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In Stranger Things esistono portali tra mondi diversi.Luoghi sottili, instabili, dove  ciò che non è stato chiuso resta ...
31/01/2026

In Stranger Things esistono portali tra mondi diversi.
Luoghi sottili, instabili, dove ciò che non è stato chiuso resta pericolosamente aperto invadendo l'uno o l'altro mondo.
In terapia EMDR lavoriamo spesso proprio lì.
Nel punto di contatto tra i due mondi ovvero tra il passato ed il presente.
Molte persone arrivano in studio dicendo:
“So che 'quella storia' è finita, ma il mio corpo reagisce come se stesse accadendo ora.”
Ed è esattamente questo il nodo: il ricordo traumatico non è nel passato, è ancora attivo nel sistema nervoso. Come un portale che non si è mai richiuso. L’EMDR non serve a cancellare ciò che è successo, né a riviverlo all’infinito.
Serve a rimettere il ricordo nel tempo giusto, permettendo al cervello di completare un’elaborazione rimasta sospesa. Quando questo accade, il presente smette di essere invaso dal passato.
Chiudere un portale non significa dimenticare.
Significa poter dire: “È successo allora, non sta succedendo adesso.”
E SENTIRLO vero, non solo pensarlo.
Da psicoterapeuta, vedo spesso questo momento:
quando la paura si abbassa, il corpo si rilassa e la persona torna interamente nel presente.
È lì che il trauma perde potere.
Ed è lì che la vita può ricominciare a scorrere.

30/01/2026

Nella CBT la catastrofizzazione è una distorsione cognitiva in cui la mente anticipa automaticamente lo scenario peggiore possibile, sovrastimando il pericolo e sottovalutando le proprie risorse. Un piccolo evento viene vissuto come l’inizio di una catena di disastri inevitabili: “se succede questo, andrà tutto male”. Questa modalità di pensiero alimenta ansia, evitamento e ipercontrollo, perché il corpo reagisce come se la minaccia fosse reale e imminente. In terapia cognitivo-comportamentale si lavora per riconoscere questi pensieri automatici, valutarne la probabilità reale e costruire interpretazioni più equilibrate, basate sui fatti e sulle capacità personali.

“Ho capito che non è colpa mia”Me lo ha detto una paziente, ad un certo punto del suo percorso EMDR.Non come una frase i...
30/01/2026

“Ho capito che non è colpa mia”
Me lo ha detto una paziente, ad un certo punto del suo percorso EMDR.
Non come una frase imparata, ma come una verità finalmente sentita.

Nel lavoro con l’EMDR accade spesso questo: per molto tempo le persone sanno razionalmente di non essere colpevoli, ma il corpo e il sistema nervoso continuano a raccontare un’altra storia. Una storia fatta di vergogna, iperresponsabilità, senso di colpa antico.
Non perché siano deboli, ma perché esperienze difficili o traumatiche hanno lasciato tracce non elaborate.

Quando, attraverso la rielaborazione, quei ricordi smettono di essere vissuti come presenti e minacciosi, qualcosa si scioglie.
La colpa non serve più a dare un senso a ciò che è accaduto.
E allora può emergere una frase semplice, ma potentissima: non è colpa mia.

Non è una giustificazione.
È una liberazione.
Ed è spesso l’inizio di un nuovo modo di stare con sé stessi: più gentile, più vero, più libero.

29/01/2026

Il potere della psicoterapia ❣️

La   aiuta a comprendere il legame tra pensieri, emozioni e comportamenti.L’Urlo di   non rappresenta solo un’emozione i...
29/01/2026

La aiuta a comprendere il legame tra pensieri, emozioni e comportamenti.
L’Urlo di non rappresenta solo un’emozione intensa, ma il modo in cui quella realtà viene percepita.
Cambiare prospettiva non significa negare ciò che proviamo, ma trasformare l’esperienza emotiva.

28/01/2026

il passato non si può cancellare: può far male o può insegnare. L’EMDR lavora proprio qui. Aiuta il cervello a rielaborare esperienze passate che sono rimaste “bloccate”, trasformando ricordi dolorosi in apprendimento emotivo. Non si cambia ciò che è stato, ma il modo in cui vive dentro di noi. E da lì, il presente diventa più libero.

Dal punto di vista della CBT (Cognitive Behavioral Therapy), fare terapia significa riconoscere che molti dei nostri sch...
28/01/2026

Dal punto di vista della CBT (Cognitive Behavioral Therapy), fare terapia significa riconoscere che molti dei nostri schemi di pensiero e comportamento si sono sviluppati come strategie di adattamento. Hanno avuto una funzione, spesso protettiva, ma nel tempo possono diventare rigidi e limitanti. Il lavoro terapeutico non è un’ammissione di incapacità, bensì un atto di competenza: osservare i propri automatismi, metterli in discussione e imparare risposte più flessibili e funzionali. È un processo che richiede coraggio cognitivo, non fragilità.

Anche l’EMDR ribalta l’idea di debolezza. Questo approccio parte dal presupposto che la mente abbia una naturale capacità di elaborare le esperienze, ma che eventi traumatici o emotivamente sovraccarichi possano bloccare il sistema di elaborazione. Andare in terapia, in questo senso, significa permettere al cervello di completare un lavoro rimasto in sospeso. Non si tratta di “rivangare il passato”, ma di liberare risorse rimaste intrappolate in ricordi non integrati.
Sia la CBT sia l’EMDR condividono un punto centrale: la sofferenza non è una colpa né un segno di debolezza, ma un segnale. Ascoltarlo, invece di ignorarlo o giudicarlo, è un atto di rispetto verso se stessi. Prendersi sul serio vuol dire smettere di sopravvivere in automatico e iniziare a vivere con maggiore consapevolezza, scelta e libertà.














27/01/2026

L’amicizia è una risorsa preziosa: ascolto, vicinanza, condivisione. Ma la psicoterapia serve a qualcosa di diverso. È uno spazio protetto e professionale in cui andare in profondità, riconoscere schemi che fanno soffrire, dare senso ai sintomi e trasformarli. Gli amici sostengono, la terapia cura. E le due cose non si sostituiscono.

Non sempre crediamo davvero ai nostri pensieri. Più spesso li subiamo, come se fossero fatti oggettivi e non interpretaz...
27/01/2026

Non sempre crediamo davvero ai nostri pensieri. Più spesso li subiamo, come se fossero fatti oggettivi e non interpretazioni. Nella teoria cognitiva di Aaron T. Beck, questi contenuti mentali sono definiti pensieri automatici: emergono in modo rapido, circolare, senza passare dal vaglio critico della consapevolezza.

In questo senso, Cycle di Escher è una metafora estremamente efficace. Le figure sembrano muoversi, trasformarsi, uscire dall’architettura e rientrarvi senza mai interrompere il percorso. Allo stesso modo, i pensieri automatici scorrono in un ciclo chiuso: nascono dagli schemi cognitivi profondi, generano emozioni e comportamenti che finiscono per confermare quegli stessi schemi, rafforzando il circuito.
Il lavoro terapeutico equivale a uscire momentaneamente dall’illusione prospettica, come se ci spostassimo fuori dall’immagine per osservarla dall’esterno. In quel punto nasce la possibilità di interrompere il ciclo: riconoscere il pensiero come costruzione mentale, non come realtà, e introdurre una lettura alternativa più flessibile e funzionale.


Come nell’opera di Escher, dall’interno del ciclo tutto appare coerente, inevitabile. Non ci chiediamo se il percorso abbia alternative, perché la struttura stessa del pensiero le rende invisibili. Beck descrive proprio questo: quando uno schema disfunzionale è attivo, la mente seleziona solo le informazioni che lo confermano, mantenendo il movimento circolare della sofferenza.

Il trauma non è ciò che è successo, ma ciò che resta dentro quando il sistema nervoso non riesce a elaborare l’esperienz...
26/01/2026

Il trauma non è ciò che è successo, ma ciò che resta dentro quando il sistema nervoso non riesce a elaborare l’esperienza.
Come spiega Bessel van der Kolk in "Il corpo accusa il colpo", il trauma non vive solo nei ricordi, ma si imprime nel corpo, nel sistema nervoso e nelle risposte automatiche che continuano ad attivarsi anche quando il pericolo è passato.

-La serie "donne in lacrime " di Edvard Munch ritrae donne che piangono; la serie fa parte di un'esplorazione più ampia dell'angoscia esistenziale, della solitudine e della sofferenza psicologica, temi centrali nella sua produzione artistica.

26/01/2026

Crescere con messaggi continui di allarme — “il mondo è pericoloso”, “stai attento a tutto” — può lasciare un’impronta profonda. Quando la comunicazione di un genitore è costantemente ansiogena, il corpo impara a vivere in allerta: paura, tensione, controllo ed... evitamento. In psicoterapia è possibile riconoscere queste radici, dare un nome ai sintomi d’ansia e costruire un modo più sicuro di stare nel mondo.



grazie per il tuo prezioso video!

Vecna colpisce quando i personaggi sono isolati, sopraffatti, pieni di colpa.Non attacca la forza, ma la vulnerabilità l...
25/01/2026

Vecna colpisce quando i personaggi sono isolati, sopraffatti, pieni di colpa.
Non attacca la forza, ma la vulnerabilità lasciata sola.
Le emozioni non elaborate funzionano allo stesso modo: quando vengono ignorate, negate o tenute in silenzio, non scompaiono. Trovano altre strade per farsi sentire, spesso più intense e dolorose.
In terapia il lavoro non è eliminare le emozioni difficili, ma riconoscerle, dare loro un significato e integrarle in modo sicuro.

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