Dott.ssa Arianna Viviani, Psicologa-Esperta DSA

Dott.ssa Arianna Viviani, Psicologa-Esperta DSA Psicologa dell'età evolutiva
Psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo-comportamentale
Esperta in Distu

L’importanza della valutazione della comprensione orale
12/11/2025

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Marco ha nove anni. Legge lentamente, scrive con fatica, confonde ancora le doppie. Ogni volta che sbaglia, guarda il banco. Non per cercare aiuto. Ma per nascondersi. Come se l’errore fosse una colpa. Come se il silenzio potesse proteggerlo.
Sua madre mi ha detto: “A volte vorrei solo che fosse come gli altri. Che fosse più veloce. Più preciso. Più… normale.”
Poi si è fermata. Ha abbassato gli occhi.
E ha aggiunto: “Ma poi lo vedo. Lo vedo che non molla. Che ci prova. Che si rialza. E allora mi vergogno di quello che ho pensato.”
Perché la verità è che Marco, ogni giorno, trova il coraggio da solo. Entra in classe con uno zaino che pesa più degli altri. Ma non per i libri. Perché dentro ci sono anche le paure. I brutti voti. I “devi impegnarti di più”. I “non è attento”.
Eppure resiste.
Per questo non serve cercare la perfezione. Serve cercare il coraggio.
E serve riconoscerlo, questo coraggio. Dirglielo. Guardarlo negli occhi e dire: “Lo so che è difficile. Ma io sono con te.”
Perché chi è con DSA non ha bisogno di sconti. Ha bisogno di alleati. Di adulti che capiscono. Che non si fermano agli errori. Che non correggono tutto, ma accompagnano.
Marco oggi ha letto ad alta voce. Era lento. Ha sbagliato tre parole. Ma le ha lette tutte.
Alla fine mi ha chiesto: “Ti sei accorto che non ho saltato nessuna riga?”
Gli ho sorriso. E gli ho detto la verità:
“Sì, Marco. E per me oggi sei un campione.”
Perché lo è.
Perché ogni giorno, chi è con DSA combatte una battaglia silenziosa. E se trova qualcuno che resta al suo fianco, non sarà mai solo.
E allora sì, può fare cose meravigliose. Anche partendo da una riga storta.

11/07/2025
11/07/2025
11/07/2025

“La disgrafia non si vede. Ma si sente.”
Nella mano che duole, nel polso che si blocca, nella matita stretta troppo forte, come se da quella pressione dipendesse tutto.

Si sente nella schiena rigida, nelle spalle contratte, nel respiro trattenuto ogni volta che deve scrivere anche solo una parola. La disgrafia è una fatica fisica, concreta, reale. Non è una questione di impegno, non è pigrizia, non è distrazione. È che ogni singola lettera richiede uno sforzo immenso.

È come chiedere a qualcuno di correre una maratona… mentre gli altri passeggiano. Ma nessuno lo vede. E allora si giudica. “Scrive male.” “È lento.” “È disordinato.” Ma non si guarda la tensione sul volto. Non si ascolta il silenzio carico di frustrazione quando si blocca. Non si sente il dolore alla mano che a volte continua anche dopo la fine del compito.

La disgrafia è un disturbo specifico dell'espressione scritta, con una base motoria, neuromuscolare, automatica. Eppure ancora oggi viene banalizzata, ignorata, punita.

La verità è che questi bambini non hanno bisogno di esercitarsi di più. Hanno bisogno di essere riconosciuti. Di essere ascoltati. Di potersi esprimere anche in altri modi. Hanno bisogno di strumenti, tempo, rispetto. E soprattutto, di adulti che capiscano che dietro a quelle righe storte c’è un corpo che si affatica e un cuore che, nonostante tutto, continua a provarci. Sempre.

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Montichiari
25018

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