25/04/2026
Ci pensavamo stamattina mentre preparavamo tutto per il laboratorio: è molto facile sentirsi liberi quando siamo da soli. Nel nostro spazio, nei nostri ritmi, senza interferenze. Lì ci sembra di essere centrati, presenti, in ascolto.
Ma cosa accade quando qualcuno ci contraddice, ci fraintende, ci invade?
La verità è che anche nel corpo molte delle nostre “libertà” sono in realtà condizioni controllate.
Funzionano finché non c’è attrito, finché non c’è l’altro.
Ma è proprio nell’incontro che emergono i limiti invisibili: le reazioni automatiche, i punti ciechi, le parti che non vogliamo vedere. Il sistema nervoso lì non mente. Si attiva, si protegge, racconta una storia più onesta di quella che ci diciamo.
Per questo oggi il laboratorio non è stato solo uno momento per andare “dentro”, ma anche per stare “nello spazio“: nello spazio tra me e te, tra ciò che sento e ciò che esprimo, tra impulso e scelta.
La scrittura ci ha aiutato a dare forma a quello che spesso resta confuso, a dare un nome a quello che ci ha fatto sentire rimpiccioliti, a quando noi abbiamo limitato la libertà degli altri.
Il corpo ci ha permesso di a sentire dove la libertà si espande e dove invece si blocca, ma soprattutto di scoprire se finalmente mi lascio libera, il corpo dove va senza indicazioni? Che forme assume? Glielo lascio fare?
Perché, alla fine, la libertà non è l’assenza di limiti, ma la capacità di riconoscerli mentre si attivano. E forse non è nemmeno qualcosa che si conquista una volta per tutte, ma qualcosa che si pratica continuamente, soprattutto in relazione ✨
È lì che smette di essere un’idea e diventa esperienza.
Grazie a tutti e tutte, è stato un onore celebrare il 25 aprile incarnando le sfumature della libertà insieme a voi ♥️
A presto!