18/11/2025
Studi, ricerche e pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato e dimostrano che alcune piaghe sociali si contrastano con la prevenzione e, ancora prima, con la promozione di buone prassi.
Da sempre, quando ad un bambino, e ancora di più ad un adolescente, si vieta qualcosa, quel qualcosa se lo cerca da sol*. E nell'era digitale, cercare una cosa da soli espone a rischi che vanno oltre quello che noi possiamo immaginare, pensare e prevedere.
Parliamone di affettività, di sessualità e perché no, anche di morte che sono tutti argomenti che fanno parte quotidianamente della nostra vita!
Ieri sera a “Che tempo che fa” una ispiratissima Luciana Littizzetto ha dedicato la sua “letterina” al ministro dell’Istruzione Valditara e, in particolare, alla battaglia retrograda della destra sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.
In pratica Luciana ha detto, con affilata ironia, ciò che dovrebbe essere ovvio nel 2025.
E ovvio non è.
“Illustrissimo, egregissimo, eminentissimo, altissimo, purissimo Giuseppe Valditara, emerito ministro del merito, l'altro giorno alla Camera hai preso fuoco come quei cespugli d'estate che di colpo vanno in autocombustione.
Che dagli urli hai risfondato il tetto di cristallo che aveva già sfondato Meloni. Sai chi mi sembravi? Tina Cipollari quando litiga con Gemma. Mancava che dicessi Maria io esco e infatti poi sei uscito.
Hai sbraitato così tanto che ora ti chiamano Valditarzan.
Hai detto che nessuno vuole impedire l'educazione sessuale a scuola. Ah no?
Però alle elementari non c'è più, c'è alle medie e alle superiori, ma servirà il consenso informato dei genitori.
Ma come mai? Scusami eh, Val di Tarantella, non ti fidi della scuola? Non ti fidi dei professori? O ti fidi troppo dei genitori? Il che porta una seconda domanda: ma li conosci i genitori?
Un ragazzino può chattare con un coetaneo coreano mentre vende scarpe online in criptovalute e tu parli di consenso dei genitori.
Non bastano il registro elettronico, le notifiche, le chat su WhatsApp. A questo punto facciamo direttamente entrare a scuola i genitori al posto dei bidelli.
Ma allora, se ragioniamo così, il consenso dobbiamo chiederlo per tutte le materie.
Metti che il prof di geografia fa lezione sulla forma della Terra e ci sono dei genitori terrapiattisti che non danno il consenso. Cosa fa l'alunno? Salta la lezione.
E se la prof di storia ha dei genitori in classe neoborbonici? Il risorgimento lo elimina perché a loro stanno ancora sul c*lo i Savoia?
E se un genitore dice sì e l'altro no? L'allievo fa solo mezz'ora di lezione?
Caro Valditarallo e cara Roccella Bella, la scuola non è una succursale della famiglia. È il posto dove impari che la famiglia non basta a spiegarti il mondo. E se vogliamo prevenire la violenza, forse dobbiamo cominciare proprio da lì.
Dal corpo, dal sesso, dal rispetto e dal consenso.
Non dal consenso dei genitori, ma dal consenso di chi il corpo lo abita e che a quell'età non è per nulla informato.
Chi sono i protagonisti della scuola? I genitori o i ragazzi? Stiamo parlando di preadolescenti e adolescenti con gli ormoni che fanno il riscaldamento a bordo campo.
Ma ti ricordi, Valdi, come si era a quell'età?
Pasticciati, in continuo divenire. Se sei donna ti spunta il seno, ti arriva il ciclo.
Se sei maschio ti cambia la voce, ti tappezzi di peli, ti svegli la mattina con qualcosa che guizza nei boxer. Capisci che è la trama di un film horror?
Lasciamo che siano preside e insegnanti, persone che vivono la scuola tutti i santissimi giorni, a scegliere chi è più adatto a parlarne.
Trattiamoli per quello che sono i professori, intellettuali, capaci di porsi davanti e accanto ai ragazzi, non solo insegnando le guerre puniche, ma anche come si ama e come ci si rispetta.
Di cosa abbiamo paura, Voldemort? L'ignoranza è pericolosa, il sapere invece ti aiuta a discernere.
L'educazione sessuale e affettiva è l'unico modo per cercare di cambiare questa rotta sbilenca che ci portiamo dietro da secoli, per non trovarci l'ennesima persona dietro le sbarre e l'ennesima vittima a terra.
Insegnare il rispetto per il proprio corpo e quello degli altri serve anche a combattere il bullismo e a cancellare il marchio del diverso, a evitare gravidanze precoci, a conoscere come proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili.
Bisogna che se ne parli ai ragazzi: si fa sesso molto presto, non si usa il profilattico, c'è un'invasione di clamidia, gonorrea, sifilide, papilloma virus e pure AIDS.
L'educazione sessuale della scuola serve proprio a questo, a parlarne, a chiedere quello che non si sa e andare avanti.
In un paese civile l'educazione di qualsiasi genere non deve far paura a nessuno. Più sai e più sei libero.”
Grazie Luciana.
Se non vuole ascoltare i ragazzi, ministro, almeno ascolti lei.