Giulia Amandolesi Porcù - Psicologa

Giulia Amandolesi Porcù - Psicologa Servizi di consulenza e supporto psicologico;
Coaching alimentare;
Empowerment individuale;
Promozione del benessere.

Oggi si parla di mamme.Ma non esiste un solo modo di esserlo, né un solo modo di sentirsi figlie o figli.C’è chi nella p...
10/05/2026

Oggi si parla di mamme.
Ma non esiste un solo modo di esserlo, né un solo modo di sentirsi figlie o figli.

C’è chi nella propria madre trova casa, chi distanza.
Chi si sente capita, chi ancora cerca uno sguardo, una parola, un riconoscimento.
Ci sono legami che fanno sentire al sicuro e altri che lasciano ferite difficili da nominare.
Madri presenti, assenti, amorevoli, invadenti, fragili, silenziose.
Madri che ci hanno insegnato tanto.
E madri da cui abbiamo imparato anche cosa ci è mancato.

Perché il rapporto con una madre non è mai una sola cosa.
Può essere amore e fatica, gratitudine e rabbia, vicinanza e bisogno di spazio.
Può cambiare nel tempo, rompersi, ricucirsi, trasformarsi.

E poi ci sono i desideri: quello di avere una madre diversa, quello di diventarlo, quello di non esserlo.
Ci sono assenze, lutti, distanze, storie che oggi fanno più rumore del solito.

Magari in queste parole trovi qualcosa che ti somiglia.
Magari no, e va bene così.

Oggi non è solo una festa.
Per qualcuno è gioia, per altri nostalgia, mancanza, confusione.
Ognuno attraversa questa giornata a modo suo.

Quante volte un errore ha preso tutto lo spazio?Un dettaglio storto, una parola detta male, una scelta che rifaresti div...
04/05/2026

Quante volte un errore ha preso tutto lo spazio?

Un dettaglio storto, una parola detta male, una scelta che rifaresti diversamente.. e all’improvviso è come se non esistesse più nient’altro.

Come se quel puntino nero si allargasse fino a coprire il foglio intero.
Eppure il foglio resta lì.
Bianco. Ampio. Pieno di tutto quello che c’è stato e che continua a esserci.

È strano come la mente sappia essere così selettiva: si aggrappa a ciò che non torna, a ciò che disturba, e lascia sullo sfondo tutto il resto.

Ma la tua vita non è quell’errore.
Non è quel momento, né quella crepa.

È l’insieme.

E forse, a guardarla da un passo più indietro, sono proprio quei segni fuori posto a renderla viva, riconoscibile, tua.

Il lavoro è una parte stabile delle nostre giornate.  Ha a che fare con ritmi, energie, attenzione.Quando un contesto la...
01/05/2026

Il lavoro è una parte stabile delle nostre giornate.
Ha a che fare con ritmi, energie, attenzione.

Quando un contesto lavorativo è sufficientemente sano, non occupa tutto lo spazio:
lascia margine, permette di staccare, non richiede di “recuperare” continuamente fuori da lì.

Quando invece non lo è, tende ad allargarsi:
resta nei pensieri, nel corpo, nel tempo che dovrebbe essere altro.

Per questo alcune condizioni non sono un extra,
ma ciò che rende possibile restare senza consumarsi.

Non tutto ciò a cui ci si abitua è sostenibile.

27/04/2026

Il messaggio vocale che tutti avremmo bisogno di ricevere ❤️

A volte pensiamo che la libertà sia qualcosa che riguarda “fuori” meno regole, meno vincoli, meno richieste.Andando un p...
25/04/2026

A volte pensiamo che la libertà sia qualcosa che riguarda “fuori” meno regole, meno vincoli, meno richieste.

Andando un po’ più a fondo, ci si accorge che la parte più complessa non è ciò che ci viene imposto dall’esterno, ma ciò che abbiamo imparato a imporci da soli.

Molti dei limiti che sentiamo non sono reali nel presente, ma interiorizzati: aspettative, modelli, standard che abbiamo fatto nostri nel tempo. E che continuiamo a seguire, anche quando non ci rappresentano più.

Essere liberi, allora, non significa fare tutto quello che si vuole. Significa riconoscere quei condizionamenti, e iniziare, gradualmente, a scegliere se restarci dentro o uscirne.

È un processo, non uno stato. E spesso passa da momenti scomodi: dubbi, senso di colpa, paura di essere giudicati o di deludere. Ma è proprio lì che si apre uno spazio nuovo: quello in cui le scelte iniziano ad assomigliarci davvero.

Forse la libertà non è assenza di limiti ma possibilità di scegliere quali limiti hanno ancora senso per noi.

A dicembre un amico mi ha detto “aspetta la primavera”, con quella calma di chi sa che certe cose arrivano sempre, anche...
23/04/2026

A dicembre un amico mi ha detto “aspetta la primavera”, con quella calma di chi sa che certe cose arrivano sempre, anche quando tu non ci credi più.
Io non ci credevo come chi è troppo dentro l’inverno per riuscire a vedere oltre. La primavera mi sembrava una promessa scritta in una lingua sconosciuta. Una cosa che esisteva, sì, ma non per me. Non in quel momento.
Poi è arrivato aprile. E con lui, piano, qualcosa si è mosso.
La primavera arriva sempre. Aveva ragione.
Arriva sempre, anche dentro.

Non sono il fiore che forse immaginava lui. Sono ancora un bocciolo e ho dovuto fermarmi su questa parola, tenerla un po’ in mano.
C’è qualcosa di strano e di bello nell’essere un bocciolo. Sei in quella soglia sottile tra il chiuso e l’aperto, tra quello che eri e quello che stai diventando. Ed è proprio lì, in quel mezzo, che sei più possibile ma anche più vulnerabile.
Forse è esattamente così che si sboccia?

Ripenso al mio amico, in questi giorni e come a volte qualcuno riesce a vedere per noi una primavera che noi, in quel momento, non riusciamo nemmeno ad immaginare. A come certe persone tengono la speranza per te, finché non sei pronta a riprenderla.
Che cosa rara. Che cosa preziosa 🌸



Ma i boccioli, in fondo, stanno per diventare qualcosa

la primavera arriva sempre. Aveva ragione il mio amico, Arriva sempre, anche dentro

E io non sono il fiore che immaginava il mio amico.
Sono ancora un bocciolo.

C’è qualcosa di strano e bello nell’essere un bocciolo:
sei già la cosa che diventerai,
ma hai ancora tutta la fragilità di chi non lo sa.
stare meglio e restare fragile.
Forse è esattamente così che si sboccia.

E ho pensato al mio amico — a come a volte qualcuno riesce a vedere per noi una primavera che noi, in quel momento, non riusciamo nemmeno ad immaginare.

17/04/2026

Quando una relazione finisce, non soffriamo solo per quello che è successo. Soffriamo anche per il modo in cui la nostra mente racconta quella fine.

La mente prova a dare senso al dolore ma spesso lo amplifica: dilata i tempi, idealizza ciò che è stato, cancella ciò che non funzionava e costruisce scenari in cui “non passerà mai”.
Non è debolezza. È un tentativo (imperfetto) di protezione.
Per questo, più che “smettere di pensarci”, può essere utile iniziare a osservare COME ci stiamo pensando.

Perché tra ciò che è accaduto e ciò che ci raccontiamo su ciò che è accaduto, c’è uno spazio.

Ed è lì che, piano piano, può iniziare a cambiare davvero qualcosa, perché non tutto ciò che senti è tutta la verità!

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