14/04/2026
Leggenda dei Custodi del Fuoco e dei Causineri
Si racconta che, quando le fornaci di Nomaglio ardevano giorno e notte per cuocere la calce, il fuoco non fosse mai lasciato solo. Gli uomini lo alimentavano con la legna, ma a vegliarlo — così dicevano gli anziani — c’erano presenze antiche, nate dal calore della terra e dai silenzi del bosco.
Durante le lunghe notti di lavoro, gli operai udivano spesso sussurri provenire dalla fornace. Alcuni li attribuivano al crepitio del legno, altri giuravano che fossero voci sottili, come se qualcuno parlasse da dentro la fiamma.
Per questo il fuoco veniva chiamato “il fuoco custodito”.
Nelle notti di luna piena, secondo la tradizione, dalle pendici dei Causineri scendevano figure leggere, luminose come braci sospese nell’aria. Le chiamavano Fate della Cottura.
Si diceva che danzassero attorno alle fornaci, sfiorando le pietre per impedire che si crepassero e guidando la fiamma perché non si spegnesse. Quando la calce riusciva perfetta, gli anziani mormoravano:
“Le custodi hanno vegliato.”
Ma non tutte le presenze dei Causineri erano benevole.
La regione, fatta di boschi fitti, terrazzamenti abbandonati e vecchi sentieri, era considerata un luogo di passaggio tra il mondo degli uomini e quello invisibile.
Lì, secondo le storie tramandate, vivevano le masche, donne solitarie e misteriose, capaci di muoversi tra luce e ombra. Alcune erano considerate sagge, altre imprevedibili.
I luoghi più isolati venivano chiamati “Mascheabbandonati”, perché si diceva che le masche vi sostassero quando non volevano essere viste.
Si credeva che, nelle notti in cui il vento scendeva dal Mombarone con un soffio freddo, le masche osservassero da lontano il lavoro degli uomini. Non si avvicinavano al fuoco — quello era territorio delle fate — ma vegliavano sui boschi e sui sentieri, come guardiane silenziose dei Causineri.
Così, per generazioni, gli abitanti di Nomaglio hanno creduto che il fuoco delle fornaci e i boschi dei Causineri fossero legati da un equilibrio antico:
le fate proteggevano la fiamma, le masche custodivano la notte.
E tra queste due forze, gli uomini lavoravano, consapevoli di non essere mai davvero soli.