Barbara De Carli - Benessere & Didattica

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Benessere olistico, riequilibrio emozionale, recupero energetico, apprendimento personalizzato, ascolto empatico, foreign language tutoring, catsitting professionale: cosa posso fare per voi?

Oggi vi condivido (dalla pagina/blog ANIMA - UN VIAGGIO INFINITO) un argomento per molti scomodo, doloroso, fastidioso. ...
28/03/2026

Oggi vi condivido (dalla pagina/blog ANIMA - UN VIAGGIO INFINITO) un argomento per molti scomodo, doloroso, fastidioso.

Parliamo della cosa più inevitabile della :
La .

Ci si può, ci si deve preparare?
La si può accettare, interiorizzare, smettere di temerla?

Chissà.
Ognuno di noi fa il suo percorso.
Ma una riflessione in merito è cosa buona e giusta. 💪🙏

Buona lettura!

LA MORTE È DI VITALE IMPORTANZA. PERCHÈ DOBBIAMO MORIRE??

DAL PUNTO DI VISTA SPIRITUALE.

"Ogni cosa accade quando deve accadere"

Il titolo del post è "preso in prestito" dal titolo di uno dei libri più belli scritti, secondo me, dalla Dr.ssa Elisabeth Kübler Ross. Se vi capita, leggetelo.

Oggi, con questo post, voglio parlarvi più genericamente della morte. In questa società, la morte è un argomento TABÙ, non se ne deve parlare e quando se ne parla bisogna o fare gesti scaramantici (con la vana e illusoria speranza che a noi non accada mai o non accada in un futuro molto prossimo) o, quando si parla del trapasso di una persona, si dice: "Poverino/a, quanto mi dispiace, non doveva andare così".

La MORTE in questa società, viene vista come una cosa negativa. Non è un caso.

Questa società è un tipo di società molto materiale e molto EGO-CENTRICA. Si basa principale sull'importanza: "dell'apparire, del profitto puramente economico, del possedere beni materiali, dell'avere…" quindi tutte cose, strettamente legate all'ego. (di esempi potrei farne all'infinito).

Non solo:

Raramente viene dato spazio, nei principali mass media (TV, giornali) a questo tema, preferendo temi che generano paura (guerre, omicidi, dibattiti politici che generano divisione).

Non viene quasi mai dato spazio a temi spirituali e le poche volte che accade, vengono bollati come "teorie new age". Non esiste, per lo meno che io sappia (se diversamente ditemi quale trasmissione se ne parla) una trasmissione dove si parla delle persone scientifiche che hanno parlato della spiritualità nei principali canali italiani (alcune trasmissioni sono relegate a canali regionali), anche se so che in passato ci sono state delle trasmissioni che ne hanno parlato, il problema è che non viene dato uno spazio apposito (almeno che io sappia).

Naturalmente è logico e coerente dirvi che se io, e te che stai leggendo questo post, stiamo vivendo in questo periodo, un motivo ci dev'essere.

Insomma la morte la si cerca di esorcizzarla, non pensandoci. In realtà, l'essere umano, alla morte, ci pensa. ECCOME se ci pensa. Ognuno di noi poi cerca o di non pensarci, oppure di iniziare una propria ricerca spirituale.

La morte, dal mio punto di vista, è un argomento della quale bisognerebbe parlarne, senza paura o essere accreditati "negativi" o "depressi"; perché la morte, amici miei, arriverà per tutti. Sia che a voi piaccia, sia che a voi non piaccia.

Bisognerebbe che già a scuola ci sia un'educazione alla morte. Che ai bambini venisse spiegato che è un'evento naturale, che non accade PER FORZA quando si è vecchi, che può accadere in qualsiasi momento.

Ecco perché è importante: Si inizierebbe a capire che in ogni momento può capitare, aiutando le persone a vivere e godere di più il presente, il qui e ora, i sensi di colpa legati alla "mancanza improvvisa" non ci sarebbero perché ci sarebbe la consapevolezza che ogni momento può essere l'ultimo:

Ad esempio guardate cos'è successo con il covid (e non voglio entrare nel merito del covid/vaccini in sé): persone che venivano portate via in ambulanza, senza poter parlare con i propri famigliari, morivano venivano messi in una bara sigillata, senza dare la possibilità ai famigliari di "VEDERE" il volto o il corpo del proprio caro appena defunto. Certo, poi sono subentrate le videochiamate. Ma dopo. Insomma ha fatto tanti danni psicologici. Anche perché la gente non era pronta alla morte.

Quindi ecco perché è importantissimo un educazione alla morte.

ORA VEDIAMO LA MORTE DA UN PUNTO DI VISTA SPIRITUALE.

"Il caso non esiste. Ogni cosa avviene nel momento😊iù giusto"

L'ANIMA SI DISINCARNA QUANDO È PRONTA.

Si tende a pensare che tutta la nostra vita sia dettata dal caso. Ogni cosa accade così, a caso e poi una volta trapassati o esiste l'oblio o la dannazione/salvezza per l'eternità.

La morte del corpo umano, serve alla coscienza per finire quel tipo di esperienza (naturalmente dentro la vita di una persona non si fa solo un'esperienza, ma molteplici, qui mi riferisco all'esperienza della vita umana/terrena), in modo che andando nel regno spirituale, faccia il resoconto di quello che ha vissuto, di quello che ha fatto, di quello che poteva fare. Tutto ciò le serve poi per, con calma, pianificare la o le vite successive in modo più ottimale per la propria evoluzione.

(NATURALMENTE ogni anima è a sé. Non scrivo nei dettagli altrimenti il post diventerebbe un libro, capitemi :) )

I lavori della Dr.ssa Kübler Ross ne sono un'esempio. Per tanti anni è stata accanto a persone morenti e ha visto che anche se, per giorni certe persone erano in stato di semi coscienza per giorni, quando veniva il famigliare che, aveva chiesto di vedere lo stesso paziente in un periodo di lucidità, una volta che arrivava e che si vedevano, subito dopo espiravano.
Oppure persone che stavano per morire ma che non volevano morire davanti ai loro famigliari, una volta che andavano via, si lasciavano andare e morivano.

Non solo:

Molti casi di NDE (Near Death Experience) testimoniano, in questo caso, l'inverso ovvero la scelta di non morire, quando, in realtà, tutto porta alla morte (perché è una cosa che non doveva accadere): "persone che hanno vissuto un'esperienza che le hanno portate alla morte (il caso della dr.ssa Mary Neal che è stata per 30 minuti sott'acqua, quindi contro ogni regola scientifica, è stata successivamente rianimata e oggi vive in ottimo stato di salute, non soffrendo di nessun problema neurologico) sono ritornate, facendo capire che, effettivamente, una scelta esista.

Quindi si è visto come l'anima, sceglie quando andarsene. Adesso arriviamo a parlare del come, infatti molta gente potrebbe chiedersi: "E, ma il libero arbitrio, allora?" "Quindi quando succedono gli incidenti? Omicidi? Stermini? Quella è scelta o libero arbitrio??

Qui entriamo in un discorso molto più ampio.

Quello che ho imparato leggendo i libri delle persone scientifiche e che trattano la scienza (e attingendo da altre fonti) è che noi non siamo tenuti a sapere tutto, tutto, quando siamo in "forma umana". Questa cosa del voler sapere quando una cosa è data da una scelta dell'anima piuttosto che una cosa data dall'uso del libero arbitrio è una cosa dell'ego, perché vuole controllare. Noi, in quanto anime, sappiamo (a meno che non sia la prima volta che ci incarniamo sulla terra), conosciamo, comprendiamo ciò che accade quando ci si incarna in questo corpo. Sappiamo che:
(a meno che non siamo un'anima evoluta o comunque che la nostra venuta sulla terra non abbia come scopo la divulgazione/ricerca di questi temi) andremmo a perdere momentaneamente il ricordo di quello che siamo stati
che principalmente saremo guidati dall'ego, con tutte le cose che esso porta
potremmo non fare proprio tutto, tutto, quello che ci eravamo preposti di fare in quella determinata vita
sbagliare è uno dei modi principali per evolvere, se non facciamo determinate esperienze dettati da tutta quella che è la serie di eventi (scelta della vita, debiti karmici passati, indottrinamento sociale, lavoro su se stessi in maniera inconscia/conscia, comprensione di come funziona la realtà, ovvero che manifestiamo la realtà in base alla vibrazione che emettiamo e quindi in base ai pensieri, alle azioni che compiamo, libero arbitrio degli altri)
tutto questo è un "gioco": so che è difficile da accettare, perché subentra l'ego, ma tutto questo è una grande opera teatrale che serve all'anima per conoscersi meglio. Per comprendere tutto quello che può creare, fare, esperienziare. Per poi generare/creare altre realtà sempre diverse, perché tutto parte dall'UNO, che cerca di risposte, si chiede: "chi sono io?" "quali sono le mie vere potenzialità creative"

Certo è che l'anima, quando pianifica la sua vita sulla terra, parte con i buoni proposti. Non è legata all'ego e alle vibrazioni basse che "offre" la terra. Poi incarnandosi succede quello che deve succedere. Abbiamo altre vite per rimediare ai nostri errori e con questo non voglio dire che condivido certe azioni di certe anime. No, le abborro. Comprendo però che se esistono ancora anime che fanno determinate azioni e io vivo in quella determinata zona/periodo storico è perché ne devo trarne un insegnamento.

Per cui la MORTE avviene quando deve avvenire. Comprendo che, molti di noi, vogliono darne un significato quando accade, specialmente per anime decedute in maniera improvvise, ma non sta a noi (mentre siamo reincarnati) a saperne effettivamente le motivazioni del perché avvengono in quelle modalità.

Dobbiamo comprendere che per quell'anima non poteva essere altrimenti, è accaduto perché doveva accadere, perché quell'anima ha manifestato quel tipo di realtà; che essa sia per scelta avvenuta prima di nascere, per il proprio libero arbitrio o per il libero arbitrio di altri. MA HA UN SENSO.

Non solo:

Le cose accadono non solo per dare un significato all'anima coinvolta nella morte, ma anche per tutte le anime connesse con quell'anima e con l'evento che ha portato alla morte. Siamo tutti collegati.

Tutto questo dovrebbe, come detto in precedenza, essere una cosa che se ne dovrebbe parlare, a livello sociale. Vogliamo toglierci la parte "spirituale"? ok.
Ma almeno che ci sia un educazione alla morte, anche senza tutto il contesto spirituale, perché credo che il pensiero di morire e il vivere un lutto possano essere migliore, a livello emotivo, l'esperienza."

Che ne pensate?
Scrivetelo nei commenti...

NON SI DIVENTA CIO' CHE NON SI E'(Di Patrizia Coffaro)A un certo punto bisogna dirsi la verità, non tutti sono capaci di...
26/03/2026

NON SI DIVENTA CIO' CHE NON SI E'

(Di Patrizia Coffaro)

A un certo punto bisogna dirsi la verità, non tutti sono capaci di dare quello che tu cerchi. Non perché non vogliano, ma perché non lo hanno e continuare a cercarlo lì diventa solo un modo per farsi male da soli.

Se una persona è fredda, non è insistendo che diventerà accogliente. Se uno non sa sostenere, non è spiegandogli meglio che improvvisamente saprà farlo. Se all’inizio ti mettono su un piedistallo, poi cambiano stanza e fingono che tu non esista, non è colpa tua. Se una persona è immatura, non è con l’intensità che diventa profonda. Se una persona è ambivalente, non è rincorrendola che sceglie. Finché sei semplice, restano, quando per loro diventi complessa, arretrano.

Il problema nasce quando continui a tornare nello stesso punto sperando che, questa volta, succeda qualcosa di diverso. Quando ti dici forse oggi capirà, forse adesso mi sentirà, forse stavolta sarà diverso, forse capirà cosa sto vivendo... e invece no. Succede la stessa cosa di sempre, solo che tu sei un po’ più stanco.

La delusione non arriva perché l’altro è quello che è, arriva perché tu continui a chiedere a quella persona di essere altro e ogni volta che non succede, perdi un pezzo di fiducia, non in lui, ma in te.

La delusione umana non nasce da un singolo episodio, nasce dal tempo. Dal tempo passato ad aspettare qualcosa che non arriva, dal tempo speso a dare spiegazioni, a giustificare comportamenti, a dirsi che in fondo non è così grave. È una cosa che cresce piano, quasi senza farsi notare, finché un giorno ti accorgi che sei stanco, non arrabbiato, stanco.

All’inizio non vuoi vederla, preferisci pensare che sia solo un momento, che tutti hanno i loro problemi, che nessuno è obbligato a capire fino in fondo. Ti dici che sei tu quello sensibile, quello che sente di più, quello che magari si aspetta troppo e quindi ti ridimensioni, non fai scenate, non chiedi troppo, non pretendi... vai avanti.

Il problema è che andare avanti, quando lo fai sempre da solo, alla lunga pesa. Pesa soprattutto quando senti che dall’altra parte non c’è lo stesso movimento, non la stessa attenzione, non lo stesso interesse, la stessa disponibilità a fermarsi un attimo e ascoltare l'altro.

La delusione arriva quando capisci che sei tu quello che cerca il contatto, che apre il discorso, che prova a spiegare come si sente e dall’altra parte trovi risposte vaghe, frasi di circostanza, silenzi che non accolgono. Anzi, dai quasi fastidio... non succede una volta, succede sempre, ed è lì che qualcosa dentro comincia a tirarsi indietro ed è per questo che tanti rapporti sin incrinano.

Molte delusioni nascono perché diamo per scontato che l’altro funzioni come noi. Se per te è naturale ascoltare, pensi che lo sia anche per chi hai davanti. Se per te è normale esserci quando qualcuno sta male, dai per scontato che sia così per tutti. Ma non è vero... non lo è mai stato.

Ci sono persone che non sanno stare emotivamente, non perché siano cattive, ma perché non hanno gli strumenti. Magari sono bravissime a fare, a risolvere, a parlare di cose pratiche. Ma quando entri nel campo delle emozioni, spariscono, rimangono impassibili, non sanno accogliere, supportare... e che fanno? Cambiano discorso, minimizzano, razionalizzano. Oppure si chiudono e tu resti lì, con la sensazione di aver parlato a vuoto.

Il punto è che continui a provarci. Continui a tornare nello stesso punto sperando che, prima o poi, succeda qualcosa di diverso. Speri che l’altro capisca senza dover spiegare ancora. Speri che colga un segnale, un’espressione, un silenzio, che faccia quel mezzo passo che cambierebbe tutto e invece no, non succede.

E ogni volta che non succede, non fai scenate, non esplodi. Ti dici solo: “Ok, non importa”. Ma dentro qualcosa si ritira, un po’ meno fiducia, un po’ meno voglia di raccontarti... meno apertura.

A un certo punto bisogna essere onesti con se stessi, non tutti sono in grado di dare quello che tu cerchi, non perché non vogliano, ma perché non lo hanno e continuare a chiederlo lì diventa solo un modo per accumulare frustrazione.

Se una persona è emotivamente fredda, non è insistendo che diventerà accogliente. Se uno non sa sostenere, non è spiegandogli meglio che improvvisamente imparerà a farlo. Se qualcuno si tira indietro ogni volta che le cose diventano vere, non è colpa tua. È il suo limite. Ma diventa un problema quando tu continui a ignorarlo.

Una delle delusioni più difficili da accettare è quella che arriva dalle persone più vicine. Perché lì entra in gioco il famoso... dovrebbe. Un genitore dovrebbe capire, un fratello o un partener dovrebbe esserci, un amico dovrebbe sostenere, ma il ruolo non garantisce la capacità emotiva... mai.

Ci sono genitori che non hanno mai imparato ad ascoltare. Ci sono fratelli che sanno esserci solo quando tutto va bene. Ci sono amici che funzionano solo finché non tocchi qualcosa di scomodo. Un partner ti è vicino fino a che non crei problemi o sei serena... E accettarlo fa male perché significa rinunciare all’idea che quel rapporto possa diventare quello che avevi immaginato.

E ora arriva la chicca... Un’altra grande delusione arriva quando ti accorgi che alcune persone sono capaci di grande empatia… ma non con te. La mostrano fuori, in pubblico, con chi guarda. Sanno dire le parole giuste, sanno fare la parte di quelli sensibili, disponibili, presenti. Ma quando si tratta di stare davvero con qualcuno che conoscono, che vedono ogni giorno, che non ha bisogno di scena, lì no, lì si sottraggono.

E questo confonde, perché pensi che allora non è vero che non ne sono capaci, è che con me non lo fanno. E fa male, fa male perché ti costringe a guardare una realtà che non ti piace, non tutti danno valore alle stesse cose.

La delusione più profonda non è quando qualcuno ti dice di no... è quando non ti vede. Quando parli e senti che dall’altra parte non c’è interesse reale, quando ti apri e senti che quello che dici viene ridotto, sminuito, spostato, quando hai bisogno e capisci che non è il posto giusto dove appoggiarti.

A quel punto succede una cosa importante, smetti di arrabbiarti di discutere di chiarire. Non perché non ti importa più, ma perché hai capito che spiegare non serve e quando spiegare non serve, continuare a restare diventa solo una forma di accanimento contro te stesso.

Cosa fare, allora?

La prima cosa è smettere di cercare conferme dove non arrivano. Non per orgoglio o per punizione, ma per rispetto verso di te. Ogni volta che torni a chiedere attenzione a chi non te la dà, ti stai dicendo che il tuo bisogno vale meno della sua incapacità.

La seconda cosa è ridimensionare le aspettative. Non eliminarle, ma renderle reali. Questa persona cosa può davvero darmi? Non cosa dovrebbe, non cosa vorrei... cosa può. Se può darti solo superficialità, non aspettarti profondità, se può darti solo presenza a tratti, non costruirci sopra sicurezza emotiva. Ridimensionare non significa diventare freddi, significa smettere di farsi illusioni.

La terza cosa è imparare a riconoscere dove puoi stare senza doverti spiegare troppo. Le persone giuste non sono quelle che fanno grandi discorsi, sono quelle che restano, che ascoltano senza minimizzare, che non hanno bisogno di essere convinte che stai male.

E poi c’è una cosa che fa paura, ma che libera... accettare che alcune relazioni non cresceranno mai più di così. Possono restare, sì, ma con un altro peso. Con un altro spazio, senza aspettative che fanno male.

La delusione non sparisce di colpo, ma cambia forma. Diventa lucidità e confine. Diventa la capacità di dire: “Qui posso arrivare fin qui, oltre no”.

E quando smetti di aspettarti da chi non può dare, succede qualcosa di importante... torni a sentire meno rabbia e più pace. Non perché il mondo sia diventato migliore, ma perché tu hai smesso di andare a sb****re sempre contro lo stesso muro.

La delusione umana, alla fine, non ti insegna a chiuderti. Ti insegna a scegliere meglio dove aprirti e questa, per quanto faccia male, è una forma di maturità emotiva che non tutti raggiungono. Ma quando arriva, cambia tutto.

Arriva un momento in cui devi smettere di spiegare, di giustificare, di aspettare. Non per chiuderti o per diventare duro... ma per smettere di sprecare energia dove non torna indietro.

E questo è forse l’atto più difficile, accettare che alcune persone, anche se fanno parte della tua vita, non sono il posto giusto dove appoggiarti quando stai male. Possono restare, ma con un altro peso, con un altro spazio, più realistico.

XO - Patrizia Coffaro

24/03/2026

Riflettevo da parecchio tempo su quanto le che vediamo, o che il nostro percepisce anche inconsciamente, rimangano dentro di noi.

Scatenando, a volte, improvvisamente, stati d'animo inquieti, sgradevoli, angosciosi.

Vi condivido un interessante spunto di riflessione 🙏

L'IMMAGINE CHE TI ENTRA DENTRO. CoME LA PSICHE VIENE PLASMATA DA CIO CHE VEDE

Viviamo immersi in un flusso di immagini che non scorrono semplicemente davanti ai nostri occhi: entrano, sedimentano, modellano.

La psiche non è un vetro trasparente, è una membrana viva, permeabile, che assorbe ciò che vede e lo trasforma in stati emotivi, impulsi, memorie implicite.

Le ricerche sulla violenza mediatica mostrano che l’esposizione a scene cruente attiva circuiti neurobiologici legati allo stress, alla paura, alla risposta di allarme, lasciando tracce che possono amplificare ansia, irritabilità, ipervigilanza.

Ciò significa che non serve assistere a un trauma in prima persona: anche la sola visione ripetuta di immagini violente può generare reazioni simili a quelle di un’esposizione indiretta al trauma, come confermato dagli studi sulla traumatizzazione vicaria e sull’impatto psicologico dei contenuti disturbanti diffusi dai media.

La mente non distingue nettamente tra ciò che accade fuori e ciò che accade dentro.

Quando osserviamo un atto violento, il sistema dei neuroni specchio si attiva, simulando internamente ciò che vediamo. È come se una parte di noi venisse trascinata nella scena, costretta a reagire, a difendersi, a contrarsi.
E ogni contrazione lascia un’impronta.

Le immagini non sono mai neutre: sono vettori di frequenze emotive che penetrano nelle nostre matrici interiori, nutrendo aspetti dell’ego che vivono di reattività, paura, eccitazione compulsiva. Così, senza accorgercene, diventiamo il risultato di ciò che guardiamo.

Lo stesso accade con le immagini sessuali, che attivano meccanismi psichici profondi, spesso inconsci.

La sessualità, che nasce come forza vitale, simbolica, creativa, viene deviata quando l’immagine esterna impone un modello di eccitazione che non nasce dal corpo ma dalla stimolazione artificiale.

La neuropsicologia mostra come l’esposizione a contenuti sessuali possa alterare i circuiti della ricompensa, condizionando desideri, aspettative e perfino la percezione dell’altro, che rischia di essere ridotto a oggetto di stimolo anziché soggetto di relazione.

L’immagine diventa così un imprinting che riorganizza la nostra energia erotica, spostandola verso forme di gratificazione immediata e disancorata dal sentire.

In entrambi i casi, ciò che realmente si muove non è l’immagine in sé, ma le matrici dell’ego che essa risveglia.

Ogni immagine è un nutrimento psichico: alcune parti interiori si attivano, altre si indeboliscono, altre ancora vengono anestetizzate.

La psiche si modella per risonanza e ciò che assimiliamo dall’esterno diventa materiale con cui l’inconscio costruisce reazioni, fantasie, paure, desideri. È un processo silenzioso, ma potentissimo.

Per questo prestare attenzione a ciò che guardiamo non è moralismo, è igiene interiore.

È riconoscere che l’immagine è un atto di penetrazione psichica che entra dentro di noi, tocca e modifica.

Le ricerche sul sovraccarico di contenuti traumatici mostrano come l’esposizione continua a immagini disturbanti possa alterare l’umore, la percezione del mondo, la fiducia negli altri, generando una sorta di “inquinamento emotivo” che si accumula nel tempo. E se questo vale per la violenza, vale anche per tutto ciò che stimola in modo compulsivo, incluso l’erotismo mediatico che plasma la sessualità dall’esterno anziché lasciarla emergere dall’interno.

La verità è che l’immagine non si limita a essere vista: ci modella. E ogni volta che permettiamo a un contenuto di attraversarci, stiamo autorizzando una trasformazione. Alcune immagini elevano, altre deformano, alcune aprono, altre chiudono, alcune risvegliano la coscienza, altre la addormentano.

La responsabilità è nostra. Scegliere cosa lasciamo entrare significa scegliere chi stiamo diventando.

Claudia Pellegrino - La Papessa MW

Il   non è solo una data sul calendario.È un respiro più lungo. È luce che resta qualche minuto in più. È la promessa si...
21/03/2026

Il non è solo una data sul calendario.
È un respiro più lungo. È luce che resta qualche minuto in più. È la promessa silenziosa che dopo ogni inverno qualcosa torna a fiorire.

La non fa rumore quando arriva.
Non chiede permesso. Cambia l’aria piano, scioglie il freddo, rimette in circolo la speranza.

È la dei ricominciamenti gentili.
Di ciò che sembrava fermo e invece stava solo preparando radici più profonde.
Di chi ha attraversato il gelo e ora sente che può, finalmente, aprirsi.

Che questo 21 marzo sia un invito:
a lasciare andare ciò che pesa,
a dare spazio a ciò che cresce,
a fidarsi dei propri tempi come fanno i fiori.

Non tutto sboccia insieme.
Non tutto ha la stessa luce.
Ma ogni cosa, quando è pronta, trova il suo modo di .

Che la primavera porti nuovi inizi, sogni che prendono forma, energie che tornano a vibrare.
Che porti coraggio, leggerezza e quella bellezza semplice che ricorda che, nonostante tutto, la vita sa rinnovarsi.

Buon inizio di primavera.
Che sia un tempo di luce, dentro e fuori. 🌸

👣 Festa del Papà: l’energia di chi ci ha insegnato a camminareNel cammino della vita il padre non è solo una figura: è u...
19/03/2026

👣 Festa del Papà: l’energia di chi ci ha insegnato a camminare

Nel cammino della vita il padre non è solo una figura: è un’energia.
È la forza che ci spinge ad uscire nel mondo, a fare il primo passo, a trovare il nostro posto nella vita.

Nel linguaggio dell’anima, il padre rappresenta la direzione, il coraggio, la capacità di andare avanti anche quando la strada non è chiara.

A volte i padri insegnano con le parole.
A volte con i silenzi.
A volte semplicemente con la loro presenza.

E anche quando il rapporto è stato complesso o imperfetto, l’energia paterna rimane una parte importante del nostro equilibrio interiore: quella che ci ricorda che possiamo stare in piedi, scegliere la nostra strada e fidarci della vita.

Oggi può essere un giorno speciale per ringraziare:
il papà che ci ha accompagnato, quello che ci ha insegnato qualcosa attraverso la sua storia, o anche l’energia paterna dentro di noi che ci aiuta a manifestare i nostri sogni nel mondo.

Perché crescere, in fondo, è anche imparare a riconoscere le radici che ci hanno dato la forza di volare.

Buona Festa del Papà a tutte le anime che custodiscono e trasmettono questa energia. ✨

         Cambiamento: positivo o negativo?Comunque, richiede capacità di   e  .E, a volte, "resistenza" ai suggerimenti ...
16/03/2026



Cambiamento: positivo o negativo?
Comunque, richiede capacità di e .
E, a volte, "resistenza" ai suggerimenti altrui, specie se non richiesti, troppi e contraddittori, per non perdere la centratura e la direzione della nostra vita.

Il rimedio ideale? WALNUT (Fiori di Bach).

www.benessere-didattica.it

Condivido dall'amica e collega Antonella Napoli  🙏❤       "È chiaro che dobbiamo separare distintamente gli stadi evolut...
14/03/2026

Condivido dall'amica e collega Antonella Napoli 🙏❤



"È chiaro che dobbiamo separare distintamente gli stadi evolutivi dalle Anime per potere discriminare con chiarezza in che momento è la persona che ci visita, poiché se la sua "depressione" ubbidisce ad un processo di smantellamento degli attaccamenti della personalità per ampliare le sue mire verso lo spirito che gli dà vita, questo poco ha a che vedere coi sintomi depressivi che possono trovarsi in un'altra Anima che è ancora nella formazione della propria personalità in modo da potersi muovere autonomamente nel mondo, e quindi gli approcci di lavoro saranno notevolmente diversi.

Per questo il terapeuta floreale deve essere formato nella scienza dell'Anima e lasciare così il caos esistente, il confronto tra i diversi modelli clinici che lottizzano le diverse parti del processo di sviluppo dell'Anima, ed integrare le diverse messe a fuoco terapeutiche esistenti da una visione che mantenga la vista centrata sull'Anima come asse dell'esperienza sulla Terra"

(Tratto da: La notte oscura dell'anima - Quando la depressione ubbidisce allo spirito (Luis Jiménez)
Il resto dell’articolo qui: https://fioriperlanima.com/la-notte-oscura-dell-anima-2.html)

              Inevitabile, in questi giorni, scambiare pareri, punti di vista, a volte critiche, a volte incoraggiamenti...
12/03/2026



Inevitabile, in questi giorni, scambiare pareri, punti di vista, a volte critiche, a volte incoraggiamenti. Siamo esseri umani e viviamo in un contesto sociale.
E quanto succede ci ha aperto una falla sotto i piedi. Con il bisogno di confrontarci tra noi.

Ma da oggi in poi cercherò di cambiare frequenza.
Di parlare solo di quello che CIASCUNO DI NOI potrebbe fare per stare meglio, vivere il quotidiano, affrontare il momento.
Come operatrice in discipline bio-naturali, consulente del benessere emotivo, insegnante e formatrice, credo che sia la mia missione, in questo momento più che mai.

Quindi: feet on the ground, and head in the clouds 💖🙏
La vita deve andare avanti, proviamo a capire come.

Vi abbraccio tutti.

🙏🙏🙏💖💖

E oggi parliamo dell'importanza di imparare bene la     ❤(Vi piace la mia avatar-doll comprensiva di studenti?  😇) Se vo...
11/03/2026

E oggi parliamo dell'importanza di imparare bene la ❤

(Vi piace la mia avatar-doll comprensiva di studenti? 😇)

Se volete iniziare, riprendere, perfezionare il vostro inglese con metodo individuale, totalmente personalizzato, scrivetemi su:
Didattica@benessere-didattica.it

🙏

https://www.speakup.it/explore/tips-resources/grammatica-inglese-come-studiarla_3003?fbclid=IwdGRzaAP4LqJjbGNrA_guj2V4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHmmVH-7nEErnCi9hMXiEg-fYVWxx78-Z8v1zQ6Y4ynMbERYFB8fpKKMqB4Zx_aem_HbUxNbOHDjp7AUNS-OyR8A&sfnsn=scwspwa

                  Il primo fiore che sboccia, anzi, quasi "esplode" nei nostri parchi è quello che il Dr Bach aveva rico...
08/03/2026



Il primo fiore che sboccia, anzi, quasi "esplode" nei nostri parchi è quello che il Dr Bach aveva riconosciuto come rimedio per chi teme di perdere il controllo della propria mente o delle proprie azioni, con pensieri ossessivi o impulsi incontrollabili.

Aiuta a ritrovare calma e fiducia in sé stessi, liberando dalla paura del collasso mentale o emotivo. È il rimedio della resa consapevole, che trasforma la tensione estrema in serenità e apertura mentale.

Pensi che possa esserti utile?
Contattami su:
Benessere@benessere-didattica.it..e condividi! 💐🙏

    Alle donne che ogni giorno tengono insieme il mondo senza fare rumore.A quelle che lottano, che costruiscono, che ca...
08/03/2026



Alle donne che ogni giorno tengono insieme il mondo senza fare rumore.
A quelle che lottano, che costruiscono, che cadono e si rialzano con una grazia che non chiede applausi.

L’8 marzo non è solo una data, non è un fiore, non è una frase fatta.
È memoria, è forza, è strada aperta da chi ha camminato prima e coraggio di chi cammina adesso.

Auguri alle donne che sanno essere tempesta e rifugio.
A quelle che trasformano le ferite in consapevolezza, la paura in scelta, il sogno in progetto.
A chi ama con profondità, a chi dice no quando serve, a chi si prende spazio anche quando il mondo prova a ridurlo.

Auguri alle donne imperfette, vere, luminose nella loro autenticità.
A chi studia, lavora, cresce figli o idee, a chi cambia vita, a chi ricomincia.
A chi ogni giorno dimostra che la forza non è durezza, ma presenza.

Che questa giornata non sia solo celebrazione, ma rispetto quotidiano.
Non solo parole, ma possibilità.
Non solo mimose, ma diritti, voce, ascolto.

Alle donne: grazie.

(Dal web, Come un Gatto in un Campo. Che già, come titolo di pagina, mi piace assai.) Dedicato a tutti voi. E a me stess...
04/03/2026

(Dal web, Come un Gatto in un Campo. Che già, come titolo di pagina, mi piace assai.)

Dedicato a tutti voi.
E a me stessa.

💪❤

"Capita.
Capita di crollare, di sentire di non farcela,di non avere le forze, le energie,il coraggio.Non importa cosa è successo,non importa se è stata una cosa soltanto o una serie di piccoli intoppi, se c'è sicuramente qualcuno nel mondo che sta peggio di te o se chi abbiamo intorno non riesce a comprendere la nostra difficoltà.
Ognuno ha il suo metro di misura, a volte si possono sopportare cose enormi - ma talmente enormi da chiedersi dove si sta trovando la forza - per poi crollare per uno sguardo, una parola o più semplicemente per la loro mancanza.
E quando succede, dobbiamo imparare ad ascoltarci, a prendere del tempo, dobbiamo avere l'ardire di osservarci.Non solo guardarci, purtroppo non basta, ma osservarci.
Perché se anche si ha comprensione e accoglienza per chi amiamo,quasi mai si riesce a fare altrettanto per noi stessi per i nostri bisogni, per le nostre difficoltà.
Non fa niente se il problema è causato dall'ambiente che ci circonda o da una situazione che ci portiamo dentro,sai? Il dolore dell'anima è dolore e purtroppo non basta prendere una medicina per guarirlo.
E allora lo so, oh quanto lo so, che cerchiamo di essere sempre la migliore versione di noi stessi, che ci sproniamo ad essere forti e resistenti e resilienti...ma quando è troppo faticoso, bisogna arrendersi. Non per sempre, ma sicuramente per un po'. Nessuno correrebbe la maratona di New York con una gamba rotta, giusto? Terrebbe il gesso, farebbe riabilitazione, andrebbe prima a camminare piano piano per poi aumentare il passo e tornare a volare via, veloce come il vento.
Quindi siediti lì per un attimo, permettiti di essere spiazzato e affranto, permettiti di non sapere che fare o da che parte andare.
L'essere umano ha infinite risorse dentro di sé e ci sarà una mattina in cui avrai fatto scorta sufficiente di riposo e buoni pensieri per sentire che i tuoi piedi ti reggono nuovamente e quello sarà il momento giusto per ricominciare a camminare. Farlo prima sarebbe prematuro e ti farebbe solo cadere di nuovo dopo pochi passi.
Concediti il lusso di essere debole, adesso.
Riposa, guerriero stanco.

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Milan

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Perché il benessere fisico, emotivo, mentale e spirituale crea allievi migliori, in grando di approfondire qualunque aspetto della materia che desiderano imparare, li rende curiosi, “sani” dentro e fuori, pronti a diventaee una fucina di idee e punti di vista.

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Perché nel mio cammino di tutor linguistico e consulente del benessere emotivo ho spesso visto clienti diventare allievi, ed allievi diventare clienti, laddove l'allievo con difficoltà richiedeva un supporto emotivo, e il cliente che iniziava a beneficiare del percorso con le essenze floreali sviluppava una curiosità verso l'apprendere.

Non sempre le due cose si intersecano, ma quando accade, la sinergia raddoppia i risultati.