- Non vedete, non vedete.vi meritate un reciproco impegno che sia molto di più che stare insieme"

Dai, che tutto sommato, il fatto che riusciate a levarvi un traditore dai piedi significa che potete salvarvi e rinascere.

Giovedì 19 marzo 2026 non ci sarò, abbiamo le promesse per le pubblicazioni del matrimonio. Come sapete il martedì invec...
21/02/2026

Giovedì 19 marzo 2026 non ci sarò, abbiamo le promesse per le pubblicazioni del matrimonio.

Come sapete il martedì invece fino a settembre non ci sono mai.

Faremo in modo quella settimana di inserire gli appuntamenti tra lunedì, mercoledì e venerdì.

Quindi li svolgeremo come sempre nei giorni indicati.

Andare oltre l’etichetta: perché educare viene prima.Spesso, davanti alle difficoltà di un bambino, la prima reazione è ...
20/02/2026

Andare oltre l’etichetta: perché educare viene prima.

Spesso, davanti alle difficoltà di un bambino, la prima reazione è cercare un nome al problema: una diagnosi.

Secondo la prospettiva di Luca Grecchi - e secondo la mia di prospettiva- nel suo libro "Filosofia, inclusione, comunità" ( che consiglio a tutti: genitori, insegnanti, addetti ai lavori), l’urgenza non è definire "cosa ha" il bambino, ma intervenire subito su "chi è" e sul contesto che lo circonda.
Ecco perché l'agire pedagogico deve ba***re il tempo della clinica:

Evitare l'Etichetta: Una diagnosi può trasformarsi in un "marchio" che condiziona lo sguardo degli adulti, limitando le aspettative e le potenzialità del bambino prima ancora di averci provato.

L'Inclusione è un Atto Politico, non solo Medico: Trasformare l'educazione in una serie di protocolli sanitari svuota la scuola del suo ruolo filosofico. L'inclusione si fa costruendo comunità, non somministrando test.

Risposte Immediate a Bisogni Vivi: Un bambino che fatica ha bisogno di un legame, di un ambiente accogliente e di strategie didattiche flessibili ora, non di una diagnosi.

L'invito di Grecchi è chiaro: smettiamo di essere "tecnici della riabilitazione" e torniamo a essere educatori e cercatori di senso. L'inclusione non è riparare qualcuno che è "rotto", ma cambiare il modo in cui tutti stiamo insieme.

Come si può agire senza le etichette?
Partendo da qualcosa di semplice.
È solo una partenza ma si fa benissimo:

Invece di focalizzarsi sulla trasmissione di nozioni, usare il dialogo filosofico e il confronto. Quando un bambino fatica, l'ambiente risponde coinvolgendolo in attività di gruppo dove il contributo di ognuno è valorizzato per la sua unicità, non per la sua performance.

Flessibilità didattica. Ne beneficiano tutti.

Eliminare il linguaggio medicalizzante: Smettere di parlare di "deficit" e iniziare a parlare di "modi differenti di apprendere".

Costruire legami: Investire tempo nella cura delle relazioni sociali positive, che sono la vera base dell'inclusione secondo le linee guida della pedagogia inclusiva.
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"In Italia, se tuo figlio ha uno sviluppo atipico, non entri in un percorso di aiuto: entri in un centro commerciale. So...
18/02/2026

"In Italia, se tuo figlio ha uno sviluppo atipico, non entri in un percorso di aiuto: entri in un centro commerciale. Solo che al posto dei vestiti, compri 'pacchetti' di iperspecializzazione"

L'ho scoperto fin troppo presto, ma per i miei gusti, comunque troppo tardi.

Invece di una visione d'insieme, l'equipe suddivide il bambino in compartimenti stagni. Ogni "compartimento" ha il suo specialista, la sua ora di terapia e, ovviamente, la sua fattura. Se il bambino non migliora, la soluzione proposta è quasi sempre aggiungere un altro specialista, mai cambiare strategia.

Le equipe non ti vendono solo una diagnosi, ti vendono il rinnovo della stessa. Per mantenere i supporti scolastici o le indennità, servono aggiornamenti costanti, relazioni cliniche e rivalutazioni periodiche. Ogni firma ha un prezzo. Si crea così un legame di dipendenza economica dove l'equipe diventa l'unico "notaio" autorizzato a certificare le difficoltà di tuo figlio, trasformando un diritto civile in un canone.
Dove la revisione non ha una funzione di validazione del cambiamento, ma una conferma infinita.

C'è una sottile strategia nel far sentire il genitore "inadeguato" a gestire l'atipicità senza un supporto professionale costante. Il business si autoalimenta delegando ogni aspetto della vita del bambino a un esperto diverso. Questo svuota la famiglia della sua funzione e la trasforma in un bancomat che finanzia il meccanismo, dove ogni progresso viene intestato all'equipe e ogni fallimento alla "complessità del caso", al bambino.

Mentre le equipe tendono a isolare i problemi (il linguaggio da una parte, il comportamento dall'altra, etc.), quello che dovremmo fare è ricompone il quadro. Si guarda al bambino nella sua interezza, dove l'aspetto evolutivo e quello educativo sono facce della stessa medaglia.
Dove la famiglia non è la colpa ma una Risorsa.

Va ridotto lo stress dei genitori che spesso si ritrovano a dover mediare tra pareri discordanti, non va alimentato. Se non venisse alimentato, però, i genitori sarebbero centrati e questo per molti è un problema. Dopo a chi si darebbe la colpa?!
L'obiettivo non è la terapia infinita in ambulatorio, ma il trasferimento di competenze⬇️

Ragazze siete tante, queste due settimane ho dedicato più tempo a tutti per ottimizzare il lavoro per chi è arrivato da ...
17/02/2026

Ragazze siete tante, queste due settimane ho dedicato più tempo a tutti per ottimizzare il lavoro per chi è arrivato da pochi mesi e poter meglio fare le relazioni a chi ne ha richiesto la stesura.
da domani si torna alla norma.

Proprio perché devo anche dedicare tempo alla pianificazione, alla fine delle Relazioni e dei PDE, e vi ho una dietro l'altra, vi avviso 7 minuti prima della chiusura dell'appuntamento così da poterci dire le ultime cose fondamentali.

Whatsapp: avete tutte la possibilità di contattarmi infrasettimanalmente, usatelo, scrivetemi quello che volete anticiparmi, anche le considerazioni prima dell'appuntamento, qualunque cosa vi venga in mente.

Settimana di GLO intermedi: un successo. Alleanza, sorrisi e traguardi condivisi. Poi, un colloquio conoscitivo che mi h...
16/02/2026

Settimana di GLO intermedi: un successo. Alleanza, sorrisi e traguardi condivisi. Poi, un colloquio conoscitivo che mi ha fatto riflettere profondamente sulla percezione che alcune famiglie hanno del "nostro" lavoro. Dico nostro perché anche se io lavoro in una direzione diversa, rientro comunque nel settore dell'aiuto.

Sentirmi dire: “Il bambino ha il PEI e avrà sempre il PEI, ha una diagnosi è normale che lo abbia. Non facciamo granché, con la sua diagnosi è normale verbalizzare quasi niente,del suo futuro dobbiamo decidere noi, non è in grado" è stato un colpo al cuore. Chiedo sempre come una famiglia finisca da me, di solito avviene per passa parola, quindi sanno a grandi linee cosa io faccia e anche dei risultati; questa volta ci sono finiti per caso, sì tramite consiglio ma senza sapere cosa faccio.

c’è una verità tecnica che va ribadita con forza: il PEI non è un ergastolo scolastico.
Perché il PEI può (e deve poter) cessare.
Se il lavoro di abilitazione e potenziamento funziona, se la sinergia tra scuola e specialisti è efficace, il PEI può essere revocato. Seguo personalmente famiglie i cui figli, pur avendo iniziato con un supporto, oggi studiano al pari della classe con un PDP, che trovo essere uno strumento fantastico, perché siamo tutti diversi e se tutti avessimo diritto ad un apprendimento personalizzato rinasceremmo a nuova vita.

La stimolazione è un processo scientifico.
Dire che un bambino "non viene stimolato" solo perché i tempi del suo sviluppo non coincidono con le aspettative degli adulti è un errore. Il potenziamento e l'abilitazione non è "fare pressione", ma creare l'ambiente giusto perché le competenze emergano.
Il futuro non si "decide" per opposizione.
La famiglia ha un ruolo centrale, ma chiudere le porte al figlio, oltre che una violazione dei diritti è di fatto, limitare le opzioni di quel futuro che si vorrebbe proteggere.
Il mio lavoro è trasformare quel "avrà sempre il PEI" in un "oggi ha gli strumenti per superarlo".

Nonostante l'amarezza di queste parole, non perdo la fiducia. Il mio obiettivo non è "convincere" la famiglia, ma dimostrare con i fatti che il cambiamento è possibile.
Il "sempre" in educazione non esiste.

Ci sposiamo tra due mesi e mezzo.Ci tengo a pubblicarlo perché il matrimonio sarà ristretto, in famiglia. Vogliamo bene ...
11/02/2026

Ci sposiamo tra due mesi e mezzo.
Ci tengo a pubblicarlo perché il matrimonio sarà ristretto, in famiglia.

Vogliamo bene ai nostri amici, ma abbiamo scelto di fare qualcosa di intimo.

Speravo di riuscire comunque a dirlo agli amici in privato, rendendomi però conto che ho una mancanza di tempo oggettiva per riuscire a scrivere a tutte le persone a cui vogliamo bene.

Mi rendo conto che sia complicato in mezzo ai miei diversi titoli capire cosa faccio. Per quanto abbia spiegato diverse ...
11/02/2026

Mi rendo conto che sia complicato in mezzo ai miei diversi titoli capire cosa faccio.
Per quanto abbia spiegato diverse volte alcuni dei titoli "presi", proverò a chiarirlo per renderlo maggiormente comprensibile.

"Consulente Tecnico di Parte (CTP) – Specialista in Diritti minorili (e disabilità) e familiari".
-Consulente Tecnico e Disability Advocate: "È il termine internazionale (ormai usato stabilmente anche in Italia) per chi si occupa di tutela dei diritti e promozione dell'autonomia. Elimina totalmente l'accezione "assistenziale" e mette al centro il potere di scelta della persona."

Mentre il sistema vede una "pratica" o un "paziente", io vedo un soggetto di diritti.
Io non chiedo per favore: intervengo.

Il mio Spazio "ponte" Verso le Famiglie: Spiego loro cosa spetta per legge e come ottenerlo, trasformando il senso di smarrimento in un progetto di vita indipendente. Non faccio consulenza legale, spiego come si attiva il diritto.

Verso le Istituzioni: Come Consulente Tecnico, mi interfaccio al bisogno.

Verso l'Autonomia: Il successo non è la cura, ma la libertà. Lavoro affinché la disabilità non sia un limite alla cittadinanza attiva, ma una condizione gestita attraverso "l'accomodamento ragionevole", che restituisca competenze, che ribalti la situazione, che si prevenga anche dove si è a rischio.

trasformo i principi astratti della Convenzione ONU sui diritti in realtà quotidiano, non do assistenza, faccio tutto il possibile per restituire il comando della propria vita.

Occupandomi, appunto anche di abilitazione educativa e potenziamento e sostegno del nucleo familiare, ecco lì che nasce la mia professione.

Tutto inserito in partita iva attraverso i diversi codici ateco.

Il Framework di Costruzione ADM™ significa letteralmente:
Architettonica, Dinamica, Multimodale

una vera e propria ingegneria dei diritti che trasforma la consulenza in un progetto di vita.

Dove, non solo con i bambini e ragazzi ci si attiva per creare abilità ma per "restituirle", come portatori sani riconosciuti del diritto alla crescita e al cambiamento, che abbiano o non abbiano diagnosi, che abbiamo o non abbiano difficoltà di sorta.

A volte, osservando i vostri figli, potreste avere la sensazione che abbiano "tutto in testa", ma che qualcosa si perda ...
06/02/2026

A volte, osservando i vostri figli, potreste avere la sensazione che abbiano "tutto in testa", ma che qualcosa si perda nel passaggio verso l'esterno. Non si tratta di pigrizia o mancanza di volontà, ma di una complessa sfida tra intenzione e azione.
Esistono due modi in cui questa fatica si manifesta nel quotidiano, che richiedono sguardi diversi:

La sfida della "Regìa" (Il coordinamento dell'idea)
Immaginate un bambino che sa esattamente cosa vuole raccontarvi, ma la sua bocca sembra non trovare la "mappa" per muoversi. È come se il cervello inviasse ordini corretti, ma i messaggi arrivassero confusi. Il risultato è un linguaggio che cambia ogni volta: la stessa parola può suonare perfetta un minuto prima e irriconoscibile quello dopo. Qui la sfida è organizzare il movimento.

La sfida della "Forza" (La gestione dello strumento)
Altre volte, la mappa è chiara, ma è lo strumento a essere affaticato. Notate una voce che sembra scivolare via, un po' impastata o troppo debole, come se parlare costasse una fatica fisica enorme. In questo caso, non è la programmazione a mancare, ma la gestione dell'energia dei muscoli coinvolti.

Perché parlarne in termini di Diritti?
Come consulente, il mio compito è ricordare che il bambino che fatica a parlare sta esercitando il suo primario diritto all'espressione. Quando la parola verbale è un ostacolo dilatare lo spazio dell'ascolto.
Il recupero non è "riparare un guasto", ma:
Rispettare il tempo della risposta (Diritto al ritmo proprio).
Valorizzare l'intenzione comunicativa oltre il suono (Diritto all'identità).
Costruire uno "Sfondo Integratore" dove il linguaggio non è una prova d'esame, ma un gioco di scoperte, dove anche una lingua straniera o un gesto possono diventare il ponte verso l'altro.
Se riconoscete queste fatiche nei vostri figli, sappiate che esiste una strada pedagogica che mette al centro la loro dignità di comunicatori, prima ancora del loro "difetto" di pronuncia.

Molte famiglie vivono la fatica comunicativa dei figli come una condanna statica. Ma esiste un diritto fondamentale che spesso dimentichiamo: il diritto al cambiamento.
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un "dubbio" che non è diventato realtà. C’è un momento preciso in cui il silenzio di un figlio smette di essere "attesa"...
05/02/2026

un "dubbio" che non è diventato realtà.
C’è un momento preciso in cui il silenzio di un figlio smette di essere "attesa" e diventa preoccupazione. Quel momento in cui i segnali — l’assenza di parole, lo sguardo che sfugge, quei giochi sempre uguali — iniziano a comporre un pensiero fisso in testa.
Qualche tempo fa, ho incontrato una famiglia con un bimbo meraviglioso. Il rischio era altissimo, il sospetto diagnostico pesante. Era averbale e sembrava chiuso, non si relazionava. Aveva le "porte sbarrate".
I genitori hanno fatto una scelta: non hanno aspettato la diagnosi, non è quello che gli interessava, volevano aiutare il figlio.

Ci siamo rimboccati le maniche subito. Io ho tracciato la rotta professionale, come sempre ho pianificato, ma l'applicazione giornaliera del lavoro l'hanno fatta mamma e papà con la mia supervisione giornaliera, gli incontri settimanali, trasformando ogni istante a casa in una palestra di relazione e comunicazione. Abbiamo lavorato sui prerequisiti, sullo scambio, sul piacere di stare insieme.

Giorno dopo giorno, quel muro di silenzio ha iniziato a mostrare delle crepe. Prima i gesti, poi i suoni, e infine le parole.

La notizia più bella? Proprio grazie a questo lavoro tempestivo e alla straordinaria sinergia con la famiglia, quella diagnosi non è mai arrivata. I segnali di rischio sono rientrati quasi tutti, lasciando spazio a un bambino comunicativo, presente e felice.

Questa storia insegna a noi che ci siamo dentro ma dovrebbe insegnarlo anche ad altri che il sospetto non deve paralizzare, ma attivare. L' attivarsi nell'aiuto può davvero cambiare la traiettoria dello sviluppo di un bambino prima che un'etichetta diventi definitiva.

Oggi stiamo lavorando su altro, non sulle cose che prima creavano impedimenti e problemi. Lo sviluppo non sarà uguale per tutti neanche dopo ma di passi per cambiare le cose ne facciamo sempre tanti. ci sbattiamo infinitamente ma con orgoglio.

Anastasia De Masi

In direttissima dalla mia cucina a finestre chiuse, si perché questa settimana, dati anche i recuperi ho bisogno di caff...
02/02/2026

In direttissima dalla mia cucina a finestre chiuse, si perché questa settimana, dati anche i recuperi ho bisogno di caffè e relax.

Due ore sono lunghe, anche se l'ora va recuperata, quindi munitevi, di caffè, thè, qualunque cosa vi metta comode.

Chi sta da tanto con me lo sa, chi viene da poco entra nel livello pro della comodità.

Non importa la comunicazione informale, qualunque specialista dovrebbe mettervi a vostro agio, la tensione degli incontri la lasciamo a chi si ritiene superiore, noi collaboriamo.

Ogni tot mi arriva una famiglia rassegnata al fatto che il figlio non verbalizzi, vi prego non lo fate.

Per me è inaccettabile pensare che un figlio non verbalizzi e non studi.

Ci sono famiglie con cui ci abbiamo messo tempo zero, famiglie con cui richiede molto tempo, famiglie che lavorano tantissimo, altre che hanno meno tempo.

Non vi preoccupate nemmeno quanto in mezzo agli altri i figli vanno ancora in palla e parlano meno o vanno nel panico ed entrano in gioco le ripetizioni.

Per un ragazzino che incomincia a parlare "dopo" è normale avere un altissimo livello di emotività che lo blocca.

Per favore, però, non accettate la Mancanza di parola, la parola è potere e diritto.
Non negatela, non fate si che una diagnosi definisca le infinite possibilità di un essere umano.
Dove la competenza non è spontanea si costruisce.

Ho visto l'arrivo dei whatsapp, vi rispondo appena finisco i primi. appuntamenti.

Indirizzo

Massa E Cozzile

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 18:30
Martedì 14:00 - 18:30
Mercoledì 14:00 - 18:30
Giovedì 14:00 - 18:30
Venerdì 14:00 - 18:30

Sito Web

https://anastasiademasi.blog/

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