22/04/2026
«Non è un semplice gesto d’impeto, perché allora chiunque di noi potrebbe lanciar*i dal balcone stasera stessa, anche io e lei con i nostri figli. Dobbiamo smetterla anche con la retorica della “donna molto religiosa”: è il segno che non abbiamo capito nulla. Questa madre era semplicemente sola, profondamente sola. Il suo disagio non è stato intercettato da nessuno. Se avesse avuto anche solo un’amica presente, forse quel dolore sarebbe stato colto e lei sarebbe stata aiutata».
Le parole dello psichiatra Paolo Crepet spostano lo sguardo.
Obbligano a vedere oltre la superficie.
A Catanzaro, una madre ha preso i suoi tre figli e si è lancia*a dal balcone di casa.
Una scena che lascia un vuoto difficile da descrivere.
Lei è morta.
Con lei, un bambino di quattro anni e un neonato di appena quattro mesi.
Una bambina di 6 anni resta ricoverata in rianimazione, in condizioni gravissime.
Il padre era in casa a pochi metri.
Non si è accorto di nulla. Adesso è travolto dallo shock.
E tutto questo arriva da una realtà che, vista da fuori, sembrava normale.
Una coppia che stava per sposarsi.
Nessuna segnalazione, nessun campanello d’allarme evidente.
Eppure qualcosa c’era.
Un malessere che non ha trovato spazio, né voce.
Si parla di depressione post-partum, di un equilibrio fragile che può spezzarsi senza farsi notare.
Il punto è proprio questo:
non tutto ciò che fa male si vede.
Ci sono sofferenze che restano chiuse dentro,
che non fanno rumore,
che passano inosservate anche a chi è vicino.
E quando emergono, spesso è troppo tardi.
Allora forse la domanda giusta non è solo “cosa è successo”.
Ma quante storie simili scorrono accanto a noi senza essere comprese.
Quante persone resistono in silenzio.
Quante volte non cogliamo segnali sottili.
Questa non è solo una notizia.
È un invito a prestare più attenzione.
A esserci davvero, senza distrazioni.
A non dare per scontato il benessere degli altri.
Perché, a volte, una presenza in più
può cambiare tutto. ❤️