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Psicologo e Psicoterapeuta online e in studio Mi sono specializzato in Psicoterapia al CTS,(Nardone), ma uso anche la Mindfulness, l'Enneagramma e altri strumenti

Ti è stato detto che sei bipolare, maniaco-depresso, o ciclotimico, o borderline, o che hai un qualunque disturbo di per...
15/03/2026

Ti è stato detto che sei bipolare, maniaco-depresso, o ciclotimico, o borderline, o che hai un qualunque disturbo di personalità...narcisistico, istrionico, evitante, dipendente... (ce n'è per tutti i gusti), oppure ti hanno detto che sei Asperger (tra l'altro diagnosi ufficialmente dismessa ma che va tanto "di moda"), o è stato detto a tuo figlio, o tua figlia, che rientrano nello spettro autistico, o hanno l'ADHD, o che hanno "solo" un Disturbo Specifico dell'Apprendimento?
Questo ti aiuta e ti fa stare meglio, o aiuta e fa stare meglio i tuoi cari, oppure a lungo andare è diventato una gabbia dalla quale temi di non poter più uscire? Oppure, al contrario, una specie di divanetto sul quale adagiarti ma che poi, di nuovo, si è trasformato in una palla al piede che ti rende impossibile alzarti e correre?
O lo rende impossibile a tuo figlio, a un tuo fratello, compagno? Ed è stato fatto qualcos'altro oltre che prescrivere medicine?
Sei stato aiutato/a vivere una vita almeno normale, o meglio gioiosa, serena?
Oppure ti è stato detto che dipende solo dai geni e da qualche strana sostanza che corre nel tuo cervello, e su cui non ci puoi fare niente?
Certamente le malattie psichiche esistono, i disturbi esistono, le neurodivergenze esistono, ma le diagnosi psicologiche e psichiatriche non sono come quelle "fisiche", sono molto più soggettive e discrezionali, e infatti cambiano continuamente in base a molti fattori, non sempre chiari e non sempre scientifici... Ti aiuta invece sapere che nessuna predisposizione genetica, anche qualora ci fosse, è una condanna; che le buone abitudini, le buone relazioni e i piccoli cambiamenti possono diventare una palla di neve che innesca un cambiamento a valanga; che nella diversità può anche nascondersi un mare di creatività, di anticonformismo, spiritualità... e che talvolta si può essere trattati come brutti anatroccoli, impedendoti di scoprire che sei un bellissimo cigno, e che non accettare acriticamente tutto quello che ti viene raccontato ti può far entrare nella tana di BianConiglio.
Lo sapevi che i più grandi guaritori, e guaritrici, spesso sono proprio coloro che all'inizio avevano le più grandi ferite?

Riferimenti bibliografici:
"Primo, non curare chi è normale", Allen Frances, Bollati Boringhieri.
"Curare la Psichiatria", Andrea Vallarino.
"Aiutare i Genitori ad aiutare i figli", Giorgio Nardone ed equipe, Ponte Alle Grazie
"Lo studente strategico", Alessandro Bartoletti, Ponte Alle Grazie
Tutti i libri del Centro di Terapia Strategica e di Giorgio Nardone.
Scrivere, l'abilità dimenticata, Alessandra Venturelli, Mursia

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08/02/2026

̀ ̀discelta

NON ANDARE NEL BOSCO: POTRESTI INCONTRARE UNA GIUDICE(SSa), O UN'ASSISTENTE SOCIALE
A me sembra incredibile come nonostante dopo mesi e mesi, ormai, la quotidiana tortura psicologica della cosiddetta "famiglia del bosco", e dopo 50 anni dalla pubblicazione della "Pragmatica della comunicazione" e degli studi sui disturbi psichiatrici indotti da una comunicazione devastante, nessuno dei cosiddetti esperti, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, (salvo qualche rara eccezione), pedagogisti, medici, giudici, i relativi cosiddetti Albi, Ordini, e direi anche, se non fosse grottesco, neppure gli assistenti sociali, perché sì, anche loro in primo luogo, dovrebbero saperlo, quasi nessuno dica nulla, o finga di non vedere, quali effetti devastanti ha certamente, senza condizionale e senza congiuntivo, quale devastazione psicologica e psichiatrica hanno certamente e continuano a causare nella cosiddetta famiglia del bosco i trattamenti disumani a cui sono sottoposti.
Forse questo silenzio complice sussiste perché quello che scriverò vale per tutte le povere famiglie vittime di questa crudeltà e di questa ingiustizia, e quindi dirlo vuol dire opporsi a un sistema disumano e iatrogeno, che continua a esistere solo per corrotti motivi economici e politici.
Forse per incoscienza, io lo dico.
Che i bambini soffrano per essere separati dai genitori, e i genitori soffrano per essere separai dai figli, è ovvio ed evidente, per capirlo e saperlo non c'è bisogno di una laurea o di una specializzazione, anche se, ahimé, pare che neppure di questo si rendano conto coloro che con tanta crudeltà continuano quotidianamente a tenere separati i genitori dai figli, e idem tutti coloro che li supportano.
Ma ciò su cui vorrei indurre la riflessione è la lacerazione psichica interna a cui genitori e bambini sono sottoposti in questo crudele stillicidio, che il sistema pare considerare "normale", o cosa irrilevante, di poco conto, non degna di considerazione.
Quali sono queste lacerazioni, queste disgregazioni psicologiche a cui questo disumano e ignobile sistema sottopone sia bambini che genitori?
Detto in poche parole: i genitori devono smettere di essere se stessi, e devono addirittura nascondere la loro disperazione ai figli, pena il rischio di perderli definitivamente.
Allo stesso modo, i figli devono adeguarsi e adattarsi ai loro stessi torturatori e carcerieri, perché di questo si tratta, seppure di tortura psicologica, rendendosi conto, seppure in modo confuso, che il rischio è quello di perdere i loro genitori.
Ma esaminiamo nel dettaglio la questione partendo dal punto di vista dei bambini, perché questo rende più facile intendere il livello di crudeltà e di devastazione psicologica.
Dei bambini vivono, a loro dire felici, insieme ai loro genitori in una casa nel bosco. Non sono isolati e frequentano e giocano con gli altri bambini del luogo. Hanno un incidente di avvelenamento da funghi, d'accordo, così come ogni bambino può correre un pericolo a mare, sulle giostre, con dei bulli o in monopattino, ma per questo bisognerebbe sottrarre ai genitori tutti i bambini/minori che finiscono al pronto soccorso?
Torniamo ai bambini. Improvvisamente, e senza che loro possano capirne il perché, sono separati dai genitori.
Non sappiamo quali ragioni vengano a loro addotte: sappiamo, e sappiamo anche della loro insussistenza, quelle che vengono fornite legalmente e ai media.
E qui mi viene in mente la risposta di Konrad Lorenz alla domanda: gli animali soffrono, come gli umani, dinanzi alla prigionia e alla tortura? Lui risponde, perentoriamente: "non solo soffrono come gli umani (perlomeno riferendosi a quelli con un sistema nervoso evoluto), ma soffrono di più". Perché non possono comprendere il significato, non possono contestualizzare il perché di tanta sofferenza e crudeltà.
Un prigioniero politico che viene torturato e talvolta ucciso per la sua lotta per la libertà, sa perché viene torturato, per quanto orribile sia la situazione, ha agito per i suoi valori e principi, e ne affronta le conseguenze.
Anche una gazzella inseguita e infine divorata da un leone sa cosa sta succedendo, sa che quello fa parte della natura.
Ma un animale sottoposto a tortura non ne capisce il perché, non ha la minima idea di quando questo finirà, non può neppure elaborare un piano di fuga, o pensare che un giorno, come disse Imre Nagy, "sarà la storia a giudicare".
Ugualmente, quei bambini, non possono immaginare perché a loro venga inflitta tanta sofferenza. Cosa hanno fatto di male loro, o i loro genitori, perché vengano separati? Loro non venivano picchiati, non venivano maltrattati, quindi chi e perché li hanno separati? Hanno fatto qualcosa di male loro, i bambini, oppure i loro genitori, e non glielo si può dire? Per quale motivo? Inoltre, nonostante vorrebbero al più presto possibile tornare coi loro genitori, e non hanno idea se e quando questo sarà possibile (e non sappiamo cosa gli viene risposto, al riguardo), capiscono che è un argomento di cui è meglio non parlare, capiscono che comunque non potranno avere risposte. Non solo. Capiscono che stanno proprio con coloro che li hanno separati dai loro genitori. E quindi istintivamente provano rancore e rabbia contro di loro. Però non possono manifestare questa rabbia e rancore. Forse si rendono conto, inconsciamente, che più manifestano disperazione e depressione, più i loro genitori saranno allontanati. Probabilmente ogni loro manifestazione di squilibrio psichico verrebbe addebitata non alla tortura cui vengono sottoposti oggi, ma alle assurde ragioni per cui sarebbero stati separati dai genitori, e per le quali la cosiddetta casa-famigghia dove risiedono prende, ogni giorno, centinaia di euro di noi contribuenti.
Non solo. Sono 3 bambini. Sanno che ogni loro cedimento, ogni loro scoramento, tristezza, disperazione, si riverserà inevitabilmente anche sui loro fratellini, e sulla loro stessa mamma. Quindi sono costretti a farsi forza. Sono costretti a sembrare contenti di dover stare separati dai genitori, perché, è ovvio, sono proprio i loro carcerieri che li tengono separati da loro, e quindi non possono accusare i loro carcerieri, non possono lanciargli addosso piatti e cibo, suppellettili, sedie e comodini, come probabilmente sarebbero portati a fare, se si trovassero in una situazione di libertà e autenticità, come lo erano in quel bosco, che, manco a dirlo, il messaggio che deve arrivare a tutta l'Italia, o a tutto il mondo, è che non si può vivere nella natura, in bosco, in montagna, in campagna, perché se no si rischia che la propria famiglia venga distrutta dai dei giudici (o "giudicesse") per bene!
I bambini quindi soffrono per la separazione dai genitori, ma devono tenere nascosta la loro sofferenza, e direi anche angoscia, perché non ne sanno neppure i motivi, e devono mostrarsi persino allegri, mansueti, docili coi loro stessi carcerieri, nei quali intuiscono il potere di separarli per sempre dai loro genitori. Per poter restare attaccati a un filo di speranza, devono nascondere il loro dolore, la loro rabbia, la loro aggressività, per la paura di perdere i loro genitori per sempre. E questo in ogni maledetto momento, da quando sono entrati in quella maledetta casa-famigghia. Quando mangiano e quando vanno al bagno. Quando si vestono, quando si addormentano. E intuitivamente sanno che devono rinnegare tutte le credenze, abitudini con cui sono cresciuti, perché i loro carcerieri dicono loro, o glielo fanno capire, che sono credenze cattive, sbagliate. Gli dicono che devono andare a scuola, che devono avere la tv, internet e il cellulare, ed essere collegati a un sistema di riscaldamento per cui si paga una bolletta. Devono mangiare, indossare, giocare, imparare, andare al gabinetto in un modo diverso.
In pratica: tutto il loro equilibrio, tutta la loro gioia di vivere, tutta la loro resistenza e resilienza verrà sempre addebitata alle nuove buone abitudini inculcategli dai loro carcerieri. Tutta la loro disperazione, depressione, sofferenza e squilibrio, non sarà addebitata alla ragione più evidente, la separazione ingiustificata dai loro genitori, ma alle brutte abitudini e alle colpe con cui avevano vissuto finora: il non sopportare la plastica, forse il non essere vaccinati (dato che non ne sappiamo molto di questo), il non saper scrivere (a sei anni), non andare a scuola, non indossare ogni giorno vestiti diversi e firmati, l'avere un bagno separato dalla casa (come avevano tutte le nostre case di campagna fino a un secolo fa), il non essere allacciati alla rete elettrica, non avere una temperatura costante di 22° gradi, non guardare la televisione, non giocare alla playstation, non mangiare hamburger e fare le feste di compleanno al macdonald, ecc., ma anche il vivere nella natura, a contatto con animali, alberi e piante.
Ma andiamo alle sofferenze, alle lacerazioni, alle contraddizioni distruttive a cui sono sottoposti i genitori.
Sappiamo che, almeno per mantenere una minima parvenza di umanità, la madre può dormire nella casa-famigghia e trascorrere alcuni, limitati momenti con loro.
Ciò che dirò vale ovviamente per entrambi i genitori, in generale, anche se per il padre c'è da aggiungere qualche osservazione in più.
Cosa direbbero ai bambini i due genitori, se potessero parlare loro sinceramente:
"Purtroppo delle persone cattive ci hanno separato. Noi stiamo tentando di liberarvi da queste persone malvage e di riunirci, però se diciamo apertamente quello che pensiamo queste persone ci separeranno per sempre, o rischiamo quello. Quindi dobbiamo cercare dei compromessi. Non possiamo urlare apertamente quanto li disprezziamo, quanto li odiamo, quanto grande e ingiusto è il male che ci fanno, perché loro, purtroppo sono dalla parte della legge. Sono dalla parte dei Carabinieri, della Polizia, dei giudici, degli assistenti sociali, dei giornali che ricevono fondi dallo Stato, e di tutti coloro che, facenti parte deli sistema pubblico socio-sanitario-assistenziale, ricevono il loro stipendio dallo Stato, e quindi non possono andargli contro, o comunque hanno paura di farlo.
Tutti sanno che questo è ingiusto, crudele, disumano. In pochi lo fanno per motivi ideologici/politici. Solo qualcuno ne riceve dei vantaggi pratici, economidi e/o di lavoro. La maggioranza sceglie di tacere, perché, semplicemente, come diceva Martin Luther King, ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, ma l'indifferenza dei buoni.
Quindi dobbiamo mostrarci docili, mansueti, con quelle stesse persone che ci hanno arrecato il dolore più grande. Separarci da quanto è più importante per noi, e che proprio per questo avevamo scelto di crescere in modo così diverso dal resto della società.
Se noi urlassimo tutta la nostra rabbia, tutta la nostra insofferenza, loro non farebbero neppure dormire vostra madre, nella stessa casa, seppure separati. Quindi da un lato devo tenere a freno tutta la mia rabbia e il mio odio contro di loro, dall'altro devo nascondervi tutta la paura che questi maledetti ci facciano ancora più male, perché qualunque cedimento manifestassi, qualunque reale e sincera e inevitabile avversione contro di loro e/o depressione, sofferenza, tutto questo sarebbe usato contro di me e di voi come pretesto per separarci.
Direbbero che io sono contro di loro, che io vi metto in testa idee contro di loro, mentre sono loro che vogliono fare passare per sbagliato e distruttivo tutto quello che abbiamo fatto con voi nei vostri 8 (la maggiore) e 6 anni (i due gemelli)".
In sostanza: i due genitori non possono dire perché sono stati separati dai figli, e questo li involge in un paradosso disperante.
Se gli dicessero la verità, indurrebbero nei figli uno stato di paura e di agitazione, e di avversione contro i loro carcerieri, ancora maggiore.
Ma d'altra parte, cosa possono raccontare? Che i loro carcerieri sono persone buone che vogliono rimediare ai loro errori? Che non sanno fare i genitori e che quei giudici e quegli assistenti sociali glielo insegneranno?
Che non devono fidarsi di loro, genitori, ma piuttosto dei loro carcerieri, perché questa docilità e remissività è l'unica speranza che hanno di apparire buoni, e di sembrare adattati, sottomessi e rassegnati, mentre il comportamento abituale di genitori sempre assenti, che credono di colmare la loro assenza con playstation e iphone, che ingozzano i loro figli ad hamburger e zuccheri, che li consegnano in pasto alla dipendenza dagli smerdphone appena riescono a tenere in mano il cellulare e a scrollare, prima ancora che sappiano scrivere e leggere (!), così non strillano e non rompono? Quelli sono genitori normali. A loro i figli non verranno mai sottratti, anche se diverranno così insensibili da accoltellare e pestare dei coetanei per 10 euro, da lanciare dei sassi dai cavalcavia, da divertirsi a bullizzare chiunque ritengano diversi da loro e per questo inferiori.
La madre non può dire ai figli: lo so che è assurdo e crudele che ci tengano separati, ma devo fare finta che ci sia un qualche motivo, perché se no indurrei voi nella disperazione, e questo sarebbe usato contro di me e contro di voi.
La madre non può dire:
"Disprezzo profondamente tutto quello che questa gente fa, con tutta la mia anima ho cercato di contrastarlo da quando siete nati, per questo vi abbiamo cresciuti nel bosco, ma adesso siamo sottomessi a loro e devo fintamente rinnegare, implicitamente o esplicitamente, tutte le mie idee, tutti i miei valori. Non posso dirvi di non fare quello che vi dicono, non posso oppormi a loro, perché giocano con la nostra e vostra vita e morte, sì, proprio come facevano i nazisti. Ma le loro armi non sono gas e mitragliatrici, sono le carte bollate, le forze dell'ordine e i giornali.
Quindi devo sorridere e fare finta di niente, fin dove ce la faccio, finché non esplodo, di fronte a tutte le loro costrizioni, imposizioni, divieti, ricatti, minacce. Come se lo facessero per il vostro bene. Mentre lo fanno solo per ricevere uno stipendio, sapendo loro stessi quanto male fanno, perché non possono non saperlo, ma raccontando a se stessi quello che tutti i soldati da sempre si raccontano quando fanno atrocità: io obbedisco a degli ordini. Ma più fingo di sopportare e di accettare questa situazione, più questo mi distrugge all'interno; più sbotto e mi ribello, più pago questo con cattive relazioni degli assistenti sociali. E questa impossibilità di mostrarmi sincera con voi stessi, con tutti gli altri, questa impossibilità persino di urlare apertamente la mia rabbia, il mio odio, l'ingiustizia che sto patendo, mi sta uccidendo dall'interno, ma so che in tutto questo, se mi mostrassi triste e sofferente con voi, voi ve ne fareste una colpa, e ne soffrireste e comunque non potrei dirvi perché mi vedete tanto sofferente, non potrei dirvi che la separazione che questi mostri ci stanno imponendo ci sta distruggendo, perché, se ve lo dicessi, distruggerei anche voi".
Nel pranzo di Natale, quando al padre venne concesso "generosamente" di andare a trovare i bambini nella casa-famigghia, lui non poté raccontare loro di quanta sofferenza provasse nello stare distante da loro, di come questo non dipendesse da lui, dei suoi sentimenti verso quelle persone malvage che di fatto gli sottraggono i suoi figli ogni giorno, certamente non poté raccontare che sono loro (e quelli sopra di loro) ad aver distrutto la loro vita, che li costringono a stare lontani, che ormai tutte le loro giornate, i loro pensieri, i loro sforzi sono protesi a riunirsi con loro; che sono finiti stritolati in un incubo costruito da persone malvage, e che anche gli sforzi di persone buone, fino a quel momento, come quello che gli ha dato la casa in comodato d'uso, o comitati che li supportano, non sono riusciti a risvegliarli da quell'incubo. Lui non poté dire: avrei voluto più di ogni altra cosa stare con voi non solo oggi, ma tutti i giorni, indipendentemente che sia Natale o capodanno o Pasqua, ma non me lo permettono, mi costringono a stare lontano da voi, e non posso neppure ribellarmi, perché altrimenti perderei ogni possibilità che voi ritorniate a noi".
Che cosa avrà raccontato loro? Improvvisamente, dopo una vita passata insieme, che non può esserci perché deve lavorare? Che non sta bene? Che deve andare lontano, che deve viaggiare?
Qualunque cosa avrà raccontato e racconti, qualunque ccosa entrambi i genitori avranno raccontato e raccontino, dovranno essere inevitabilmente delle menzogne con le quali cercare di tappare le falle della loro ormai naufragante salute psichica in questo mare di stupidità, crudeltà, sadismo.
Fin quando, nelle speranze dei loro carnefici, non sucederà che la barca affonderà, esasperati da tanta follia e crudeltà, proprio nel bel paese, che tanto ingenuamente avevano scelto, fin quando non faranno qualcosa di irreparabile che permetterà ai veri assassini di affermare:
"Vedete che avevamo ragione? Vedete che non sono/non erano persone sane, equilibrate, responsabilità?
Che non hanno, non avevano il diritto di crescere i loro figli?"

Buon Natale a chi ci crede, buona rinascita comunque a chi non ci crede, (anche se la vera rinascita in natura è in prim...
24/12/2025

Buon Natale a chi ci crede, buona rinascita comunque a chi non ci crede, (anche se la vera rinascita in natura è in primavera).
Non fatevi prendere dall'ansia dei regali, dei pranzi e delle cene. Non fatevi stritolare dalla macchina del capitalismo-consumismo-materialismo.
Rispettate in primo luogo voi stessi, la vostra pace e serenità.
State e andate dove vi piace stare e andare.
Se no, non andateci e non stateci.

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