Marco Capuzzo

Marco Capuzzo Medico Chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia collaboro con cliniche situate in Veneto. Per appuntamento:
http://www.marcocapuzzo.it/cliniche

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 e, presso lo stesso Ateneo, la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocchio. Ho ulteriormente affinato le proprie competenze in ambito artroscopico in Australia presso il North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, la Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Ho partecipato in Italia e all’estero anche in qualità di Relatore a numerosi congressi e corsi di aggiornamento sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari. Sono iscritto all'albo Provinciale dei Medici Chirurghi di PADOVA dal 06/09/2005. Da diversi anni collaboro con ambulatori e cliniche specialistiche situate in tutta la Regione Veneto:
- Fisiopromet (PD)
- Fisiomedic Tuzzato (Oriago di Mira,VE)
- Mediclinic (Pozzonovo)
- Brenta Medica (Campolongo Maggiore - VE)
- Centro di Medicina di Conegliano (Conegliano - TV)
- Centro di Medicina Pordenone (PN)
- Elysium di Lovo Dott. Elisa (Noventa Vicentina)
- Poliambulatorio San Gaetano di Thiene (VI)


Per fissare un appuntamento, chiamate il centro più vicino a voi. http://www.marcocapuzzo.it/cliniche/

Dal 2021 sono membro della Siagascot che promuove l’educazione, la formazione, la crescita scientifica in ambito nazionale e internazionale degli specialisti ortopedici che lavorano nei nostri settori di competenza e la comunicazione del mondo ortopedico con i professionisti delle specialità affini (anestesisti, reumatologici, medici sportivi, fisiatri e riabilitatori).

🔍 Perché un ginocchio più artrosico può fare meno male di uno meno artrosico?È una domanda che sento spesso in ambulator...
09/01/2026

🔍 Perché un ginocchio più artrosico può fare meno male di uno meno artrosico?

È una domanda che sento spesso in ambulatorio, e la risposta sorprende molti pazienti.

👉 Il dolore NON dipende solo da quanto è “consumata” l’articolazione.

Radiografie e risonanze mostrano l’artrosi, ma non misurano il dolore.

Vediamo perché.

🦴 1️⃣ L’artrosi non è sempre dolore

La cartilagine non ha terminazioni nervose.

Questo significa che può essere molto rovinata… senza far male.

Il dolore nasce invece da:

•osso sotto la cartilagine
•sinovia (membrana che riveste •l’articolazione)
•legamenti, menischi, tendini
•muscoli intorno al ginocchio

➡️ Se queste strutture sono calme, anche un ginocchio “brutto” alla radiografia può dare pochi sintomi.

🔥 2️⃣ Infiammazione: il vero colpevole

Un ginocchio meno artrosico, ma:

•più infiammato
•con versamento
•con sinovite attiva

👉 può fare molto più male di uno più consumato ma stabile.

⚖️ 3️⃣ Carichi, postura e controllo muscolare

Spesso i due ginocchi lavorano in modo diverso, anche nella stessa persona:

•un lato carica di più
•un ginocchio è meno stabile
•un arto ha muscoli più deboli o meno coordinati

📌 Il ginocchio “meno artrosico” può essere quello più stressato ogni giorno.

🧠 4️⃣ Il cervello conta (eccome)

Il dolore non è solo un segnale locale:

•stress
•ansia
•stanchezza
•esperienze di dolore precedenti

👉 influenzano come il cervello interpreta lo stimolo.

Due ginocchia simili possono essere percepite in modo completamente diverso.

🕰️ 5️⃣ Adattamento nel tempo

Un ginocchio artrosico da anni spesso:

•si è “adattato”
•ha trovato nuovi equilibri
•è meno reattivo al dolore

Un ginocchio meno artrosico ma con un problema recente può invece essere molto più doloroso.

✅ In sintesi

📌 Più artrosi ≠ più dolore

📌 Meno artrosi ≠ meno dolore

Per questo non si cura una radiografia,

ma una persona, con:

visita clinica
valutazione del movimento
analisi dei carichi
trattamento personalizzato

Se hai due ginocchia diverse e il dolore “non torna” con le immagini…

👉 è normale. Ed è spiegabile.

Ecco alcuni studi scientifici PubMed che supportano il fatto che il dolore al ginocchio non è sempre proporzionale al grado di artrosi radiografica — motivo per cui un ginocchio “più artrosico” può talvolta far meno male di uno meno artrosico 👇

📌 1. Finan et al., 2013 — Discordanza tra dolore clinico e severità radiografica

Questo studio ha mostrato che i reperti radiografici dell’artrosi di ginocchio hanno solo un’associazione modesta con il dolore clinico. Le persone con dolore intenso possono avere radiografie poco compromesse, suggerendo che meccanismi centrali di sensibilizzazione al dolore contribuiscono alla sintomatologia.

📌 2. Bedson & Croft, 2008 — Debole correlazione struttura-sintomo

Una analisi di letteratura ha concluso che i sintomi del ginocchio (dolore) sono debolmente associati ai reperti radiografici e viceversa: molti pazienti con radiografie “brutte” possono avere poco dolore e altri con dolore significativo possono avere radiografie quasi normali.

📌 3. Neogi et al., 2009 — Studio MOST & Framingham

In una grande coorte, la severità radiografica di artrosi (Kellgren-Lawrence) era associata alla presenza di dolore in generale, ma anche in questo studio non tutti i pazienti con artrosi severa avevano dolore significativo, indicando che non tutti i cambiamenti strutturali si traducono in dolore clinico intenso.

📌 4. Steenkamp et al., 2022 — Nessuna correlazione significativa

In un campione di pazienti con artrosi di ginocchio, non è stata trovata una correlazione significativa tra punteggi di dolore/funzione e la severità radiografica. Questo supporta l’idea che altri fattori oltre alla radiografia influenzano il dolore percepito.

🔎

Cosa dicono questi studi—riassunto semplice

✔️ Le immagini radiografiche mostrano strutture e danni anatomici, ma

✔️ Il dolore è un’esperienza complessa che dipende anche da:

Infiammazione locale
Sensibilizzazione del sistema nervoso
Tessuti peri-articolari (menischi, sinovia, osso subcondrale)
Fattori psicologici e centrali
Adattamenti muscolari e carichi funzionali

➡️ Per questo, due ginocchia con lo stesso grado di artrosi radiografica possono dare dolore molto diverso — e uno con meno artrosi può far più male se c’è più infiammazione, instabilità o sensibilizzazione al dolore.

🎾🏐⚾ Sport overhead ed extra-rotazione: attenzione all’ancora del bicipiteLa letteratura scientifica è concorde: gli spor...
05/01/2026

🎾🏐⚾ Sport overhead ed extra-rotazione: attenzione all’ancora del bicipite

La letteratura scientifica è concorde: gli sport che prevedono movimenti ripetuti in overhead con extra-rotazione (come tennis, pallavolo e baseball) espongono la spalla a stress elevati sull’ancora del bicipite e sul labbro glenoideo superiore.

📚 Studi biomeccanici e clinici dimostrano che:
• la fase di cocking e di accelerazione genera forze di trazione e torsione sull’ancora del bicipite;
• nel tempo, questi micro-stress ripetuti possono portare a lesioni SLAP (Superior Labrum Anterior to Posterior);
• il rischio aumenta in presenza di iperlassità, deficit di controllo scapolare, rigidità capsulare posteriore e carichi di allenamento elevati.

🔬 Evidenze chiave:
• Andrews & Carson, Am J Sports Med: alta incidenza di SLAP negli atleti overhead
• Burkhart et al., Arthroscopy: ruolo dell’extra-rotazione e del “peel-back mechanism”
• Kibler et al., Sports Med: importanza della biomeccanica scapolo-omerale

👉 Dolore anteriore di spalla, calo di performance, sensazione di instabilità non vanno mai sottovalutati negli atleti overhead.

✔️ Prevenzione, diagnosi precoce e trattamento mirato fanno la differenza tra continuare a giocare… o fermarsi.

Nell’atleta overhead la lesione SLAP non va mai cercata “per moda” né diagnosticata solo con la risonanza.

👉 I segnali clinici più suggestivi sono:
• dolore profondo anteriore o postero-superiore durante il gesto sportivo;
• calo di velocità o precisione (servizio, schiacciata, lancio);
• sensazione di spalla “stanca” o instabile a fine allenamento;
• dolore evocato nelle posizioni di massima extra-rotazione.

❗ Molte SLAP sono lesioni da sovraccarico funzionale:
la prima linea di trattamento è spesso conservativa, con:
• riequilibrio capsulare (stretching posteriore),
• recupero del ritmo scapolo-omerale,
• lavoro mirato su cuffia e core.

🔪 La chirurgia va riservata a:
• atleti sintomatici,
• fallimento del trattamento conservativo ben condotto,
• chiari segni clinico-funzionali correlabili alla lesione.

✔️ La diagnosi corretta nasce dall’integrazione di clinica, biomeccanica e imaging, non da un singolo test o referto.

📌 Cari pazienti,nel corso degli anni ho avuto modo di eseguire circa 600 interventi di trasposizione del muscolo gran do...
30/12/2025

📌 Cari pazienti,

nel corso degli anni ho avuto modo di eseguire circa 600 interventi di trasposizione del muscolo gran dorsale per il trattamento delle lesioni massive e irreparabili della cuffia dei rotatori della spalla.
Questo importante numero di casi mi ha permesso di maturare un’esperienza clinica solida e di seguire nel tempo pazienti con quadri anche complessi.

Con questo ultimo post dell’anno, desidero augurare un buon 2026 a tutti voi, affrontando alcune delle domande che mi vengono poste più frequentemente durante le visite di controllo:

👉 “Dottore, dopo quanto tempo posso sapere se l’intervento ha davvero funzionato? E per quanto tempo la spalla rimane funzionante?”

Per rispondere in modo chiaro e onesto, ho deciso di riassumere cosa ci dice la letteratura scientifica e cosa osserviamo nella pratica clinica quotidiana, spiegando quali sono i risultati a breve e lungo termine, in particolare entro il primo anno dall’intervento, che rappresenta il vero punto di riferimento per valutare l’esito del trasferimento del gran dorsale.



📌 Trasferimento del gran dorsale (Latissimus Dorsi Transfer): il follow-up a 1 anno e i risultati a lungo termine

Il trasferimento del muscolo gran dorsale è una procedura chirurgica utilizzata nei pazienti con lesioni massive e irreparabili della cuffia dei rotatori della spalla. In parole semplici:
👉 si prende un muscolo sano (il gran dorsale),
👉 lo si sposta sulla spalla in modo da sostenere e compensare la funzione dei tendini non più riparabili,
👉 e si cerca di migliorare dolore e funzione nel lungo periodo. 



🧠 Perché serve un follow-up strutturato

Subito dopo l’intervento c’è una fase di guarigione e riabilitazione.
👉 Però non è sufficiente guardare il risultato dopo poche settimane o mesi:
💡 si sa dalla letteratura scientifica che i benefici reali vanno valutati a 12 mesi, e che questi risultati tendono a stabilizzarsi nel tempo, anche oltre i 10 anni. 



📆 Follow-up a 1 anno – il punto “scientifico” di arrivo

Entro 12 mesi dopo l’intervento, si valutano:

🔹 Dolore

✔ riduzione significativa del dolore a riposo e sotto sforzo

🔹 Funzione

✔ miglior uso della spalla nelle attività quotidiane (alzare il braccio, vestirsi, lavorare)

🔹 Movimento e forza

✔ aumento dell’ampiezza di movimento
✔ recupero di forza utile alla funzione

👉 Questo è il momento in cui la maggior parte dei miglioramenti si è già espressa ed è stabile. Questo è il motivo per cui gli studi clinici considerano 12 mesi come l’endpoint standard per giudicare l’efficacia dell’intervento. 



📊 Risultati a 10+ anni – cosa mostrano gli studi a lungo termine

La letteratura scientifica PubMed include studi con follow-up minimo di 10 anni dopo il trasferimento del gran dorsale. I principali risultati osservati sono:

🟢 Miglioramento funzionale mantenuto

👉 I punteggi clinici (dolore, funzione, soddisfazione del paziente) restano significativamente migliori rispetto a prima dell’intervento, anche dopo più di 10 anni. 

🔁 Stabilità dei risultati

👉 In molti casi, il miglioramento ottenuto è duraturo e non tende a decadere rapidamente nel tempo. 

⚠️ Fattori che influenzano l’esito

Alcuni pazienti possono avere esiti inferiori se:
• esiste una grassa infiltrazione di altri muscoli della cuffia (come teres minor),
• c’è insufficienza di altri tendini della spalla,
• l’articolazione mostra segni di usura avanzata. 

🔄 Conversione a protesi

Una piccola percentuale di pazienti può comunque richiedere una protesi inversa della spalla (reverse shoulder arthroplasty) nel tempo, in particolare se compaiono artrosi o fallimento funzionale tardivo. 



📌 Messaggio chiave (chiaro e onesto)

🔹 La fase di follow-up a 1 anno è il momento in cui si vede se il trasferimento del gran dorsale ha dato i benefici stabili desiderati.
🔹 I risultati a lungo termine (≥10 anni) confermano che, in molti pazienti, questi benefici si mantengono nel tempo, con dolore ridotto e funzione migliorata.
🔹 Tuttavia, la variabilità individuale esiste, e alcuni pazienti possono sviluppare usura articolare o richiedere ulteriori procedure nel corso degli anni.

👉 Per questo motivo, un follow-up medico strutturato e continuativo è fondamentale, non solo per monitorare l’esito anatomico o radiografico, ma soprattutto per valutare la funzione reale nella vita di tutti i giorni.



📚 Riferimenti scientifici (PubMed)
• Ge**er C. et al. – Follow-up minimo di 10 anni: risultati duraturi in molti pazienti con trasferimento del gran dorsale per lesioni irreparabili della cuffia dei rotatori. 
• El-Azab HM et al. – Miglioramento di dolore e funzione mantenuti a ~9,3 anni. 
• Studi di outcome a lungo termine suggeriscono efficacia e stabilità dei risultati nel tempo. 

Gentili Pazienti,desidero informarvi che, fino al 6 gennaio, l’unica data in cui sarò disponibile per la valutazione di ...
29/12/2025

Gentili Pazienti,
desidero informarvi che, fino al 6 gennaio, l’unica data in cui sarò disponibile per la valutazione di casi clinici, inclusi quelli di carattere urgente, è domani presso M2 Clinic, Treviso.

Per chi avesse necessità di una valutazione in tempi brevi, è pertanto consigliabile contattare la segreteria (3761751201) per verificare la disponibilità e fissare un appuntamento.

Resto come sempre a disposizione e ringrazio per l’attenzione e la collaborazione.
Un cordiale saluto.

🔴 Spalla instabile: non è un problema “solo di lussazioni”Una spalla con instabilità e lussazioni abituali non è una spa...
22/12/2025

🔴 Spalla instabile: non è un problema “solo di lussazioni”

Una spalla con instabilità e lussazioni abituali non è una spalla che “si sistema da sola col tempo”.
La letteratura scientifica (PubMed) è chiara: le lussazioni ripetute determinano danni progressivi alla cartilagine, alle superfici articolari e ai tessuti stabilizzatori.

📉 Nel tempo questo porta a:
• degenerazione cartilaginea
• alterazioni ossee (glenoide e testa omerale)
• artrosi precoce di spalla, anche in pazienti giovani

Numerosi studi dimostrano una correlazione diretta tra numero di episodi di instabilità e gravità del danno degenerativo articolare.

👉 Per questo l’instabilità di spalla va inquadrata e trattata correttamente, non banalizzata.
Prevenire oggi significa evitare un’artrosi domani.

Evidenze chiave
• Hovelius et al., 25 anni di follow-up dopo prima lussazione anteriore: documenta artropatia radiografica a lungo termine dopo dislocazione, con analisi dei fattori associati (recidive/instabilità incluse). 
• Hovelius et al., 2016 (prognosi a lungo termine ≤40 anni): conclude che una quota molto rilevante sviluppa diversi gradi di artropatia entro 25 anni, soprattutto nei quadri con instabilità/recidive. 
• Kruckeberg et al., 2020 (studio di popolazione, ~15 anni medi): riporta una incidenza clinica significativa di artrosi gleno-omerale dopo instabilità e analizza fattori di rischio. 
• Plath et al., 2015: valuta prevalenza e fattori di rischio dell’“instability/dislocation arthropathy” dopo stabilizzazione (Bankart) e descrive la presenza di degenerazione/OA nel lungo termine. 
• Verweij et al., 2021 (systematic review): revisione sistematica su OA gleno-omerale dopo trattamento conservativo vs chirurgico dell’instabilità anteriore: conferma l’OA come possibile complicanza a lungo termine e discute determinanti (episodi, osso, tecnica). 
• Coifman et al., 2022 (review su “Dislocation Arthropathy”): rassegna completa su incidenza, range di prevalenza e fattori (inclusi episodi ripetuti, lesioni ossee/cartilaginee) nell’artropatia da instabilità. 
• Luengo-Alonso et al., 2024: focalizza le lesioni articolari/cartilaginee associate a instabilità e richiama l’ampio range di OA legata all’instabilità. 
• Vopat et al., 2022: ribadisce che una storia di instabilità anteriore aumenta il rischio di sviluppare OA e arrivare anche a indicazione protesica in alcuni casi.

P.S. Ecco una descrizione breve e chiara dell’immagine secondo la classificazione di Outerbridge, riferita all’usura cartilaginea:
• Grade 0 → Cartilagine normale, liscia, integra, senza segni di degenerazione.
• Grade I → Ammorbidimento e gonfiore della cartilagine, superficie ancora continua ma biologicamente già sofferente.
• Grade II → Fissurazioni e frammentazioni superficiali, lesioni parziali che non raggiungono l’osso subcondrale.
• Grade III → Fissurazioni profonde, perdita di spessore cartilagineo fino agli strati profondi, senza esposizione ossea.
• Grade IV → Perdita completa della cartilagine, con osso subcondrale esposto: quadro di artrosi conclamata.

👉 L’immagine mostra la progressione tipica del danno cartilagineo, da alterazione iniziale reversibile fino alla degenerazione irreversibile, spesso osservabile nelle spalle con instabilità cronica e lussazioni ripetute.. 

Anche oggi, durante il lavoro in ambulatorio, mi sono trovato a ribadire lo stesso concetto a molti pazienti con problem...
18/12/2025

Anche oggi, durante il lavoro in ambulatorio, mi sono trovato a ribadire lo stesso concetto a molti pazienti con problemi di spalla e di ginocchio:
👉 senza un adeguato rinforzo muscolare, nessuna articolazione può funzionare bene nel tempo.

Che si tratti di dolore, instabilità, infiammazione o di una patologia già diagnosticata, il punto è sempre lo stesso:
l’articolazione soffre perché i muscoli che dovrebbero proteggerla non sono sufficientemente forti o controllati.

È un messaggio che ripeto quotidianamente, perché è supportato dalla pratica clinica di ogni giorno e dalla letteratura scientifica:
il rinforzo muscolare non è un optional, ma una parte integrante della cura di spalla e ginocchio.

💪 La forza muscolare non è fitness. È medicina.

Negli ultimi anni la letteratura scientifica è diventata molto chiara su un punto:
👉 la forza muscolare è uno dei principali determinanti di salute, longevità e autonomia funzionale.

Non è una questione estetica.
È una questione biologica.

🔹 Forza muscolare e mortalità

Diversi studi longitudinali mostrano che una bassa forza muscolare è associata a un aumento significativo della mortalità per tutte le cause.

📚 Metter et al., Journal of Gerontology, 2002
📚 Ruiz et al., BMJ, 2008
➡️ La forza muscolare è un predittore di sopravvivenza indipendente da attività aerobica, BMI e altri fattori di rischio.

🔹 Forza e articolazioni

Muscoli deboli significano:
• maggior carico su cartilagine e menischi
• instabilità articolare
• aumento del rischio di dolore cronico e degenerazione artrosica

📚 Segal et al., Arthritis & Rheumatism, 2010
📚 Bennell et al., Osteoarthritis and Cartilage, 2011
➡️ Il rinforzo muscolare riduce dolore e disabilità in ginocchio e anca, anche in presenza di artrosi.

🔹 Forza e prevenzione delle cadute

Negli over 60 la perdita di forza (sarcopenia) è uno dei principali fattori di:
• cadute
• fratture
• perdita di autonomia

📚 Cruz-Jentoft et al., Age and Ageing, 2019 (EWGSOP2)
📚 Liu & Latham, Cochrane Review, 2009
➡️ L’allenamento di forza riduce il rischio di caduta e migliora equilibrio e controllo motorio.

🔹 Forza ≠ sollevare pesi a caso

La scienza è chiara anche su questo:
non basta “muoversi”, serve allenare la forza in modo strutturato, progressivo e adattato alla persona.

📚 American College of Sports Medicine – Position Stand, 2009 / 2021
➡️ L’allenamento contro resistenza è raccomandato a tutte le età, anche in presenza di patologie croniche, se correttamente prescritto.

📉 Il vero problema?
Con la sedentarietà perdiamo forza ogni anno, spesso senza accorgercene.
Quando compare il dolore, la debolezza è già lì da tempo.

✅ Allenare la forza è prevenzione primaria.
✅ È protezione articolare.
✅ È medicina basata sull’evidenza.

La forza muscolare non serve per apparire forti.
Serve per restare sani, autonomi e liberi di muoversi nel tempo.

https://apps.apple.com/it/app/mensfaber/id6751486283

Prendo spunto dalla domanda di una mia paziente per spiegare esattamente che differenze ci sono tra i vari PRP (gel pias...
16/12/2025

Prendo spunto dalla domanda di una mia paziente per spiegare esattamente che differenze ci sono tra i vari PRP (gel piastrinico) e perché possono variare (di molto) il loro costo.

💉 PRP: perché lo stesso nome può indicare trattamenti molto diversi

Negli ultimi anni si sente spesso parlare di PRP (plasma ricco di piastrine) per ginocchio, spalla, tendini e cartilagine.
Ma c’è una cosa importante da sapere 👇

👉 Non tutti i PRP sono uguali, anche se vengono chiamati allo stesso modo.



🔬 Perché i risultati possono essere molto diversi?

Il PRP si ottiene centrifugando il sangue del paziente.
Ed è proprio qui che nasce la differenza.

⚙️ La centrifuga conta moltissimo
• Esistono centrifughe dedicate al PRP, progettate per separare correttamente le piastrine
• Ed esistono centrifughe generiche da laboratorio, nate per altri usi (esami del sangue, siero, plasma)

➡️ Il risultato finale non è lo stesso.



🏥 Nel sistema pubblico

Nella maggior parte degli ospedali pubblici:
• ❌ non vengono usate centrifughe dedicate al PRP
• ✅ si utilizzano centrifughe standard da laboratorio

Questo non è illegale, ma significa che:
• la concentrazione di piastrine può variare molto
• il prodotto non è sempre uguale
• il risultato clinico è meno prevedibile

In pratica: non sempre quello che viene iniettato è davvero un “PRP ottimale”.



🏥 Anche nel privato (attenzione!)

Non tutto ciò che è “privato” è automaticamente di qualità.

Purtroppo:
• in alcune strutture private vengono usati kit economici
• centrifugazioni semplificate
• protocolli poco controllati

➡️ Il prezzo più basso spesso riflette una qualità biologica più bassa del PRP.



💡 Il punto chiave

Il PRP non è una semplice puntura, ma un prodotto biologico.
Conta:
• come viene preparato
• con che strumenti
• per quale problema viene usato
• da chi viene iniettato

Dire “ho fatto il PRP” non basta: bisogna sapere che PRP.

Conclusione:

• ❌ PRP low-cost = spesso plasma centrifugato “alla buona”
• ⚠️ PRP nel pubblico = variabile, poco standardizzato
• ✅ PRP ben fatto = costa di più perché è un vero prodotto biologico controllato

Il PRP non è caro:
è caro farlo bene.

Postilla importante

Capisco perfettamente il disagio di chi deve affrontare un costo economico rilevante per un trattamento come il PRP. È una spesa che pesa, ed è giusto dirlo con chiarezza.

Proprio per questo è fondamentale essere onesti:
👉 il PRP non è mai una garanzia di risultato.

Pagare di più non significa avere la certezza di guarire, così come un costo elevato non equivale automaticamente al successo clinico.
Il PRP è una terapia biologica, e come tutte le terapie biologiche:
• la risposta varia da paziente a paziente
• dipende dal tipo di lesione, dalla sua gravità e cronicità
• dipende dallo stato biologico dei tessuti
• dipende dal corretto inquadramento clinico

La letteratura scientifica lo conferma chiaramente:
gli studi mostrano un beneficio medio significativo del PRP in molte patologie tendinee e articolari, ma non un’efficacia del 100% e non in tutti i pazienti
(trial randomizzati e revisioni sistematiche su ginocchio, anca e tendini).

In una percentuale di casi:
• il miglioramento può essere parziale
• oppure assente
• e può rendersi necessario proseguire con altri trattamenti, inclusa la chirurgia

👉 Il valore di un PRP ben fatto non è la promessa del risultato, ma:
• la correttezza dell’indicazione
• la qualità biologica del prodotto
• la trasparenza verso il paziente

Il messaggio corretto non è:
“se paghi tanto, guarirai”,
ma:
“stai facendo una terapia valida, ma non miracolosa”.

E questa chiarezza, prima ancora del costo, è una forma di rispetto verso il paziente.

🦵 Il ginocchio non è una cerniera: e i menischi si muovono davveroQuando pieghiamo o stendiamo il ginocchio, non avviene...
15/12/2025

🦵 Il ginocchio non è una cerniera: e i menischi si muovono davvero

Quando pieghiamo o stendiamo il ginocchio, non avviene solo un semplice “apri e chiudi”.
All’interno succede qualcosa di molto più complesso.

👉 I menischi non sono fermi: durante il movimento del ginocchio scivolano avanti e indietro per adattarsi ai cambiamenti di posizione tra femore e tibia.

🔄 Cosa succede durante il movimento?
• Quando pieghiamo il ginocchio (flessione), la tibia tende a scivolare leggermente in avanti rispetto al femore
• I menischi seguono questo movimento per distribuire meglio il carico
• Quando stendiamo il ginocchio (estensione), il movimento si inverte

Questo meccanismo protegge la cartilagine… ma non tutti i menischi sono uguali.



⚠️ Perché il menisco interno si rompe più spesso?

Il menisco mediale (interno) è quello che si lesiona più frequentemente, e non è un caso.

🔬 Motivi anatomici
• È meno mobile rispetto al menisco esterno
• È più “ancorato” alla tibia e alla capsula articolare
• Ha una forma e una struttura che lo rendono meno adattabile ai movimenti bruschi

⚙️ Motivi biomeccanici
• Durante la flessione, il menisco interno si muove meno rispetto a quello esterno
• Questo lo espone a maggiori forze di schiacciamento e torsione
• Nei movimenti di rotazione (sport, cambi di direzione, squat, salti) subisce più stress

👉 In pratica: si muove meno ma viene sollecitato di più.



📊 Cosa dice la scienza?

Numerosi studi dimostrano che:
• Il menisco laterale è molto più mobile
• Il menisco mediale ha un’escursione ridotta ed è quindi più vulnerabile

📚 Studi chiave:
• Thompson et al. – dimostrano che il menisco interno si sposta significativamente meno durante flessione ed estensione
• Walker & Erkman – biomeccanica del ginocchio e distribuzione dei carichi meniscali
• Makris et al., AJSM – correlazione tra anatomia meniscale, carichi meccanici e rischio di lesione
• Fox et al. – maggiore incidenza di lesioni del menisco mediale rispetto al laterale nella popolazione generale

➡️ Tutti concordano su un punto:
il menisco interno è strutturalmente e meccanicamente più fragile

Molti pazienti mi chiedono in ambulatorio cosa si possa fare realmente per fermare l’artrosi che di fatto è una patologi...
12/12/2025

Molti pazienti mi chiedono in ambulatorio cosa si possa fare realmente per fermare l’artrosi che di fatto è una patologia cronica. Facciamo chiarezza.

ARTROSI DI GINOCCHIO E SPALLA:
cosa dice davvero la scienza per rallentarla (non le mode)

👉 L’artrosi non è solo “usura inevitabile”.
Oggi sappiamo che il suo decorso clinico può essere rallentato, i sintomi ridotti in modo significativo e la funzione mantenuta a lungo, se si interviene sulle leve giuste.

🔹 1️⃣ ESERCIZIO FISICO MIRATO: la terapia più efficace

https://apps.apple.com/it/app/mensfaber/id6751486283

Le linee guida internazionali concordano:
l’esercizio terapeutico è il trattamento di prima linea per artrosi di ginocchio e spalla.

✔️ Rinforzo muscolare (quadricipite, glutei, cuffia dei rotatori, stabilizzatori scapolari)
✔️ Attività aerobica regolare
✔️ Esercizi di controllo motorio ed equilibrio

📚 Linee guida OARSI, EULAR, ACR
📖 Bannuru et al., Osteoarthritis Cartilage, 2019
📖 Kolasinski et al., Arthritis Care & Research, 2020

➡️ Più forza = meno carico nocivo sull’articolazione.



🔹 2️⃣ PESO CORPOREO E INFIAMMAZIONE

Nel ginocchio, anche una riduzione del peso del 5–10% comporta:
✔️ meno dolore
✔️ migliore funzione
✔️ rallentamento della progressione sintomatica

📖 Messier et al., Arthritis & Rheumatology, 2018
📖 OARSI Guidelines, 2019



🔹 3️⃣ FISIOTERAPIA E STRATEGIE FISICHE

Non solo macchine, ma movimento guidato:
✔️ terapia manuale + esercizio
✔️ brace e ausili selezionati
✔️ educazione al carico e prevenzione dei flare

📖 Deyle et al., Annals of Internal Medicine, 2020



🔹 4️⃣ INFILTRAZIONI: NON CURANO, MA AIUTANO (SE BEN INDICATE)

Le terapie infiltrative non rigenerano la cartilagine, ma possono:
✔️ ridurre dolore e infiammazione
✔️ permettere di allenarsi meglio

• Corticosteroidi → utili nei flare infiammatori
• Acido ialuronico → efficacia variabile, selezione del paziente fondamentale
• PRP → molte meta-analisi mostrano miglioramento clinico fino a 12 mesi

📖 Dai et al., American Journal of Sports Medicine, 2017
📖 Belk et al., Arthroscopy, 2021
📖 AAOS Technology Overview on PRP, 2021



🔹 5️⃣ SPALLA ARTROSICA: proteggere l’articolazione

Nella spalla la chiave è:
✔️ rinforzo della cuffia dei rotatori
✔️ controllo scapolare
✔️ recupero del ROM “utile”, non forzato

📖 Ho et al., Journal of Shoulder and Elbow Surgery, 2017
📖 APTA Clinical Practice Guidelines – Glenohumeral OA



🔹 6️⃣ INTEGRATORI: cautela e realismo

Alcuni fitocomposti (es. curcumina) mostrano benefici sintomatici,
ma nessun integratore rigenera la cartilagine.

📖 Daily et al., Journal of Medicinal Food, 2016
📖 Onakpoya et al., BMJ Open, 2017



✅ IL MESSAGGIO CHIAVE

👉 L’artrosi non si cura con il riposo,
👉 non si ferma con una sola infiltrazione,
👉 si gestisce con una strategia integrata, personalizzata e continua.

🧠 Movimento corretto
🦵 Muscoli forti
⚖️ Carichi intelligenti
📊 Scelte basate su evidenze scientifiche

09/12/2025

🧒⚽ Botta al ginocchio un mese fa? Anche se “sembra passata”, può non esserlo

📌 Caso reale + cosa dice la scienza

Oggi ho visto un caso reale che merita attenzione.

👉 Un giovane atleta (14 anni), dopo un trauma contusivo al ginocchio avvenuto circa un mese fa, ha eseguito una risonanza magnetica che ha evidenziato:

✅ Edema osseo del comparto esterno del ginocchio
✅ Micro-frattura spongiosa (intraspongiosa)
✅ Senza indicazione chirurgica

Quindi:
❗ Non serve operare,
ma ❗ serve comunque una terapia medica corretta, che comprende:
• ✅ Sospensione dell’attività sportiva
• ✅ Carico controllato
• ✅ Monitoraggio clinico
• ✅ Attesa della completa risoluzione dell’edema

👉 Tornare a giocare prima della guarigione dell’osso significa aumentare il rischio di:
• peggioramento del danno
• evoluzione verso una lesione osteocondrale vera e propria



🔬 Cosa dice la letteratura scientifica (PubMed)

✅ 1. L’edema osseo post-traumatico NON è un semplice “livido”

Kijowski et al. – Radiology
• L’edema osseo è una sofferenza reale dell’osso
• Può rappresentare la prima fase del danno osteocondrale



✅ 2. Nei giovani, il trauma può evolvere in distacco osteocondrale

Hefti et al. – AJSM
• L’osteocondrite dissecante del ginocchio colpisce soprattutto:
• adolescenti
• sportivi
• Spesso nasce da:
• microtraumi ripetuti
• oppure da un trauma contusivo iniziale



✅ 3. L’osso dell’adolescente è più vulnerabile

Wall et al. – JBJS
• L’osso subcondrale nei giovani è:
• più debole
• meno resistente ai carichi dopo i traumi
👉 Se l’edema non guarisce, può comparire il distacco del frammento osseo-cartilagineo.



✅ 4. Il pericolo più grande? Continuare a giocare

Kocher et al. – AJSM
• Molti ragazzi:
• continuano a fare sport
• nonostante dolore e gonfiore
👉 Questo è uno dei principali fattori di peggioramento della lesione.



⚠️ Messaggio chiave per genitori, allenatori e atleti

Se dopo una botta al ginocchio persistono:
• dolore
• gonfiore
• fastidio nei cambi di direzione
• difficoltà a caricare

📌 Non è “solo una botta”
📌 Serve una risonanza magnetica
📌 E soprattutto serve fermarsi il tempo necessario alla guarigione dell’osso

👉 L’edema osseo guarisce,
👉 ma solo se l’osso non viene continuamente stressato.



📚 Fonti (PubMed)
• Kijowski et al. – Radiology
• Hefti et al. – American Journal of Sports Medicine
• Wall et al. – Journal of Bone and Joint Surgery
• Kocher et al. – American Journal of Sports Medicine

Indirizzo

Padua

Telefono

+393761751201

Sito Web

http://m2clinic.it/

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La mia storia. Dott. Marco Capuzzo

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 all’Università di Padova e la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale”. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocchio.

Ho ulteriormente affinato le mie competenze in ambito artroscopico in Australia nella sede del North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, alla Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Negli anni, ho partecipato a numerosi congressi sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla, sia in Italia che all’estero, anche in qualità di relatore. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari.

“L’aggiornamento nel nostro settore è “operazione” imprescindibile per offrire ai pazienti il meglio delle cure proposte dalla ricerca e dai nostri colleghi.”

Per questo motivo costantemente frequento corsi di aggiornamento in Italia e all'estero, affiancando in sala operatoria i migliori chirurghi ortopedici del panorama internazionale.