Giulia Amandolesi Porcù - Psicologa

Giulia Amandolesi Porcù - Psicologa Servizi di consulenza e supporto psicologico;
Coaching alimentare;
Empowerment individuale;
Promozione del benessere.

Ci sono momenti in cui inizi a sentirti “sbagliato”.Non abbastanza. Non visto. Non scelta.Ma il valore di una persona no...
04/02/2026

Ci sono momenti in cui inizi a sentirti “sbagliato”.
Non abbastanza. Non visto. Non scelta.

Ma il valore di una persona non nasce nel vuoto:
si costruisce e si mette alla prova dentro relazioni, dinamiche, contesti, aspettative.

A volte ci adattiamo troppo,altre volte restiamo dove non c’è spazio per chi siamo, altre ancora ci giudichiamo con parametri che non ci appartengono.

Il punto non è essere perfetti.
È capire dove stiamo cercando di essere riconosciuti,
con chi, e a quale prezzo.

Perché sentirsi “poco” non dice sempre qualcosa su chi sei. Spesso dice molto di ciò che ti circonda.✨

Gennaio per me è stato un mese di ripresa.Non quella luminosa e lineare che ci si racconta a inizio anno, ma una ripresa...
27/01/2026

Gennaio per me è stato un mese di ripresa.
Non quella luminosa e lineare che ci si racconta a inizio anno, ma una ripresa più vera: lenta, a volte burrascosa, altre in discesa, a tratti stancante e perché no anche possibilista.

Un inizio fatto di piccoli ritorni:
tornare ad avere più di energia al mattino,
riprendere alcune abitudini lasciate in sospeso, riassaporare momenti semplici riuscendo davvero a goderne, fare spazio a ciò che era stato messo in pausa, riprendere fiato mentre si procede con il proprio andamento.

Nella pratica clinica lo vedo spesso:
quando qualcosa torna a muoversi, non è mai “gratis”.
La ripresa chiede spazio, tempo, e una certa gentilezza verso i propri limiti.

Forse il punto non è partire forti, ma restare mentre si riparte.
Anche quando è faticoso.
Anche quando non è ancora chiaro dove si stia andando.

Buona ripresa anche a te e che sia gentile!💫

Essere amati non sempre significa essere capiti.A volte l’amore arriva sotto forma di presenza, di premura, di tentativi...
23/01/2026

Essere amati non sempre significa essere capiti.

A volte l’amore arriva sotto forma di presenza, di premura, di tentativi sinceri.
Arriva con le migliori intenzioni, con il desiderio di fare bene, di esserci, di non far mancare nulla.

Eppure può accadere che, pur dentro una relazione, ci si senta soli.
Perché essere capiti è un’esperienza diversa:
è sentirsi riconosciuti nel proprio modo di sentire,
anche quando è scomodo, fragile o difficile da spiegare.

Spesso ciò che viene chiamato amore prende la forma del consiglio, della soluzione, della rassicurazione veloce.
Ma non sempre questo incontra davvero chi siamo in quel momento.
Non sempre tocca il punto in cui avremmo bisogno di essere ascoltati, più che guidati.
Dare amore non significa automaticamente saper stare nell’ascolto. E riceverlo non significa sempre sentirsi visti.

Riconoscere questa differenza non serve a mettere distanza, ma a creare più verità nelle relazioni.
Perché l’amore che cura non è quello che arriva forte,
ma quello che riesce a fermarsi, restare, comprendere.

Il Blue Monday ci promette una spiegazione semplice per qualcosa che semplice non è.Le emozioni non seguono formule, né ...
19/01/2026

Il Blue Monday ci promette una spiegazione semplice per qualcosa che semplice non è.

Le emozioni non seguono formule, né obbediscono al calendario.
A volte però, quando una narrazione viene ripetuta abbastanza, finiamo per abitarla senza accorgercene.

Questo carosello non serve a negare la tristezza.
Serve a ricordare che, anche nei giorni difficili, la realtà è più ampia di una sola parola.

Scorrendo, troverai piccole cose che esistono nonostante tutto.
Non cancellano il dolore, ma lo tengono compagnia.

E forse oggi non è il giorno più triste dell’anno.
Forse è solo un giorno in cui possiamo scegliere dove posare lo sguardo.

Le buone notizie non risolvono tutto. Ma contano.Questa è una rubrica che porto avanti con un’intenzione precisa: non ig...
12/01/2026

Le buone notizie non risolvono tutto. Ma contano.

Questa è una rubrica che porto avanti con un’intenzione precisa: non ignorare ciò che è faticoso, ma non lasciare che sia l’unica cosa che vediamo.

Gennaio è spesso un mese più pesante sul piano emotivo: i ritmi ripartono, le energie sono basse, il carico di dicembre si sente ancora.
Proprio per questo, forse, dare spazio anche a ciò che funziona può diventare una forma di cura.

Quindi si è vero le buone notizie non aggiustano tutto.
Ma possono offrire un appoggio, una pausa, un piccolo sollievo.

E a volte, questo, è già molto.☀️

Siamo abituati a chiamare “traguardi” solo quelli visibili.Quelli con una data ufficiale, un rituale condiviso, un ricon...
09/01/2026

Siamo abituati a chiamare “traguardi” solo quelli visibili.
Quelli con una data ufficiale, un rituale condiviso, un riconoscimento sociale.
Eppure esistono passaggi che non finiscono nei calendari né nelle celebrazioni,
ma che spesso segnano le svolte più profonde della nostra vita emotiva.

La prima volta che vai al ristorante da sola senza sentirti fuori posto.
Il momento in cui, dopo una separazione, ti accorgi di stare meglio.
Quando torni a ridere senza sensi di colpa.
Quando ritrovi leggerezza.
Quando impari a stare con te stesso.
Quando riesci a essere un buon amico, una buona amica: presente, affidabile, autentico.

Cresciamo immersi in una lista di obiettivi “ufficiali”:laurea, relazione, matrimonio, figli
ma la maturità emotiva si costruisce spesso altrove.

Nei passaggi silenziosi.
Nei micro-cambiamenti.
Nelle scelte quotidiane che non fanno notizia,
ma che restano nella nostra storia e la orientano.

Questo carosello è uno spazio per riconoscere anche quei traguardi lì.
Quelli che non si vedono subito, ma che SI fanno un enorme differenza.

Il bisogno di controllo spesso viene scambiato per stabilità.In realtà nasce dalla paura: che qualcosa vada storto, che ...
06/01/2026

Il bisogno di controllo spesso viene scambiato per stabilità.
In realtà nasce dalla paura: che qualcosa vada storto, che il dolore non sia gestibile, che senza tenere tutto fermo si perda l’equilibrio.

Dal punto di vista psicologico, il controllo è un tentativo di ridurre l’ansia anticipando ogni possibile esito. Ma la vita non è un sistema chiuso. E più proviamo a trattenere ogni pezzo, più il costo emotivo cresce: tensione, iper-responsabilità, stanchezza.

La crescita non consiste nel far combaciare tutto, ma nel tollerare che alcune tessere si muovano senza che questo metta in discussione chi siamo.
La stabilità non è assenza di incertezza: è la capacità di restare presenti anche quando il quadro non è ancora chiaro.

Non sei chiamato a controllare il disegno.
Sei chiamato a stare, con il tuo posto, dentro qualcosa che si muove.





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