05/05/2026
La Pillola Rossa
Il Risveglio ha un costo.
Ogni cosa ha un prezzo, qui sulla terra funziona così, non so altrove, ma qui vige questa regola.
Nel mondo edulcorato della pseudoiniziazione (la maggior parte delle discipline spirituali, secondo Renè Guénon) questo fatto è ignorato, o peggio, taciuto.
Infatti è più semplice promuovere percorsi che “regalano” piuttosto che vie che “esigono”.
La via del Risveglio quando percorsa realmente, invece richiede tributi costanti. È un sentiero di profonda rinuncia, ma chiariamo in cosa consiste questa rinuncia.
La profonda e prolungata autosservazione dissipa progressivamente ogni menzogna che eravamo soliti raccontarci in precedenza. Questo azzera ogni possibilità di gratificazione o contentino a cui l’uomo ordinario ricorre per sopportare meglio la sua incarnazione. Tutto ciò che non aderisce ad un principio di bellezza, verità e amore appare come fasullo, velenoso, detestabile…
Gli scopi che facevano da mordente alle nostre esistenze perdono la loro tenuta e ci sentiamo persi.
Ecco da cosa sorge la profonda solitudine che il Guerriero incontra sul suo cammino. Vede un mondo di falsità attorno a sé e ne rimane profondamente ferito.
“Ma com’è possibile che la vita degli uomini si regga sulla menzogna, sull’illusione di poter fare/essere quello che si vuole o desidera?! Come fanno a non accorgersi della meccanicità cui tutto sembra essere condannato?!” Si chiede guardando con sconcerto bambole, pupazzi e marionette che si agitano in modo orribilmente prevedibile attorno a sé. Un senso di pena e ribrezzo sorge nel suo cuore, misto all’orgoglio di non condividere (completamente) la sorte di questi ominidi e la paura di appartenervi ancora.
Matrix sintetizza questa rinuncia con l’espediente narrativo della pillola rossa che una volta presa ti scollega dal mondo delle macchine e dalla Matrix che le macchine stesse hanno creato per tenere intrappolati gli uomini, così da poterli allevare a fini energetici.
Vedere realmente la meccanicità (non teoricamente ma sulla pelle) è un fatto tragico. Ridefinisce ogni parametro di questa esistenza. È uno sconvolgimento totale, un uragano che col suo vorticare spazza via ogni punto fermo che ritenevamo di avere.
Il guerriero si chiede: “A cosa mi aggrappo ora?” La carriera? Una chimera che non dà nulla ma che invece sottrae tempo, vita, energia. Il denaro? Che senso ha possedere oggetti se poi l’emozione, così effimera, mi lascia un vuoto più grande di quello che già avevo? Per il sesso, la stessa cosa. L’amore? Pura biologia spacciata per sentimento, così soggiogata alla volontà animale di perpetuare la specie.”
Eppure nemmeno questo disincanto può essere la meta finale. Altrimenti perchè assumere la famigerata pillola? Che senso avrebbe se alla fine ne usciamo terribilmente amareggiati?
Morfeus, il profeta, il Battista ci promette la trascendenza: la Gioia suprema. E noi ci crediamo, come bambini a cui viene promesso il regalo, o peggio, cani che eseguono gli ordini del padrone per ottenere un biscotto… salvo poi scoprire che ci hanno mentito. Non vi è nessuna gioia dietro l’angolo. Solo desolazione.
È qui che il guerriero deve perseverare. Se ascolta realmente il suo cuore, non può fare diversamente. Non puó ammirare il paesaggio se non è arrivato in cima alla montagna.
Una flebile voce gli sussurra all’orecchio: “Prosegui che tutto avrà un senso, e ne vedrai la bellezza suprema. Questa è la fede.”
R.