24/12/2025
Il problema non è avere molte voci dentro. È non saperle distinguere.
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A volte la nostra mente assomiglia a un albero pieno di corvi.
Tante voci insieme. Alcune parlano piano, altre gracchiano.
Alcune sembrano sagge, altre critiche, altre ancora semplicemente spaventate.
Quando non siamo allenati a riconoscerle, può succedere una cosa sottile ma importante: confondiamo queste voci interne con le persone reali che abbiamo attorno.
Con un partner, un genitore, un collega.
E attribuiamo all’altro qualcosa che in realtà sta già parlando dentro di noi.
Il primo passaggio non è “zittire” le voci difficili.
Non funziona così.
E spesso non serve.
Il primo passaggio è imparare a distinguere.
Cioè riconoscere quali voci, dentro di noi, ci sostengono e quali invece ci affossano, ci bloccano, ci tengono piccoli.
Entrambe continueranno a parlare.
Le voci critiche, giudicanti o spaventate non spariscono dall’oggi al domani.
Tra l'altro, in molti casi, non sono nemmeno nate per farci del male:
sono strategie antiche, apprese, a volte utili in altri momenti della vita.
Il lavoro vero non è eliminarle.
È mettere un confine interno.
Imparare, con esercizio e ripetizione, a dare più spazio alle parti che nutrono la crescita e meno potere a quelle che, oggi, non servono più.
Quando questo confine inizia ad esistere, succede qualcosa di meraviglioso: le voci smettono di comandare tutte allo stesso modo.
E piano piano diventa più chiaro
chi stai ascoltando davvero.
Questo è parte del lavoro che potremmo fare insieme. Se senti che dentro di te è così, forse è il momento di fermarsi ad ascoltare.