07/06/2025
Si dice che l’ovulo scelga, decida, controlli. Che lo spermatozoo corra, sudi, lotti. Che il maschile si affatichi, e il femminile abbia l’ultima parola. Ma è davvero così semplice? Davvero vogliamo ridurre la riproduzione a una battaglia di ruoli?
La verità è che entrambi i gameti sono attivi, vitali, necessari. La biologia non assegna il potere: assegna un compito.
E nella storia evolutiva, maschile e femminile si sono accordati.
Un tempo, entrambi i gameti avevano flagelli, ribosomi, capacità autonome. Poi, lungo la filogenesi, qualcosa è cambiato.
Forse si sono detti: “Tu conserva l’energia, la materia, il nutrimento e rimane al sicuro. Io affronto il viaggio, attraverso lo spazio, il rischio, l’incertezza. Così, insieme, possiamo far nascere la vita.”
Non è un DUELLO.
È una cooperazione ancestrale.
Un’alleanza invisibile, antichissima, che ha scelto — per economia, per efficacia, per amore della vita — di dividere i ruoli.
Il femminile CUSTODISCE. Il maschile ESPLORA.
Il femminile NUTRE. Il maschile TENTA.
Non per prevalere, ma per UNIRSI.
Oggi, forse, stiamo perdendo il senso di quell’accordo originario. Lo pieghiamo alle nostre narrazioni ideologiche, in cerca del colpevole o dell’eroe. Ma la riproduzione non è una gara. E nemmeno una sentenza. È un DIALOGO BIOLOGICO PROFONDO, che supera il mito della competizione e quello del controllo.
Perché non c’è un sesso che vince. C’è un’alleanza che crea.
E questa, davvero, è LA STORIA CHE VALE LA PENA RACCONTARE.
Francesca Sforza