26/04/2022
In difesa della 🥔 patata
Negli ultimi tempi la patata è bollata come un alimento ricco di calorie, tossico o velenoso, con un indice glicemico elevato, ed è stata quasi eliminata in molte diete. Situazione paradossale, perché le caratteristiche nutrizionali della patata variano notevolmente in funzione della cottura cui è sottoposta.
Partiamo dalla patata cruda: oltre il 78% del peso del tubero è costituito da acqua. In 100grammi di prodotto troviamo 18 g di carboidrati, di cui 15 di amido e 2 di fibra. I grassi sono presenti in tracce mentre le proteine si aggirano attorno ai 2 g ma — sorpresa! — di buona qualità, con presenza di tutti i vari aminoacidi, in particolar modo quelli essenziali. Buono il contenuto di vitamina C e vitamina B6. Tra i minerali abbondano il potassio, il fosforo, il magnesio e il rame. L’apporto calorico è di appena 75-80 kcal. Si tratta quindi di una alimento a ridotta densità calorica e non del mostro ricco di calorie che molti credono.
La patata al vapore o lessata con la buccia integra mantiene un profilo nutrizionale molto simile a quello del tubero crudo e se raffreddate, la cristallizzazione dell'amido (resistenza) che non viene né digerito né assorbito e non contribuisce all'apporto calorico. Quando invece la patata viene fritta, aumenta notevolmente il contenuto di grassi e l’apporto calorico del prodotto. La situazione diventa drammatica con le chips, le classiche patatine fritte in sacchetto, che a causa della estesa superficie assorbono una rilevante quantità di grasso durante la cottura: per cento grammi di prodotto abbiamo oltre 35 grammi di grassi e un apporto calorico di 540 kcal, quasi otto volte quello di partenza!